Due giorni dopo il fattaccio, dunque, Linda, ritta sull’uscio d’ingresso del tetto abbandonato dalla figlia, il viso contratto in una maschera tragica e gli occhi un po’ gonfi, chiese a Leandro di entrare e fare quattro chiacchiere. Leandro, non proprio un esempio di ospitalità, Alzò seccato lo sguardo al soffitto, fissando una macchia di umido a forma di farfalla, sbuffò e la fece obtorto collo passare. Linda guadagnò il centro del soggiorno, fece finta di non badare al casino imperante che traboccava da ogni dove, appese alla spalliera di una sedia la cinghia della borsa griffata Prada, rosa shocking e tempestata di brillantini – ennesimo presente del suo Massimo, suppose sprezzante il giovane, probabilmente regalatale in occasione dell’ultima convention della Confindustria, affinché nessuno degli astanti potesse avere dubbi sul glamour della moglie del capo della fabbrichetta più in attivo del Meridione - incrociò le braccia sotto al seno, modellato dalla camicetta bianca D&G, perfettamente aderente sui fianchi di violino – che mai si sarebbe potuta permettere, come tutto il resto della sua mise, d’altra parte, compresi i sandali in suade rosa, dell'identico colore della borsa ovviamente, con la doppia G dorata di Gucci a completare il design a frange, col solo stipendio di professoressa, sebbene di un prestigioso Liceo classico - e lo cercò con lo sguardo mentre si stravaccava a cosce larghe sulla poltrona davanti a lei – così da assumere una posa sguaiata provocatoriamente in antitesi alla rigida compostezza della sua – e ingollava una robusta sorsata di sambuca direttamente dalla bottiglia. Leandro si asciugò le labbra col dorso della mano, si rullò una sigaretta di trinciato, l’accese, sbuffò il fumo di lato e con un’esplicita alzata di mento la invitò a parlare. Non fece gli onori di casa e non le offrii niente, del resto era sicuro che l'ospite non avrebbe accettato nemmeno un bicchiere d’acqua. Dalla finestra aperta sul pomeriggio infuocato entravano ovattati e fiacchi i rumori della canicolare controra, particolarmente spietata nei quartieri popolari ad alta densità di umanità e miseria, e il caldo nella stanza faceva sudare anche stando fermi. Linda abbandonò la postura da bodyguard, si lisciò la gonna a fiori rossi su sfondo nero, leggera, morbida come sa esserlo solo un capo di boutique di via del Corso, lunga al ginocchio, dal quale partiva il resto delle gambe abbronzate, lucide, lisce come legno levigato, fissò ancora per qualche secondo l'esemplare davanti a sé – il quale notò, appena percepibile, uno spasmo delle labbra a mo’ di disapprovazione o, più probabilmente, di disprezzo -, tirò un sospiro incamerando l’aria cocente e satura, e cominciò.
- Sai perché sono qui?
- Posso immaginarlo, - grugnì Leandro con un gesto di fastidio della mano, disegnando uno svolazzo di fumo con la sigaretta nell’aria immobile, - La bambina è andata a piangere dalla mammina ed eccoti qua. Cos’è, vuoi sculacciarmi?
- Se sono qui non è certo per questo, né per incolparti di tutto ciò che è successo... Conosco Delia e so...
- Cosa sai, eh? Tu non sai un bel niente e se pure sapessi, al tuo solito faresti finta di niente, perché è la facciata ciò che conta, e la merda va tenuta sotto i tappeti. Delia ti avrà detto ciò che più fa comodo a lei e a te, quindi il tuo punto di vista è parziale e tendenzioso, - e giù un’altra sorsata.
- Non sono qui per giudicare, - ribatté Linda sforzandosi di essere conciliante, - né per distribuire colpe. Per come la vedo io, sbagliate entrambi. Io vorrei solo che vi riconciliaste, - pausa, - o che vi lasciaste definitivamente, - aggiunse. Leandro la guardò sprezzante, spense la cicca nel posacenere stracolmo e tornò a fissare gli occhi lucidi di Linda, dello stesso verde foglia della figlia. Bevve ancora e tacque.
- Voglio il meglio per entrambi, credimi, - proseguì incoraggiata dal silenzio dell'interlocutore, - È già parecchio che state insieme e siete una bella coppia quando andate d’amore e d’accordo. Ma la vita non è solo feste, divertimenti, ozi... insomma, c’è anche altro. C’è il dovere di trovarsi un lavoro onesto, l’obbligo morale di costruirsi un futuro, di ritagliarsi un posto onorevole nella società. Delia è questo che vuole, certo ha scelto una strada difficile ma ci crede e ce la sta mettendo tutta. Il concorso vinto all'Università è una buona prospettiva, anche se il contratto è a scadenza, ma le prospettive sono buone e al momento opportuno vorrà una famiglia. Ma per tutto questo ha bisogno di un uomo accanto che abbia pari ambizioni, stessi valori, stessi obiettivi. Che c’è di male in questo, me lo spieghi? Perché non ti moduli sulla sua stessa frequenza d’onda e non ti dai da fare, ti cerchi un lavoro degno di questo nome, metti a frutto decentemente i talenti che pur hai, come tutti?
- Perché non mi modulo sulla stessa frequenza d’onda? - sbottò Leandro imbufalito, - Ma come diamine parli? Da dove tiri un’espressione così priva di senso? E, soprattutto, come fai ad adottare sempre il punto di vista dello struzzo, a guardare le cose e a volerle giudicare sempre con la testa sotto alla realtà? Mi stai dicendo che Delia è avviata sulla retta via e che io le sono a rimorchio, la palla d’acciaio legata alla sua caviglia? Delia ha vinto un concorso pubblico di un certo rilievo? Certo, come no! – sorrise amaro cercando di calmarsi.
- Ripeto, voglio solo che entrambi vi diate una calmata e insieme cerchiate di sistemarvi. Cosa aspettate, dico, a mettere la testa a posto e ad essere affidabili l’uno per l’altra? Ma soprattutto tu, te lo dico da mamma, devi darti una mossa, cambiare per il bene tuo e di Delia, cercare di essere più pratico, serio... sì, insomma, affidabile.
- Affidabile come tuo marito? - rise sarcastico Leandro.
- Cosa c’entra Massimo, adesso? - si irrigidì Linda, poi riprese subito il controllo, - A parte che stiamo parlando di un uomo maturo, che ha il doppio dei tuoi anni, per cui dovresti portargli rispetto a prescindere, Massimo è un monumento alla serietà e all’affidabilità, uno che si è dato da fare da subito, che ha studiato e lavorato sodo senza avere grilli per la testa o velleità di vario tipo, che con l’impegno e la pervicacia è arrivato ai vertici di un’azienda importantissima, che ha cresciuto tre figli e accudito fino alla fine la moglie, fino a quando il cancro non se l’è presa, povera Chiara, e che altrettanto fa adesso con me e Delia, si prende cura di noi, lo trovi sempre vicino quando hai bisogno, perciò sciacquati la bocca quando parli di lui, intesi? Massimo è il tipo d’uomo di cui ha bisogno ogni donna. Delia compresa. - Le ultime due parole furono sputate velenosamente, con cattiveria malcelata.
- Come no, - commentò acido Leandro, umiliato dal paragone con Massimo, - il tipo d’uomo come il professor Vincenzo Bellini, vero?, il grande critico d'arte altrimenti noto, negli ambienti di chi ha avuto e ha a che fare con lui, con l’epiteto Il Viscido, non per altro caro amico di Massimo e del tuo defunto marito, guarda un po' le combinazioni! - Sapeva di giocare sporco, Leandro, nominando il padre di Delia, ma era troppo incazzato e l’alcol e l’ira lo facevano straparlare, - L’amico di famiglia che al momento di bandire un concorso pubblico all’Accademia di Belle arti non ha esitato a convocare Delia per incoraggiarla a presentare la domanda e, guarda un po’, la nostra artista del cazzo l’ha vinto quel concorso, e tu hai anche il coraggio di venirmi a parlare di lavoro, onestà, sacrificio, retta via e altre stronzate? La realtà è che tua figlia ha vinto un concorso volgarmente truccato ed è riconoscente al suo mentore facendosi chiavare prona a quattro zampe sul divanetto nel suo prestigioso studio a Posillipo, dove si reca con encomiabile frequenza riempiendomi di palle.
Linda si coprì il volto con le mani, scosse il capo più volte, lo implorò di smetterla, ma oramai Leandro era in pieno delirio, completamente fuori controllo. Si alzò e le si avvicinò, le afferrò i polsi e piantò gli occhi spiritati nei suoi spaesati. Poi proseguì, con la bava alla bocca: - Non te l’ha detto questo, la santarellina? Ti ha solo parlato dello schiaffo che le ho dato? Che sono un violento, un ubriacone, un depravato? Non ti ha detto nulla delle sue sedute a pecorina dal Viscido? Per non parlare del recente weekend a Venezia?
- Smettila, smettila, smettila! - urlò la donna esasperata spingendolo con entrambe le mani, - Delia meritava quel posto a prescindere, perché è un'artista dal notevole talento ed è preparatissima teoricamente, e tutto questo tu lo sai bene. Anche se non ci fosse stato Vincenzo, avrebbe vinto lo stesso quel concorso. Quanto a Vincenzo, lo conosco da una vita, è di un’onestà dichiarata, di una moralità cristallina, non avrebbe nemmeno pensato ciò di cui lo stai accusando. Devi solo vergognarti. La tua mente è malata, perversa, pensi solo al sesso. Hai pensieri malati, da maniaco, sporchi come la tua anima.
