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Erotika
Cronache da Montecalvario · Cap. 7
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Capitolo 7 di 8 26 min di lettura

Ti presento mamma

Laddove si narra di quando Delia presentò Leandro in famiglia, assicurandosene il bon ton con un’intrigante promessa…

Renart
8 mesi fa · 743 letture · 0

A bocca aperta come un demente, sigaretta in una mano, bicchiere di Or de Jean Martell nell’altra, Leandro la vide genuflettersi fra le sue cosce, tirare giù la lampo e stringere tra le lunghe dita il cazzo già inteccherito, massaggiarne per un po’ l’estremità col pollice, titillarne la cappella con la sola punta della lingua, usandola a mo’ di miretta per ridefinirne i contorni gonfi, avvertì il tremore della carne e netta la sensazione dell’orgasmo incipiente, immediatamente percepito da Delia stessa che si affrettò a ingoiare e succhiare, dettando il ritmo della fellazio con decise strizzate ai coglioni, pesantemente accoccolati nel palmo dell’altra mano, fin quando, ruggendo, il maschio non eiacula l’eiaculabile nell’antro profondo della sua bocca, le cui labbra rimangono serrate ermeticamente al membro palpitante vuotandolo fino all’ultima goccia. Poi si tirò su, prese la mano del suo ragazzo finalmente ufficiale e lo esortò ad alzarsi – operazione che lui eseguì con qualche difficoltà, stordito com’era da quel pompino d’alta accademia. Leandro seguì come un automa il culo spettacolare di Delia, magnificamente ondeggiante sulle gambe tornite accarezzate dalla luna argentata, rotondità di carne senza cedimento alcuno ma sode come succosi frutti maturi. Si baciarono avidamente sul bordo della piscina, baci violenti, fragorosi come scrosci di pioggia, lingue morse, succhiate, ferite, mentre Leandro si liberava dei vestiti e Delia del perizoma e delle scarpe, e entravano nell’acqua riscaldata, sedendosi sui gradini nell’angolo idromassaggio, le bolle calde che pungolavano i loro corpi tesi. La donna si accoccolò sulle gambe stese dell'uomo, il membro di nuovo duro che raspava fra il suo pelo folto, il collo di lui stretto fra le braccia di lei, la bocca che smise di baciarlo e gli sussurrò all’orecchio Sei stato bravo, stasera. Eccoti la ricompensa, e subito dopo si voltò, infilò una mano fra le cosce e afferrò il cazzo appuntandolo contro l’ano, poi si calò lentamente manovrandolo come una cloche, trovò l’angolazione buona e forzò l’elastico inglobando il glande. Nei secondi di immobilismo che seguirono Leandro assaporò tutta l’intensità di una scarica elettrica che dalla punta del cazzo arrivava a sferzargli la radice dei capelli. Trattenne il respiro, contrasse l’addome per ricacciare nei visceri l’impulso a esplodere di nuovo, e si concentrò su un piccolo neo della schiena di Delia, poggiato sulla seconda vertebra come una mosca assassina. Dopo fu la volta della cappella intera, quindi tre dita di carne furono dentro. A Leandro parve di sentire l’elastico cedere, microlesionarsi, mentre, mugolando roca, Delia continuava a calare il culo sul palo fino ad incollare le chiappe al ventre del maschio. Si morderono entrambi le labbra per non urlare. Scoparono così, immobili, il cazzo piantato nell'intestino, le mani di  Delia che frenetiche sgrillettavano il clitoride, i respiri sempre più affannosi, fin quando gli spasmi del suo orgasmo impetuoso non contrassero gli sfinteri che presero a succhiare letteralmente l’uccello di Leandro, facendolo esplodere.

Al di là del dopocena, che rese quella serata dai coniugi De Girolamo memorabile, comunque non si può dire che Leandro fece grande impressione. L’antipatia e l’inconciliabile diversità ideologica tra lui e Massimo furono chiare ed evidenti fin dalle prime battute, gravarono sulla tavola minacciose come nuvole grigiotopo che promettevano tempesta da un momento all’altro, e che non vennero a galla solo grazie ad una escatologica visione a luci rosse con la quale Leandro si obbligò a guardare al suo destino prossimo futuro e in virtù della quale tenne la bocca chiusa per quasi tutto il tempo, dandosi licenza di intervenire soltanto su futilità o per rispondere a domande dirette, ma sempre se esse rimanevano fuori dalla zona rossa perimetrata da Delia.

Tuttavia, tra Leandro e Linda corse subito una strana energia, fin dalla stretta di mano sul patio, e non solo a causa del giovane, che registrò immediatamente i punti di forza di quel corpo che sembrava venir fuori dai pensieri più lubrici del maschio adulto medio, cresciuto a suon di commedia erotica anni ’70, ma anche lei ci mise del suo, con lo sguardo altrettanto standardizzato della maliarda che adocchia e annusa la presenza ormonale della carne fresca e che, rotta la crosta delle norme civili e religiose, cederebbe, sebbene dopo strenua resistenza, alle lusinghe del novello Edipo. Non si eravano simpatici, questo va ribadito – Leandro odia ancora i modi affettati di Linda, da parvenu cattoborghese, tutta presa dalla forma e dal decoro di facciata; lei, a sua volta, di lui ha sempre disapprovato quasi tutto, schifa il suo modo di vivere, lo ritiene un mollaccione, un ozioso privo di ambizioni e, nel complesso, una persona negativa per la figlia, destinata, al contrario, a radiosi orizzonti che, nel suo modo di vedere, Leandro invece offuscherebbe col suo squallore fuligginoso e dilagante – ma Linda in un certo qual modo, ad una certa profondità del suo essere, era attratta da quell’ologramma del suo antico amore che il genero, suo malgrado, finiva per incarnare e che lei, per capriccioso e imponderabile sghiribizzo della mente, arricchiva di tutti quegli ingredienti che allo strato superficiale dell’etica comportamentale ripugnava e rubricava come selvatici e immorali, ma che nell’alcova protetta della propria immaginazione trasformava in carne e sangue e istinto e desiderio che la facevano vibrare e tremare come una corda di violino, sprofondandola nel disagio più colpevole allorché si sorprendeva a galleggiare in questa nebulosa di languidi pensieri in presenza del ragazzo, come se questi pensieri egli potesse leggerli attraverso la sua mente di colpo trasparente.

Questa sensazione divenne sempre più certezza nei mesi e negli anni che seguirono quel primo incontro. Spesso, specie al mare, quando Linda li ospitava nella sua magione a Palinuro – o, per meglio dire, nella magione di Massimo – Leandro l’ha sorpresa a fissarlo di sbieco e, immaginandolo distratto, a puntare il suo pacco gonfio. Da parte sua, usando tutto il frasario di una grammatica silenziosa ma efficacissima, Leandro faceva in modo che lei intendesse che lo attizzava non poco, e più di una volta, negli oziosi e caldi pomeriggi, quando tutti gli ospiti della villa erano sbracati sui letti per la siesta, si stendeva sull’amaca, al fresco degli ulivi, e come avvertiva la presenza dell'avvenente suocera in giardino, dove approdava leggera e furtiva come un gatto, in prendisole acquamarina cortissimo, che le lasciava scoperte le spalle e le cosce abbronzatissime, lo tirava fuori dalle mutande e a occhi chiusi se lo menava immaginando a cosa pensasse mentre lo guardava, e cosa provasse la milfona golosa di giovane carne dura che, ne era certo, grattava e urlava sotto il guano di perbenismo che si spalmava addosso come crema solare tutte le mattine – di sicuro non orrore e repulsione, visto che, aprendo leggermente le palpebre, poteva vederla posizionata nella traiettoria migliore, fissarlo per un po’, ritirare lo sguardo e, subito dopo, riposarlo sulla mano stretta intorno al cazzo fino agli schizzi poderosi e abbondanti.

Così come se la immaginava la notte, distesa sveglia accanto al marito sedato dal valium, mentre si chiavava forte la figlia nella camera accanto, la testiera del letto che sbatteva violentemente contro la parete che li divideva, mentre Delia, rantolando per il piacere, lo implorava senza troppa convinzione di fare più piano, che avrebbero svegliato i suoi, ovvero sua madre, visto che Massimo sarebbe risorto soltanto alle sei del mattino, pronto per la passeggiata mattutina sulla spiaggia con la consorte, ma l’idea di Linda con l’orecchio teso, turbata dai rumori dell’amplesso al punto da portarsi la mano nelle mutande e sgrillettarsi il clitoride fino a godere mordendosi a sangue il labbro inferiore, infoiava Leandro ancora di più, con la conseguenza che ci dava dentro come un matto, il ventre lanciato a briglia sciolta furiosamente contro le chiappe marmoree del suo amore, che alla fine capitolava e si lasciava andare a prolungate grida acutissime, che avrebbero rischiato davvero di svegliare quel grand’uomo del padrone di casa. Fantasie ed episodi, questi, che Leandro non mancava di riversare nei racconti pubblicati su Il Sabba, che Linda trafugava ogni mese da casa della figlia e che leggeva di nascosto da Massimo – il quale aveva bollato la rivista come merda al primo sguardo - ben sapendo chi si nascondesse dietro lo pseudonimo col quale erano firmati, ma senza mai pronunciare una sillaba a riguardo, arroccata dietro l’ipocrita convincimento che non è cosa realizzabile in questo mondo che sua figlia si accompagnasse ad un sordido di questa risma, capace di fare della nobile arte della scrittura un mezzo così effimero e balordo, buono a solleticare le voglie di altri perdigiorno e niente più.

Questo era, dunque, il terreno sul quale si innervava il rapporto tra Leandro e Linda, fino a quando questa si presentò alla porta del giovane due giorni dopo una furiosa lite tra il genero e la figlia – scaturita dalla scoperta di una tresca tra Delia e il suo ex relatore di tesi, grazie al quale la dotata neo-laureata aveva esposto alla Biennale di Venezia - circostanza che fece sbroccare Leandro al punto da mollarle uno schiaffone in pieno viso, del quale è vero che subito si pentì ma che tuttavia contribuì a spostare l’ago delle ragioni e favorì l’esplosione della reazione furiosa della ragazza, che non risparmiò né oggetti personali né l'orgoglio virile del bersaglio dei suoi strali, i primi distrutti contro la parete e il pavimento, il secondo umiliato in virtù delle presunte colpe che gli sarebbero appartenute per non essere in grado di soddisfare appieno le esigenze di donna della sua compagna, le quali non si riducevano certo alla sfera sessuale, ma che richiedevano attenzioni, complicità di altro tipo e, soprattutto, di esclusività e fedeltà (argomento, questo, che trovava qui espressione per la prima volta ma che, negli anni a venire, sarebbe stato affinato e arricchito di altri corollari, macrodiscorso onnipresente sotto il quale rubricare tutti i suoi tradimenti ritorcendoli contro Leandro in quanto indotti e causati da lui medesimo, dalle sue mancanze, dalle sue incurie, dalle sue insicurezze, dalla sua assenza, dalla sua endemica infedeltà eccetera eccetera), il tutto urlando e sbraitando, cosa che non facilitava il discorso razionale e teneva lontana la semplice e logica osservazione che Delia col suo mentore ci aveva scopato e che pertanto non si era allontanata poi tanto da quella sfera sessuale che recriminava come gabbia del loro rapporto. Sta di fatto che, dopo la sfuriata, Delia prese una parte della sua roba, la richiuse in due valigie e le portò con sé a casa della madre.

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