Cronache da Montecalvario
Capitolo 8 - Candidamente tua
A contatto con l’erezione di Leandro che le preme nel solco delle natiche, Linda si irrigidisce e, comunicando col marito dalla finestra, la mano le rimane aperta a mezz’aria, per indicare all’interlocutore 5 minuti, di aspettarla solo 5 minuti, come ripete sillabando a labbra mute, manco se da sotto le si potesse leggere il labiale, mentre l'impunito fa scivolare le mani sotto la gonna carezzandole le cosce sode e calde dal basso verso l’alto, fino al culo massiccio e tosto, pezzo pregiato anche della figlia, ansimandole all’orecchio se il suo uomo si sia accorto che le si vedono le mutande in controluce. Poi, ipocritamente educato, Leandro fa capolino da dietro la spalla destra della donna, schiacciandosi ancor di più contro il suo corpo, e, sfoggiando il miglior sorriso di circostanza, saluta con la mano Massimo Il Glande – come l'ha battezzato a suo tempo, - il quale se ne sta appoggiato al cofano della sua auto, con il 24 ore tutto spiegazzato in una mano e un fazzoletto di stoffa, con cui si deterge l’ampia fronte, nell’altra, impegnato in una conversazione con Vito Cammarota, sempre munito di ramazza per dar la caccia ai piccioni che gli ossessionano le giornate. Nel frattempo, la mano che Leandro non ha utilizzato nel farisaico omaggio, non è rimasta inoperosa, ma ha tirato giù le mutandine di Linda e adesso un dito è scivolato nel solco sudato e ha raggiunto la valletta già abbondantemente lubrificata, ghermendo le labbra aperte e titillandole il clitoride. Linda reagisce chiudendo le gambe in una morsa, che quasi procura a Leandro una frattura, e tirandosi indietro di scatto. Si volta e, con occhi fiammeggianti e gote avvampate, dopo aver dato del maiale al molestatore e rimbrottatolo sul fatto che se avesse avuto tanta ambizione quanta voglia nel cazzo sarebbe stato certamente qualcuno, gli dice che non hanno molto tempo, ma che non può partire senza averne preso un po’, e mentre parla gliel’ha già tirato fuori dalle mutande, duro e arzillo come un bimbetto al luna park, con una mano accarezzando l’asta e con l’altra saggiando la consistenza dei coglioni gonfi, prima di chinarsi quasi a 90 gradi e ingoiare la cappella tumida e violacea, iniziativa che fa sospirare e ansimare Leandro, sebbene non riesca ad evitare il pensiero che s’interroga su se la maliarda succhiatrice avverta il sapore degli umori della figlia, nel qual caso non devono dispiacerle, conclude, perché aspira con una voluttà e una forza ansiosa che sembra stiano facendo un repulisti generale dei suoi succhi interni. Fortuna che dura poco e, prima che lui le sbrodi in bocca, Linda si alza e gli dà le spalle, tirandosi sulla groppa la gonna e mostrandogli il culo da cavalla da monta che si ritrova, con il segno bianco del costume stampato su un’esigua porzione delle chiappe color cannella. La dicotomia cromatica infoia ancor di più il maschio, che si fionda su di lei con la lancia in resta, puntata contro la potta palpitante che fa capolino da sotto le chiappe.
- Fermo! - gli intima Linda perentoria, bloccando il cazzo ad un pelo dall’entrata, - Prendi l’altra strada.
- U-uuuuh, - ulula l'altro divertito, - cos’è, stasera è la scadenza trimestrale? Il Divin Trombone si concede?
- Cretino. È che ho la candida, ci manca solo che la passi a Delia, - spiega lei, poi sollecitando: - Muoviti, che il tempo passa... - e poggia la testa sul bracciolo della poltrona così da scaricare sulla fronte il peso della posizione una volta allargate le natiche con ambo le mani. Il buchetto, come un piccolo musetto imbronciato, fa bella mostra di sé, invitante e accogliente, tanto che Leandro vorrebbe dedicarvi le giuste attenzioni con più calma, ma in effetti i 5 minuti sono già trascorsi da parecchio, per cui appunta la cappella contro l’ano grinzosetto e spinge. Gli sfinteri riconoscono la sodale carne e vi aderiscono intorno a ventosa, quasi risucchiando il resto del transito che vi scorre dentro lento ma inesorabile, producendo una serie di mugolii da parte di Linda sempre più intensi e acuti. Una volta dentro, col ventre incollato alle muliebri chiappe, Leandro comincia a muoversi piano, con un’esasperata lentezza che finisce con lo snervare Linda e farle perdere di vista la notoria compostezza del suo vocabolario. Obiettivo raggiunto, ridacchia tra sé Leandro, allorché lei lo invita a chiavarla come si deve, che non è una ragazzina che lo vede per la prima volta, accidenti, e che vuole sentirlo nello stomaco, il suo cazzone, altrimenti cosa diavolo è venuta a fare, a portargli la spesa? A quel punto lui non si fa pregare oltre, si tira un po’ fuori, come a prendere la rincorsa, e glielo pianta dentro con forza prendendo a farsela con furia, mentre con due dita della destra le pompa la fica e con quelle della sinistra le sgrilletta forte e veloce il clitoride, lungo e carnoso come un cazzillo. Urla in maniera inarticolata, adesso, Linda, roba incomprensibile che le gorgheggia in gola ed evapora in raschi voluttuosi, quasi inquietanti. Leandro coglie solo qualche oscenità diretta alla sua persona. Continua a fottersela selvaggiamente, mordendosi il labbro per ricacciare l’orgasmo che sente montare nelle viscere. Friziona il clitoride di lei forsennatamente, come un giocatore malato alle prese con un gratta&vinci, fin quando, atteso, le dita ricevono lo spruzzo abbondante e caldo del suo squirt. Linda crolla sulla seduta della poltrona, con la testa piegata contro il bracciolo, le palpebre tremolanti, la bocca deformata in un ghigno che può essere di dolore come di estasi. Leandro la tiene per le chiappe e continua a scoparla a quel modo, nel culo, i cui sfinteri gli stringono forte il cazzo, fino ad inondarle gli intestini col seme rovente.
*
Il cellulare di Linda, lanciato a massimo volume in una sinfonia sconosciuta a Leandro, li strappa con forza dalla trance lisergica nella quale sono sprofondati.
- Oh cazzo, - sbotta Linda tirandosi su con la forza dei nervi e scrollandosi il ragazzo di dosso come se fosse uno zainetto, - Massimo! - Corre verso il tavolo, ravana nella borsa e recupera lo smartphone. Leandro sente la voce gracchiante del marito, nonostante si trovi a discreta distanza, e gli viene da ridere per le scuse in cui si prostra Linda, adducendo un attacco di colite a giustificazione del ritardo.
- Scendo subito, tesoro. Metti pure in moto, che sono già lì, - e chiude la conversazione. Poi si fionda in bagno, lisciandosi gonna e camicia sgualcite e rifacendosi il trucco ad una velocità impensabile per uno dai modi bradipeschi come Leandro.
- Venite a trovarci presto a Palinuro, - si raccomanda Linda sull’uscio e molla al genero un bacio umido sulle labbra, stringendogli in una mano la proboscide ancora sgocciolante, - E prendi questi, - aggiunge passandogli una banconota da 100, - per il viaggio, - puntualizza al fine da spazzar via scuse di natura economica alla puntata nel Cilento. Quindi si volta e scappa via, la borsetta assicurata alla spalla e la borsa termica infilata nel braccio sinistro. Leandro segue il suo culo imboccare le scale di buon passo, con la gonna che le svolazza dietro ad ogni saltello e il lampo verde delle mutandine che gli si imprime per un’ultima volta sulla retina, prima che scompaia dalla sua vista. Allora richiude la porta e, ciondolante come un automa che abbisogna di una stretta agli arti inferiori, si dirige verso l'amaca e il laptop, sfilandosi durante il tragitto la t-shirt dei Motorhead zuppa di sudore e avvertendo sulla punta dei polpastrelli il raspare di Gennaro e Gaia, che pretendono la loro storia.
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