sì, Stella fai un effetto clamoroso…
indossò un perizoma nero trasparente sotto al quale si vedevano le labbra della vagina, come se non indossasse nulla, e dietro era formato da un cordoncino che segnava la vita e da un altro cordoncino che scendeva lungo il solo delle chiappe, nient’altro.
non mise il reggiseno, mise le calze autoreggenti nere velate con dentro dei cristalli radi e luminosissimi e poi infilò l’abito blu lungo, completando il tutto con scarpe dal tacco altissimo che la facevano arrivare al soffitto.
era bella da togliere il fiato…
si truccò, pochissimo, mise il rossetto e aggiustò i capelli, due gocce di J'Adore ed era pronta.
strinsi la cravatta, mi aggiustai il collo ed ero pronto anch’io.
“ehi” si raccomandò prima di uscire, “non facciamo cazzate, ok?”
“ma sta zitta…” le risposi ma Stella mi strattonò per un braccio.
“ascoltami!” esclamò, seria, “ci sono… soldi in gioco stasera, ma non solo soldi!”
“non - fare - cazzate” ripeté scandendo le parole, ma liberandomi dalla sua stretta uscii dalla porta e mi avviai verso l’ascensore venendo raggiunto da Stella che camminava velocemente per non restare indietro, scendemmo insieme e lo specchio della cabina ci restituì l’immagine di una coppia… praticamente perfetta.
“siamo perfetti” sussurrò Stella, e ancora una volta… imprecai, perché mi leggeva dentro, ne ero certo!
erano le nove meno cinque minuti e il driver era già pronto, Stella disse qualcosa alla receptionist e poi mi raggiunse, uscimmo ed eccola lì la nostra auto, una Mercedes limousine, venuta chissà da dove…
durante il viaggio di andata non parlammo mai, io guardavo fuori da una parte e lei guardava fuori dall’altra, ci mettemmo quaranta minuti buoni per arrivare ma quando cominciai a riconoscere il posto allora mi voltai verso di lei, e la vidi… quasi impaurita.
non amo trattare male le persone, e odio chi tratta male le donne.
e io l’avevo fatto.
non so il perché ma le presi la mano facendole fare un sobbalzo, gliela strinsi e la vidi aprire la bocca quasi volesse dire qualcosa.
“andrà bene” le dissi, “andrà tutto bene…”
le strappai un mezzo sorriso.
“e comunque… sei bellissima, Stella” le sussurrai, “sei uno spettacolo…” e allungandomi verso di lei le posai un bacio sulla guancia lasciandola ancora di più a bocca aperta.
parcheggiammo davanti all’ingresso e il driver venne ad aprirci, scesi per primo e diedi la mano alla mia dolce metà (di quella sera) e prendendola per mano entrammo nel club accolti come amici e quasi “mezze celebrità”, scambiammo strette di mano e baci senza contatto e poi ci ritrovammo soli.
“comunque” mi disse maliziosa, “sembri nato per stare in certi ambienti, sai?”
“ma sta zitta…” le dissi, ma senza la cattiveria di poco prima, e ancora una volta le strappai un sorriso.
“beviamo… qualcosa?” mi chiese, ormai amichevole.
ci facemmo servire un flute a testa di ottimo champagne (non si badava a spese lì dentro…) e ancora prima di gustarlo facemmo tintinnare i bicchieri e ci scambiammo un sorriso.
“a te” sussurrò, “che sei l’unico al mondo di cui mi possa fidare…” aggiunse, lasciandomi basito.
“allora… a te” le risposi, “che sei l’unica donna che vorrei… ammazzare ma al tempo stesso portare a letto…”
mi sembrò di vederla scossa da un brivido, i nostri bicchieri tintinnarono di nuovo e poi li vuotammo, depositandoli sul tavolo.
aspettammo insieme, Stella parlò con qualcuno e sembrò prendere accorti e quando ormai mancavano pochi minuti alle nove una delle ragazze del servizio venne da Stella, le disse qualcosa all'orecchio e allora Stella mi fece l’occhiolino.
erano arrivati.
ero nervoso ma anche… cazzuto, l’odio viscerale se n’era andato, era ancora latente, ma dovevo essere super concentrato, e lo dovevo fare, per me, per Gioia, ma anche per Stella.
ci accompagnarono in un’altra sala e in lontananza vidi una donna biondissima, altissima ed elegantissima, in abito nero, lungo e stretto che le evidenziava tutte le curve (anche abbondanti), tutta sorridente, truccatissima e con le labbra da bocchinara, come le chiamava Gioia.
e sorriso perfetto, veramente perfetto (piccola deformazione professionale).
era accompagnata da un uomo più o meno della mia età, sorridente ma non troppo, e si vedeva che il gioco lo conduceva lei…
sì, non c’erano dubbi, era proprio ‘la’ Anna che conoscevo, una vera tuttofare della tv, ex modella, all’occasione attrice anche di teatro ma soprattutto personaggio da rotocalco e da trasmissioni di gossip pomeridiane, con anche un passato da cantante e da sportiva professionistica nella pallavolo nel suo paese di origine, la Slovenia o la Croazia, non lo ricordavo.
“vieni… andiamo…” mi disse Stella, e sorridentissima si presentò alla nostra ospite, le porse la mano e poi le due si scambiarono i soliti due baci senza nemmeno sfiorarsi, e poi toccò a me.
era alta, altissima, più di Stella, ma le “davo” ancora qualche centimetro.
“piacere” mi disse stringendomi la mano, “sono Anna, e tu sei…?”
“lui è Enrico” si affrettò a dire Stella, piccolo particolare che aveva rischiato di farsi sfuggire, “mio marito…”
Anna si avvicinò e anche per me ci furono i due baci contactless, come il bancomat, e Anna mi guardò per un istante di troppo negli occhi prima di presentarmi il suo di “marito”, Claudio.
“allora” ci chiese Stella, a tutti quanti, “beviamo qualcosa?”
“sì, certo” le rispose Anna che era ancora… distratta perché guardava me, “volentieri!”
e lì si compì quella che era la magia di quel posto, che avevo sperimentato una sola volta ma che avevo apprezzato.
arrivammo all’angolo bar (altro che angolo, era un’intera parete…) a coppie, Anna con Claudio e Stella con me, e mentre parlavamo tutti e quattro, insieme, di quanto era bello quel posto e di quanto fosse esclusivo come la gente che lo frequentava la magia si compì, Stella “soffiò” Claudio ad Anna ed io… sottrassi Anna a Claudio, trovandomi solo con lei.
“allora Enrico” mi chiese, facendomi quasi venire da ridere e bruciarmi quella che era una copertura farlocca, “che fai di bello nella vita?”
le dissi che ero… avvocato, penalista, inventai qualcosa e mentre Anna beveva e mi scrutava io scrutavo lei.
quasi cinquant’anni ben portati, bel fisico ancora tonico ma con un po’ di pancetta ‘gonfia’ e i fianchi che cominciavano ad inchiattirsi, ma nel complesso una grandissima gnocca.
e due occhi fantastici…
non le chiesi nulla di lei, anzi, evitai completamente, e dopo aver esauriti i miei (scarsi) argomenti le chiesi se volesse ancora champagne.
“hai… solo quello da offrirmi?” mi chiese.
“no” le risposi, “spero solo di no…”
sorrise e annuì.
“bene, perché non sono venuta qui per bere champagne…” sussurrò, “sono venuta a divertirmi…”
“questa ci va giù pesante” mi dissi, dovevo adeguarmi.
“bene, allora…” provai a dire, ma Anna mi bloccò.
“...e a succhiare cazzi…” aggiunse, guardandomi dritto negli occhi.
e lì per lì… non seppi davvero che cosa dire, o fare, ma ci pensò lei che evidentemente non era proprio nuova di certi giochetti...
“quindi se hai un cazzo e vuoi fartelo succhiare… portami via da questo posto” sussurrò direttamente nel mio canale auricolare facendomi sentire il calore del suo alito, “vedrai che non te ne pentirai…”
“bel posto di merda” pensai.
evidentemente non c’era tempo da perdere, le porsi il braccio ma Anna mi prese la mano e si lasciò guidare verso l’uscita, nessuno ci fermò né ci degnò di uno sguardo, uscimmo e trovammo il nostro diver del tutto inespressivo che ci attendeva, Anna salì per prima e io la seguii, e pochi istanti dopo eravamo diretti all’hotel.
e lì… Anna li lasciò andare.
si avvicinò e mi cacciò la lingua in bocca e ovviamente risposi, slinguazzammo animalescamente e senza molto pathos ma mettendoci quello che serviva, poi… poi Anna fece quello che era venuta a fare, a succhiare cazzi…
senza chiedere niente, nemmeno al driver perché alzasse il divisorio (lo fece comunque lui), mi aprì cintura e pantaloni e me lo tirò fuori ovviamente duro e teso, lo impugnò, mi fece un sorrisetto (speravo di apprezzamento) e poi ci si tuffò sopra ingoiandolo.
e quello che sentii fu solo il calore della sua bocca, la ruvidezza della lingua e la morbidezza della labbra “da bocchini” che per una volta tanto facevano il loro dovere.
e mentre me lo succhiava mi arrivò un messaggio, pensavo fosse una comunicazione di servizio di Stella quindi guardai il telefono ma il messaggio veniva da Gioia.
“salutami Stella…” scriveva.
e cominciò una delle notti più… assurde della mia vita.
fine capitolo 5
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scrittore per gioco e per passione...
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