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Erotika
Una coppia felice · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 32 min di lettura

Menzogne e mezze verità

è sempre difficile dire la verità, ma anche mentire (bene) lo è

metzenbaum
1 anno fa · 497 letture · 0

CAPITOLO 5

menzogne e mezze verità

probabilmente furono tra i dieci minuti più terrificanti della mia vita.

in quel brevissimo lasso di tempo mi passò davanti tutto, una vita di studio, duro lavoro e sacrificio, una famiglia costruita con amore e con passione, una casa, una posizione professionale… tutto finito in dieci minuti.

tutto finito per… colpa, per debolezza, per inadeguatezza, per seguire istinto e impulso che l’hanno avuta vinta sulla ragionevolezza.

appena posata la cornetta rimasi seduto immobile a guardare verso il vuoto, incapace anche solo di reagire o di alzarmi in piedi: e vedevo Gioia che parlava con una delle cameriere della sala, tutta allegra, tutta felice, ignorava tutto…

oppure no? oppure… sapeva?

ancora una volta Stella mi aveva dato quella coltellata dentro che mi faceva dubitare di mia moglie, di tutto quanto aveva detto, giurato, e ancora giurato non so più quante volte, solo che ad ogni passo se ne aggiungeva un pezzo.

non sapevo se credere a lei o a Stella, e mio malgrado… con tutto il dolore che potevo provare, ero costretto a credere a Stella, che anche se per lucro o per… perfidia mi aveva sempre detto la verità, o almeno mi aveva mentito meno volte rispetto a Gioia.

e… e come fa un uomo a vivere così? come può essere diviso tra una donna come Stella e la propria moglie?

Gioia rideva, spensierata, non si rendeva nemmeno conto di quello che aveva scatenato e della portata delle sue… bugie.

poteva il mio amore per lei compensare tutto questo? potevo decidere di lasciarla fuori da questa tratta schifosa “sacrificando” me stesso?

e… e per quanto sarebbe durato?

sì, perché le parole di Stella, anche se… dure, sudice e che ti facevano voglia di uccidere, erano vere, “credi davvero che Gioia sia tua? per sempre?”

fino a quando l’avrei potuta… trattenere? e a quale costo? e a quale sacrificio?

e la domanda successiva arrivò brutale: “ne vale la pena?”

come avrei potuto fidarmi di una donna che… professava il suo amore per me e per la famiglia quando sognava di… prostituirsi?

no, non era possibile, non stavo davvero vivendo quel momento…

mi alzai e lasciai la postazione, non uscii verso il salone ma dalla parte opposta, dove c’era un piccolo patio forse per fumatori ma che in quel momento era deserto.

pensai ancora a una possibile soluzione, forse… pagare, corrompere gli stessi corruttori, cedere da una parte e vincere dall'altra ma… ma come fare? con chi parlare? con Stella? sarebbe stato impossibile, anzi, per lei trattenermi e ricattarmi era più utile…

con la polizia? e che cosa avrei raccontato? che mia moglie si prostituiva in un bordello legalizzato?

e in mezzo a quello tsunami emotivo arrivai alla consapevolezza che ero fottuto, completamente fottuto, non c’erano vie di mezzo: potevo… fregarmene e subire le conseguenze, Stella avrebbe fatto di tutto per distruggere me e Gioia e la nostra famiglia, con il suo colpo di pungiglione avvelenato ci avrebbe fatti a pezzi, non dubitavo che ne avesse i mezzi e comunque le sarebbe bastato colpire me per masacrarci tutti quanti…

non potevo contrastarla, non direttamente almeno.

ma non l’avrebbe passata liscia, quello glielo potevo garantire: poteva… scapparmi per un po’, ma non per sempre, poteva nascondersi dietro i suoi ricatti ma una volta ottenuto quello che voleva probabilmente avrebbe abbassato la guardia, e io sarei stato lì pronto per lei…

cosa le avrei fatto? cosa le avrei fatto fare da qualcuno… magari specializzato in quelle cose? non lo sapevo, e non lo volevo nemmeno… pensare, ma una cosa la sapevo, non l’avrebbe passata liscia.

restai da solo a pensare per una buona mezz’ora prima che Gioia mi venisse a cercare, e mi trovò.

“amore…” mi sentii chiamare da dietro, “ma… dove sei andato? non ti ho più vist…”

potevo nascondere me stesso ma non quello che avevo dentro.

“amore… cos’è successo?” mi chiese terrorizzata.

e non so come riuscii a tenerle nascosto quello che mi stava esplodendo dentro.

“problemi di lavoro, con la catena…” le dissi, “sembra che vogliano ridurre, ma non si sa…”

mi guardò triste, compassionevole, e mi fece ancora più male.

e… mentire per mentire…

“sabato mattina ho un incontro a Lione con la direzione del Dental Life, vediamo come va…” le dissi, mesto, e cercando di anticipare qualcosa di poco piacevole aggiunsi “potrebbero chiudere diversi studi… quelli più piccoli, presumo, e… potrebbe toccare anche a me”

chiuse gli occhi e restò immobile per una manciata di secondi, poi li riaprì e mi abbracciò stringendomi forte per farmi sentire il suo amore e la sua vicinanza.

e non so come riuscii a trattenere le lacrime…

e diventai bugiardo proprio come lei perché il mio dolore non era per lo studio che in realtà andava a gonfie vele (era l’unica parte sana della mia vita, a quel punto!), ma per tutto il resto, per il pacchetto di menzogne che era diventata la nostra vita, per tutto quello sporco giro schifoso che era diventato il contorno della nostra vita, per quella piega inaspettata e terrificante che avevano preso le nostre esistenze, con la speranza che si fermasse “solo” alle nostre due senza estendersi a quello che avevamo di più caro, e puro… che per fortuna era lontano, e virtualmente al sicuro, e irraggiungibile.

“amore… vuoi che venga con te?” mi chiese, amorevole e dolce.

“no, non serve, davvero” le dissi, “andiamo in treno, lo sai come sono fatti quelli per il contenimento dei costi, parto venerdì pomeriggio e arrivò alla sera così possiamo parlare fra noi… peones prima di farci sbranare dai cani feroci…”

annuì triste.

“mi… mi dispiace di averti coinvolto…” mi scusai, “non volevo rovinarti gli ultimi due giorni di vacanza…”

mi accarezzò il viso e allungandosi sulla punta dei piedi mi baciò le labbra (il bacio di Giuda?), poi mi prese entrambe le mani e me le strinse.

“io sarò sempre insieme a te, lo sai, vero?” mi disse, e per un istante fui tentato di risponderle che no, non lo sapevo, ma ovviamente continuai ad aggiungere bugie su bugie…

“sì, certo che lo so…” le risposi.

“succeda quello che succeda” continuò, “noi ci saremo sempre, noi due, ok?”

ma… ma come faceva? come faceva a mentire così? come poteva… come poteva avere la capacità di dirmi quelle cose così accorate e che venivano da dentro quando sapeva che cosa c’era dietro le sue spalle, quando conosceva il castello di falsità e di menzogne che aveva costruito per nascondere la sua vera natura…

“ok, sì…” riuscii solo a dire, poi Gioia mi abbracciò nuovamente.

“andrà tutto bene…” sussurrò con il viso premuto sul mio petto, “vedrai, andrà tutto bene, andrà tutto bene…”

“sì, tutto bene…” sussurrai, ma con la mente ero già a quell’impegno che avevo preso…

e mentre l’abbracciavo stringevo i pugni fino a sentir scrocchiare le articolazioni.

“guai a te, Stella, guai a te se ti trovo da sola… guai a te…”

quella mattina la passammo da soli, nessuno dei due voleva compagnia ma tra una cosa e l’altra li ritrovammo al mercatino del borgo e fu inevitabile fare ancora comunella anche se non ero dello stato d’animo migliore.

c’era un banchetto in cui due ragazzine di chiara origine gitana vendevano bigiotteria e collanine di perle e corallo e immediatamente Gioia ci si tuffò sopra seguita da Cinzia e anche da Renato, che da orafo si erse a grande intenditore illustrando alle donne questo e quel tipo di lavorazione, e mentre Gioia continuò ad ascoltarlo e a ridere delle sue battute Cinzia mi raggiunse all’ombra di un tendone e mi approcciò con il suo solito modo…

“allora, bel cazzone” mi disse con quel sorriso sghembo che il suo dentista le aveva fatto, “hai dormito bene stanotte?”

dovevo risponderle che avevo dormito bene e che dormivo comunque bene anche senza i suoi “pompini della buonanotte” ma non mi sembrò elegante sottolinearlo, così mi limitai a sorridere.

“se stasera va tutto bene… non vedo l’ora di passare la notte insieme a te” sussurrò, “e tu?

“be’, vediamo…” le risposi, “vediamo…”

forse capì l’antifona e si distrasse un secondo guardando il telefono, feci la stessa cosa ma visto che c’era troppo riflesso e non lo riuscivo a vedere bene mi spostai dietro il tendone al riparo dal sole ma anche da presenze moleste, provai ad aprire l’applicazione della messaggistica che si era bloccata ma mi sentii cingere da dietro, sentii due tettone morbide appoggiate sulla schiena e due mani che mi stringevano il pacco.

“ti nascondi?” mugolò roca Cinzia, “mi scappi?” aggiunse, e con entrambe le mani si infilò nei miei pantaloncini prendendolo a pelle.

non mi opposi, tanto sarebbe stato inutile, la lasciai fare e in pochi istanti me lo ritrovai duro.

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