CAPITOLO 3
facciamo come sempre…
passammo la mattinata in spiaggia tra bagni in mare e al crogiolarsi al sole e il topless di Gioia attirò le solite attenzioni (qualcuno, addirittura, arrivò al punto di farle delle foto con il cellulare) ma per non scontentare nessuno lasciammo perdere e concedemmo qualche momento di gloria a un povero sfigato.
ed era una cosa abbastanza strana perché a parte un’anziana signora e una ragazza di origine sudamericana non c’erano altri topless.
tra l’altro quella mattina Gioia aveva scelto di mettere un costume molto succinto che le lasciava le belle chiappone di fuori, non l’avevo mai visto prima ma giudicai che visto il tipo di capo non fosse uno scelto da lei in piena autonomia ma acquistato durante una delle uscite con Stella, ed era abbastanza ovvio che Gioia non volesse pubblicizzarlo troppo nemmeno con me, ma le stava bene, e sicuramente quello l’aveva notato anche lei che di solito era iper critica nei suoi stessi confronti.
era piena di sorprese anche per me quella donna… e forse era proprio per quello che eravamo insieme da tanti anni.
e sicuramente… se aveva deciso di metterlo… un motivo c’era… e forse… toccava a me scoprirlo!
al ritorno in hotel, bruciati e fiaccati dal tanto sole preso, incrociammo i nostri nuovi amici al bar: soliti saluti, solite domande, solite risposte, solite risate, c’era ancora di mezzo quella mezza promessa fatta da Gioia le sera prima ma nessuno voleva metterla sul piatto, però… però era lì, pendente, e tutti e quattro sembravamo in attesa di qualcosa.
"pranziamo insieme?” ci chiese finalmente Cinzia e ovviamente accettammo chiedendo solo il tempo per andare a cambiarci, e quando scendemmo li ritrovammo al solito posto, birretta per lui e bollicine o prosecco per lei, quei due bevevano come se non ci fosse un domani!
il ristorante e il menù lo scelsero le signore, e i signori si adeguardono di buon grado, ma ci divertimmo ancora una volta insieme a loro: Cinzia e Renato erano davvero una bella coppia, una di quelle coppie che potevamo definire di amici anche se li conoscevamo da veramente poco, con loro si andava d’accordo, si poteva parlare di tutto e di più e anche di argomenti… scottanti, potevamo avere pareri ed esperienze e anche avere un mutuo scambio di “interessi” visto che Cinzia aveva prenotato un paio di lavoretti per lei e per Renato nel mio studio e in cambio Renato le aveva promesso di ritirarle un orologio d’oro per convertirlo in una parure di smeraldi che stava realizzando.
ovviamente ci eravamo scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi email e ci eravamo anche promessi reciproche visite e inviti a questo o a quel ristorante stellato oppure a qualche evento che poteva essere di interesse comune (uno su tutti le mostre di arte contemporanea), insomma, sembrava che stesse nascendo una bella amicizia… che poi era anche contornata da quella "bazzecola" che era lo scambio di coppia!
Gioia la vedevo molto coinvolta, rideva, faceva battute anche abbastanza pesante e ne riceveva anche tenendo botta come si dice, non aveva bevuto tantissimo ma forse il troppo sole preso le aveva dato alla testa ma… era felice, per davvero, ed ero felice anch’io perché forse avevamo trovato una coppia di amici con la quale andavamo veramente d’accordo.
certo, c’era la distanza che ci separava, ma quella si supera.
a casa avevamo amici, come tutti, ma con il tempo ci eravamo comunque slegati ed erano veramente rare le rimpatriate della vecchia compagnia, qualcuno si era allontanato, qualcuno non c’era più purtroppo, di altri si erano perse le tracce…
e poi c’erano le amicizie false, ma quelle… quelle lasciamole stare.
a pranzo finito ci portarono una bottiglia di ottimo mirto corso, finì in un quarto d’ora, e Gioia era sempre più allegra: rideva per qualsiasi cosa, mi guardava e ammiccava, giocava con i doppi sensi ma non era facilmente interpretabile, a volte sembrava lasciarsi andare ma subito dopo si tratteneva tornando sulle sue, anche gli altri due mi interrogavano con lo sguardo per capire ma tutto quello che potevo fare era alzare le spalle e rispondere “e io che ne so?”
ci alzammo da tavola alle due passate, Gioia era allegra ma definitivamente non sbronza perché parlava regolarmente e ragionava regolarmente (quando era sbronza non era così, la conoscevo fin troppo bene), ma era stanca, il sole l’aveva cotta a puntino, così le proposi di starcene buoni buoni in camera quel pomeriggio e non faticò a dire di sì, che le sarebbe servito, così salutammo tutti e mentre loro facevano altro noi due tornammo in hotel.
appena entrati in camera si lasciò andare sul letto, a corpo morto, mi chiese di aiutarla a spogliarsi e lo feci lasciandola in mutandine e reggiseno ma quest’ultimo fece subito un volo e Gioia si mise a pancia in giù, chiappone al vento: indossava un delizioso perizoma bianco che oltre a lasciarle quei magnifici globi in vista le esaltava anche il “segno” dell’abbronzatura, qualcosa che ho sempre considerato sexy.
le bastarono dieci minuti di silenzio per addormentarsi, e mentre leggevo un po’ di email sul portatile la guardavo dormire: era così bella quando dormiva, bella e indifesa, ma da sveglia era una leonessa…
e osservai bene quel corpo che conoscevo così bene, quel corpo con il quale avevo “giocato” in tutti i modi possibili, quel corpo che mi aveva donato tanti anni prima e che solo da poco aveva… donato anche a qualcun altro.
e sorrisi, guardandole la pelle così vellutata, ricoperta da quella impercettibile peluria: quante mani l’avevano toccata, quante l’avrebbero toccata in seguito…
e me la ricordai nel sesso, quando si scatenava o quando decideva di essere più passiva, più sottomessa, e il pensiero fu istantanteo: “chissà com’è quando va con gli altri…”
domina o si lascia dominare? è intraprendente o remissiva? è aggressiva o si lascia aggredire?
l’avevo già vista all’opera in tutte queste varianti ma la curiosità di sapere come si rapportava con il partner durante lo scambio restava: non che avessimo scambiato chissà quante volte, le coppie erano state solo due a parte quel siparietto in diretta tv con tanto di foto, e poi c’erano quelle sue cinque uscite quando faceva l’apprendista escort con tanto di pompino all’ultima esperienza, ma… era sufficiente per dipingere un quadro di Gioia al quale mancavano ancora alcune pennellate.
non avevo mai voluto i dettagli e lei lo sapeva, ma… la curiosità morbosa era ormai enorme, non riuscivo più a tenerla a bada, a costo di farmi del male da solo volevo sapere, dovevo sapere!
“forse Renato è la persona giusta per placare la mia curiosità” pensai, “se Gioia vuole scambiare posso chiedere a lui, è fidato, è serio e anche professionale da quel punto di vista, ha esperienza e so che sarebbe discreto, mi racconterebbe qualcosa? forse sì, o forse no, dipendeva da tante cose…
se vuolevo davvero conoscere com’era Gioia nel sesso fuori dalla nostra coppia, probabilmente era lui su cui dovevo puntare…
e con più ci pensavo con più mi davo del coglione, perché farmi del male da solo? non ti basta sapere che tua moglie va con altri uomini? che fa con loro le stesse cose che fa con te?
ma ormai la fase gelosia l’avevo superato, ormai ero così… dentro quella cosa che l’unica cosa che mi interessava davvero era andare avanti, sempre oltre.
era comunque doloroso, ma stava diventando un dolore inevitabile.
fui sul punto di chiamare Renato e parlargliele faccia a faccia ma riuscii a trattenermi, non sarebbe stato propriamente elegante, mi diedi del patetico dopo aver fatto un semplice ragionamento che era come spiarla nei suoi affari privati, ma… ma che mi importava? non eravamo una coppia moderna, ormai? una coppia aperta?
non so quanto ci pensai, poi… poi cedetti, di schianto, e decisi che quella sera, prima dell’eventuale scambio di partner, gliele avrei parlato: il mattino successivo volevo i dettagli!
feci un po’ di lavoro e di lì a poco Gioia si svegliò, mugugnò qualcosa, andò a fare pipì e poi tornò sul letto reclamando la mia presenza accanto a lei.
“andiamo ancora in spiaggia?” mi chiese, “ho voglia di fare il bagno…”
“sicura amore?” le chiesi, “hai la pelle che è un disastro…”
“dici?” mugolò, “allora domani?”
“oggi è meglio che la fai riposare e ci mettiamo sopra il latte solare, domani… domani vediamo…”
“ok…” mugugnò poco convinta, “però mi fai anche il massaggio quando me lo spalmi?”
“ma certo, ovvio…” le risposi, la feci mettere a pancia in giù e cominciai mettere il latte che ovviamente la sua pelle assorbì immediatamente da tanto era bisognosa di idratazione, le chiesi il permesso di levarle gli slip (e rise, perché non avevo certo bisogno del suo permesso per farlo…) e le misi latte anche sulle belle chiappone e sulle cosce arrossate, e il retro era fatto, così la feci voltare.
e lo fece, con le tette “bicolori” abbronzate e rosse e i capezzoli duri come noccioline, la pancia arrossata e la bella fighetta socchiusa sulla quale stava cominciando a crescere qualche pelo molesto.
mise le mani dietro la nuca e si lasciò spalmare e toccare dappertutto e ovviamente… ovviamente tutto quel tocca-tocca diventò ambiguo fino a sfociare apertamente nel sessuale.
