CAPITOLO 2
come si cambia…
la povera Lucia rimase immobile per un paio di lunghissimi istanti, stessa cosa il ragazzo che rimase con la bocca aperta, poi passati i primi istanti di shock la ragazza cacciò un grido e smontò da quella posizione “scomoda”, lui si riprese e imbarazzatissimo si voltò per non guardarla e poi uscì ma ormai il danno era fatto…
e anche per me fu difficile, perché cercare di mediare alla crisi familiare con il cazzo di fuori, dopo averlo appena estratto dal culo di lei, non era certo semplice…
lei si rimise il costume e uscì, sentii Roberto che la chiamava e i passi di lei che fuggivano via e allora mi rivestii anch’io, provai ad andarli a cercare ma non li trovai e allora mi fermai sul terrazzo, a guardare verso il mare, rimuginando sul casino che avevo creato ancora una volta.
e pensai a tutto quello che era successo, a Stella e alla sua furia, a Enrico (mi toccai il polso che ancora faceva male), alle foto, al video, a quel venerdì…
erano passate solo poche settimane ma sembrava una vita, e anche se faceva ancora male sapevo che era inutile continuare a pensarci, era successo, le nostre vite erano cambiate e… lo dovevamo accettare, punto.
lasciai passare ancora un quarto d’ora e poi tornai nella mia camera, trovando Gioia che evidentemente era appena rientrata perché indossava ancora il costume da bagno, lo stesso che portava poco prima in spiaggia.
mi vide entrare e fermarmi con la schiena contro la porta e incuriosita lasciò il telefono e mi venne incontro intuendo che c’erano stati problemi.
“amore… cos’è successo?” mi chiese, e preoccupata che avessi di nuovo picchiato qualcuno incrociò le braccia sul petto guardandomi di traverso.
“è… entrato lui…” le dissi, ma non capì subito.
“stavo… stavamo…” prova a dire, ma mi veniva da ridere, “e lui… ha spalancato la porta!”
Gioia rimase a guardarmi serie per un istante poi si mise una mano sulla bocca.
“cazzo…” sussurrai, “è rimasto lì a guardarla con… con le gambe… aperte! è rimasto lì a guardarla con la bocca aperta e poi… poi anche lei si è spaventata e ha gridato e allora… un casino…”
“ma… qui?” mi chiese.
“eh, sì…”
Gioia rideva ‘controllandosi’ con la mano premuta sulla bocca ma da come si muovevano le sue spalle si vedeva che stava… ghignando.
mi lasciò passare e andare in bagno e poi mi raggiunse, ma quando mi abbassai il costume cacciò gli occhi fuori dalle orbite e scoppiò di nuovo a ridere, piegata in due con le mani sulla pancia.
avevo ancora il preservativo sull’affare, che penzolava rifiutando di staccarsi.
mi feci la doccia e poi tornai da lei che nel frattempo si era cambiata mettendo un paio di slip più confortevoli e una maglietta corta che le lasciava scoperto l’ombelico, e distesa sul letto mi invitò a raggiungerla, anche se ero ancora nudo.
“allora?” mi chiese, “vuoi spiegarmi quello che è successo? dovremo andare a fare il controllo dei danni tra poco…”
le spiegai tutto, dell’approccio assolutamente positivo di Lucia ma poi mi fermai, non erano quelli gli accordi, però le spiegai bene come era andata quando lui era entrato, facendola ancora ridere.
e mi diedi del coglione per non aver chiuso la porta a chiave…
“credo che ho fatto una cazzata enorme…” dissi, “adesso quei due saranno… furiosi, lui, soprattutto…”
“erano d’accordo” rispose Gioia, dolce, “sono grandi abbastanza per decidere cosa fare, non trovi?”
sì, aveva ragione, ma lì c’ero io…
mi lasciai andare e Gioia mi venne sopra, tutta serena e felice, così… dovetti chiederlo.
“e… a te? com’è andata?”
sorrise e alzò le spalle.
“blocco completo…” rispose, “niente di niente…”
mi raccontò che erano entrati nella loro camera, lei si era tolta il reggiseno ma lui era arretrato fino alla porta, che Gioia ci aveva provato ma niente, lui si era scusato ed era stato pronto ad andarsene ma lei l’aveva fermato e l’aveva convinto a parlare, a raccontarsi, ed aprirsi per sbloccarsi un po’, ma quando lei gli aveva messo le mani sul pacco lui si era di nuovo irrigidito (ma non nelle zone giuste), e dopo pochi minuti si era scusato e se n’era andato dalla sua stessa camera piantandola lì da sola.
ma evidentemente non era andato subito a cercare la moglie, aveva preso del tempo perché sapeva che la mogliettina era impegnata, poi… poi non ce l’aveva più fatta e… disastro.
lasciammo perdere l’argomento e parlammo di altro, prenotai al solito ristorantino sulla spiaggia (volevamo prenotare per quattro ma a quel punto evitammo…) e mentre mi rivestivo qualcuno bussò alla porta.
Gioia ed io ci scambiammo un’occhiata… terrorizzata, e la prima cosa che sicuramente entrambi pensammo fu “è tornata Stella”, poi Gioia andò ad aprire ed invece era Lucia, con le lacrime agli occhi.
“oh, tesoro…” sussurrò Gioia prendendola sottobraccio la portò dentro chiudendo la porta.
avevano litigato ma non per… per lo scambio, ma perché lei lo aveva incolpato di essere tornato troppo presto, e di aver rovinato tutto.
“ma è colpa mia…” piagnucolò, “non dovevo… non dovevamo…”
Gioia la consolò dicendole che sarebbe andato tutto bene, che era solo una cosa momentanea, poi Lucia guardò me.
“sei… sei arrabbiato con lui?” mi chiese quasi impaurita, “vuoi… vuoi picchiarlo?”
mi sentii una merda.
le assicurai che non lo volevo picchiare e che anzi se qualcuno doveva essere picchiato quello ero io (non capì, meglio così) e subito dopo le chiesi dove fosse lui.
“è… è andato giù, al bar…” mi disse, “vuole… ubriacarsi…”
scossi la testa e feci l’occhiolino a Gioia, afferrai una camicia e ancora prima che me la fossi abbottonata ero già fuori.
lo trovai al bar, con davanti una birra già vuota e una in mano già a metà, mi sedetti accanto a lui e facendo cenno alla bartender ne ordinai una anch’io.
restammo a parlare più di un’ora durante la quale mi raccontò che in realtà lui non era poi così… caldo sullo scambio di coppia ma che per fare felice lei accettava (eh, una storia che conoscevo… anche troppo bene!), raccontandomi anche quanto fosse innamorato della moglie pur sapendo che lei lo tradiva praticamente da sempre con un collega di lavoro sposato pure lui, e che nonostante la cosa gli facesse veramente male non era in grado di fermarla, perché le voleva bene e aveva paura di perderla.
non lo volevo fare, ma gli dissi che ero nella sua stessa condizione, romanzando un po’, e guadagnai la sua fiducia.
era tardi, così lo invitai a pranzo, e accettò.
feci segnare tutto sul mio conto e poi scrissi a Gioia che lei e l’altra si dovevano trovare un altro posto per mangiare, e seduti a tavola come vecchi amici che ridevano e si raccontavano stronzate (e bevevano, cazzo se bevevano…) consumammo gamberi freschissimi come se piovesse, astice e altri crostacei che non conoscevo che ci venivano riforniti in continuazione.
quando tornammo in hotel ci salutammo con una stretta di mano perché avevamo raggiunto un accordo: Roberto e Lucia avrebbero continuato la carriera di scambisti, che in fondo cominciava ad apprezzare anche lui grazie al mio… consiglio, visto che grazie agli scambi si poteva scopare donne come Gioia, ma nel caso si fosse sentito a disagio… ne avrebbe parlato, prima, e non dopo!
e mentre ci salutavamo dandoci l’appuntamento in spiaggia verso il tardo pomeriggio arrivarono le ragazze, che avevano pranzato da sole, e ovviamente… grande imbarazzo.
ma bastò che i due si guardassero e sorridessero per far passare tutto, evidentemente anche Gioia aveva lavorato bene…
i due si abbracciarono e si baciarono, teneramente, poi ci salutarono e se ne tornarono in camera loro stretti stretti come devono fare le coppiette, e così… così non mi restò che Gioia, la mia “vecchietta”...
quel giorno passò così, Gioia ed io scendemmo in spiaggia ma loro non vennero (sicuramente avevano altro da fare che passare il tempo insieme a noi) e ci concedemmo un bagno insieme ma nell’acqua bassa, con Gioia in topless che inevitabilmente attirava gli sguardi dei maschietti.
tutto un po’ noioso, in realtà, ma appena tornati in hotel incrociammo di nuovo i nostri amici che erano di ritorno da un’escursione nell’entroterra.
proposi di cenare tutti e quattro insieme ed accettarono, felici, ci separammo nuovamente e appena arrivati in camera Gioia mi sorrise.
“che ne dici, scambiamo stasera?” mi chiese.
ci sarebbe stato da lavorarci così Gioia si preparò mettendosi giù da gara, e quando incontrammo i nostri amici vidi che aveva fatto colpo…
