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Erotika
Una coppia felice · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 25 min di lettura

Un nuovo corso

come (ri)comincia l'avventura...

metzenbaum
1 anno fa · 825 letture · 0

CAPITOLO 1

un nuovo corso

a pace fatta, dopo esserci abbracciati, spiegati, baciati, accusati, abbracciati di nuovo e infine perdonato eravamo finiti a letto, insieme, nudi, ma senza… senza lasciarci andare.

per quello ci sarebbe voluto ancora un po’, era normale che fosse così.

“siamo sempre stati una bella coppia, ricordi?” mi disse, “ce lo dicevano tutti, anche quando tu facevi finta di niente!”

c’era qualcosa di accusatorio in quelle sue parole, ed io sapevo bene che cosa voleva dire ma ovviamente sapevo anche che era meglio non tirare fuori certi discorsi.

Cristina era ancora una presenza ingombrante tra noi anche se erano passati quasi venticinque anni!!!

che spettacolo Cristina, ricordava un po’ Stella… molto più giovane, ovviamente…

chissà che fine avrà fatto… chissà se vede ancora Simone… chissà se si sono sposati, se hanno avuto figli, chissà se fa ancora quei bocchini…

“a cosa pensi?” mi chiese improvvisamente.

“mh?” mugugnai sovrappensiero, “...no, no, stavo solo… riflettendo…”

sospirò e si avvicinò ancora di più, e con la mano che aveva sul mio petto scese sulla pancia irradiando di calore.

“pensi a lei?” mi chiese.

sorrisi.

“no… penso a lui…” sussurrai, “a lui e a te…”

sospirò anche lei.

“amore… è stato… così, sul momento… e poi io non… ero proprio… io…” provò a dire ma la bloccai.

“quello l’ho capito…” le risposi, non volevo proprio ricordare i dettagli, “e ne abbiamo già parlato, ok?”

annuì.

“sto pensando… a quello che gli ho fatto…” continuai, “forse non avrei dovuto…”

“vi siete parlati dopo, no?” sussurrò, “ti ha già detto che va tutto bene, vero?”

mi venne da ridere.

setto nasale probabilmente rotto, due incisivi inferiori saltati (a quelli ci avrei pensato io, comunque), tre punti di sutura al labbro superiore e varie ecchimosi ed escoriazioni da caduta: hai voglia a dire che va tutto benissimo…

e io con un polso dolorante per la distorsione, mai stato capace a dare pugni, neanche da ragazzo quando in palestra si usava il sacco!

“comunque… si è preso la colpa, giusto?” continuò, “ha detto che ha esagerato e che se l’è meritato…”

“non è quello il punto, Gioia” le risposi, “la domanda è ‘se lo meritava davvero’? in fondo… che cosa ha fatto di così sbagliato?” continuai, “stavamo… giocando, giusto?”

“no, non stavamo più giocando” rispose secca, “non erano quelli i patti e tu lo sai! e lo sapeva anche lui, anzi, lo sapevano anche loro! tutti e due, cazzo!”

“perché secondo te se ne sono andati senza neanche salutarci?” continuò, “te lo dico io? si vergognavano di farsi vedere!”

“te lo hanno detto loro, non me lo sono inventata che mi hanno fatto bere di proposito, e anche te, e poi hanno… esagerato, tutti e due, lo sai bene anche tu, e hanno avuto quello che si meritavano!”

wow…

“qualsiasi… uomo avrebbe reagito come te in quella situazione…” continuò, ma con toni meno accesi rispetto ad un istante prima, “non doveva farlo, lui, e lei non doveva permetterglielo! l’ha fatto e ne ha subito le conseguenze, sono fatti suoi! per conto mio, è finita così come doveva finire!”

era una cosa… sottilissima quella che mi stava dicendo, potevamo fare sesso con estranei alla coppia ma non in luogo pubblico e non davanti ai nostri rispettivi partner: il resto… caccia libera!

“e io?” le chiesi, “e io che… che parte avevo in questo gioco?”

sospirò ancora.

“la stessa che avevo io…” mugugnò, “siamo diventati i loro… giocattoli, i loro burattini, e non ce ne siamo neanche accorti, ci hanno fatto vedere qualcosa che non esiste, e ci siamo… caduti dentro”

avrei avuto qualcosa in proposito da dire, ma tenni la bocca chiusa.

“io… io sono quella che ha più colpe di tutti, quello lo so da sola” continuò, “se non cominciavo quella cosa… quella cosa che ho fatto… con quella… schifosa idea di diventare chissà che cosa…” sospirò di nuovo, “adesso non ci troveremmo in questo cavolo di casino…”

escort non lo voleva pronunciare.

“Enrico avrebbe ancora i suoi denti…” sussurrai per sdrammatizzare e strappandole una risatina, “e io non avrei il polso che mi fa male!”

“...e Stella continuerebbe a fare la mignotta qui in hotel…” sussurrò lei strappandola a me stavolta la risatina.

no, Stella non era e non è mai stata una ‘mignotta’, Stella è vittima di sé stessa e delle sue passioni, per me Stella è un cartello di avvertimento che dice ‘occhio a non esagerare o diventi così’...

“...e noi… e noi che cosa continueremo a fare?” le chiesi.

“non lo so…” sussurrò.

scese il silenzio, si sentivano solo i nostri respiri e il vociare della gente che veniva da fuori, in quel posto… maledetto non si poteva dormire in pace!

“io… io lo so che non… non vuoi parlarne” ricominciò, “ma… io voglio sapere… cosa… come vuoi fare… quando torneremo a casa…”

tanto lo sapevo che la dovevamo affrontare quella cosa, presto o tardi, non si poteva lasciar cadere così e fare finta di nulla.

ormai era una vera dipendenza la sua, in pochi mesi aveva vissuto tutte le emozioni “mancate” degli ultimi vent’anni e quel ‘baco’ che aveva dentro ormai non lo poteva più fermare, si sarebbe fermato da solo quando lo avrebbe voluto lei, e questo sarebbe accaduto solo una volta placata la sua sete di vita e di trasgressione.

già, proprio la trasgressione: quel desiderio irrefrenabile di sovvertire le regole, cambiare le carte in tavola, stravolgere i preconcetti e mandare affanculo la morale!

cancellare tutto quello che c’era stato prima, brava mamma, brava moglie, donna irreprensibile e di sani principi e di virtù cristiana. via tutto, e ricominciare a vivere.  

“Gioia, quello… dipende da te” le risposi, “io… che vuoi che ti dica? io… io mi adeguo, penso che questo ormai sia chiaro, no?”

sbuffò, non le bastava questo.

“tu non devi adeguarti e accettare e basta, questo non lo posso permettere” disse, “ti ho sempre chiesto se eri d’accordo con me e… e mi hai sempre detto di sì, per quello sono andata avanti”

“e… se non lo fossi?” le buttai lì, ma non rispose.

ma era meglio non insistere.

“io voglio continuare a giocare” mugugnò, “ormai… lo sai che… non ne posso più fare a meno!”

verissimo, ma anche io ormai avevo sviluppato una certa dipendenza, non così avanti come era lei ma poco ci mancava.

“però senza… loro che ci guidavano… non saprei che cosa fare…” disse, “serve un po’ di esperienza e noi non ne abbiamo tanta…”

“comunque” ripresi, “tu mi hai chiesto che cosa faremo una volta rientrati a casa, giusto?”

“sì…”

“penso che faremo come prima, magari aspettando la serata giusta per… per giocare” le dissi, “...e comunque… visto che hai chiesto il mio parere posso dartelo…” aggiunsi, lanciandole l’esca.

“sì, lo voglio il tuo parere!” rispose pronta, stava aspettando solo il via!

“penso che… se vuoi continuare a giocare a quel gioco… lo puoi fare anche senza di loro, e anche senza tornare in quel posto…” le dissi, “il club, intendo dire…”

ascoltava soltanto, non commentava.

“ormai… ormai sai che ci sono locali e altri posti dove si può fare, posti puliti, con gente seria e… pulita” continuai, “quello che non voglio trovarmi a fare è qualcosa di… squallido, quando non sai chi hai davanti… e ”

“neanche nei locali o nei club più belli sai chi hai davanti” mugugnò, “abbiamo avuto la nostra bella esperienza, no?”

“già…” dovetti ammettere, “però non ti voglio dare in pasto al primo che incontro in un parco pieno di tossici!” sbottai.

“no?” mugolò maliziosa, “e perché no?”

“perché? perché ricordati che puoi anche andare con altri uomini, ma resti mia…”

si strinse ancora più forte a me e sussurrò “tu non sai come mi fa stare bene sentirtelo dire…”

“e tu?” mi chiese ancora, “tu… tu sei d’accordo?”

sbuffai, a lungo.

“lo sai che ormai ho cambiato idea” le dissi, “non sono più quello di… qualche settimana fa, ormai ci ho fatto l’abitudine…”

“e… ti piace?” mi incalzò.

“eh, devo ammettere che ha i suoi lati piacevoli…” le confessai, “anche se a volte… lo detesto!”

“lo detesti perché ti scopano la moglie?” mi chiese ridacchiando, giocando con il fuoco.

“eh, credo che sia normale, non trovi?” le risposi.

“però tu… tu fai lo stesso con quell’altra… è uno scambio alla pari!” buttò lì, “come si dice, win-win?”

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