CAPITOLO 4
ci si rivede, alla fine…
“ma cazzo, non è possibile” sussurrai, “ma come fa questa a… essere sempre in mezzo alle palle? e a saltare fuori nel momento più… del cazzo?”
avevo tacitato tutte le notifiche ma una volta che andai sopra il suo contatto non so che cosa feci ma queste notifiche uscirono fuori… 3, il numero perfetto…
dovevo cancellare tutto, senza leggerle, senza pietà, ma non ci riuscii: l'attrazione gravitazionale che quella donna era in grado di esercitare su di me aveva qualcosa di unico, fin dal primo istante che l’avevo vista.
impossibile farlo, impossibile resettare il tutto, impossibile premere l’interruttore e spegnere la sua luce: potevo anche fare il giro del mondo per evitare di incrociarla, ma quando tornavo verso casa lei era ancora lì che mi aspettava. tanto valeva affrontarla subito.
esitai, mi incazzai, poi presi la rincorsa e aprii il primo, delle sette di questa mattina.
“ciao” scriveva, “devo parlarti”
stop.
il secondo era delle dieci del mattino.
“rispondi per favore, devo parlarti, non sono arrabbiata e non voglio litigare, quello che è stato è stato ma non ti voglio parlare di questo, rispondi per favore”
il terzo era di meno di mezz’ora prima, più o meno, e… sorrisi, l’aveva digitato quando stavo parlando della nostra prima scopata proprio con Gioia.
“ho davvero bisogno di parlarti” scriveva, “non costringermi a venire in Corsica per favore!” e aggiungeva delle faccine che ridevano (almeno aveva sdrammatizzato, e quello era un buon segno perché ero pronto a scommettere che avrebbe preso l’aereo per venire in Corsica senza battere ciglio) ma quello che aggiungeva dopo era… inquietante.
e c’era qualcosa che mi faceva dubitare del fatto che in realtà fosse un’agente segreto o che avesse qualsiasi capacità di spiare le mie conversazioni con microcamere o con software spia nel telefono o addirittura leggere nella mia mente.
o forse era ancora in contatto con Gioia, chi lo poteva sapere…
perché il suo tempismo era DAVVERO inquietante… e le sue parole mi scavarono un buco nel cervello.
“ho una proposta per te e solo per te, ho bisogno di un uomo fidato per uno scambio di coppia particolare e molto speciale…” scriveva, e ovviamente sentii una stretta allo stomaco.
ma che cazzo voleva da me? ma era impazzita? non ci eravamo già chiariti una volta per tutte? perché non capiva e mi lasciava perdere, me la mia famiglia?
“...ho un paio di nuovi iscritti al club e mi sei venuto in mente tu ora che Enrico è fuori gioco, anche perché lui non sarebbe proprio il massimo per queste persone! rispondi, é urgente!"
“questa… questa è pazza!” sussurrai, cancella immediatamente i messaggi ma in quel preciso istante… altra notifica.
“ho visto che stai leggendo” scriveva, puntini di sospensione e poi aggiungeva “è davvero qualcosa di unico che capita una sola volta nella vita, fidati, e se non ci credi ti mando le foto di lei. e guarda che non è un fake!”
cancellai anche quello e non risposi, ma dopo pochi istanti… messaggio, con foto.
“oh cazzo, non è possibile…” sussurrai sgranando gli occhi.
“che ne dici?” scrisse subito dopo, e poi aggiunse subito “sono sicuro che adesso ci penserai prima di rifiutare…”
io… io la conoscevo quella donna! io… sapevo benissimo chi era! l’avevo vista… migliaia di volte in tv, sulle riviste, dappertutto!
e… e non c’erano dubbi che era lei, sì, la riconoscevo, ma… possibile che… ma come faceva a conoscere Stella e a mettersi con una come lei…
guardai bene la foto che mi aveva mandato ingrandendola il più possibile senza sgranarla ma sul telefono era sempre troppo piccola e allora aprii l’applicazione sul portatile e la vidi a schermo intero: Stella la abbracciava ed erano davvero al club, riconoscevo gli arredi, le luci, l’ambiente, tutto…
quella era Anna @@@@ per davvero, gli occhi erano i suoi, l’espressione del viso era assolutamente la sua, erano passati anni dalla sua grande popolarità ma restava una gran bella donna in ogni caso, alta, formosa, una specie di Stella ma con qualche anno di più anche se molto più “chiara” di lei come tipo, occhi azzurri e sorriso un po’ spigoloso.
ding, altro messaggio.
“o te la vieni a scopare tu o se la scopa qualcun altro, a te la scelta” concludeva, mi mandava baci e poi nient’altro.
chiusi tutto quasi impaurito temendo di fare qualche stronzata, cancellai addirittura tutte le tracce del mio passaggio (come se Gioia fosse in grado di entrare nella mia cronologia e di esplorarla…) e spensi il portatile, cancellai tutti i messaggi dal telefono ma prima di chiudere senza risponderle mi venne la fulminazione.
e sorrisi.
ma certo, perché non ci avevo pensato prima? era di sicuro una trappola, ecco dove mi stava attirando, in una delle sue trappole del cazzo! e per una volta nella vita ragionai con il cervello e non con l’uccello e mantenni la calma, ripresi il telefono, riaprii il suo contatto e lo feci.
“non mi interessa qualsiasi cosa tu abbia inventato, né adesso né mai, non mandarmi più proposte del genere, non le accetterò mai” scrissi, “e spero di essere stato chiaro!” conclusi.
rilessi tutto e inviai il messaggio più… doloroso della mia vita, e poi bloccai ancora tutto, spensi il telefono e lo lanciai via.
probabilmente avevo appena rinunciato ad un’occasione unica, unica per davvero, unica come quelle cose che capitano una sola volta nella vita e che devi essere… svelto a prendere.
ma… no, non era quello che volevo davvero, la mia vita era un’altra e non solo perché avevo deciso di ‘fare il bravo’ ma anche per onestà verso me stesso: l’avevo respinta quella sera in cui avevamo litigato, furiosamente, e lei stessa mi aveva giurato che non ci saremmo più sentiti né visti arrivando al punto di minacciarmi, e allora perché scriveva?
forse perché era davvero in combutta con Gioia? mi stavano mettendo alla prova?
“cazzo, Stella…” sussurrai, “possibile che non smetti mai di rompermi i coglioni? possibile?”
“amore hai detto qualcosa?” mi chiese ad alta voce Gioia dal bagno, facendomi trasalire.
“n-no, stavo solo… leggendo a voce alta” le risposi, “ma che udito hai?”
ridacchiò, poi mi chiamò ancora.
“mi annoio da sola…” mi disse, “vuoi venire a farmi compagnia?”
“non ci penso neanche!” le risposi, “chissà che puzza c’è lì dentro…”
“non ho fatto la cacca, non ci riesco!” rispose, e forse la nostra conversazione la sentirono in quasi tutto l’hotel, “però… ho voglia di scopare nella doccia! vieni?
eh, questo cambiava tutto…
“non ho capito…” le dissi, e allora me lo ripeté.
“se vieni qui facciamo la doccia, e mi scopi!” esclamò a voce alta.
sì, quello l’avevo sentito, e forse anche al piano di sotto l’avevano fatto…
gongolante la raggiunsi e la trovai sul water, tutta ridacchiante, perché non era vero che non aveva fatto la cacca, c’era puzza, e tanta anche… era quella un’altra delle sue trappole!
una trappola di merda!
“Gioia, cazzo…” protestai appena entrato, tappandomi il naso perché ero stato aggredito dall’odore pungente.
“amore mio, mi passi la carta igienica che è finita?” mi chiese piagnucolante, “io non ci arrivo…” mugolò infelice fingendo di allungare la mano verso l’armadietto.
“ma cazzo… Gioia, dai…” mugugnai prendendone un rotolo da uno scaffale e passandoglielo.
“che c’è amore?” mi chiese, “non vuoi condividere la puzza insieme a me? ma non siamo una cosa sola noi due?”
non le risposi nemmeno ma quando le fui vicino Gioia mi prese per i boxer e mi impedì di uscire.
“che ne dici?” mi chiese, “stasera… scambiamo? con loro?”
ma che razza di proposta era? mentre era sul cesso a cagare?
“c-come vuoi tu” le risposi, preso un po’ alla sprovvista, “se te la senti…”
ridacchiò.
