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Erotika
Una coppia felice · Cap. 4
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Capitolo 4 di 6 23 min di lettura

ci si rivede, alla fine…

alla fine salta sempre fuori lei...

metzenbaum
1 anno fa · 495 letture · 0

“a te non va? non ti va di trombarti Cinzia?” mi chiese maliziosa, e allora… perché non giocare in due a quel gioco?

“e… ti va di farti trombare da Renato?” le buttai lì.

alzò le spalle.

"perché no?” rispose.

“di sicuro sarà meglio di quel… poveraccio di Enrico!”

mi venne da ridere, ma preferii evitare, non mi è mai andato di prendere per il culo le persone che hanno grossi probl… no, piccoli problemi, e per poco non le scoppiai davvero a ridere in faccia…

“quindi… perché no?” disse ancora, e tirandomi ancora più vicino a lei si trovò con la punta del naso a un centimetro dal gonfiore che avevo sotto ai boxer.

“già, perché no?” mi chiesi.

con un gesto secco mi abbassò i boxer facendolo uscire, ci appoggiò la guancia contro e mi guardò dal basso verso l’alto, sorridente.

e per un istante al posto del suo viso visi quello di Anna…

“con questo coso qui la farai sicuramente felice, la nostra amica chiacchierona…” ridacchiò, “e sai che cosa ti dico?”

scossi leggermente la testa.

“falle il culo!” sussurrò, “faglielo sentire tutto, così la pianta di fare quella che sa tutto lei… e che è brava e ‘bona’ solo lei!”

evidentemente avevo mal giudicato anche il suo rapporto con Cinzia.

evidentemente…

“e… se te lo fa Renato, il culo?” le chiesi, e Gioia ridacchiò.

“me ne farò una ragione…” mugolò, “un po’ per uno, giusto?”

annuii, stregato da quel suo cambiamento improvviso.

restammo a guardarci, ormai l’affare ce l’avevo duro e Gioia se lo passava da una guancia all’altra ma senza ciucciarlo o leccarlo e sapevo anche che non aveva in programma di farlo perché se l’avesse voluto… l’avrebbe già fatto!

“quindi?” le chiesi, “la proposta della doccia è valida o…”

“no, non è valida” rispose, “era solo un trucco per farti entrare… e condividere la puzza insieme a me!”

“è fortemente scorretto…” le risposi, cominciando un gioco… sottile.

“m-m, lo so” rispose, “ma io… io sono quella che detta le regole, giusto?” sussurrò, “perché… quella che comanda, alla fine, è solo questa…” aggiunse, e aprendo le gambe mi fece vedere la figa.

quanto aveva ragione, la figa comanda su tutto: ma Gioia dimenticava una cosa, che non era mica la sola ad avercela…

“ti ricordi… quel gioco che abbiamo fatto quando eravamo in montagna, poco prima che nascesse Sara?” mi chiese, sensuale, “ti ricordi cosa ha fatto?”

mi venne da ridere e annuii.

come potevo dimenticarlo?

“facevo quello che mi obbligavi a fare!” replicai piccato, e per tutta risposta mi fece la linguaccia.

Gioia era incinta di sette mesi, non me lo ricordo più, e il ginecologo le aveva suggerito di non andare al mare ma in montagna per i suoi problemi di salute, e così avevo preso un appartamento in Alto Adige, non ricordo il posto preciso, e ogni mattina dopo colazione partivamo per camminare nei boschi, al fresco di quell’agosto asfissiante anche in quota.

e immancabilmente il movimento le ‘muoveva’ la peristalsi, e dopo meno di un chilometro Gioia doveva… evacuare, e tornavamo indietro a volte arrivandoci al pelo!

ma una mattina non ce la fece a tornare indietro, e successe il patatrac, dovette mollarla per strada.

e con la pancia in mezzo alle palle e con la paura che aveva di insetti e serpenti (come se nel bosco ci potessero essere cobra e vipere ad ogni pié sospinto) per fare il suo bisogno si tenne praticamente seduta, con le ginocchia piegate e in equilibrio con le mani ben strette sulle mie spalle, e si mise a spingere.

Sara è nata così durante il parto, spinta fuori nelle mani dell’ostetrica in posizione di squat!

e così quella mattina dovetti assistere all’evento, con Gioia che spingeva e mollava il superfluo sul sentiero numero cinque, a due passi dalla strada principale, con il serio rischio che arrivasse qualcuno…

e con l’equilibrio precario dovuto alle aumentate dimensioni mi chiese di fare il lavoro sporco al suo posto, insegnandomi come pulire e dove passare, dal buchetto verso il dietro e non verso la patatina, che poteva sporcarsi.

“vuoi che… che lo faccia?” le chiesi, “mi stai davvero chiedendo di pulirti il culo?” e Gioia annuì, decisa.

“mi stai prendendo in giro?” le chiesi ancora, e proprio come fanno le bambine scosse la testa.

“ok, come vuoi tu…” le risposi, e senza molti problemi presi la carta igienica e me la arrotolai sulle quattro dita della mano destra per fare un bel ‘tampone’, e quando fui pronto per la pulizia Gioia mi fermò.

“scemo… dammi qui…” mugugnò togliendomi la carta dalle mani, “e esci di qui, su…”

pensava che mi tirassi indietro, ma aveva sbagliato di grosso…

quel tardo pomeriggio lo passammo in camera, lei intenta a fare le sue cose e io le mie, che ovviamente avevano a che fare con Stella e con Anna.

ero tentato di controllare se ci fossero altri messaggi suoi ma non volevo che capisse che li avevo letti, mi feci davvero forza per resistere e stoicamente ci riuscii, e alle sette e mezza scendevamo per l’aperitivo prima di uscire a cena con Cinzia e Renato che ci avevano invitato ad un ristorante consigliato da una guida locale.

Gioia era in lungo quella sera, capelli ‘piastrati’ e perfetti, trucco leggero perché tanto c’era l’abbronzatura, labbra color rosso corallo.

e un profumo celestiale…

li trovammo già al bar e non riuscimmo nemmeno a sederci che avevamo davanti i nostri aperitivi con un vassoio di stuzzichini vari che l’hotel elargiva in quantità industriale, e di nuovo ricominciammo a parlare, a ridere senza controllo, a raccontarci cazzate.

era davvero bello stare con loro, erano la coppia di amici che ci erano mancati in tutti questi anni, o che avevamo perso.

“allora, abbiamo prenotato per le otto e mezza” ci disse Renato, “che facciamo ragazzi, chiamo il taxi?”

“certo!” rispose Gioia che sprizzava felicità da ogni poro, “non vedo l’ora di provare il vostro ristorante!”

e in quel clima di amicizia e spensieratezza arrivò il nostro taxi, un van Mercedes molto confortevole, che in una decina di minuti ci portò al ristorante, un posto… a cui non avresti dato un euro da fuori ma che dentro era una meraviglia.

ci accolse un cameriere ossequioso che con una specie di salamelecco complimentò le due signore e ci portò ad un enorme tavolo rettangolare, molto strano, con due posti affiancati sul lato lungo e gli altri due dalla parte opposta ma ad un metro e mezzo di distanza!

e lì prese il sopravvento Gioia…

stavamo per sederci due per parte, a coppie regolari, ma ci fermò.

“perché non cominciamo a scambiarci qui, al tavolo?” ci propose, lanciandomi allo stesso tempo un’occhiatina maliziosa.

“poi… potremmo continuare anche dopo, che ne dite?” aggiunse.

Renato e Cinzia si lanciarono lo stesso tipo di sguardo e tutti cortesi si invertirono di posto, così mi trovai accanto Cinzia tutta sorridente ed anche eccitata, e Gioia si avvicinò a Renato che si dimostrò elegante e vero gentiluomo riempiendola di complimenti, cosa che non riuscii a fare con Cinzia perché non avevo la loro… naturalezza ma mi sentivo parecchio legato.

la distanza del tavolo non favoriva le conversazioni attraverso i due lati del tavolo ma solo con i vicini anche perché il ristorante era insospettabilmente rumoroso e obbligava ad alzare di molto la voce.

“allora, Mauro, dentista vero?” mi chiese Cinzia per rompere il ghiaccio, cosa che gli altri due dall’altra parte non avevano bisogno perché parlavano e ridevano come se si conoscessero da sempre.

“quindi? avete deciso?” mi chiese, “stasera… eh?”

“è un’idea tua o di Gioia?” mi chiese, incalzandomi.

“prima di entrare non ne avevo la più pallida idea…” le risposi.

“tipico…” mi disse, “nella vostra coppia è Gioia che gestisce gli scambi?” mi chiese, forse un pelo sfacciata.

Prima di andare avanti…

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