“dipende…” risposi, “ne parliamo, non si decide unilateralmente, no?”
mi guardò come si guarda un bambino che dice le bugie, e allora me ne stetti zitto.
“hai visto come sono belli?” mi chiese mentre Gioia e Renato ridevano come scemi.
“davvero… lo stavo notando anch’io…”
e mi sorrise in modo strano.
“tu… sei uno che se la prende quando sente parlare di sua moglie negli scambi?” mi chiese, senza che capissi molto perché ero intento a scrutare gli altri due.
“no… non credo…”
“stasera Renato te la fotte, lo sai, vero?” mi disse a voce bassa, “non ci sono mezze misure, guardali…”
e li guardai.
“scommetto che si sta già bagnando…” aggiunse, “conosco quell’espressione in una donna che scambia, quando è interessata all’uomo…”
“davvero?” le chiesi, e senza cedimenti le chiesi “e tu? tu sei bagnata?”
mi guardò e sorrise.
“sono un lago…” rispose, “vuoi sentire?”
scossi la testa e le strappai una risatina, e allora Cinzia intromettendosi tra i due chiese se non fosse ora di ordinare qualcosa perché aveva fame, e così interruppe l’idillio amoroso che si stava sviluppando prima del tempo.
mangiammo e ridemmo, e bevemmo e ridemmo ancora continuando a bere perché ormai i nostri pranzi e le nostre cene erano un tripudio di risate e di allegria, di buona cucina e buon vino, il tutto condito con quel… pizzicore che si veniva a creare quando ci guardavamo e ci desideravamo a vicenda.
eravamo pronti, Cinzia mi provocava e non sembrava voler smettere, Gioia rideva e rideva ma a un certo punto, a cena ormai finita, smise di ridere.
conoscevo quel cambiamento improvviso e conoscevo anche quell’espressione e quella smorfia sulla bocca… la conoscevo fin troppo bene.
“oh cazzo…” riuscii solo a dire, mi alzai di scatto e andai a prenderla tirandola su per le spalle, la portai di fuori trascinandola e poi letteralmente tenendole sollevati i piedi da terra corsi di fuori arrivando alla barriera degli scogli pochi istanti prima che rigettasse tutto in un unico conato.
inutile descrivere la scena, Cinzia uscì poco dopo e si offrì di stare con lei che ormai era ko mentre io entravo scusandomi con il proprietario che era accorso a vedere che stesse succedendo, pagai tutto per “rimediare” al casino (anche se Renato non era d’accordo) e scusandomi con i nostri due amici proposi loro di restare, mentre io riportavo Gioia in hotel.
“ma non se ne parla…” mi rispose subito Cinzia, “rientriamo anche noi, le facciamo preparare una bella camomilla e restiamo a prendere un po’ di fresco e starà subito bene, vero tesoro?” le chiese.
“scusate…” mormorò piagnucolante Gioia, “io… stavo un po’ male ma non volevo… rovinare la festa…”
Cinzia se la coccolò e la baciò dicendole che era tutto a posto e che non aveva rovinato assolutamente niente, poi arrivò il nostro taxi e in pochi minuti eravamo di ritorno in hotel, e come volevasi dimostrare Gioia si addormentò, altro che “già stata male prima”, si era sbronzata e di butto, magari facendo anche indigestione.
salutai Renato e Cinzia scusandomi come potevo senza essere troppo lamentoso perché non solo avevamo rovinato la cena ma anche lo scambio, poi portai Gioia in camera e la spogliai mettendola sul water per fare pipì e infine la misi a letto, facendole indossare una mia maglietta come pigiama e un paio di miei boxer, e in pochi istanti si addormentò profondamente ronfando felice.
erano solo le undici e la serata era già finita, proprio come quando eravamo a casa e non avevamo niente da fare mettendoci a letto come Sandra e Raimondo, ma non potevo fargliene una colpa, Gioia si stava lasciando andare e si divertiva, aveva solo bevuto un po’ e… era successo.
pazienza.
aspettai a raggiungerla a letto perché volevo essere sicuro che non le venisse ancora la nausea, navigai un po’ in internet e verso mezzanotte sentii bussare alla porta.
ero con addosso i soli boxer, indossai una maglietta e andai ad aprire trovandomi davanti Cinzia, anche lei in maglietta e pantaloncini e piedi nudi.
“come sta?” mi chiese, “meglio?”
“sì, certo…” le risposi, la feci entrare e mi scusai ancora per tutto quanto era successo e Cinzia mi abbracciò stringendomi forte e facendomi sentire le zucche sul petto, poi si staccò.
“ehi, sono cose che succedono…” mi disse sottovoce per non svegliarla, “sai quante volte Renato mi ha portato a casa in braccio perché ero sfatta?”
sorrisi, ma ero imbarazzato comunque.
“io però sono venuta a che per te, per sapere come stavi” disse ancora, “e per sapere se… avevi bisogno di qualcosa…”
e me lo disse in quel modo che… non c’era bisogno di interpretare quello che voleva offrirmi…
mi mise le mani sul petto e lentamente scivolò in basso fino a mettersi in ginocchio, e mentre mi guardava fisso negli occhi mi abbassò i boxer facendo uscire il mollaccione, spostò leggermente la testa e se lo succhiò in bocca ancora molle usando le labbra per scappellarlo senza toccarlo con le mani.
ci mise un secondo a diventare duro e in quattro e quattr’otto Cinzia mi stava spompinando alla grande facendo avanti e indietro con la testa, con le mani sulle mie chiappe per tenersi ben salda e non farmi scappare prima che avessi fatto il mio dovere di uomo.
usò anche le mani e me lo pompò a dovere alternando sapientemente pause e affondi, leccate di palle e succhiate clamorose, e quando arrivai al dunque facendole capire che ero pronto se lo cacciò giù in gola aspettando che le venissi dentro e in pochi istanti le sborrai in bocca, la vidi ingoiare e ciucciare imperterrita mentre mi mandava in orbita usando labbra e lingua, e dopo avermi strizzato le palle e succhiato fuori ogni residuo di sperma me lo rimise via e si alzò, sorridente e soddisfatta.
“volevo solo augurarti la buonanotte…” sussurrò, mi diede un bacio sulla guancia e poi se ne andò via lasciandomi solo.
“oh cazzo…” sussurrai, “ma qui… sono tutti una manica di pazzi…” e lasciandomi andare sul letto chiusi gli occhi, riaprendoli per guardare Gioia dormire.
“buonanotte pazzerella…” le sussurrai, le posai un bacio sulla testa e dopo aver spento la luce chiusi gli occhi, senza vedere che Gioia aveva aperto i suoi.
e che sorrideva…
il mattino successivo mi svegliò lei, sorridente.
“ehi, amore… come stai?” le chiesi, e lei annuì.
“mi gira ancora un po’ la testa ma sto bene…”
la portai in bagno e la feci sedere sul water lasciando che facesse pipì e popò, la controllai da fuori per evitare che cadesse ma quando la vidi stare in piedi ben salda e farsi il bidet mi sentii meglio, crisi rientrata.
e a vederla così, ancora un po’ confusa e mezza addormentata, mi maledissi per averle dato l’ennesima coltellata nella schiena, perché se anche un pompino non era sesso… non era stata comunque una bella azione.
ma me lo sarei tenuto dentro, come tante altre cose.
una volta vestiti e rimessi a nuovo scendemmo a fare colazione e mezz’ora dopo arrivarono anche loro, le fecero le solite domande di rito e si sorbirono le scuse anche petulanti di Gioia, e lasciandoci il nostro spazio si ritirarono in un altro tavolino.
Gioia mangiucchiò qualcosa ma riuscii almeno a farle bere una tazza di thè, avrebbe avuto modo di recuperare, e mentre pensavo a cosa potevamo fare in quel penultimo giorno di vacanza arrivò una delle cameriere con un piattino e un biglietto.
“il signor Rastrellì?” mi chiese con accento pesantemente ‘poco corso’ e molto continentale.
“sì?”
“telefonata per lei… prego…”
guardai Gioia che alzò le spalle, presi il telefono e… spento.
“cazzo…” sussurrai facendoglielo vedere e allora Gioia trasalì, e ancora prima che mi allontanassi stava già chiamando Sara che rispondendo prontamente ci tolse un peso dallo stomaco.
