“deve essere per lavoro…” le dissi, “vado a sentire…”
seguii la ragazza che mi condusse ad una cabina di vecchio tipo, con ancora il telefono in bachelite nera.
“prego…” mi disse indicando l'apparecchio, alzai la cornetta e dopo un paio di click sentii qualcuno dall’altra parte.
“pronto?” chiesi.
“dovevo arrivare a questo?” disse una voce che ben conoscevo, e che mi fece trasalire.
Stella.
“dovevo chiamarti in hotel per parlare con te?” mi disse ancora, “perché sei così… ostinato?”
ero… paralizzato dal furore.
“allora, non mi dici niente?” mi chiese, amichevole, “niente frasi di circostanza o un ‘come mi fa piacere sentirti’, niente?”
non riuscivo ad aprire bocca, ancora non credevo a quello che stava succedendo.
“ti ho chiamato perché ho bisogno di te” disse, “venerdì prossimo, al club”
“tu… sei… pazza” le dissi, “io non… non voglio… più avere a che fare con te!” farfugliai accecato dalla rabbia, “come ti permetti… come ti sei permessa di… rompermi in coglioni!”
“ho bisogno di te, venerdì prossimo” continuò imperterrita.
“no” le risposi, “no, no e ancora no!”
“non voglio avere niente a che fare con te, mai più, non sono stato chiaro?”
dall’altra parte silenzio.
“sono stato chiaro?” ringhiai, ormai in preda alla collera, “non voglio più…”
“SOLDI!” esclamò, interrompendomi, “SOLDI! sto perdendo un sacco di SOLDI per colpa vostra, per colpa TUA!”
“non me ne frega un cazzo dei soldi che perdi, sono cazzi tuoi, non miei!” continuai a dire con tutta la rabbia che avevo in corpo, “non voglio più saperne niente di te, del tuo club di merda e di tutta la merda che ci gira dentro!”
“è stata solo colpa tua” continuò, sospirando, “solo colpa tua… solo colpa tua…”
le risi in faccia, sperando che Gioia non mi vedesse.
“sei patetica” le dissi, “sei patetica e sarai sempre patetica, e adesso puoi andare affanculo tu e tutto il tuo club, non voglio più sentirti, chiaro!”
“mi hai fatto perdere un sacco di soldi perché mi hai portato via Gioia, lo sai questo vero?” azzardò a dire.
“NON ME ME FREGA UN…” gridai ma cercando di controllarmi tornai a parlare ad un volume più controllato “non me ne frega un cazzo dei soldi che hai perso, Gioia non tornerà mai più, sono stato chiaro? Gioia è mia, mia moglie, non… la tua puttana!”
“davvero?” sussurrò, “lo credi davvero? credi davvero che Gioia sia tua? per sempre?”
“io… Stella, io… io ti ammazzo” la minacciai, “prega il tuo dio di non incrociare mai più me o la mia famiglia o quanto è vero iddio io…”
“è venuta lei da me, non l’ho cercata io…” disse, serafica.
e non riuscii a rispondere.
conoscevo la storia, Gioia mi aveva detto tutto.
“Gioia voleva fare la escort, lo sai questo, vero?” disse, con tono sicuro, “è venuta da me perché voleva diventare una escort di lusso, una di quelle che si fanno scopare da quelli con i soldi…”
cominciavo a vedere nero, ero così… furioso che non riuscivo quasi a respirare.
“sono stata io che le ho detto di no, che non era cosa per lei” continuò, “e sai che cosa mi ha detto? che era quello che voleva fare, e che l’avrebbe fatto”
avevo il cuore in gola, respiravo a fatica e stavo sudando copiosamente.
“mi ha detto che se voleva diventare una escort lo sarebbe diventata, con o senza di me” aggiunse, “e che se voleva non c’era niente che l’avrebbe fermata…”
“sei solo una bugiarda” le dissi ormai al limite delle mie capacità di autocontrollo, “una troia bugiarda che non ha più niente da dire, e si inventa queste… queste porcate!”
“è venuta lei da me, non l’ho cercata io” continuò, “voleva fare la puttana per gioco o per soldi, quello non me l’ha mai detto, ma voleva esserlo, a tutti i costi”
mi sedetti pesantemente e quasi persi i sensi, ma inspirando profondamente mi ripresi.
“chiamala escort, chiamala come vuoi, ma lei… è venuta per quello, e io… ho puntato su di lei”
odiavo quello che stavo pensando, ma… aveva un senso.
“abbiamo fatto tutto il percorso insieme” continuò, “ed era pronta, avevo già i clienti per lei, clienti che avevano già pagato… per scoparsela!”
mi fischiavano le orecchie, stavo davvero per andare sotto shock.
“e poi ti sei intromesso tu” ringhiò a sua volta, “e hai rovinato tutto, hai… distrutto tutto quello che avevo fatto, tutto quanto!”
“i clienti mi hanno denunciato al club e il club… ha modi per farla pagare a chi sporca il nome, ti basti sapere questo” continuò, “e mi ha dato un’altra possibilità con un giro di persone molto importanti, gente molto in vista, gente che ti può cambiare la vita”
avevo il cuore che sembrava volermi uscire dal petto.
“non posso più avere Gioia, ok, ma posso avere te” disse, dura, “non posso ripagare i miei debiti con lei? li ripagherò con te!”
“tu… tu sei pazza…” riuscii finalmente a dire, “tu sei… da denuncia, da galera!”
“certo, certo…” rispose, “sei credibile, come le tue minacce…”
“e… a proposito, pensi che le foto e il filmato che hai ricevuto siano gli unici?” continuò, e fu come ricevere una coltellata in mezzo al petto.
“c’è di molto, molto meglio, sai?” continuò, ridendo, “vuoi vedere la tua dolce mogliettina… fottuta? inculata? la vuoi vedere con la doppia penetrazione? la vuoi vedere, eh? non devi fare altro che chiedermelo, e io ti mando tutto ma non solo a te, anche a un sacco di gente che ti conosce, vero dottore?”
ero fottuto. assolutamente fottuto.
“sei solo una troia” ringhiai, “solo una sporca, lurida troia!”
“certo, sono una troia, una grandissima troia, una che si fa sbattere da chiunque…” rispose, “e questa troia ti vuole venerdì sera, alle dieci al club! solo, giacca e cravatta!”
“sì, ci vengo al club” le risposi, “ci vengo e ti ammazzo”
non mi ascoltò nemmeno.
“venerdì, alle dieci” continuò, “e di alla tua mogliettina che rientrerai in giorno dopo, qualcosa ti inventerai, sono sicura… dille che hai impegni di lavoro…”
“tu sei… pazza…” riuscii solo a dire, al colmo della frustrazione ma anche dell’impotenza.
“venerdì, alle dieci…” continuò, ma stava per chiudere, “hai visto chi ho per te, l’hai riconosciuta, vero?”
inspirai profondamente e esalai un lunghissimo respiro.
“sì”
“le ho fatto vedere la tua foto, le ho parlato di come ti muovi e di come tratti una donna a letto, e lei vuole te…” disse, “ho garantito per te, vuole te e solo te…”
stavo andando in tilt!
“e se farai il bravo…” aggiunse ancora, “non sarà l’unico grandissimo pezzo di figa del mondo dello spettacolo che ti scoperai, te lo prometto!”
“e mi ringrazierai, vedrai che mi ringrazierai” disse ancora, “e io saprò mantenere la mia promessa, e quelle foto non vedranno mai la luce del sole, parola di Stella!”
“Stella… io… io ti…” cercai di dire ma non me ne lasciò il tempo.
“non farne parola con Gioia, questo lo sai già, non serve che te lo ricordi” tagliò corto, “ricordati, venerdì alle dieci”
ero disperato, distrutto.
se avessi rifiutato la mia carriera, la mia reputazione sarebbero state distrutte per sempre per non parlare di Gioia, che non sarebbe più potuta uscire di casa dalla vergogna.
senza contare che sarebbe la fine, quella vera, del nostro matrimonio.
“Gioia… cos’hai combinato, Gioia…” sussurrai, e oggiamente dall’altra parte Stella sentì tutto.
“adesso sta a te” concluse, “venerdì, alle dieci, al club, ci sarai?”
ci misi credo una decina di secondi per rispondere, recuperai fiato e concentrazione, inspirai e poi espirai prima di rispondere.
“ci sarò”
fine capitolo 4
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
scrittore per gioco e per passione...
Altri racconti di metzenbaum
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.