“lo sai che mi fai bagnare se continui, vero?” mugolò mentre le palpavo il seno, “poi non lamentarti se salto addosso a qualcuno, ok?”
non le risposi ma le sorrisi.
“mmm… sì, così, continua…” sussurrò mentre le pizzicavo i capezzoli, e allora… allora mi venne in mente il giochetto che facevamo anni prima, e glielo proposi.
“vuoi… farmi venire senza toccarmela?” mi chiese poco convinta.
“ci voglio provare… una volta funzionava” le risposi, “e… non era difficile…”
“ma… amore, sono passati… vent’anni!” ridacchiò, “il corpo di una donna cambia…”
“e anche la testa” aggiunse, un po’ criptica.
“scommettiamo che ci riesco?” le proposi, “dammi… dieci minuti e ti faccio venire, che ne dici?”
“senza… toccarmi la patatina?” mugolò maliziosa, annuii e allora sorrise.
“datti da fare amore mio…” mugolò, e mettendosi comoda mi lasciò continuare.
usai tutti i trucchi possibili, la baciai (il sapore del latte doposole non era nemmeno male, speravo solo che non fosse tossico!) e la leccai nei punti erogeni evitando ovviamente la zona inguinale arrivando a succhiarle le dita dei piedi per farla eccitare sempre di più e dai segnali che mi mandava capii che era molto ma molto vicina, i capezzoli erano eretti, le gote arrossate, il respiro accelerato così come il polso, la pelle d’oca sulle braccia e non da ultimo il profumo acre che emanava dalla vagina.
e insistendo sui capezzoli mi resi conto che funzionava, e funzionò così bene che improvvisamente la sentii dire “oh, vengo…” con voce roca, grugnire qualcosa e poi lasciarsi andare quando il piacere la travolse, toccandosi da sola la figa che ormai era un lago anche se non gliel’avevo più toccata.
mi chiamò a sé e ci baciammo, profondamente, sentii le sue mani sul cazzo e poi me le trovai nei boxer quando me lo agguantò già duro come il marmo, ma… non erano quelle le mie intenzioni.
“hai perso, lo sai?” le sussurrai mentre mi guardava stranita perché le avevo tolto il giocattolo dalle mani.
“sì ma…” provò a protestare, ma la zittii con un bacio.
“adesso voglio il mio premio…” le sussurrai, “e non mi puoi dire di no…”
mi lanciò uno dei suoi sguardi assassini e fece una risatina, poi si morsicò il labbro.
“io lo so qual è il premio che vuoi…” sussurrò a sua volta, “e… ti assicuro che sarò brava, molto, molto brava…”, e finì la frase leccandomi ripetutamente le labbra con quel gesto che da sempre preannunciava sesso nella nostra coppia (e un pensiero molesto e malato mi si piantò nel cervello facendomi chiedere se lo faceva anche con gli altri, ma con un colpo di spugna lo cancellai concentrandomi solo sul presente).
“ma io non voglio che mi fai un pompino…” le sussurrai, “voglio fare un’altra cosa…”
spalancò gli occhi quando la presi le caviglie e la tirai verso di me, e un istante dopo aveva le cosce spalancate.
povera la mia patatina, ormai era una cosa…enorme, era sempre uno spettacolo da penetrare e da leccare ma aveva perso tutto quel “fascino” che aveva durante la giovinezza…
cominciai a baciarle l’interno delle cosce e poi ci andai giù dritto e alla prima leccata la feci gemere e inarcare la schiena: e la mia tattica era sempre quella, usare due dita per aprirgliela e leccarla dentro, in profondità, per poi succhiarle il clitoride e anche le grandi labbra sconvolgendola.
anche alla “sua età” manteneva una reattività sessuale incredibile…
continuai a leccargliela a perdifiato, coinvolsi anche il buchetto che aveva quel sapore strano e amaro che ben conoscevo dopo quei giochetti fatti in passato ma mi dedicai solo e soprattutto al suo piacere: la feci venire quasi subito avvertendo il sapore dolciastro delle sue secrezioni vaginali, leccai tutto e ingoiai saliva mista ad umori e chissà cos’altro e continuai fino a farla venire una seconda volta consecutiva, ormai così eccitata e sfatta da avere la voce così alta da farsi sentire il tutto il piano (“proprio come Stella”, pensa), e continuando ad insistere anche se ormai mi doleva il collo le feci arrivare al terzo orgasmo, sofferto e quasi doloroso, per un totale di quattro nel giro di un quarto d’ora.
non male per una milf ultraquarantenne…
era sfatta ma questo non le impedì di abbrancarmi il cazzo e le palle per farmi vedere quanto era pronta, ma quando la baciai allora si lasciò andare concentrandosi su quello, un altro bacio profondissimo e sensuale, con scambi di saliva, cozzare di denti e leccate di labbra, fino a che ci trovammo ansimanti e a corto di fiato, occhi negli occhi.
“era questo il tuo premio per avere vinto?” rantolò, “leccarmi così tanto la patata da farmi mancare il fiato?”
“no…” le risposi, “questa era solo la preparazione… spirituale” aggiunsi facendola ridacchiare, “il mio premio è un’altra cosa che devi fare per me…”
“mmm…” mugolò sensuale, “sono qui tutta per te amore mio…”
incredibile che ci fosse ancora quella complicità tra di noi, a quarant’anni il sesso non è così scontato anche nelle coppie più affiatate.
“dai… dimmi cosa devo fare…” sussurrò pronta per un nuovo gioco esaltante, ma… forse la delusi.
“voglio sapere com'è andata la prima volta che hai scambiato” le sussurrai.
mi guardava fissa, eccitata, poi diventò seria e poi tornò a sorridere.
“io… io lo sapevo” sussurrò, “era solo questione di tempo, sai? io lo so che sei un dannato curiosone e che non ti fermi neanche davanti a cose che ti potrebbero fare male…”
scossi la testa.
“è così o non è così?” mi chiese accarezzandomi una guancia.
“sì, è così…” risposi.
allora Gioia mi fece stendere accanto a lei e mise la testa sul mio petto, come quando dormivamo insieme, inspirò profondamente e poi me lo chiese.
“io… se vuoi ti racconto tutto” disse, “però voglio che mi prometti una cosa”
“sì”
“che se… ti sentirai a disagio o se ti farò… male, me lo dirai, e io smetterò e non te ne parlerò più” mi disse, “me lo prometti?”
“sì”
“allora… ok” sussurrò, e cominciò a raccontarmi.
ovviamente il primo vero scambio era stato con Enrico, non aveva altre cose da raccontarmi ma quello già lo sapevo.
dopo essere partiti insieme in auto dal parcheggio del locale l’aveva portata subito in hotel, aveva fatto portare dello champagne e l’avevano stappato bevendo alla loro salute e anche alla nostra, ad una lunga amicizia, e dopo aver… scaldato bene la serata aveva cominciato il suo gioco.
l’aveva sedotta e accarezzata, e toccata, poi si erano baciati, profondamente, e mentre lo facevano lui le aveva aperto la zip dell’abito dietro alla schiena, e sorridendole le aveva scostato le spalline lasciandolo cadere a terra, istintivamente Gioia si era coperta i seni ancora coperti dal reggiseno ma lui le aveva tolto le mani e aveva ricominciato a baciarla e ad accarezzarla, e mentre andava avanti con quel suo gioco di seduzione le aveva aperto il gancio del reggiseno e gliel’aveva sfilato facendo uscire le tette impedendole di coprirsi, restando ad ammirarle.
“poi mi ha preso per mano e mi ha portato sul letto, mi ha fatto stendere e allungare le gambe e mi ha levato le mutandine, e mi ha detto che ero bellissima…”
“poi ha ricominciato a toccarmi e ad accarezzarmi piano, poi mi ha baciato i capezzoli e il collo e la pancia e poi… e poi è sceso, e mi ha aperto le gambe”
inspirava profondamente, evidentemente il disagio non era solo mio…
“e mi baciava la pancia e l’ombelico, poi… poi è sceso e ho sentito le sue labbra proprio lì, e poi… e poi la sua lingua, dentro…”
il pum pum pum del suo cuore lo sentivo sul mio petto.
“mi ha leccato, ma non mi ha fatto venire, forse ero troppo tesa” continuò, “allora si è alzato e ha cominciato a spogliarsi ma per… tenermi calda mi ha detto di toccarmi, e io l’ho fatto…”
“poi… poi si è spogliato e…” continuò, e la sentii deglutire, “l’ha tirato fuori, e non… non era proprio… come… come il tuo… ecco”
non so perché ma mi senti bene… maschilismo puro? provare piacere nel sapere che sono quello che ce l’ha più lungo di tutti i suoi amici? mah…
“insomma, è più corto, e neanche duro… del tutto” continuò, “però io continuavo a masturbarmi e forse a lui quello bastava perché si è disteso sul letto e me l’ha lasciato prendere, e allora… allora io…” provò a dire, ma si fermò.
“amore…” mi chiese dubbiosa, “ma vuoi davvero che… ti racconti… tutto?”
annuii, allora Gioia sospirò e continuò.
“allora… ho cominciato a leccarglielo sulla punta e poi sono scesa sulle palle…” continuò, e quello mi fece venire i brividi.
“poi… poi l’ho… l’ho succhiato e gli ho fatto un pompino” continuò a raccontare, ero in ginocchio e facevo su e giù con le labbra e lui con le mani mi toccava… mi toccava…”
“ti toccava la figa?” la incalzai, eccitato.
“sì, mi toccava la figa… e il buco del culo” sussurrò, “mi metteva le dita dentro e le muoveva, per eccitarmi”
“allora era pronto e si è messo il preservativo, e quando l’ha messo su gli sono salita sopra e… e…” tentò di nuovo di raccontare ma le mancava la forza per farlo, così dovetti… aiutarla.
