“te lo sei fatto scivolare dentro?” le chiesi.
“sì…” sussurrò, “l’ho lasciato entrare…”
si stava eccitando anche lei, o la sua era solo paura, o imbarazzo, o tutti e due, paura per una mia reazione… scomposta (mi aveva detto che vedermi prendere a pugni lo stesso Enrico per lei era stata una cosa… sconvolgente!) o addirittura rabbiosa, ma anche grazie ai miei incitamenti la superò.
“e… lo sentivi dentro?” le chiesi, appunto incitandola ad aprirsi.
“sì… ma… poco, pochissimo” continuò, “non era… abbastanza per farmi eccitare…”
“non riuscivi a venire?”
“no… non sarei mai riuscita a venire così…” continuò, “e… e lui se n’è accorto e allora ha cambiato, mi ha messo… giù… in ginocchio…”
“alla pecorina?” la incalzai ancora.
“sì…” rispose, “mi ha messo alla pecorina e me l’ha messo dentro, e quando ha cominciato a muoversi e a… spingere allora ho cominciato a sentirlo…”
era in affanno, raccontava ma faceva fatica, ma lo faceva.
“poi mi è venuto sopra, mi ha penetrato e ha cominciato a scoparmi e… sì, lo sentivo ma non… non abbastanza, non mi faceva piacere…”
“e tu volevi provare piacere?”
“sì… non aspettavo altro che… godere!” esclamò.
“perché io… mi stavo scopando Stella?”
“sì, cazzo!” ruggì, tu ti scopavi quella… puttana di sua moglie e io non provavo piacere, e stavo impazzendo!”
la lasciai decomprimere, pronto per fermarla o incalzarla ancora di più ma ricominciò da sola.
“gli sono salita ancora sopra e ho fatto tutto io perché forse così riuscivo a venire ma non ci riuscivo, e allora… lui…”
“cosa ha fatto?”
“lui… mi ha toccato… l’ano”
sentii un groppo in mezzo al petto.
“è entrato con un dito e allora ho sentito… piacere, e l’ho tolto dalla figa e l’ho… fatto entrare… dietro…”
“te lo sei fatto mettere nel culo?” la incalzai ancora una volta per sbloccarla.
“sì…” ammise, imbarazzata o anche solo a corto di parole, “ho dovuto prenderlo nel culo per sentire qualcosa…”
“gli ho lasciato fare quello che voleva” ricominciò, “mi toccava le tette e mi faceva succhiare le dita che sapevano di me, poi mi scopava da sotto ma… non mi dava piacere, anzi, era… fastidioso e allora l’ho tolto e me lo sono fatta entrare ancora nella figa, e ho cominciato a muovermi io, e quando mi muovevo sentivo piacere quando… quando strusciavo il clitoride sulla sua pelle, sui suoi peli, e finalmente… sono riuscita… a venire…”
ansimava da tanto il suo racconto era violento e acceso e brutale.
“e poi… e poi è venuto anche lui, ha fatto qualche movimento e poi si è lasciato andare perché era distrutto…”
deludente, davvero, povero Enrico…
“allora mi sono alzata e… sono andata in bagno a lavarmi e quando sono tornata lui si era già rimesso i boxer e mi aspettava, mi sono messa slip e reggiseno e sono andata sul letto, lui mi ha accarezzato i capelli e mi ha dato un bacio sulla fronte poi ha chiuso gli occhi e si è addormentato…”
e poi… silenzio, lo stesso che doveva esserci in quella camera d’hotel quella notte.
e così ecco il racconto dettagliato che non avrei mai dovuto sentire, ma che avevo voluto sentire.
“non… non è stata una gran cosa” sussurrò, “non che… cercassi chissà che cosa, era solo per… per dire di averlo fatto, per dire di aver fatto quella cosa dello… dello scambio”
quasi fosse un fosso da saltare, insomma…
“sei… sei arrabbiato?” mi chiese poco dopo, preoccupata.
“no, non sono arrabbiato, davvero…” le sussurrai, e tirandomela vicina le baciai i capelli.
“ho chiesto io questa cosa e tu… tu sei stata di parola, mi hai dato quello che ti ho chiesto, grazie…”
sospirò.
“non so… se mi devi ringraziare” disse, “ti ho appena raccontato come ho fatto sesso con un altro uomo… perché mi dovresti ringraziare?”
non le risposi e continuai a coccolarmela, e quel senso di… calore che mi trasmetteva il suo corpo lo sentivo in ogni cellula della mia pelle.
“a volte” sussurrò, “a volte mi sembra ancora così… così strano…”
‘immaginati a me…’ mi venne da dire.
“siamo… diventati… così” continuò, “ma non so ancora il perché…”
non c’era risposta da darle, e infatti non aprii bocca.
passarono diversi minuti di silenzio, poi Gioia si tirò su e guardandomi negli occhi… sorrise.
“e tu?” mi chiese.
“io cosa?”
“dai” mugolò, “racconta la prima volta con Stella!”
“Gioia, dai…” provai a dirle, ma non ci fu verso, insistette talmente tanto che mi prese per sfinimento.
“vuoi davvero che…” provai ancora a dirle, ma non mi lasciò nemmeno finire e esclamò “parla, cazzo!” seppur ridendo, facendomi capire che la dovevo piantare di tentennare…
“ha cominciato con un pompino in macchina ma questo lo sai già” le dissi, e ovviamente mi liquidò dicendo “non mi interessano i pompini, voglio il sesso!”
“voglio sapere come ti sei scopato quella puttana!” continuò, rabbiosa.
già, era quello che voleva sapere… dovevo adeguare la narrazione alle sue richieste.
“appena entrati in hotel l’ho spogliata e le ho tolto il vestito, sotto… non aveva il reggiseno e così le ho fatto uscire le tette…”
“sono grosse, vero?”
“enormi… due cose… così…” sussurrai, e ancora me le ricordai nelle mani che non ce la facevano a contenerle!
“e su un capezzolo ha il piercing…” aggiunsi e allora la sentii trasalire.
“lo voglio fare anch’io! da una vita, lo sai!” disse, “solo… che ho paura, mi hanno detto che fa male…”
“ma dai, continua!” mi incitò, e allora continuai.
“le ho tolto anche gli slip e…”
“slip o perizoma?” mi chiese.
“perizoma…”
“lo sapevo, lo sapevo… dai, dai non fermarti!” mi incalzò.
“le ho tolto il perizoma e ho trovato la passera pelosa” continuai, ma ancora una volta mi interruppe.
“chiamala figa, non passera”
era fuori controllo ormai…
“ok, le ho tolto il perizoma e ho scoperto che aveva la figa pelosa, una cosa un po’ strana, non credi? voi ragazze siete tutte depilate, ormai…”
“e… ti piacevano?” mi chiese.
“s-sì…” le risposi, “era… interessante, era una vita che non… vedevo più pelo…”
“vuoi… che me li faccia crescere anch’io?” mi chiese, “se ti piacciono posso anche farlo, sai?”
“no” le risposi, “tu sei tu, e sei perfetta così, credimi…”
“ti amo amore mio…” ridacchiò.
“poi mi sono spogliato anch’io e si è messa in ginocchio per pomparmelo, lo ha fatto e poi… poi le ho ricambiato il favore, le ho aperto le cosce e gliel’ho leccata anch’io, pass… cioè figa e buco del culo, tutto insieme…”
“e… com’è?” mi chiese, “il… il sapore, com’è?”
“è… il solito, Gioia, forse… forse tu sei più dolce…”
“ok, va avanti!” sussurrò.
“l’ho fatta mettere in ginocchio sul letto e l’ho presa da dietro, prima però mi ha fatto mettere il preservativo, ovvio, e poi le sono entrato dentro”
“e ho cominciato a scoparmela, a sbatterla di brutto, e dopo un po’ è stata lei stessa a chiedermi di fermarmi perché stavo esagerando e le facevo male…”
“hai fatto bene a scoparla così!” ruggì.
la sentivo respirare velocemente, era ancora eccitatissima e pendeva dalle mie labbra.
“e poi?” mi incalzò, “cosa avete fatto?”
“io… io stavo per venire e non riuscivo più a trattenermi, così mi sono tolto il preservativo e gliel’ho messo in bocca, e le ho scopato la faccia cacciandoglielo più giù che potevo, giù un gola, e quasi… quasi la soffocavo…”
“le stava bene, brutta puttana, la dovevi… strangolare quella troia!”
non avevo mai sentito Gioia così incattivita, mai.
non correva buon sangue tra loro, proprio no…
“e poi?” mi incitò.
“le ho sborrato in gola, l’ho schizzata dentro e le ho fatto ingoiare tutto…” conclusi.
“sei stato bravissimo… è così che si trattano le puttane…” ridacchiò.
“e poi… poi abbiamo continuato, ho rimesso il preservativo” (non volevo mentirle ma non volevo neanche rovinare il momento con pericolose gelosie o… fastidiose storie sulla sicurezza nel sesso) “e me la sono scopata come voleva, sul fianco, da sopra, da sotto, e ho sborrato un’altra volta, ma poi ero distrutto, e anche lei era stanchissima e non ce l’abbiamo più fatta a continuare…”
“e… avete finito così?” mi incalzò.
immaginavo che sapesse già tutto, ma con quell’ultima richiesta… ne ebbi la certezza, era una specie di interrogatorio quello, sapeva già tutto ma voleva che fossi io a raccontargliela la storia.
“no” risposi, “non è finita così…”
“ha voluto fare un sessantanove, e me la sono trovata sopra con la… figa sulla faccia mentre lei mi pompava il cazzo, poi l’ho messa contro il muro e l’ho scopata da dietro e…” cercai di continuare ma Gioia mi fermò.
“oh sì cazzo…” sussurrò, ma non mi disse il perché.
“e… abbiamo… finito così, non ce la facevamo più” le dissi omettendo ovviamente la scopata senza preservativo e la sborrata interna, “siamo crollati e ci siamo addormentati…”
“wow… che scopata…” ridacchiò, “la mia a confronto sembra quella di una vecchia…”
già… non aveva tutti i torti.
scese il silenzio, pesantissimo, ma Gioia tornò alla carica.
“e poi? basta?” mi chiese.
non volevo e non potevo mentire, ero ormai certo che quella fosse una specie di trappola!
“no, l’abbiamo fatto anche… anche al mattino dopo” continuai, e forse un po’ crudo le dissi “il mattino dopo si è fatta inculare…”
