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Erotika
Una coppia felice · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 32 min di lettura

Menzogne e mezze verità

è sempre difficile dire la verità, ma anche mentire (bene) lo è

metzenbaum
1 anno fa · 497 letture · 0

“senti qui che tarello…” sussurrò con la sua inflessione romagnola, “un bel tarello tutto per me…” ridacchiò e cominciò a scappellarmelo.

“ti farei un pompino qui, lo sai?” mugolò ancora, “e se ci vede qualcuno chissene frega, eh?”

“non credo che…” riuscii solo a dire, ma un istante dopo sentimmo la voce di Gioia che mi chiamava e con la velocità del fulmine Cinzia mi mollò il cazzo e si volatilizzò, alla faccia del “se ci vede qualcuno chissene frega…”

“amore?” mi chiamò, “amore, dove sei?”

“sono qui…” le risposi emergendo da dietro il tendone e Gioia mi venne incontro con un intero campionario di collanine e braccialettini chiedendo il mio parere su cosa scegliere, e cosa fa un bravo marito?

“perché non li prendi tutti?” le risposi, Gioia si fece un risolino infantile e poi scappò via tutta felice lasciandomi solo.

e ne avevo bisogno…

presi il telefono e pur con pochissima carica nella batteria e con troppa luce che mi accecava ripristinai il contatto di Stella (morivo dalla rabbia, ma dovevo farlo) e immediatamente sull’icona apparvero altri tre suoi messaggi, di cui uno vocale: mi aspettavo qualcosa di simile, ma fu un colpo lo stesso.

lanciai un’occhiata a Gioia che era ancora in compagnia di Renato e sentii che stavano ancora mercanteggiando con le sue ragazzine così mi isolai e ascoltai subito quello vocale, della sera precedente alle undici.

“è inutile che mi blocchi tanto so come raggiungerti e come farti sentire la mia voce e te lo farò vedere presto, è meglio per te se mi ascolti e se fai quello che ti chiedo, e anche se ti sarà difficile… credimi che lo faccio solo per il tuo bene perché ci tengo davvero a te, e non voglio vederti soffrire. chiamami”

ogni parola era un cucchiaio di miele mescolato con il veleno, sentivi subito la dolcezza e ti illudevi che ci fosse davvero solo quella ma poi arrivava il veleno che ti stroncava.

perché a quel punto non potevo avere solo il veleno? almeno non mi illudevo…

poi c’erano altri due messaggi, il primo di stamattina, poco prima della chiamata al telefono dell’hotel, e Stella scriveva “alla fine devo usare le maniere forti, come preferisci, ma poi non lamentarti, ok?”

se non altro manteneva quello che prometteva.

nel secondo Stella mi “girava” tutte le istruzioni per l’incontro (‘meeting’, così lo chiamava) di venerdì sera: la sostanza era che avrebbe organizzato tutto il club, io dovevo solo… partecipare.

punto di ritrovo fuori città in un hotel che non conoscevo personalmente ma che avevo sentito nominare, e dove c’era una prenotazione a mio nome: lo dovevo raggiungere nel pomeriggio di venerdì e lì avrei trovato tutto quello che mi serviva, e quella sarebbe stata la mia “base”.

alle nove sarebbe passato il driver a prendermi per condurmi al club e lì avrei fatto quello che dovevo fare, avrei incontrato le persone che dovevo accompagnare e il resto sarebbe arrivato da sé, ogni altra informazione mi sarebbe stata data in corso di serata.

tutto organizzato alla perfezione, ma di questo ne ero già al corrente perché ne avevo già avuto un assaggio alcuni giorni prima.

e chiudeva con una delle sue battute, che mi gelò il sangue.

“a proposito” scriveva, “lo sai che per venerdì sera sarò ufficialmente la tua mogliettina? non sei felice?” e aggiungeva le faccine che ridevano.

fui tentato di rispondere ma il ritorno di Gioia e la sua “piccola” felicità per l’acquisto di collanine e braccialettini mi fecero dimenticare tutto e fortunatamente riuscii a distrarmi anche se dentro avevo un masso piantanto sullo stomaco.

ma di una cosa ero felice, ammesso che potessi parlare di felicità in un momento come quello: Gioia era fuori, Gioia era estranea, o almeno così sembrava, o almeno così mi faceva credere, ma se quel gioco era ancora più complicato di quello che riuscivo a concepire… avrei avuto l’ennesima, enorme, colossale delusione da mia moglie, o quello che era rimasto di mia moglie.

l’ultima delusione, perché non avrei mai permesso di riceverne ancora.

nessun uomo avrebbe potuto sopportare, anche per amore, di essere tradito, di essere umiliato, di essere preso in giro e invischiato in un giro di scambio di coppie per giustificare una pulsione malata e perversa, ed essere continuamente sballottato emotivamente fino a perdere il senno.

per poi finire triturato in una macina solo per salvare quelle poche cose che gli erano rimaste…

no, non lo potevo più accettare.

scoprii di essere rimasto indietro mentre gli altri tre procedevano allegri e spensierati di bancarella in bancarella ridendo e scherzando tra di loro, e quello, in sintesi, era come mi sentivo: vedevo le altre persone ridere, divertirsi, del resto erano in vacanza, mentre io ero ancora inchiodato a quel maledetto venerdì sera di luglio.

e mi montò la rabbia, la voglia di… ribaltare tutto e di fuggire via urlando al mondo la mia furia, liberarmi da quel giogo che mi opprimeva e che mi regalava sesso “sporco” per ingoiare merda e stare zitto.

“amore…” sentii dire da Gioia che senza che me ne rendessi conto si era staccata dagli altri due e mi era venuta incontro: non rideva più e sul suo viso c’era tristezza e sconforto, ma non la volevo vedere così.

“amore, abbracciami…” mugolò, l’abbracciai e le baciai i capelli che sapevano di salsedine, e il suo veleno mi invase, perché ogni volta che ero con lei… mi faceva dimenticare tutto, si faceva perdonare tutto.

e stavolta il groppo non riuscii a mandarlo giù e sentii le lacrime che mi bruciavano gli occhi ma riuscii a mandarle indietro, io, non lei.

e Renato e Cinzia ci trovarono in quello stato, fermandosi a distanza immaginando che qualcosa non andasse ma ci pensò Gioia a spiegare tutto facendoli restare male.

ci offrirono amicizia e vicinanza ma Gioia preferì ringraziarli e chiedergli di lasciarci spazio così i due ci salutarono e sparirono sicuramente “ringraziandoci” per avergli rovinato anche quella giornata oltre alla serata precedente…

e fu particolarmente duro, almeno per me, sentirmi male dover raccontare una menzogna inventando il motivo per il quale ero giù, senza poter nemmeno avere la liberazione di poter parlare con Gioia e sfogarmi, sgravarmi di quel peso che mi stava uccidendo.

nessuno dei due ebbe voglia di pranzare, ci ritirammo in camera nostra e lì restammo fino a sera, Gioia dormicchiò mentre io finsi (fino ad un certo punto, comunque) di trovare altre soluzioni dopo la chiusura dello studio.

e mi scoprii a sorridere, perché forse… forse c’era voluto tutto quel casino per trovare davvero il coraggio di vendere tutto e ritirarmi sul lago a fare il dentista “quello di una volta”, con due stanze molto semplici per fare solo cosette banali i per curare i denti ai ricchi turisti tedeschi o olandesi che pagavano bene…

sì, ma poi?

“Gioia, Gioia, dove ti sei andata a cacciare?” mi chiese guardandola mentre dormiva, “ma cosa ti è saltato in mente?”

ma forse… forse non era nemmeno colpa sua, forse era stata davvero invischiata senza volerlo, forse Stella mentiva, forse il ricatto… forse qualsiasi cosa, ero troppo stanco per mettermi a pensare di nuovo a tutto, chiusi il portatile e chiusi anche gli occhi, poi andai a stendermi e sentii le fibre del corpo che si rilassavano, ma feci svegliare Gioia.

aprì gli occhi e mi vide lì accanto a lei e allora si girò ed appoggiò il viso sul mio petto, abbracciandomi.

ed ancora una volta scoprii che Gioia, nel bene o nel male, era l’unica… cosa che mi faceva veramente stare bene, perché averla vicina e sentire il suo calore… era tornare a vivere.

avrei potuto rinunciare a tutto, studio, lavoro, soldi, reputazione… ma non a Gioia, e questo mi legava, mi incatenava a qualcosa che mi stava uccidendo, ma di cui non potevo fare a meno.

e, forse, questo era usato contro di me.

verso l’ora di cena ci contattarono i due “orfani” per la cena, ci scusammo (ci pensò Gioia) ma rinunciammo, e poco dopo Gioia mi propose di partire la mattina successiva.

e dissi di sì, era meglio così, quel posto mi stava strangolando, erano successe troppe cose in quei pochi giorni, alcune delle quali mi avrebbero segnato la vita probabilmente per sempre!

e a giudicare da come si stavano mettendo le cose… probabilmente erano gli ultimi giorni che avrei potuto passare in serenità con Gioia prima che arrivassero i momenti dei chiarimenti.

era venerdì, la vacanza era durata solo sei giorni, ma evidentemente era destino… e col senno di poi mi dissi che non avremmo mai dovuto accettare l’offerta di Stella e Enrico (a proposito, non ne faceva cenno Stella, forse… forse anche lui era solo una marionetta nelle sue mani…).

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