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Erotika
Una coppia felice · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 32 min di lettura

Menzogne e mezze verità

è sempre difficile dire la verità, ma anche mentire (bene) lo è

metzenbaum
1 anno fa · 497 letture · 0

che ingenuo…

quella camera era “del club”, come poteva lei non avere libero accesso?

avevo un asciugamano legato in vita e nient’altro e Stella mi guardò curiosa.

“ti trovo bene…” disse, “non hai messo su peso, vedo… bravo, bravissimo…”

si alzò e mi raggiunse e quando fu a portata…

non si fece impressionare dal gesto, ostentando un sorriso sicuro, ma quando cominciò a far fatica a respirare e il suo viso diventò paonazzo allora mi mise le mani sul braccio per farmi staccare la mano che le bloccava la respirazione stringendole il collo, ma senza riuscirci.

i suoi occhi allora trasudavano paura, la sentivo, la percepivo.

sentii che emetteva dei rigurgiti come se stesse annegando e quando cominciarono a cederle le gambe allora mollai la presa facendola afflosciare come un sacco vuoto e sedere sul letto, di peso.

inalò aria e tossì, e quando si riprese si alzò furente e provò a mollarmi uno schiaffo ma le presi la mano al volo e gliela girai dietro la schiena facendole compiere una rotazone di centottanta gradi, trovandomela davanti di schiena, bloccata.

“che c’è?” le sussurrai, “non è il benvenuto che ti aspettavi?”

“figlio… di… puttana” ringhiò, “mi stavi soffocando, bastardo!”

“la prossima volta, Stella, la prossima volta…” le sibilai nell’orecchio, “la prossima volta non sarai così fortunata…”

la lasciai andare e me la trovai di nuovo davanti, sempre furente, sempre paonazza.

“la prossima volta saremo solo noi due…” ringhiai, ormai senza più controllo, “e quanto è vero iddio non tornerai a casa…”

“no?” mi sfidò.

“no, non lo farai” la sfidai a mia volta, avvicinandomi fino a sovrastarla fisicamente, “non tornerai più a casa, te lo giuro”

mi guardava… sprezzante, ma poi distolse lo sguardo, da vera codarda, e tornò a sedersi ma solo per un istante perché andò a specchiarsi e a controllarsi il collo, completamente arrossato.

“b-bastardo…” ringhiò, “guarda come mi hai ridotta…”

“ti è andata bene” le risposi, “credimi, è già tanto che non sei… accidentalmente caduta da quel terrazzino… ma non è escluso, sai, non è escluso che tu faccia un bel volo…”

diede una manata all’armadio e mi raggiunse, minacciosa.

“tu… tu credi che… sia… tutta opera mia, vero?” cominciò, “tu pensi che sia… colpa di questa troia di Stella, giusto?”

alzai le spalle.

“credi che se… mi fai sparire tutto torna alla normalità? tutto si risolve?” gridò.

“no, non credo” le risposi, calmo, “ma tu non ci sarai per vedere come andrà a finire, e questo mi basta, per il momento, al resto ci penserò”

non erano sicuramente le parole che voleva sentirsi dire, nessuno se le sarebbe volute sentir dire.

“hai… proprio deciso di farmi fuori, allora” continuò in tono più dimesso e meno… meno minaccioso, non le conveniva, “ok, lo capisco, visto dalla tua parte… è da capire”

non replicai e tornai in bagno a pettinarmi e a massaggiarmi la pelle rasata di fresco con la crema emolliente che usavo ormai da vent’anni.

“capirai che non c’è solo Stella, e che non ci sono solo… queste cose” continuò, “e forse… forse mi darai anche ragione, e capirai la mia situazione”

“crepa, Stella” le risposi.

“ok… crepa Stella è già qualcosa” continuò, “almeno non mi vuoi fare fuori, è già un miglioramento…”

“però” continuò e la sentii avvicinare, “però ti chiedo solo di lasciarmi spiegare la situazione…” aggiunse, e me la trovai sulla porta, nuda.

si era tolta i jeans e la polo Nike rosa che indossava e anche tutto il resto, ed era un spettacolo da vedere perché troia o non troia, rovina famiglie o tutto quel cazzo che era, ma come femmina Stella…

la guardai sprezzante continuando con il mio massaggio.

“posso?” mi chiese, facendomi capire che doveva entrare.

“cosa vuoi da me?” le chiesi, brutale.

“voglio che mi lasci fare la doccia” rispose, “devo prepararmi anch’io, come hai fatto tu”

“qui?” le chiesi schifato, “qui? in questa camera?”

annuì.

“siamo marito e moglie, ricordi?” disse, ma dallo scatto che feci e da come la fulminai con lo sguardo Stella arretrò, e chiuse la bocca.

la lasciai passare e la vidi entrare nella doccia, seppur con la coda dell’occhio, così uscii e la lasciai sola ritirandomi davanti alla porta che dava sul terrazzino da cui si dominava… il nulla.

“ma certo…” pensai “ecco il senso di costruire una struttura del genere tra campi arati e mais, con il niente tutto attorno… doveva essere un posto per… certe cose, per incontri clandestini, magari di gente che non voleva pubblicità o gente curiosa attorno…”

ma dove cazzo ero finito?

mi misi le mani sulla faccia e rimasi a guardare l’esterno, la campagna bruciata dal sole di agosto in piena pianura, non si vedeva muovere una mosca, né un volo di uccello, niente.

l’acqua della doccia si chiuse, sentii la portina di vetro che si apriva e poi il fruscio di un accappatoio o di una spugna e qualche istante dopo Stella uscì, e standomi alla larga (aveva imparato in fretta) andò a sedersi sul letto, un letto enorme, una volta e mezza il mio a casa che era già fuori standard di suo.

restò in silenzio per interi minuti, quelli che passai a guardare di fuori, poi aprì bocca.

“mangiamo qualcosa?” mi chiese.

e mi venne da ridere.

l’avevo minacciata di morte… e voleva mangiare.

“sarà una serata lunga, e anche la nottata” mi disse, “serviranno energie, lo sai…”

incredibile… Stella era semplicemente incredibile.

“e… che cosa? e dove?” le chiesi, “ci troviamo un posticino… romantico?”

“no” rispose con sufficienza, prese il telefono e me lo mostrò, “ordiniamo, qui funziona così…”

mi propose cucina cambogiana, non me ne fregava niente ma quando arrivò e assaggiai… presi un appunto mentale che Gioia ce la volevo portare a mangiare cambogiano.

“Gioia…” pensai, “povera Gioia, come ti sto… trattando…”

ma il pensiero “cattivo” mi sussurrò ‘perché, lei che cos’ha fatto con te?’ e allora cancellai tutto.

dovevo solo concentrarmi sul presente.

mangiammo e spazzolammo tutto alla faccia del non ho fame, e tra silenzi, uscite di Stella per fumare la sua e-cig che diventavano sempre più ravvicinate man mano passava il tempo arrivarono le otto.

“ti serve il bagno?” mi chiese.

nemmeno le risposi, e allora si chiuse dentro portando una sua pochette e uscì pochi minuti dopo, tesa.

“volevo… chiederti” mi disse, “se hai bisogno di qualcosa che i carichi un po’... qui c’è tutto”

“droga?” le chiesi con schifo.

non rispose, di fatto confermando, e mi fece impazzire dalla rabbia.

“come quella che hai usato su Gioia?” ringhiai davanti alla sua faccia, “come quella che le hai dato per… farla stuprare?”

“non… ho fatto niente” rispose, “io quella sera non c’ero…”

“NON ME NE FREGA UN CAZZO SE NON C’ERI!” gridai furioso, e Stella chiuse gli occhi per un istante temendo sicuramente il peggio.

“non me ne frega un cazzo se non eri lì” continuai, con le vene del collo e delle tempie che pulsavano, “è stata solo colpa tua…”

non dissi altro, non volevo rischiare che mi partissero le coronarie.

lasciai passare qualche istante di silenzio, poi glielo chiesi.

“è… cocaina?” le chiesi, “quella che c’è in bagno?”

“sì” rispose, “serviti pure… l’ho… preparata per te, se… se ne senti il bisogno”

avevo un blocco allo stomaco.

“l’hai… usata?” le chiesi.

“non uso droghe” rispose subito, “è per te, se ti… se serve…”

bastò uno sguardo per risponderle.

“se… ti serve… aiuto… per… stanotte” mi disse ancora, “c’è qualcosa anche per quello…”

non afferrai e lei lo capì.

“per… per l’erezione” aggiunse e allora ci arrivai, da vero sveglio.

“fottiti, Stella” risposi incazzato, e non la guardai nemmeno in faccia.

andai all’armadio e tirai fuori il completo nero, lo “provai” presentandomelo addosso davanti allo specchio e allora Stella mi raggiunse.

“metti… il blu” mi disse.

“fatti i cazzi tuoi” risposi, secco.

“sono in blu anch’io stasera” mi disse, inespressiva, “facciamo almeno… finta di essere marito e moglie, ci vogliono come marito e moglie e ci avranno come marito e moglie, intesi?”

non risposi, misi via il completo nero e presi il blu, che a guardarlo bene era davvero bello, Zegna, roba di classe.

presi un paio di boxer assolutamente nuovi e li indossai tenendomi coperto con l’asciugamano perché mi stava guardando, e dopo averli messi cominciai a vestirmi, calze, pantaloni, cintura, camicia… tutto nuovo, tutto di una qualità eccellente, ad occhio e croce in quell’armadio ci saranno stati venti e trenta mila euro di capi di abbigliamento tra uomo e donna…

scelsi un paio di scarpe a stivaletto, Ferragamo, e una volta pronto ad eccezione di giacca e cravatta le lasciai spazio: Stella indossava l’accappatoio e quando si trovò davanti allo specchio, e davanti a miei occhi, lo aprì lasciandolo cadere a terra restando nuda, si guardò la pelle del viso e del collo e con la coda dell’occhio vidi che mi scrutava, sorridendo.

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