“sai” mi disse Renato, che tra l’altro era simpaticissimo, “ sono gli stessi dubbi che vengono a tutti noi, a noi uomini, intendo, noi siamo possessivi, gelosi, maniacali, le nostre donne… loro sono più generose, per loro non è questione di possesso, è… ecco, generosità!”
“amore? sei generosa?” chiesi a Gioia, le alzò le spalle e scoppiammo tutti a ridere, e la serata finì così, ma mentre rientravamo in hotel…
“stasera ho detto no…” ci disse Gioia, “ma domani… domani è un altro giorno, lo sapete vero? e anche un’altra notte…”
ecco, quella era Gioia, una donna che era in grado di lasciarti a bocca aperta con due parole…
prima di salutarci ci concedemmo ancora una pausa in hotel, io con Renato davanti ad un whisky on the rocks e le due donne con un cosmopolitan, e parlando delle cose più disparate tornammo inevitabilmente a parlare di scambi di coppia.
“ho capito male o voi siete stati… un po’ traviati?”
“eh…” sospirai, e a grandi linee gli raccontai tutto, ma proprio tutto, senza omettere particolari (forse anche per colpa del troppo alcool o dell’atmosfera complice) e Renato sembrò prenderla abbastanza bene, poi… poi mi raccontò una storia abbastanza simile, anzi, forse ancora più destabilizzante della mia.
“anche lei ha avuto una deriva… di quel tipo” mi disse, “ma fa parte del gioco, scambiare non è… non è naturale, lo sai, e se per noi uomini ogni volta è una specie di sfida a scoparne il più possibile come fanno i leoni per loro è diverso, ma allo stesso modo uguale, anche loro non vedono l’ora di farsi scopare e farsi sentire usate, e sottomesse…”
non ero d’accordo.
“loro… loro sono così, quando gli hai dato il via libera per loro è davvero via libera!” continuò, “e chi le ferma più?”
qui non aveva torto…
“ti dicevo, anche Cinzia ha avuto una specie di crisi, voleva a tutti i costi essere… al centro dell’attenzione” mi raccontò, “e una sera si è fatta venire a prendere ed è tornata la mattina dopo, distrutta, e sul suo telefono non hai idea di quello che ho trovato… se l’erano scopata in tre, e sai che cosa vuol dire se sono in tre, le donne hanno tre buchi per prendere il cazzo…”
mi vennero i brividi al solo pensiero di Gioia che… e ovviamente ripensai alle foto e al filmato che avevo visto, uno nella passera e uno in bocca contemporaneamente li aveva presi, ne mancava un’altro e avrebbe fatto il pieno!
“comunque ne siamo usciti, e siamo ancora più uniti di prima” concluse, “quindi… mi sento di dirti di stare tranquillo, siete una coppia cementata e state bene insieme, a volte capitano le sbandate ma due come voi…”
“già, lo spero…” gli risposi, ma a quel punto non c’era più tempo per parlare perché le nostre donne stavano arrivando.
ci salutammo, baci e abbracci e strette di mano virili, poi tornammo in camera nostra.
“vuoi sapere una cosa?” mi disse ridacchiando Gioia, “quella Cinzia… è una troia!”
sorrisi e… sì, confermai, me l’aveva già detto suo marito che era una troia…
ci spogliammo e Gioia mi volò addosso a tradimento, mi cacciò la lingua in bocca e dopo avermi misurato tutto il cavo orale mi spinse sul letto e si appropriò del mio affare, me lo fece diventare duro e teso e poi attaccò a spompinarmi.
non mi lasciò mai il comando, montò sopra e si penetrò cominciando a cavalcarmi follemente mentre mi baciava con tutta la passione che era in grado di trasmettermi, e dopo aver raggiunto i suoi bravi orgasmi smontò e si mise alla pecorina, pronta per farsi prendere: mi tuffai tra le sue cosce e la leccai alla follia, cosce, vagina slabbrata, ano dilatato, chiappe, schiena, e ormai fuori controllo glielo piantai dentro fino alle palle facendola gridare, l’afferrai per i capelli e cominciai a sbatterla selvaggiamente arrivando praticamente subito alla sborrata, non riuscii a trattenermi e le inondai la figa sbrodolante iniettandole dentro tutta la mia rabbia, crollando insieme a lei sudato fradicio e con il cuore che batteva a mille.
avevo bevuto troppo e girava tutto, provai ad alzarmi ma non ci riuscii e anzi finii quasi per terra e allora la mia Gioia si prese cura di me, finì di spogliarmi e poi con un asciugamano bagnato mi pulì dal sudore e dalla schifezza che avevo appiccicata dalla pancia fino alle ginocchia, mi asciugò e poi si distese accanto a me accudendomi e coccolandomi fino a che non crollai.
forse non sarà stata la mia prestazione migliore, ma era stata quella in cui mi ero sentito… meglio dopo, quando mi ero sentito davvero amato, e coccolato, e… ancora amato.
il mattino dopo mi svegliò il trillo del mio telefono, allungai la mano per prenderlo ma Gioia schizzò fuori dal letto e lo prese al volo zittendolo, la sentii rispondere “pronto, ciao amore…” sottovoce e per un istante non ci capii più nulla… pronto amore… chi la stava chiamando, a quell’ora, ma quello era il mio telefono, chi mi chiamava amore…
ma che cazzo succedeva?
“papà dorme…” sussurrò Gioia, e allora mi rilassai, era la nostra Sara…
la sentii parlare della vacanza e del mare, delle mangiate di pesce e del vino meraviglioso della Corsica, rise, e poi le disse che sì, aveva delle foto da mandarle, poi si salutarono e mise giù.
finsi di dormire, allora Gioia cercò tra le mie foto e senti il ding ding ding dei messaggi che partivano, era sorridente ma improvvisamente…
non ci arrivai subito, ma quasi.
uscii dal letto e la raggiunsi per… per fare qualcosa, ma era tardi.
troppo tardi.
Gioia era inespressiva, guardava il pavimento con il telefono ancora acceso in una mano.
“amore…” provai a dirle, “adesso non devi…”
“mi hanno scopata, vero?” mi chiese.
che potevo dirle?
“sì”
“p-potevo immaginarmelo” continuò, “m-ma non ci volevo credere, non volevo… crederci… volevo… volevo che non… che non era vero, che era solo un brutto sogno!”
si alzò e mi abbracciò, poi scoppiò a piangere.
“perché” mi chiese singhiozzando, “perché, perché ho lasciato che mi facessero quelle cose?”
“perché ti avevano drogata, lo sai” le risposi.
“io… io non lo so, non mi ricordo più niente, io…“lo so, lo so…” le sussurrai, “queste foto le hanno fatte solo per poterti ricattare, e legarti a loro con la minaccia di farle vedere a tuo marito…”
“sì, lo so, lo sapevo…”
pianse ancora, poi si staccò.
“ti… ti prego” mi chiese, “cancellale! falle sparire… io… io non le voglio più vedere!” gridò stridula.
“ok, fallo tu” le risposi, “fallo tu stessa!”
riprese il telefono e con le mani che tremavano le cancellò, controllò che non ci fossero più nella galleria delle immagini e poi posò il telefono.
ci volle mezz’ora perché si rimettesse in forma, e dopo una bella doccia tornò (quasi) la Gioia di sempre.
“oggi stiamo un po’ insieme, solo noi?” mi chiese, ancora nuda.
“se me lo chiedi così…” le risposi, ma non raccolse la provocazione.
“sì, certo” le risposi, “come vuoi tu, io sto bene con te, quindi… perfetto!”
sorrise e mi abbracciò, poi si vestì (e piegandosi a novanta mi fece vedere il suo gran bel culo) e pochi minuti dopo uscimmo per scendere nel salone delle colazioni, che non era quello del Palace giù a casa ma non era affatto male, anzi, e di sotto ritrovammo i nostri nuovi amici che tuttavia ci salutarono ma se ne stettero per i fatti loro.
Gioia si alzò e andò al bar a farsi fare un altro caffè e così restai solo, presi il mio telefono e…
la schermata era ancora sulla galleria.
e c’era un messaggio che diceva “cancellare tutti gli elementi selezionati definitivamente?”
chiusi gli occhi per un istante e premetti no.
e sentii Gioia ridere con il bartender.
“non si cancella niente, Gioia…” sussurrai.
fine capitolo 2
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scrittore per gioco e per passione...
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