Vai al contenuto
Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva
Capitolo 2 di 814 min di lettura

La scrittrice di racconti erotici

la vicina torna alla carica e joe si sente sempre più a suo agio in sua compagnia

Asiadu01
1 anno fa · 574 letture · 5

Non sapevamo se ridere o baciarci.

Ma l’eccitazione era lì, tra di noi, appesa come una scintilla pronta a scoppiare.

Io allungai una mano e le toccai il ginocchio.

Lei non si ritrasse.

Le sue gambe erano calde, nude.

Salì lentamente con le dita, fino alla coscia.

Poi si fermò su quella pelle liscia, morbida, così vicina all’intimità che entrambi smettemmo di parlare.

Ci fu una pausa, lunga, sensuale, silenziosa.

I nostri sguardi si cercarono.

Raffaella si sporse piano, la fronte contro la mia.

Le sue mani sulle mie.

I nostri respiri uniti.

“Non possiamo farlo adesso,” sussurrò.

“Lo so.”

“Ma voglio che tu sappia una cosa.”

“Dimmi.”

“Mi hai già toccata. Nella testa. E in basso. Più di quanto immagini.”

Ci guardammo. Fermi. Tesi.

Poi ci allontanammo.

Pochi centimetri. Ma quanto bastava per restare sul filo.

Rientrai a casa con la testa in fiamme.

Chiusi la porta dietro di me e mi appoggiai al muro, ancora col fiato corto.

Il corpo teso.

Le mani che tremavano appena.

Avevo passato un’ora intera con Raffaella a galleggiare su un confine sottile, con la sua voce che raccontava scene di sesso così vive da lasciarmi marchiato addosso.

Mi aveva praticamente spogliato con le parole, mi aveva fatto desiderare il suo corpo solo parlandone, solo lasciando intendere che poteva essere nostro.

E poi c’era Alice, cazzo.

Con i suoi sorrisetti, i finti accenni, il seno che rimbalzava sotto la canottiera senza reggiseno.

Una ragazza dolce, sì. Ma che si divertiva a provocare, a giocare con il limite, e poi chiudere tutto con un “ho un fidanzato”.

Avevo bisogno di sfogarmi.

Avevo il sangue in circolo come se avessi corso per un’ora.

Mi buttai sul letto, presi il telefono, e lo aprii.

OnlyFans.

Il mio rifugio da settimane.

Un profilo in particolare. ReikaLust.

Una cosplayer. Tettona, sfacciata, creativa, eccitante da morire.

Le sue foto erano un mix perfetto di gioco e perversione: cosplay precisi, trucco impeccabile, ma pose e video da far tremare i polsi.

Indossava costumi da personaggi di anime, videogiochi, supereroine — e poi li toglieva lentamente, con quella voce roca e i sussurri che sembravano dire: questo è per te.

aveva pubblicato da poco.

Lo vedevo dal pallino blu.

Cliccai.

Il titolo del video era semplice:

“Oggi non esco. Oggi gioco da sola 💋”

Premetti play.

Lei era lì, vestita da una versione sexy di una maga anime, con il corsetto viola che spingeva su un seno esagerato, stretto, pieno.

I capelli neri raccolti in due codini bassi, le labbra lucide, la pelle chiarissima.

Guardava in camera con un sorriso finto innocente, seduta su un letto sfatto.

Appena iniziò il video, infilò le mani nel corsetto e spinse su il seno, facendolo esplodere fuori piano, centimetro dopo centimetro.

Lo accarezzava. Lo sollevava.

Rideva piano. Quasi parlava da sola.

“Troppo grande per stare al suo posto, vero?”

“Si muove anche quando respiro…”

Serravo le dita.

Guardavo fisso lo schermo.

Poi Reika prese una mano e cominciò a giocare con un seno solo, stringendolo dal basso, facendolo rimbalzare con una lentezza indecente.

La pelle sembrava setosa. I capezzoli duri sotto il tessuto sottile.

Iniziò a mordicchiarsi il labbro, mentre con l’altra mano giocava con l’altro seno, afferrandolo e lasciandolo cadere, facendolo oscillare piano.

Sussurrava:

“Guarda come si muovono per te…”

“Guarda come reagiscono se li stringo così…”

Le dita affondavano nella carne come se ci fossero mille mani immaginarie a toccarla.

Ogni gesto era lento, carico.

Una carezza, poi un colpo. Poi ancora una carezza.

Io ero un blocco di nervi.

Steso, immobile, con il respiro che saltava, la bocca secca.

Poi Reika si sdraiò, ancora con il corsetto aperto.

Fece scivolare un cuscino sotto la schiena, portando il seno ancora più in alto, e iniziò a sfiorarlo con la lingua.

Leccava piano, sulle curve, lungo la pelle tesa.

Si baciava da sola.

Si stringeva.

Si offriva.

E sussurrava:

“Se fossi qui… mi toccheresti così?”

Io lo stavo già facendo.

A quel punto non c’era nient’altro al mondo.

Venni su quel video.

Senza nemmeno accorgermene.

Fu un istante caldo, irrefrenabile, inevitabile.

Le sue mani, la sua voce, quei capezzoli rosati che sembravano morbidi da impazzire… mi trascinarono via con una violenza dolce, liquida.

Rimasi lì, steso. Il petto che si alzava e abbassava. Le dita ancora sporche. Il respiro spezzato.

Guardavo ancora lo schermo illuminato, Reika che sorrideva in camera, come se sapesse.

Poi spensi tutto.

E mi addormentai con quella visione addosso, come una seconda pelle.

Ancora pieno di lei.

Di Raffaella.

Di Alice.

E senza idea del casino in cui stavo entrando.

La mattina dopo mi svegliai ancora stanco.

Come se la notte mi avesse spremuto più del necessario.

Il corpo rilassato, ma la testa di nuovo piena.

Raffaella. Alice. Reika.

Una trinità di desideri a cui non riuscivo più a sfuggire.

Scelsi la via più semplice: spesa, aria fresca, normalità.

Scesi prima di iniziare a lavorare, feci due passi, comprai pane, uova, latte, e quando tornai, lei era lì.

Raffaella.

Davanti all’ascensore.

Indossava un vestito leggero, giallo pallido, che le lasciava scoperte le spalle e seguiva ogni curva del suo corpo come un sussurro.

Si voltò appena, con quel mezzo sorriso da gatta.

“Ehi,” disse.

“Ciao.”

Entrammo nel piccolo spazio dell’atrio, uno accanto all’altra.

Io col sacchetto della spesa. Lei con niente in mano, ma il fuoco negli occhi.

“Sai,” mormorò, chinandosi appena verso di me.

“Stanotte ho iniziato un nuovo racconto. Come quello di ieri.”

Sentii il calore salirmi fino al collo.

“Ah sì?”

“Sì. È su un vicino di casa.”

Mi guardò.

Occhi grandi, pelle liscia, quel profumo familiare e tremendo.

“Mi ha eccitato da morire quello che mi ha detto. E anche quello che non mi ha fatto.”

L’ascensore arrivò.

Entrammo.

Eravamo soli.

Lei si mise alle mie spalle.

Poi si avvicinò piano, finché le sue labbra furono all’altezza del mio orecchio.

La voce era un soffio.

“Nel racconto… lui le slaccia le spalline del vestito.

E poi glielo tira giù piano.

Senza smettere di guardarla negli occhi.”

Mi girai.

La fissai.

Aveva la bocca semiaperta, lo sguardo acceso.

Tutto il corpo parlava la stessa lingua.

Non dissi nulla.

Solo allungai la mano e premessi il tasto rosso.

L’ascensore si fermò, sobbalzando appena.

Raffaella sussultò, ma non protestò.

Anzi.

Mi guardò come se l’aspettasse da ore.

La presi per la vita.

Con forza.

La sbattei piano contro la parete imbottita.

Lei gemette, chiudendo gli occhi, e subito sollevò le gambe, avvolgendomi il bacino.

Il sacchetto della spesa cadde per terra.

Non me ne fregava nulla.

Le mie mani risalirono sotto il vestito, sfiorandole le cosce nude, poi il sedere, sodo, perfetto.

Lei si aggrappò alle mie spalle, affondando le unghie nella mia pelle, e mi baciò.

Fu un bacio violento. Umido.

Di quelli che non sanno più aspettare.

Le nostre lingue si cercavano con fame, le bocche si schiacciavano con rabbia e desiderio.

“Non riesco a smettere di pensarti,” le dissi, premendomi contro di lei.

“Scriverò tutto questo, lo sai?” ansimò.

“Fallo.”

“Ma voglio viverlo prima.”

La presi per il collo e la baciai ancora.

Lei si muoveva contro di me, sfregandosi, cercando, cercandomi.

Era come se il mondo fosse sparito.

Solo noi.

Sudore, fiato, pelle.

E quel vestito leggerissimo che tremava a ogni mio tocco.

Le nostre lingue si intrecciavano con foga.

I baci si facevano sempre più bagnati, più avidi, mescolando saliva e desiderio, mentre i nostri corpi si schiacciavano l’uno sull’altro nel piccolo spazio dell’ascensore fermo.

Le mie mani la stringevano ovunque: la vita sottile, il fianco caldo, la schiena nuda sotto la stoffa leggera.

Lei si muoveva contro di me, avvolta, con le gambe ancora strette attorno ai miei fianchi, come se non volesse mai lasciarmi andare.

“Joe…” sussurrò, con la voce rotta.

“Dimmi.”

“Fammi sentire che mi vuoi davvero.”

Scesi con la bocca lungo il suo collo, le baciai la clavicola, poi le spalle, tirando giù una spallina del vestito con i denti.

Lei chiuse gli occhi, si abbandonò.

Poi mi inginocchiai.

Le sollevai il vestito con lentezza, centimetro dopo centimetro, fino a scoprire le sue cosce nude, tese, eccitate.

La pelle era calda, leggermente umida. Tremava appena sotto il mio respiro.

Non portava nulla sotto.

La guardai. Lei mi fissava dall’alto, le mani poggiate alle pareti dell’ascensore, il respiro irregolare.

“Ti piace guardarmi così?”

“Mi fa impazzire.”

Mi avvicinai.

Le baciai prima l’interno delle cosce.

Piano. Delicato.

Le leccai la pelle, salendo lentamente, fino a sfiorarla lì con la lingua.

Lei gemette forte.

Un suono vero, nudo, che rimbalzò sulle pareti strette.

Affondai di più.

Con la bocca, con la lingua, con tutta la voglia che mi aveva lasciato addosso dalla sera prima.

Lei si muoveva contro di me, sussurrando frasi rotte, parole spezzate dal piacere.

Le mani mi affondavano nei capelli.

Si piegava, si stringeva, stava per esplodere.

Poi, improvvisamente, un suono metallico ci fece sobbalzare.

Uno scatto secco.

Ci voltammo.

L’ascensore aveva dato un segnale.

“Cazzo…”

“Sta per ripartire?”

Lei mi prese il viso tra le mani, ancora ansimante.

Mi baciò forte, con tutta la voglia rimasta lì, sospesa.

“Finiscila più tardi,” sussurrò, con gli occhi ancora lucidi.

“Promesso.”

Mi rialzai in fretta, lei si sistemò il vestito, ridendo piano, tremante.

Ripresi il fiato, premetti il tasto rosso e l’ascensore ripartì.

Sapevo che quella scena mi sarebbe rimasta addosso tutto il giorno.

E che non sarebbe stata l’ultima.

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

Altri racconti di Asiadu01

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    Libro9 capitoli · completo

    Giochi Proibiti in Famiglia

    Ale vive con la madre, il compagno e Gabriella, la figlia di lui, che per tutti è “sua sorella”, ma in realtà non lo è. Da sempre attratto da lei in segreto, la sua estate cambia quando Federica, migliore amica di Gabriella, scopre il suo…

    7 mesi fa 196 min 44 mi piace
    Libro11 capitoli · in corso

    Campo Estivo - Vol.1

    Sette settimane. Un campo estivo isolato dal mondo. Sei ragazze bellissime, disinibite e cariche di segreti, e un solo ragazzo rinchiuso con loro. Ale pensava che fare l'animatore sarebbe stata una passeggiata, ma non aveva fatto i conti…

    3 mesi fa 260 min 29 mi piace
    Indice dei capitoli
    Cap. 3
    Salva in una lista