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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 7
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Capitolo 7 di 9 22 min di lettura

triangolo con la sorella

un intenso e focoso triangolo con la vicina e la sorellona.

Asiadu01
7 mesi fa · 1.1k letture · 4

E sopra di me, Federica. Lei è il motore di tutto. Il suo culo si alza e si abbatte su di me con una violenza che mi toglie il fiato. È una fessura calda, viscida, una zoccola che sa esattamente cosa vuole e come prenderlo.

«SÌ! LECCALA! SCOPAMI! è MERAVIGLIOSO!!» urla lei, la sua voce un tuono che copre persino le grida di Gabriella. La sua schiena è un arco di pelle sudata, i suoi capelli neri le si attaccano alla schiena. Si appoggia indietro, le sue mani che poggiano sulle mie cosce.

«Ti piace, Ale? Ti piace questo? La tua zoccola preferita che ti scopa mentre fai diventare pazza la tua sorellina?» geme lei, il suo ritmo che si fa ancora più furioso, un canter galoppante che mi sbatte le palle contro il culo. «Siamo due troie, Ale! Due troie per il tuo cazzo! E vogliamo tutto!»

E io gemevo. Non potevo farne a meno. Ogni spinta di Federica mi faceva sprofondare ancora più a fondo nella figa di Gabriella. Ogni leccata a Gabriella faceva contrarre i miei muscoli e il mio cazzo diventava ancora più duro dentro Federica. Ero al centro, il perno, il cazzo che univa due mondi. I miei gemiti soffocati erano il contrappunto alle loro urla, un muggito di puro godimento, una preghiera profana a questo paradiso proibito.

Il ritmo è infernale, un martellio che non dà tregua. Il corpo di Gabriella è una corda tesa pronta a spezzarsi. Sento le sue gambe tremerne violentamente tra le mie mani, i suoi muscoli che si contraggono in spasmi sempre più vicini. Il suo respiro è un rantolo affannoso, rotto da gemiti acuti che si fanno sempre più veloci, più disperati.

«ALE! ALE! NON... NON CE LA FACCIO... STO... STO...»

Le parole le muoiono in gola, sostituite da un urlo strappato, un lamento animale che sale dal profondo delle sue viscere. Un'ondata calda e abbondante mi inonda la bocca, il sapore del suo piacere che mi travolge. La sua figa pulsa, si contrae violentemente intorno alla mia lingua, in un orgasmo che sembra volerla spezzare in due. Si piega in due su se stessa, le sue tette enormi rimbalzano, il suo corpo che trema incontrollabilmente mentre continua a venire, un flusso ininterrotto di piacere che la fa urlare senza sosta.

Federica sente tutto. Sente le contrazioni di Gabriella contro il mio viso, sente il suo urlo di pura estasi. Ma lei non si ferma. Anzi. Il suo culo si alza e si abbatte con una furia raddoppiata.

«NON TI FERMARE!» urla lei, la sua voce un tuono che mi rimbomba nel petto. «CONTINUA! LECCALA FINCHÉ NON SI SVUOTA TUTTA! NON TI FERMARE FINCHÉ NON VIENIAMO TUTTI!»

L'ordine è una scossa elettrica. Non posso obbedire, ma il mio corpo lo fa. La mia bocca è ancora incollata alla figa di Gabriella, la mia lingua continua a torturarla anche quando lei cerca di divincolarsi, troppo sensibile, fradicia. I suoi gemiti si trasformano in piccoli urla soffocate, supplichi.

«BASTA! ALE! BASTA! PIÙ... PIÙ... NON... NON RIESCO... OH DIO!»

Ma io la tengo stretta. Le mie braccia di ferro le bloccano le cosce, inchiodandola al mio viso. La lecco, la succhio, la spingo oltre ogni limite, godendomi i suoi spasmi, i suoi tremiti, le sue grida disperate che mescolano dolore e piacere. È bella così, impotente, vittima del mio desiderio. La mia sorellina. La troia della mia vita.

E Federica, sopra di me, è una furia. Il suo corpo scivola sul mio sudore, le sue unghia mi graffiano il petto. Mi guarda, i suoi occhi verdi che mi bruciano, e i suoi gemiti si uniscono a quelli di Gabriella in una sinfonia di lussuria.

«SÌ! COSÌ! SCOPAMI! SÌ! STIAMO VENENDO INSIEME A TE! TI SENTO... TI SENTO.. SÌ!»

Il suo ritmo è bestiale. Ogni colpo mi raggiunge in fondo, mi strappa un gemito soffocato. Il mio cazzo è un'arma, un martello che le demolisce la figa. E il piacere sale, un'onda calda che parte dalle mie palle e mi inonda tutto il corpo.

«VIENI, ALE! VIENI CON ME! RIEMPIMI! SBORRA DENTRO DI ME!» urla lei, il suo corpo che si piega in un arco perfetto, le sue tette che puntano verso il soffitto.

E io cedo. Non posso più resistere. La pressione è insostenibile, il piacere troppo forte. Con un urlo soffocato dalla figa di Gabriella, esplodo. Un getto bollente, violento, che le inonda l'interno. Vengo, e ancora vengo, svuotandomi completamente, mentre Federica urla il suo piacere, il suo corpo che si contrae intorno al mio cazzo, succhiandomi l'ultima goccia.

Siamo un ammasso di corpi, un groviglio di membra sudate. Gabriella si accascia su di me, il suo peso che mi schiaccia, il suo respiro che si fa piano, un piccolo sibilo di stanchezza. Federica si abbandona sul mio petto, i suoi capelli neri che mi sfiorano il viso.

Il silenzio che seguì era denso, pesante, rotto solo dai nostri respiri affannosi. Sembravamo tre naufraghi dopo una tempesta, abbandonati su un'isola di lenzuola sporche e sudore. Gabriella fu la prima a muoversi, con un lamento che era metà stanchezza, metà sollievo. Si rotolò via da me, cadendo sul materasso come una marionetta a cui avevano tagliato i fili. Era libera. Finalmente libera dalla tortura più dolce e crudele della sua vita.

Federica, con una fluidità che mi sembrava sovrumana, si sfilò dal mio cazzo ora flaccido e si arrampicò tra noi, posandosi sulla schiena con le braccia aperte, una regina sul suo letto di vinti. Io rimasi steso supino, le braccia aperte, lo sguardo perso nel soffitto. Ero svuotato, spompato fino al midollo, ogni musulo del mio corpo che pulsava al ritmo lento della sazietà.

Gabriella si raggomitolò su un fianco, rivolta verso di me. I suoi occhiali erano storti, le lenti appannate. Aveva il viso ancora rosso, una maschera di piacere e confusione. Mi guardava, e nei suoi occhi c'era un'adorazione mista a terrore.

«Oh Dio... Ale...» mormorò, la voce un filo roco e tremante. «È... è stato... non ho parole.»

Chiuse gli occhi, un sorriso esaltato le increspava le labbra carnose. «Non... non ho mai provato niente del genere. Mai. È stato... come morire e rinascere.»

Poi il sorriso svanì, sostituito da una piega angosciata. Riaprì gli occhi e mi fissò di nuovo. «Ma è tutto sbagliato. Sbagliato. Tu sei mio fratello.»

Federica rise, un suono basso e rauco, come il gocciolio del miele. Si voltò sulla schiena, i suoi seni piccoli e perfetti che puntavano verso il soffitto. «Smettila con questa storia del fratello, Gabry. Non siete fratelli di sangue. E comunque, da quello che ho visto, il sangue che ti si è riscaldato era un altro.»

Si girò su un fianco, appoggiando la testa su una mano, e ci guardò, i suoi occhi verdi che brillavano di malizia soddisfatta. «Piacere, eh, Ale? Ti sei divertito a far impazzire la tua sorellina?»

Io riuscii solo a annuire, la gola secca, incapace di articolare una parola. Ero esausto, ma il ricordo del sapore di Gabriella, il calore della figa di Federica, ancora mi pulsava nelle vene.

«Vedi?» disse Federica a Gabriella, indicandomi con un cenno del mento. «Gli è piaciuto. Gli è piaciuto un sacco. E anche a te, non negarlo. Hai urlato così forte che ho temuto che la polizia venisse a farci la visita.»

Gabriella si coprì il viso con le mani, le guance che si arrossavano di nuovo. «Mi sono vergognata... non riuscivo a controllarmi. Era come se... come se un'altra persona avesse preso il mio corpo.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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