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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 5
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Capitolo 5 di 9 16 min di lettura

La piscina si scalda

il clima è alle stelle, federica pronta come non mai a usare tutte le sue carte per rendere questa serata indimenticabile.

Asiadu01
1 anno fa · 1.2k letture · 4

Gabriella sembrava combattuta tra il ridere e l’annegare nell’imbarazzo. Alla fine scrollò la testa, prese il bicchiere, e bevve un altro sorso.

«Facciamo andare avanti questo gioco, prima che diventi troppo strano…» disse con voce un po’ tremante.

Federica, però, aveva già vinto un’altra piccola battaglia. E io… io non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa.

Fu Federica a proporlo.

«Ragazzi, fuori. Troppa afa. Se no ci sveniamo davvero dentro», disse, passandosi una mano fra i capelli umidi e lanciando uno sguardo malizioso a entrambi.

Gabriella, brilla e un po’ assente, annuì piano. Io mi limitai a seguirle, mentre salivamo sui teli sparsi sul pavimento del terrazzo. L’aria della sera era tiepida, piacevole sulla pelle ancora bagnata.

Ci sistemammo fuori dalla vasca, con i corpi caldi e la pelle umida che brillava sotto le luci soffuse del terrazzo. Federica sbuffò con un sorriso complice:

«Qui si respira meglio, là dentro si cuoceva… ma il gioco continua, giusto?»

«Tocca a me,» disse Gabriella, ancora con le guance arrossate, forse per il vino, forse no. Guardò Federica con aria di sfida. «Obbligo.»

Federica sorrise con la solita aria da “provami”.

Gabri pensò un attimo. Poi, con un lampo di coraggio misto a vendetta:

«Toccati. Davanti a noi.»

Un momento di silenzio. Poi Federica rise.

«Così, proprio dritto al punto?»

Gabriella alzò le spalle. «Hai detto che non ti vergogni…»

Federica non perse tempo. Si sdraiò sulla schiena, divaricò leggermente le gambe e cominciò a toccarsi con lentezza, quasi danzando sul proprio respiro. Il suo corpo nudo brillava sotto la luce fioca. Io cercavo di non fissarla, ma era impossibile. Ogni sua mossa era studiata per eccitarmi.

Federica si era appena sdraiata e toccata davanti a noi, senza il minimo pudore, con quel modo tutto suo di trasformare ogni gesto in un invito. Avevo la gola secca e lo sguardo in fiamme. E a giudicare da come Gabriella stringeva il bicchiere vuoto, non ero l’unico a essere andato un po’ oltre il confine del “gioco”.

Gabriella allora si schiarì la voce, cercando di sembrare più ironica che infastidita.

«Beh, Ale, goditi lo spettacolo. Certe scene non ricapitano due volte.»

Tentai una risata, ma il battito che sentivo nel petto era troppo veloce per sembrare divertito.

Federica si sistemò meglio sul telo, con l’aria di chi stava per sganciare la bomba.

«Obbligo per Gabriella…» disse, sorseggiando ancora un dito di tequila. «Siediti sopra Ale. Davvero sopra, gambe aperte, senza quel telo di mezzo. Fagli sentire cosa si prova ad avere una donna vera addosso.»

Gabriella la fissò, gelata.

«Ma sei fuori di testa.»

Federica rise. «Dai, è solo un gioco. O vuoi che mi sieda io un’altra volta?»

«No!» rispose d’impulso Gabri, già più brilla che lucida. Guardò me. Io ero rigido, immobile, con il cuore che batteva come un tamburo.

Dopo un attimo di silenzio, con uno sbuffo nervoso, Gabriella scostò il telo, si alzò e venne verso di me, nuda, i capelli bagnati che le cadevano sulle spalle. Aveva lo sguardo strano, sospeso tra sfida e imbarazzo.

Si inginocchiò lentamente sopra di me e poi si abbassò, poggiandosi al mio bacino.

La sua pelle calda contro la mia, le sue cosce che mi chiudevano dentro.

Non osavo muovermi.

Federica rise, eccitata. «Ecco. Così. Dai Gab… muoviti un po’. Tanto non state facendo niente di male, no?»

Gabriella non rispose, ma cominciò lentamente a ondeggiare il bacino. Piano. Una, due, tre volte. Il suo respiro cambiò, i seni che rimbalzavano appena, la fronte che si abbassava. Il suo corpo tremava leggermente, e anch’io. Mi sentii crescere contro di lei.

Gabri emise un mezzo sospiro, strozzato, e poi si bloccò.

Si tirò su di scatto, come se fosse stata bruciata.

«Basta!» esplose, voltandosi verso Federica con uno sguardo carico di rabbia. «Ma ti rendi conto di che cazzo stai facendo?!»

Federica la guardò calma, divertita.

«Sto solo aiutandoti a ricordare che sei viva.»

«Aiutarmi? Mi stai mettendo in mezzo a un gioco malato con mio fratello…»

«il tuo fratellino forse apprezza» le disse  Federica, con un sorrisetto.

«Ma che differenza fa?!» urlò Gabriella. «è mio fratello, l’ho visto crescere e ora me lo ritrovo nudo sotto di me perché tu pensi che sia divertente?»

Federica si alzò, più seria.

«Io penso che sei infelice. E repressa. E che se ti ha toccata l’anima quel momento lì, non è colpa mia. È che ti manca sentirti viva. E lui… beh, lui ti guarda come se tu fossi tutto.»

Gabriella si voltò verso di me, gli occhi lucidi.

«Tu… tu non hai detto nulla.»

Io ero senza parole. Immobilizzato tra la vergogna, l’eccitazione e la confusione.

Lei scosse la testa e afferrò il telo.

«Mi avete fatto sentire sporca. Siete due stronzi.»

E se ne andò, sparendo dentro casa, lasciandoci lì, nel buio del terrazzo, immersi nel silenzio rotto solo dal rumore lontano dell’acqua.

Restammo in silenzio per qualche secondo, ancora scossi dall’esplosione di Gabriella. Il rumore della porta che si chiudeva dietro di lei sembrava aver tagliato l’aria. Io fissavo il punto in cui era sparita, con addosso ancora il calore della sua pelle.

«Forse… forse stavolta siamo andati un po’ troppo oltre,» dissi piano, ancora nudo sul telo, cercando di non incontrare lo sguardo di Federica.

Lei sbuffò. «Oltre cosa, Ale? Oltre un gioco? Oltre una verità che lei non ha il coraggio di guardare in faccia?»

Mi voltai verso di lei. Il suo viso era cambiato. C’era ancora quella sensualità disarmante, ma ora era mescolata a qualcosa di più duro. Fastidio. Frustrazione.

«Era… scossa,» provai a dire.

«Scossa?» rise secca. «Gabriella è sempre scossa, sempre fragile, sempre in crisi, e io dovrei camminare in punta di piedi ogni volta? No Ale, non stasera. Non stavolta.»

Mi sentivo trascinato tra due mondi. Dentro di me c’era ancora la confusione del suo corpo su di me, della sua voce che tremava, della mia eccitazione che non voleva sparire. Ma c’era anche un senso di colpa sottile, una voce che sussurrava che forse avevamo fatto qualcosa che non avremmo dovuto.

Federica si alzò in piedi, nuda, senza vergogna, e prese un telo al volo.

«Sai che c’è?» disse voltandosi verso la porta. «Vieni con me. Scendiamo giù. Se lei vuole fare la vittima anche stavolta, si accomodi. Ma tu… tu sei mio, ricordi?»

Mi guardò con quegli occhi che non lasciavano scelta. Mi porse un telo, poi lo lasciò cadere a terra e si incamminò verso le scale interne, nuda come una dea in rivolta.

E io, senza sapere se stavo sbagliando, la seguii.

Entrammo nella camera di Gabriella una dopo l’altra. La porta si richiuse piano, ma l’atmosfera dentro era tutt’altro che calma.

Federica incrociò le braccia, le labbra strette in un sorriso che era tutt’altro che divertito. «Complimenti, Gabri… hai rovinato tutto.»

Gabriella era in piedi, con il telo ancora stretto addosso e gli occhi lucidi. «Rovinato? Ma ti rendi conto di quello che stavamo facendo? Di quello che mi hai fatto fare?»

«Ti ho solo fatto uscire dal guscio. Da quel blocco mentale in cui ti sei infilata da anni,» ribatté Federica, alzando appena la voce. «Lo so io quanto ti manca. Quanto sei vuota. Quanti sabati sera passi a far finta che vada tutto bene con uno che nemmeno ti guarda più.»

Indice dei capitoli
4 Cap. 6

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