Mi bloccai un secondo, colto alla sprovvista, ma lei sembrava divertirsi a vedere la mia reazione.
«E poi…» aggiunse, con una finta smorfia di disapprovazione, «mi tocchi così, senza nemmeno baciarmi? Non è molto dolce da parte tua, fratellino.»
La guardai, un po’ imbarazzato, ma incuriosito. Avvicinai il volto al suo, incerto, e posai le labbra sulle sue in un bacio timido, delicato, come se stessi entrando in un mondo che non conoscevo. Lei rispose piano, lasciandomi fare, e nel mentre le mani tornarono a esplorarla, con un po’ più di coraggio. Scivolai con le dita lungo il profilo del seno, poi sotto il bordo della maglietta, sentendola sospirare piano, appena.
Il suo corpo si muoveva leggermente sotto il mio, e il modo in cui mi guardava… sembrava che stesse guidando tutto anche solo con gli occhi. E io, come sempre, non riuscivo a resisterle.
«Così non ci siamo, Ale…» disse Federica scuotendo piano la testa, mentre restava sdraiata sotto di me, con quel sorriso sfrontato che le disegnava le labbra. «Se vuoi davvero farle perdere la testa… devi farla impazzire. Devi prendertela, come se fosse tua.»
Mi guardava con gli occhi lucidi di desiderio, e poi, con uno scatto deciso, si sollevò e mi ribaltò a terra, portandosi sopra di me. Si sedette a cavalcioni sul mio bacino, con la maglietta che scivolava appena, lasciando intravedere la pelle calda del ventre. I suoi capelli le cadevano sulle spalle, spettinati, e il suo sguardo era sicuro, dominava tutto.
«Se fossi Gabriella…» sussurrò, chinandosi vicino all’orecchio, «non vorrei un ragazzino timido. Vorrei uno che mi fa tremare le gambe solo guardandomi.»
Le sue mani scivolarono sotto la mia maglietta, le dita che graffiavano piano il petto, accarezzando e stuzzicando. Poi le labbra mi cercarono di nuovo, più decise stavolta, giocando con la mia bocca, il mio respiro, la mia esitazione.
Io ero lì, sotto di lei, completamente in balìa del suo corpo e della sua voce.
«Fammi vedere, Ale… mostrami cosa faresti alla tua sorellona… senza vergogna. Tocca dove vuoi. Guidami. Usami.»
E mentre parlava, il suo bacino iniziò a muoversi piano sopra di me, cercando il mio calore, la mia risposta. Il mio cuore batteva all’impazzata, ogni fibra del mio corpo tesa sotto il suo tocco, ogni pensiero concentrato su di lei… su ciò che voleva da me.
Federica mi aveva steso, in tutti i sensi. Il corpo morbido contro il mio, le sue parole sussurrate con quella voce calda e decisa che mi disarmava. Era sopra di me, e non solo fisicamente. Aveva preso il controllo della situazione, come sapeva fare solo lei.
«Gabriella vuole sentirsi desiderata…» mi sussurrò, i suoi occhi puntati nei miei. «Non toccata e basta. Vuole sentire che qualcuno la vuole davvero, che la guarda e impazzisce. Che perde la testa per lei.»
Le sue mani mi guidavano, dolci ma decise, come un insegnamento sul campo. Me le portò sulle sue curve con naturalezza, poi si lasciò sfiorare.
«Le tue mani sono tenere, sai?» continuò, chiudendo gli occhi per un istante, come per assaporare quel contatto. «Ma se vuoi che lei impazzisca, devi farle capire che non puoi farne a meno. Che la desideri da morire.»
Le sue dita scorrevano sulle mie, facendomi sentire ogni angolo della sua pelle. Poi le sue labbra si avvicinarono al mio orecchio, calde, umide.
«Guardami come se fossi lei. Tocca come se non avessi tempo. Come se fossi mesi che aspetti. Dimmi cosa vorresti farle.»
Io deglutii, il cuore ormai fuori controllo. Federica rideva piano, eccitata dal mio imbarazzo, ma anche soddisfatta di come la stavo seguendo.
«Non devi avere paura. Se vuoi che lei perda la testa… allora fammi vedere che puoi farcela. Fammi sentire che non sei più il fratellino imbranato. Fammi vedere cosa le faresti se fosse tua.»
Mi sentivo bruciare dentro, eppure tutto sembrava naturale. Lei mi guardava con quegli occhi famelici, ma in fondo c’era una dolcezza strana, una voglia di portarmi oltre, di trasformare ogni mio limite in possibilità.
E io non riuscivo a dire di no.
Le sue parole mi restavano in testa come un’eco. “Fammi vedere cosa le faresti se fosse tua.”
Mi mossi lentamente, ancora incerto, ma sentivo qualcosa dentro di me che cambiava. Le mani tremavano appena, ma stavolta non per paura. Era desiderio, voglia di toccarla, di farla sentire bene. Di imparare. Per davvero.
La mia mano tornò a scivolare lungo il suo fianco, poi salì sul seno, coperto solo da quel top leggero. Era più piccolo di quello di Gabriella, come aveva detto lei, ma non importava. Era caldo, morbido, vivo sotto le dita. Lei sospirò appena, poi socchiuse gli occhi e si lasciò andare contro il pavimento.
«Così va meglio…» sussurrò, e prese la mia altra mano, guidandola. «Non avere fretta, ma non essere timido. Mostrale che vuoi tutto.»
Mi chinai lentamente, il cuore in gola, e le baciai il collo, poi la clavicola, seguendo quel profumo di crema e pelle che sapeva d’estate. Federica fece un piccolo gemito, soddisfatta, e portò una gamba su di me, stringendomi leggermente.
«Bravino…» mormorò con un sorrisetto. «Ora vai giù, toccami dove vuoi, ma fallo con fame. Fammi capire che mi vuoi.»
La sua voce mi accendeva, mi toglieva ogni filtro. Iniziai a scendere con le labbra, esplorando, mentre le mani si facevano più sicure. Sentivo la sua pelle fremere sotto i polpastrelli, e lei guidava ogni mio gesto con piccoli sospiri, indicazioni dolci ma precise.
Mi diceva dove andare, come muovermi, come respirare persino. E io… la seguivo. Volevo solo che godesse, che mi dicesse che andava bene così. Che ero capace.
E poi, quando iniziai a toccarla più in basso, si sollevò un po’, incrociò le gambe intorno a me e disse piano:
«Ecco. Così. Continua… fammi sentire che vuoi davvero farla impazzire.»
E io, ormai completamente immerso in lei, non volevo fare altro.
«Sì, proprio così…» sussurrò con voce calda, una delle mani che mi accarezzava i capelli mentre io, sempre più sicuro, lasciavo scivolare le dita sull’elastico dei suoi pantaloncini leggeri.
Lei si sollevò leggermente per farmeli sfilare. Non opponeva alcuna resistenza, anzi… sorrideva, compiaciuta, mentre mi osservava con quello sguardo furbo e complice che solo lei sapeva fare. Il top le si era alzato da solo nel movimento, scoprendo il seno, e io me lo ritrovai lì davanti, nudo, generoso, con i capezzoli tesi. Non resistetti: lo accarezzai prima, poi abbassai la testa per baciarla proprio lì.
Lei fece un piccolo sospiro e sorrise ancora.
«Così… dolce, ma deciso. E adesso… spogliami tutta.»
Obbedii, senza dire una parola. Le sfilai lentamente gli slip chiari, che si portarono via ogni residuo di barriera tra noi. Era lì, aperta a me, completamente nuda sul pavimento della sua stanza, la luce del pomeriggio che entrava morbida dalle tende.
Le mie mani tornarono a esplorarla, con più coraggio. Ma fu lei a guidarmi, come sempre.
«Ascolta il mio corpo, Ale… segui il ritmo. Le dita prima. Senti dove sono più sensibile. Così… bravissimo. Ora fai dei piccoli cerchi. Più piano… e ora più forte.»
Obbedivo. E mi perdevo. Ogni suo respiro mi dava conferma, ogni movimento del bacino era una carezza che mi diceva che andava bene. Che stavo imparando.
Poi, Federica sorrise appena e, senza spostare la mano dalla mia, disse piano:
«E ora, se te la senti… usa anche la bocca. Gabriella impazzirebbe. Ma devi farlo bene, o la perdi. Io ti insegno.»
Ci misi un istante a raccogliere il coraggio. Poi abbassai lentamente il viso tra le sue cosce, aperte e pronte. All’inizio fu un tocco incerto, poi la lingua si fece più sicura, seguendo i movimenti che lei mi guidava a compiere. Mi accarezzava, mi lodava, correggeva con dolcezza.
«Sì, così. Lì è perfetto. Alterna… bravissimo. E ora succhia piano. Più lento… senti come mi muovo? Vuol dire che ci hai preso gusto anche tu, eh?»
Le sue parole mi facevano impazzire. Sentivo il corpo caldo, il cuore a mille, e un’eccitazione mai provata prima. Federica gemeva piano, un suono soffocato ma carico, mentre mi stringeva dolcemente tra le cosce.
