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Erotika
La supplente di matematica · Cap. 6
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Capitolo 6 di 10 10 min di lettura

Solo un sorso

"Il ricordo della scopata immaginaria di ieri scorre nella mia mente come un video, io che immobilizzo la Nobili, le apro le gambe, la possiedo contro il suo volere, la insulto. Ho uno degli orgasmi migliori della mia vita…"

William Kasanova
1 anno fa · 344 letture · 0

Lei si alza da me, i suoi capezzoli rigidi che luccicano per la mia saliva. Fa un paio di passi indietro e si abbassa i pantaloni e le mutandine, scalzandosi le scarpe con i piedi e abbandonandole poco lontano con un paio di pedate. Si siede sul tavolo, sollevando le gambe: le afferro i pantaloni, le mutandine e le calze e glieli sfilo. Isabella apre le cosce, lasciandomi vedere la sua fica gocciolante di desiderio, sovrastata dal ciuffo ben curato di pelo rosso…

Un tuffo al cuore. L’immagine della Sandra onirica, con lo stesso cespuglio castano sopra la sua passera, prende possesso della mia mente. La professoressa, anche lei su un tavolo, con io che la possiedo, sembra prendere il posto della mia ragazza davanti a me.

Scuoto la testa, sbattendo gli occhi.

«Ti sto aspettando…» cinguetta Isabella, un paio di dita della mano destra che discostano le labbra della sua fica, imperlata di umori, mettendo bene in vista l’imbocco dell’utero e dell’uretra. La ragazza si morde il labbro inferiore. Una nuova ondata di eccitazione mi toglie il fiato. «Vuoi restartene lì a guardare o vuoi fare le coccole alla mia micia?»

Mi avvicino, sbottonandomi i pantaloni. Li lascio cadere sui piedi e, privo di scarpe, li scalcio via. Ho maggiori difficoltà con le mutande, impuntandosi nel mio cazzo in tiro.

Isabella lo contempla con un sorriso. «Oh, sono felice di piacerti tanto… Chissà se te lo fa tirare tanto anche la Nobili…»

«Che stronza che sei…» ribatto. «Mi piaci solo tu».

Lei ride. «Come no. Sono sicura che pensi alla sua passera quando è in classe». Allunga una mano e afferra il mio cazzo appena sotto la punta, muove il polso e mi scappella. Il polpastrello del suo pollice si appoggia sul glande e comincia a spargere il liquido che è uscito dal meato per l’eccitazione.

Un brivido di piacere esplode nella mia mente e il bisogno di sborrare cresce fino a diventare un malessere simile al mal di pancia. Le palle cominciano ad indurirsi.  «Stai per farmi venire, Isa…»

La mano della ragazza comincia a muoversi su e giù lungo l’asta. «Ah, quindi per avere un orgasmo con me devi mettermelo dentro e spingere, ma se parliamo di quella basta il pensiero? La cosa è preoccupante».

Stringo le gambe, come se stessi trattenendo una pisciata. Non voglio sborrare mentre parla di quella troia… Capirebbe che mi arrapa per davvero pensare a lei… «Isabella, finiscila!»

La ragazza lascia il mio cazzo come se si fosse trasformato in un viscido serpente. Mi fissa con rabbia. «Non si può nemmeno più scherzare?»

Un’ondata di stordimento mi stringe lo stomaco. Una di rabbia lo fa ribollire. Sollevo le mani come a mostrarle che sono disarmato. «Senti Isabella, mi spiace…»

«No!» Lei volta la testa da una parte per non guardarmi, si stringe le braccia sui seni e chiude le gambe. «Voi ragazzi, come si parla della Nobili, perdete ogni inibizione, vi comportate come dei pervertiti. Fate schifo».

Il ricordo della scopata immaginaria di ieri scorre nella mia mente come un video, io che immobilizzo la Nobili, le apro le gambe, la possiedo contro il suo volere, la insulto. Ho uno degli orgasmi migliori della mia vita…

Lo stordimento e la rabbia abbandonano il mio stomaco per lasciare posto allo stimolo a vomitare.

Apro la bocca per ribattere che mi sto comportando all’esatto opposto, ma lei non mi lascia pronunciare una singola parola. Si alza dal tavolo e va a raccogliere i suoi vestiti dal pavimento. Quando si abbassa, le sue chiappe si spalancano sul buco in cui ho trovato un piacere sconvolgente diverse volte. «Pensavo fossi migliore di loro, Gabriele». Si infila le mutandine con movimenti decisi, come se stesse rivestendo il suo inguine con una lastra di metallo inossidabile. «Volevo un uomo accanto a me, non un ragazzino che pensa alla sua prof tettona e…» Mette una mano a tubo e la muove come se fosse intenta a shakerare qualcosa.

Adesso cosa porca puttana ho sbagliato? Sono affranto mentre rindossa i pantaloni e la maglia, si mette le calze in una tasca della giacchetta, dalla quale cade il reggiseno. Mi fissa come se fosse colpa mia, si abbassa a raccoglierlo e lo mette nell’altra tasca. Indossa la maglia; quando la sua testa esce del buco nel tessuto, mi guarda con astio. «Ero oberata dagli impegni, oggi pomeriggio, ma ho deciso di dedicare un po’ di tempo alla persona che amo e mi ritrovo a sentirlo parlare di quella…» Il viso di Isabella è puro, semplice disgusto, e sembra sputare un boccone avvelenato quando dice: «…troia di un’insegnante per tutto il tempo».

No, adesso basta. Faccio un passo avanti, e solo in quel momento mi accorgo che ho ancora il cazzo all’aria, ormai moscio. «Ma se ne hai parlato solo…»

La ragazza è arrivata alla porta d’ingresso, i vestiti messi male. Si gira, scoccandomi un’occhiata colma al tempo stesso di tristezza e risentimento. «Una volta mi dicevi sempre che ero la ragazza più bella al mondo, ma a quanto pare non lo sono più, ai tuoi occhi», e gli stessi le luccicano. Apre l’uscio, fa un passo fuori casa e, con la porta socchiusa, aggiunge con la voce rotta: «Pensa a come mi hai fatta sentire, Gabriele, oggi pomeriggio. La prossima volta, cerca di trattarmi meglio, o non avrai il diritto per una successiva».

La porta si chiude sbattendo, lasciandomi con la bocca aperta per ribattere, per quanto sia troppo stordito per avere anche solo idea di cosa dire a mia discolpa.

Resto come un coglione in salotto, nudo dalla cintola in giù, con il desiderio che si sta trasformando in altro malessere che alimenta la rabbia che già provavo prima. «Vai a fare in culo anche tu…» sibilo. «Ma chi cazzo riesce a capirvi, voi dannate donne?»

Mi rivesto pieno di rancore, indeciso se tornare a studiare, passare ai videogiochi o sfogare la rabbia sul fotomontaggio di Sandra nuda… vada per Sandra. Dopotutto è quella zoccola che mi sta facendo passare un periodo di merda, non solo a scuola ma anche nella mia vita privata. Sul tavolo, accanto al mio telefono, dove ho la foto modificata, c’è la lattina di Monster quasi intonsa, se non per il sorso che ho bevuto.

Prendo la lattina, vado al lavandino a svuotarla.

Mi trattengo all’ultimo istante. Lo berrò davanti a Isabella, quando tornerà la prossima volta: voglio vedere che faccia farà, ripensando a come si è comportata oggi lei, e non io.

Appoggio la lattina accanto ai fornelli, prendo un pezzo di pellicola trasparente e ve lo avvolgo, quindi la sistemo nel frigorifero.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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