«Mi auguro che tu non stia con me solo per questo…»
Lei sorride e mi abbraccia. «Quando ci sposeremo, tutte le mattine ho intenzione di prendere una brioche vuota, ci farò un foro, ci infilerò il tuo uccello, lo userò per farti una sega e poi, quando ci avrai svuotato dentro le palle…» avvicina la mano alla bocca, dà un morso all’aria e si passa la lingua sulle labbra, muovendo l’altra appena sotto le tette in un cerchio ed emettendo un gemito di gusto. L’immagine di lei che, seduta al tavolo di una cucina che non abbiamo, nuda, con davanti una tazza di the, addentare un croissant da cui scivola fuori una crema biancastra e collosa mi riempie la mente e anche il cazzo. Isabella abbassa lo sguardo sulla mia erezione, ma non è quella che attira la sua attenzione. «Però dovrai depilarti i gioielli, Lele, o mi troverei i peli in bocca», Annuisco, trattenendo un gemito di sconforto: non è la prima volta che me lo dice, e non sarà l’ultima che mi dimentico di farlo. «Ok, farò qualcosa…» Non ho ancora molta familiarità con i peli che non crescevano sulla mia testa, e spesso non me ne ricordo nemmeno.
Isabella ha lo sguardo di chi non si aspetta nulla di simile, come ha ormai compreso.
Ci baciamo e cominciamo a vestirci. Non posso trattenermi dal dire: «Mi svuoti le palle tutte le volte con il pompino finale, lo sai?»
Lei mi fa l’occhiolino. «Certamente: è la mia intenzione. Così non hai la materia prima per tradirmi».
Sollevo le sopracciglia. «Cosa ti fa credere che voglia andare con un’altra? Sei bellissima». Evito a stento di aggiungere che fa i migliori pompini che abbia mai provato in vita mia, per quanto sia sicuro che lo sappia perfettamente.
Lei sbuffa come se avessi detto una sciocchezza. «Gabri, sei un ragazzo bellissimo, e le mie amiche continuano a dire che sei un gran bel figo, e un giro nei tuoi pantaloni se lo farebbero volentieri…»
Trattengo un sorriso: sarei ipocrita a negare che un paio di sue amiche sono delle gran belle fighe, e l’idea di farci fare un giro nei miei pantaloni non glielo negherei, non fosse che avrei paura di perdere Isabella. Ma loro, ne sono certo, non saprebbero lavorare di bocca bene come la mia ragazza.
La sua testa sbuca dal foro della maglia. «…e poi, mi spiace dirlo, è innegabile che nella tua famiglia la promiscuità sia un tratto piuttosto comune».
Quando mai mio padre ha tradito mia…
La sua mano sinistra appare dalla manica. Mi guarda, sogghignando alla mia confusione. «Guarda che sto intendendo tuo fratello».
Per un paio di battiti di cuore l’imbarazzo accalda le mie guance. Isabella sa chi è mio fratello…
Ma, dopotutto, perché non dovrebbe saperlo? Per quanto stimi Daniele e lo consideri segretamente il mio idolo, il fatto che gli altri mi associno a lui… sì, mi mette molto a disagio. Soprattutto per quanto è successo anni fa e lo scandalo che ne è seguito. Porca puttana, se avesse ucciso qualcuno non ci sarebbe stato tutto quel casino, mediatico e no.
Ancora con un braccio fuori dalla maglia, Isabella si tocca il naso, abbassando lo sguardo. «Voglio dire, so che è lui che ha organizzato la gara di… di fellatio a scuola, e che era uno dei giudici a cui le ragazze in gara dovevano…»
Sono passati tre anni, ma sembra ieri quando Daniele, in segreto, con tre suoi amici, decise di fare una gara tra le ragazze che frequentavano l’ultimo anno alla N. Sandrini e, nel segreto della vecchia segheria nei boschi, si era fatto succhiare il cazzo di alcune delle più belle fighe diciottenni di Caregan e dintorni, così da scoprire quale fosse la migliore pompinara della zona: tra le partecipanti c’erano figlie di avvocati, professori e imprenditori, tutte inginocchiate nella polvere del parcheggio abbandonato a dimostrare la propria bravura con la bocca davanti ad un pubblico di compagni e compagne di scuola.
E tra le partecipanti c’era anche Francesca Tadini, quella dea dai capelli corvini e il corpo perfetto. La tensione che mi ha irrigidito abbandona i miei muscoli per concentrarsi in un unico punto del mio corpo, per fortunata imprigionato nelle mie mutande e celato dai jeans. Il mio sguardo balza al cassetto del comodino in cui custodisco la mia copia del calendario erotico della Tadini, su cui spesso e volentieri mi sego, anche dopo che Isabella è diventata la mia ragazza…
Da piccolo consideravo mio fratello Daniele una persona da cui prendere esempio, ma quando avevo scoperto che era stato lui il giudice di Francesca, che quella dea si era inginocchiata davanti a lui di fronte a tutti, aveva preso in mano il suo cazzo e poi infilato in bocca, fino a farlo sborrare nelle sue labbra e bevuto la sua sborra… Porca puttana, Daniele aveva smesso di essere il mio esempio ed era assorto a mio mito, soprattutto quando mi aveva confessato di essersela anche scopata in figa in un’ altra occasione.
Sì, è decisamente un bene che Isabella sia impegnata a finire di vestirsi e non veda il mio cazzo, o comprenderebbe che il suo pompino anti-tradimento non ha davvero effetto.
Quando poi, durante la finale, la gara era stata scoperta dai professori ed il preside, era scoppiato un casino: chiunque era stato trovato nella segheria in quel momento era stato bocciato e i loro genitori avvisati. Il clima di sbalordimento, che poi era diventato di tensione, che si era creato tra i miei quando era giunta la telefonata dalla presidenza della N. Sandrini, scoprendo cosa avesse fatto loro figlio, mi stringe ancora il petto. “Quel coglione…” aveva detto mio padre, credendo di non farsi sentire da me, chiuso in cucina con mia madre, “non sa finire a venti e passa anni la scuola, e si caccia in una stronzata simile…”
Ma la nostra famiglia, paradossalmente, non era stata quella che se l’era passata peggio: molte ragazze che avevano gareggiato avevano abbandonato gli studi e ogni prospettiva futura, ritrovandosi come delle emarginate dalla società. Parecchie, appena avevano recuperato un piccolo gruzzolo, avevano abbandonato Caregan, cercando un posto dove vivere in cui nessuno conoscesse la loro storia. A questo si erano aggiunti televisione, giornali e social, facendo passare Caregan e la gente che vi viveva da luogo sconosciuto quasi pure a chi altro viveva in provincia di Belluno a centro della perversione sessuale dell’Europa meridionale. E l’unica che era stata in grado di cavalcare l’onda mediatica, trasformandola in quella del successo, era stata la divina Francesca, che era riuscita prima a finire sulle pagine delle riviste maschili e, in tempo di record, su un calendario sexy tutto suo. Nel giro di tre anni, letteralmente succhiando un paio di cazzi e dandola via, era passata da bulla della scuola locale a co-conduttrice di un programma sul calcio in tv, nuovo sogno erotico della nazione.
Isabella si allaccia i jeans. Non lo immagina nemmeno, ma io e Daniele, ognuno a casa propria, una volta alla settimana contempliamo Francesca in tv, io sospirando nell’ammirarla, lui sospirando nel ricordarla… E sono sicuro che anche lui fissava lo schermo con le mutande abbassate ed una confezione di fazzolettini di carta a portata di mano.
«Mi stai ascoltando?»
Scuoto la testa, tornando alla realtà, ritrovandomi la mia ragazza in carne e ossa che mi fissa.
«Sì, scusa… Stavo… pensando alla prof di matematica, che è finita in ospedale». Davvero questo è il miglior argomento che riesco a trovare oltre le grosse tette della Tadini che stanno riempiendo la mia mente. «La… la Mancuso. Deve farsi operare, non lo sapevi?»
In piedi, Isabella si infila le scarpe senza sciogliere il nodo dei lacci. «Ah, sì. Ma nemmeno mia madre sa chi hanno preso al suo posto, ed è nel consiglio dell’istituto, guarda te… In ogni caso, peggio della Mancuso non possono trovare nessuno».
Concordo con un gesto del capo. Non saprei dire se la Mancuso peggio a livello fisico, con quei nei pelosi e la faccia che la fanno sembrare la Strega del Mare di Popeye, o come carattere, sempre pronta a urlare ad ogni errore e a minacciare di chiamare i genitori al minimo sgarro. Starsene senza per qualche tempo è una liberazione. Non che mi faccia delle grandi aspettative per quanto riguarda chi ne prenderà il posto: sempre un prof di mate sarà.
La ragazza muove un piede a terra, facendolo entrare meglio nella scarpa. «La nostra curiosità verrà soddisfatta domani, quando quello nuovo inizierà le lezioni. Spero solo non si metta in mente di spiegare nulla di complicato».
«È facile per te, sei un genio della matematica. Io a stento so quante dita ho nelle mani».
Lei sorride, chiude la distanza che ci separava e mi bacia palpandomi il pacco, come a controllare se le mie palle non abbiano bisogno di una nuova svuotata. «A me basta che ti ricordi delle due che infili nella mia micia…»
«Ti amo, cucciola. E non preoccuparti, che non ho intenzione di tradirti con nessuna».
«Lo so, anche perché non troveresti nessuna in grado di succhiarti il salsicciotto bene quanto me».
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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Delizioso, intrigante e porco. La lettura è così coinvolgente da far venire fame...penso che ordinerò un cornetto
Con albicocca, pistacchio o...