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Sei amiche in videochat · Cap. 9
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Capitolo 9 di 9 31 min di lettura

Chiara trova il soggetto perfetto per il suo racconto

Chiara trova il soggetto perfetto per il suo racconto

William Kasanova
1 anno fa · 284 letture · 1

Il fratello le mise le mani sotto le ascelle e la fece alzare, quindi, a sua volta, le passò un pollice sulle labbra, che poi le mise in bocca, sporco di sborra. Chiara lo succhiò con gusto, pulendolo e inghiottendo il seme.

Quando estrasse il dito, Marco la baciò con dolcezza. Lei lo afferrò per le chiappe e lo spinse a sé, sentendo il cazzo bollente contro il suo inguine bagnato di squirto. Rimasero a lungo così, poi, quando si staccarono, lui le accarezzò i capelli.

«Ti piace essere trattata così?»

«Come una zoccola?» domandò lei, sentendosi felice. «Tantissimo».

Lui tentennò un istante, probabilmente cercando di convincersi ad accettare la vera natura della sua sorellina. «D’accordo, ma solo quando facciamo l’amore. Fuori, no».

Lei annuì, soddisfatta, anche se era solo una concessione momentanea. In futuro, avrebbe convinto Marco a trattarla come la sua schiava sessuale anche in occasioni diverse. L’immagine di lei inginocchiata, contro un muro, in salotto, Marco che le fotteva la bocca e i loro che terminavano la cena in cucina, ignari, che le passò per la mente la fece quasi barcollare per il piacere che le provocò…

Il fratello, probabilmente per sviare il discorso, indicò la pozza sotto il tavolo. «E… quello? Hai…»

Lei si appoggiò con il capo alla spalla di Marco, una mano che si abbassava sul suo uccello, accarezzandolo. «Sì,» ammise con un certo orgoglio. Poi aggiunse, per non intaccare l’autostima di suo fratello e spingerlo a trattarla in quel modo anche in futuro: «Grazie al tuo splendido cazzo e a come mi hai fatta sentire».

L’ombra di un moto di orgoglio passò sul volto del ragazzo.

«Dopo pulisco, prima che tornino i nostri,» promise Chiara.

«Sì, sarà meglio vestirci,» rispose lui, imbarazzato, come se in quel momento si fosse ricordato che erano usciti entrambi dallo stesso grembo e che avevano fatto qualcosa di veramente sbagliato. Indicò il viso della sorella: «e dovresti…»

Chiara sorrise alla vergogna del fratello. «Non preoccuparti, adesso vado a pulirmi,» promise, facendo scivolare la mano sulla punta del cazzo e portandosela al viso. Inspirò a fondo l’afrore dei genitali di Marco, poi leccò una goccia di sborra che era rimasta sul prepuzio e aveva asportato con l’indice. Come aveva potuto vivere senza quei profumi e quei sapori, si chiese. Che vita triste e grigia aveva condotto fino a quel momento, si rese conto.

«Grazie, Marco,» disse nuovamente, sollevandosi in punta di piedi e baciandolo. Lui doveva aver frainteso credendo si riferisse solo alla scopata e non a quello che si stava sbloccando in lei, nella sua personalità. Aggiunse comunque: «Mi piace quando mi metti un dito nel culo. La prossima volta, magari…»

Lui sorrise, comprendendo questa, di allusione. «Adoro il tuo culo,» rispose lui, palpandole una chiappa. «Quando vuoi…»

«Ma adesso sarà meglio se ci vestiamo,» disse lei, dandogli un’ultima carezza sul cazzo. «Mi mancherà».

«Sai dove trovarlo».

«E tu sai dove trovare la tua puttanella,» rispose la ragazza.

Quando si allontanò da lui lungo il corridoio, sentì quasi fisicamente lo sguardo di Marco appoggiarsi sul suo culo, e la cosa le rese orgogliosa. In fondo, tutto il sudore che aveva profuso negli esercizi fisici per migliorare il suo corpo lo aveva versato solo per rendersi più bella agli occhi di suo fratello.

Aprì la porta della camera, girò la chiave per chiuderla e, invece di cercare i vestiti o pulirsi il viso dalla sborra di Marco, si sedette alla sedia della sua scrivania e accese il tablet. Il programma di videochat era già aperto e la stanza dove si era incontrata con le altre negli ultimi giorni già attiva. Premette un tasto per accedervi.

Il led della webcam si illuminò, e la sua immagine apparve nel rettangolo rimasto libero sullo schermo.

La comparsa della ragazza nella stanza della chat interruppe Anna che stava dicendo qualcosa. «Ah, finalmente sei arrivata,» esclamò con un tono di astio nella voce. «Pensavamo che te la fossi fatta sotto all’idea di dover essere tu quella che doveva raccontare la sua migliore chiavata, quest’o–» poi si interruppe, e il rancore lasciò posto allo sbigottimento. Non di meno, anche le altre ragazze erano ammutolite, e ognuna di loro stava reagendo in modo differente alla vista della bionda.

«Ma che cazzo…» esclamò Helga, dall’altra parte del mondo, quasi disgustata, «ma sei nuda!»

«Che bel pezzo di fighetta, devo dire,» commentò Beatrice, ridendo. «Oggi sei più anche più bella del solito».

Chiara si contemplò nel suo angolino di schermo, scoprendo di essere bellissima. Sì, era davvero meravigliosa, e non era solo per il suo corpo perfetto, che non aveva nulla a che invidiare a quello delle sue amiche, quanto piuttosto il luccichio degli occhi e alla nuova espressione che i suoi lineamenti avevano assunto: più rilassata, felice…

«Buona sera a tutte,» augurò, un sorriso gentile e caloroso che non pensava di poter far sorgere sulle sue labbra, guardando tutte le altre cinque presenti. Trattenne per un attimo di più lo sguardo due in particolare: le aveva considerate delle amiche, poi le aveva trattate come delle luride sgualdrine, ma adesso le riconosceva come due sorelle amate. «Ciao, Beatrice. Ciao, Cecilia. Perdonatemi per i giorni passati, ma ora vedo tutto in una luce diversa, e posso solo darvi ragione».

Cecilia, nel suo streaming scadente, a differenza di Beatrice la fissava confusa. «Quello che hai sul viso…»

Il profumo della sborra di Marco sul suo volto inebriava ed eccitava Chiara ad ogni suo respiro. La ragazza sorrise. «Oh, non voglio rovinare la mia storia,» rispose, con un occhiolino.

Prese il foglio con il racconto che aveva stampato prima, quello sfacelo di parole che doveva raccontare la sua migliore scopata ma che dimostrava solo che aveva patito come una pazza per dimostrare di non saper inventare una storiella con un cazzo in una figa. Scuotendo la testa divertita, lo prese con entrambe le mani e lo strappò per tutta la lunghezza con un gesto involontariamente scenico, poi lasciò cadere i due lembi sul tavolo.

Si sistemò meglio sulla sedia, accavallando le gambe e, al pensiero di suo fratello che la possedeva con violenza, si rilassò, lasciando scendere una mano sul suo pube e muovendo pigramente un paio di dita attorno al suo clitoride ancora turgido.

Guardò di nuovo le sue conoscenti e le sue nuove sorelle: Anna era confusa, Helga disgustata, Arianna imbarazzata, Beatrice e Cecilia… beh, Chiara fu sicura che le due fossero eccitate alla sua vista e, se la seconda era all’esterno e non poteva fare nulla, la prima si stava probabilmente toccando alla vista della ragazza nuda e ancora sfatta per una scopata spettacolare.

Non ci fu l’agitazione e l’imbarazzo che si era aspettata quando cominciò a parlare: «Adesso vi racconto la migliore scopata della mia vita e…» si interruppe, ricordando una cosa che l’aveva ferita. Guardò nel rettangolo che mostrava la spiaggia della Jamaica. «Hai ragione, Helga: dovremmo fare un club di tutte quelle che sono state amate da mio fratello,» disse con un sorriso affilato come una lama. «E io ne sarò la presidentessa,» aggiunse, con una grande soddisfazione, mentre il suo dito iniziava a prendere vigore sul suo clitoride «e adesso vi racconto il motivo».

Nessuna delle cinque ascoltatrici disse nulla, ma sui volti di Beatrice e Cecilia fecero la comparsa dei sorrisi. Chiara decise che loro due sarebbero state le sue vice, e partecipato di tanto in tanto con lei alle “riunioni” con Marco…

Fine

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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