Marco, che si era alzato in piedi, scosse la testa, sospirando, le spalle basse. «Chiara, senti…»
Ma Chiara non aveva ancora finito, la sua rabbia era come un’ondata che avesse distrutto una diga e le sue parole erano un fiume di coltelli scagliati contro il fratello, troppo buono per renderla felice. «Scommetto che hai chiamato “puttana” pure quella cagna in calore di Cecilia mentre te la sbattevi nel suo letto. Lei non l’ha raccontato perché vuole fare la santarellina, ma scommetto che è una gran zoccola anche…»
Con un movimento tanto repentino che la ragazza non lo vide nemmeno, Marco l’afferrò per un braccio e la fece ruotare su sé stessa, sbattendola contro il tavolo della sala, mettendole una mano sopra la testa e bloccandola contro il piano. Lei lanciò un grido di sorpresa più che di dolore, perché non ne provò quasi. Per un istante ebbe paura, ma poi comprese.
«Piantala di dare della troia a chiunque, quanto tu sei la peggiore,» la biasimò Marco con un profondo disgusto nella voce. «Seduci tuo fratello, te lo scopi e poi vuoi fare la moralista? Vaffanculo, Chiara!»
La ragazza fu su punto di replicare, sebbene non sapesse cosa dire; non le fu necessario, perché percepì qualcosa di caldo scivolare tra le sue gambe e poi cercare di intrufolarsi tra le labbra della sua passera. Si morse le labbra quando capì che era di nuovo l’amata cappella di Marco che stava per scoparla di nuovo: provò a trattenere un sorriso quando lui sprofondò in lei, ma non ci riuscì.
Suo fratello iniziò a colpire le sue chiappe con gli addominali ad ogni profonda penetrazione con tale forza da spingerla avanti sul tavolo. «Stupida puttanella…» l’accusò con astio mentre la fotteva senza rispetto.
Chiara fu sul punto di mettersi a piangere, colma di gratitudine verso Marco: finalmente il suo sogno erotico veniva soddisfatto e poteva essere amata come aveva sempre desiderato. Anzi, la cosa si stava dimostrando sempre più soddisfacente, portandola ad un livello di eccitazione che nemmeno prima aveva sperimentato.
«Mettimi di nuovo il dito nel culo, ti prego…» chiese lei sottomessa. «Sono una stupida puttana e devo essere umiliata».
Pensò che Marco, questa volta, non l’avrebbe soddisfatta ma, dopo qualche secondo di incertezza del fratello, sentì il suo ano dilatarsi sotto l’azione di una falange che entrava nel suo retto. La ragazza chiuse gli occhi, appagata, pensando che avrebbe dovuto spiegare a suo fratello come trattarla veramente quando scopavano… Nonostante tutto, era un po’ troppo morigerato, dovette ammettere.
Mentre sentiva il calore crescere in lei, un malessere che aveva imparato a capire che sarebbe sfociato in un piacere ancora più intenso, come un lampo di luce nella sua mente annebbiata dal desiderio sessuale, ricordò cos’aveva letto sul manuale di educazione sessuale e che aveva provato a sperimentare un paio di giorni addietro in bagno con un risultato disastroso. Respirò profondamente, riempiendosi l’anima ed il cuore dell’afrore di sesso che avevano consumato nell’ultima ora, e trovò il coraggio di riprovarci.
Liberò la mano che aveva sotto il suo corpo, se la portò tra le gambe e cominciò a sfregarsi il clitoride con foga, con un movimento doloroso e al tempo stesso eccitante, che la sconvolgeva come mai le era successo prima. Il movimento del cazzo di suo fratello nella sua passera bagnata che la fotteva con forza, la mano che la bloccava sul tavolo, Marco che la insultava, trattandola come la troia che si considerava… Un capogiro la colse, tanto intenso da farle credere di essere prossima a svenire, ma il piacere che montava dentro di sé le impediva di perdere davvero i sensi: anzi, non si era mai sentita viva come in quell’istante.
Sentì il calore crescere sempre più, arrivando al livello che aveva raggiunto grazie all’intervento della lingua di Marco e poi superandolo, l’eccitazione diventare fastidiosa, quasi dolorosa. Le colmava la mente, la straziava nel profondo della sua anima, le fuoriusciva in un rantolo mentre implorava suo fratello di fotterla perché era una puttana, una lurida troia.
Marco la teneva bloccata sul tavolo, il suo cazzo che sprofondava dentro il suo sesso grondante con un suono liquido mentre il dito le esplorava i primi centimetri del retto, ma sembrava fosse costretto a fare uno sforzo per insultarla. Solo un paio di “puttana” e “zoccola”, ma nulla di più.
Ormai a Chiara importava poco, in ogni caso: il clitoride sembrava essere stato immerso nella lava tanto era caldo e intenso il malessere che stava provando, quando l’agognato orgasmo parve aggredirla.
Si aspettò di mettersi ad urlare, a ripetere il nome di Marco e dire che lo amava, ma invece non riuscì a pronunciare una sola parola: fu come se la sua coscienza si spegnesse all’improvviso mentre un’esplosione di piacere accecava la sua mente, la bocca e gli occhi spalancati, i muscoli che venivano percorsi da una scossa incontrollabile e qualcosa di simile ad una potente pisciata uscì a getto dalla sua uretra. Pensò di impazzire, di perdere il senno, di svenire, e solo dopo qualche istante si accorse di essere tornata in sé.
Uno stato di stanchezza incredibile l’aveva colta, ma sembrava che lo spazio di ogni singola caloria drenata dal suo corpo fosse stato riempito da un senso di appagamento che non avrebbe mai immaginato, come se si fosse svegliata da un sogno meraviglioso, o iniettata direttamente in vena della cioccolata. Le ci volle una manciata di secondi per rendersi conto che era scivolata giù dal tavolo, e solo l’intervento di Marco, prendendola quando le sue gambe, a furia di tremare, come se avessero perso il contatto con la sua volontà, avevano ceduto, le aveva impedito di cadere a terra, nella pozza di liquido trasparente che luccicava sulle piastrelle.
Chiara lo guardò con la mente che si rischiarava, sorridendo al pensiero che, a differenza di Anna, lei lo aveva fatto davvero. Questo l’avrebbe fatta arrabbiare come una furia, pensò, e questo si aggiunse allo stato di piacere che la stava intontendo.
«Stai bene, Chiara?» chiese Marco, forse non per la prima volta; una nota di preoccupazione acuiva la sua voce.
La ragazza si accorse che il suo cazzo era uscito da lei quando aveva perso il controllo del proprio corpo, impedendogli di raggiungere a sua volta l’orgasmo. Era una pessima schiava sessuale, si disse, e doveva farsi perdonare dal suo padrone o lui avrebbe potuto decidere di punirla, magari smettendo di fotterla.
Provò a mettersi in piedi ma non si sentì sicura sulle sue gambe, quindi si inginocchiò nel proprio squirto. Abbassò lo sguardo sullo spruzzo e passò un dito nel liquido, sorridendo al pensiero di quanto fosse stato meraviglioso spruzzarlo. Non sarebbe stata l’unica occasione che avrebbe provato una sensazione simile. E l’avrebbe di nuovo provato con Marco, si promise, mentre alzava gli occhi su di lui, gioiosa.
«Va tutto benissimo, amore mio,» disse con una felicità che, vista in un’altra persona, l’avrebbe trovata ridicola. Prese il cazzo con delicatezza e lo appoggiò sulla guancia sinistra, baciando la punta. «Adesso tocca a te godere».
Gli fece una sega lenta, dolce come mai una donna aveva fatto. Succhiò le palle, accarezzò la punta e scappellò con delicatezza, coccolandolo.
«Ti amo, Marco».
Lui aveva appoggiato la mano sulla testa della sorella, accarezzandole i capelli mentre lei faceva lo stesso con i suoi testicoli, strappandogli gemiti di piacere che aumentavano di frequenza fino a diventare un respiro profondo e breve.
«Vienimi in faccia, Marco,» sussurrò lei, segandolo «marchiami e fammi una tua proprietà».
Marco afferrò una ciocca di capelli di sua sorella, bloccandola davanti al suo cazzo. «Sì, Chiara, sei la mia piccola puttana!» esclamò lui, lasciando uscire le parole con la stessa forza con cui il suo meato vomitava sborra calda sul viso della ragazza.
Chiara vide il primo colpo schizzarle in faccia, coprirla dai capelli alla guancia, un liquido caldo dal forte odore che, per qualche motivo, associò inconsciamente alla piadina che aveva mangiato mesi prima. Altrettanto involontariamente, chiuse gli occhi, ma percepì ogni singolo sbocco caldo e colloso di sborra bagnarle il viso, finendole sugli occhi, sulle labbra, nel naso. Fu una sensazione strana, quella di essere sborrata in faccia la prima volta, ma le piacque. Si promise di finire ogni futura scopata con Marco in quel modo.
Lasciò il cazzo quando si accorse che aveva smesso di spruzzarle addosso, poi si passò i palmi delle mani sulle palpebre per togliersi il seme che vi era finito sopra e guardò suo fratello, soddisfatta e felice, quasi quanto lui. «Grazie, Marco,» disse.
