Quel giorno, il quinto, furono le altre ragazze a trovare Chiara già collegata alla stanza che avevano usato per le loro videochat. Anna si limitò ad un saluto che suonava falso quanto una moneta da tre euro, mentre Helga non ci provò nemmeno, fingendo di non vedere affatto la biondina; in ogni caso, come con le altre, Chiara non avrebbe risposto al buongiorno. Beatrice, quando vide sullo schermo del proprio computer il viso infuriato dell’amica, non riuscì a impedire ad un moto di senso di colpa di adombrare i suoi lineamenti solitamente virati ad una leggera aria di strafottenza; pochi istanti dopo, sul monitor del tablet di Chiara apparve la notifica di un messaggio scritto privato, ma la ragazza non mosse un solo dito per leggere cosa riportasse.
Per quanto la ragazza con i capelli tinti e la rossa fingessero di non dare peso al comportamento di Chiara, anche loro dovettero percepire l’astio che la bionda emanava e sembrava trasmettersi attraverso la rete e impregnare la videochat: Beatrice si chiuse in un colpevole silenzio, e così anche Arianna che, innervosita, si arrotolava le ciocche nere sulle dita, indecisa se restare online o cercare un’ambiente meno mesto.
Era impossibile che la situazione potesse rimanere in quello stato molto a lungo, e infatti esplose quando infine l’ultima ragazza, Cecilia, apparve nel suo rettangolo di schermo, felice, con un paio di fiori di montagna tra i capelli castani, gli occhi che brillavano di felicità come i ghiacciai sulle cime delle montagne visibili alle sue spalle, un atteggiamento inusuale per la ragazza che sembrava vergognarsi anche di tossire.
«Buongiorno a tutte!» salutò con calore, come un raggio di sole che fendesse le nubi di cupezza che adombravano la videochat. Dopo qualche istante, però, anche lei rimase allibita dal comportamento delle altre ragazze, più freddo del solito. «Cosa succede?» chiese, forse temendo fosse accaduto qualcosa alle sue amiche che lei non aveva ancora saputo.
L’unica a rispondere fu Anna: «Oh, nulla che abbia importanza, credo. Piuttosto, per cercare di alzare un po’ il morale, ti ricordo che quest’oggi tocca a te la narrazione di tu-sai-cosa, nel caso tu ti trovi vicino a qualcuno che possa udire le nostre parole».
«Oh, sì…» rispose la moretta, arrossendo e abbassando lo sguardo. «Mi ero già seduta ad una panchina appena fuori da Ollomont. Passa di tanto in tanto qualcuno che sta facendo escursionismo, ma non credo ci sia nessuno che possa sentirmi».
«Molto bene,» continuò Anna, che si comportava come la presentatrice di un programma televisivo o radiofonico con le altre ragazze che assumevano il ruolo del pubblico e Cecilia quello di ospite che avrebbe rivelato i propri più sordidi e inconfessabili segreti. «Spero che il tuo racconto sia più realistico di quelli sentiti ultimamente…» aggiunse, come se il suo non fosse stato una balla bella e buona, come aveva svelato Beatrice.
La ragazza in vacanza in Valle d’Aosta dimostrò di fare uno sforzo nell’alzare lo sguardo verso lo schermo del suo smartphone, cercando di nascondere il proprio imbarazzo dietro ad un sorriso che, invece, non fece altro che renderlo ancora più palese. «Sì, è una cosa che mi è accaduta realmente un paio di mesi fa…»
In quel momento sembrò che Chiara fosse tornata alla realtà. Sciolse le braccia che le cingevano il seno appena visibile sotto la maglietta e si sporse verso la webcam del suo tablet. «Lo sai cosa puoi raccontare, cagna in calore?» domandò con una voce che, in un altro momento, lei stessa non avrebbe riconosciuto come la propria.
Sembrò che tutte le altre ragazze la stessero fissando attraverso le loro webcam, sorprese che un linguaggio simile potesse uscire dalle labbra di Chiara, e soprattutto rivolte alla dolce e timida Cecilia. In particolare, quest’ultima aveva la bocca spalancata, incredula e sconvolta.
Ma Chiara non se ne rese conto minimamente, e anzi continuò: «Racconta di quando ti sei scopata mio fratello, puttana: voglio proprio sentire come hai fatto a sedurre Marco e a portartelo a letto, visto che non ho mai capito cosa tu abbia di così speciale da essere sempre nei suoi pensieri,» aggiunse, sfogandosi per come si sentiva quando suo fratello parlava di Cecilia.
La ragazza era impallidita, gli occhi spalancati. Sembrava non riuscisse a respirare tanto appariva sconvolta alle parole di Chiara. «Io…» provò a pronunciare con un filo di voce, ma le successive parole si tramutarono nell’imitazione del boccheggiare di un pesce. Solo dopo quello che parve uno sforzo riuscì a dire: «Come lo sai?»
«Ah, ma allora ve lo siete scopate praticamente tutte il fratello di Chiara. Manco solo io, poi possiamo fare un club,» rise Helga. «Su, dai, Cecilia: racconta quanto lo stallone ti ha chiavata! Sono davvero curiosa di scoprire se ti ha chiavata contro un muro come la nostra amica tettona!»
Un istante dopo, certamente istigata dall’idea di far fare una pessima figura a Marco e, di conseguenza, anche a Chiara, si aggiunse Anna alla richiesta. Il sorriso che illuminava il suo viso lasciava ben pochi dubbi sul fatto che non lo facesse con un minimo di rispetto per nessuno dei protagonisti del rapporto sessuale. «Sì, Cecilia, rendici partecipi del piacere che hai vissuto».
Il timido volto della ragazza stava assumendo lo stesso colore dei suoi capelli castani, incapace di dire una sola parola.
Beatrice, invece, sembrava vibrare nel suo rettangolo di schermo, divisa in una sensazione di vergogna di essere ignorata da Chiara e, al contempo, di insostenibile curiosità per come si era svolto l’incontro tra la sua amica e il loro comune amante. Forse perfino un po’ di gelosia pareva agitarsi sul suo volto, tra un respiro e l’altro.
Anche Arianna provò a incitare il racconto, ma ormai Cecilia, forse spinta da una sorta di protagonismo che sperimentava per la prima volta da quando faceva parte di quel gruppo di ragazze che l’avevano sempre considerata fino ad un certo punto, dopo un profondo sospiro che ridonò il normale colorito al suo viso, concesse di condividere la sua esperienza: «D’accordo. Avevo passato la mattinata a riordinare le idee e a preparare una sorta di scaletta riguardo a quando avevo fatto l’amore con un amico di mio cugino che credo possa essere interessante, ma…» si interruppe un istante, come se stesse cercando le parole più adatte, poi continuò: «Mi spiace che tu l’abbia scoperto, Chiara, e sono desolata che tu possa considerarmi una… una cagna in calore…» e pronunciò quelle parole abbassando un po’ gli occhi quanto la voce, «ma è da tempo che sono innamorata di tuo fratello. L’unico motivo che mi ha sempre impedito di approcciarmi a lui non era tanto la timidezza che complica la mia vita quanto il fatto che, finendoci a letto, sarebbe un po’ come tradire la nostra amicizia».
La mano che tamburellava sulla scrivania al ritmo del suo cuore si fermò a metà di una ripetizione, con le dita medio e indice ancora sollevate quando Chiara sbottò: «Però te lo sei scopato ugualmente, cagna».
«Ma finiscila!» esclamò Anna, divertita. «Tuo fratello necessita del tuo consenso scritto per infilare la sua minchia dove ha voglia?»
«Mi chiedo se è gelosa o invidiosa, ma non capisco di chi dei due coinvolti nella scopata,» disse Arianna, sogghignando.
Chiara maledisse tutte loro, ma come nel caso del racconto di Beatrice, doveva ammettere di non avere la forza di abbandonare la videochat perché, se non le era possibile essere posseduta da suo fratello, non poteva negare che ascoltare, seppur con la morte nel cuore, una troia che ne narrasse le gesta era il massimo a cui potesse aspirare.
«Non dare ascolto a quella noiosa, Cecilia,» raccomandò Helga con la sua fastidiosa voce ma, sebbene le sue parole fossero rivolte alla ragazza che quel giorno aveva il compito di raccontare, sembrava a Chiara che stesse guardando lei con un barlume di derisione nei suoi occhi.
Forse spinta dai continui incoraggiamenti delle ragazze, forse solo desiderosa di raccontare al mondo di un’esperienza che portava nel cuore, Cecilia, dopo l’ennesimo, profondo respiro, iniziò a raccontare, mentre i ghiacci sulle montagne alle sue spalle luccicavano nel sole di agosto e una leggera brezza accarezzava e giocava con le sue ciocche castane nel frinire delle foglie delle piante attorno a lei.
«Allora… era il pomeriggio noioso di una domenica dell’aprile appena trascorso che stavo passando al pub vicino a casa mia. Non sono un’amante dei locali, ma la domenica, tra mezzogiorno e le sei, nel pub non c’è quasi mai nessuno e mi piace trascorrerlo con un libro ed un bicchiere di aranciata, mangiucchiando un cestino di patatine unte, fritte al momento. La domenica mi piace togliermi un capriccio. Quel pomeriggio avrei potuto passarlo anche a casa, visto che i miei non c’erano e la tv sarebbe rimasta spenta, ma non mi andava di restarmene rinchiusa tra quelle quattro mura, dove ormai passavo il tempo studiando per gli esami.
“Ero ormai giunta a metà delle patatine e, mentre tra le mie mani il Muro Scudo veniva distrutto con le atomiche detenute dalla famiglia Atreides e i Fremen si lanciavano alla conquista di Arrakeen sotto il comando del Muad'dib, noto che entra qualcuno nel pub. Abbandono per un attimo il destino dell’universo descritto da Herbert per vedere chi possa essere e il cuore mi balza in gola quando noto che è Marco…
