Questa volta, a Chiara non importò di rispettare la privacy di Marco: quasi sembrò volesse abbattere la porta della camera del fratello tale fu la violenza che mise nell’aprirla per entrare.
«Brutto stronzo che non sei altro!» urlò lei sulla soglia, il bel viso sconvolto dalla rabbia.
Marco, sdraiato sul letto, i pesi del quotidiano allenamento ancora sul tappeto, abbandonò con lo sguardo la visione del programma che stava scorrendo sul televisore accanto alla sorella per spostare la sua attenzione su di lei. «Cosa c’è?» domandò lui, abituato alle sfuriate della sorella che, da quando era entrata nella pubertà, di tanto in tanto caratterizzavano il loro rapporto fraterno solitamente tranquillo e piacevole. Non che avesse paura di lei, quindici centimetri più bassa e almeno quaranta chili più leggera di lui.
La ragazza fu sul punto di dire qualcosa, ma la rabbia che la stava sconvolgendo sembrava impedirle di parlare. Strinse ancora più i pugni, alzandoli fino al viso, sul quale comparvero i denti in un ringhio.
«Chiara, calmati,» le consigliò lui, sollevandosi a sedere. Continuava a sembrare ben poco preoccupato: in fondo, in quei giorni “particolari”, lo spirito della sorella sembrava potesse infiammarsi per qualsiasi sciocchezza. «Cos’ho fatto, questa volta?»
La ragazza sembrò riprendere il controllo del proprio intelletto, o almeno in parte. «Cos’hai fatto? Mi stai prendendo per il culo?» strillò.
Lui sembrò pensarci un attimo, ripassando mentalmente cos’aveva fatto recentemente che potesse urtare i nervi di sua sorella. «Non ho idea di cosa io…»
Chiara sembrò posseduta da un demone quando la stanza del fratello risuonò delle sue grida. «Ti sei scopato la mia migliore amica, stronzo!»
Marco sobbalzò a quelle parole, sconvolto, sebbene alla ragazza sembrò che per un istante sul volto del fratello il senso di colpa venisse sostituito da un’espressione di piacere e soddisfazione, ma subito sommerso dallo sconcerto. «Io… non…» balbettò. Era evidente che quello doveva essere un segreto che lui e Beatrice avrebbero condiviso solo tra di loro, tenendone all’oscuro Chiara. Se non fosse stato per quella stronza di Anna che doveva mettere il naso dappertutto, i due se la sarebbero cavata e lei sarebbe stata cornuta e beffata pur senza saperlo.
«Come l’hai saputo?» domandò lui, perdendo la sicurezza di un attimo prima.
Chiara allargò le braccia con un movimento di stizza e derisione. «Avevi ragione tu quando dicevi che le donne, quando sono da sole, parlano di cazzi. E lei, dopo che altre mie amiche hanno raccontato le loro scopate, ha raccontato a sua volta di quando te la sei montata».
Marco aveva abbassato lo sguardo. Si passò una mano tra i capelli, sconvolto. «Spero almeno ne abbia parlato bene… Ma…» aggiunse «non credevo fosse una che raccontava queste cose. Pensavo fosse più riservata».
«Ma stai scherzando? Quando mai Beatrice è stata riservata su chi si…»
«Beatrice?» esclamò Marco, confuso, sollevando lo sguardo sulla sorella. «Io…»
Chiara sgranò gli occhi, fissando il fratello. «Chi altra cazzo ti sei scopato delle mie amiche?» gridò, riuscendo nell’impresa di apparire ancora più infuriata.
Lui sembrò improvvisamente dimenticare i centimetri di altezza e i chili di muscoli che lo avrebbero salvato da un attacco della sorella. «Hai detto “la mia migliore amica” e io credevo intendessi Cecilia!»
«Ti sei scopato anche Cecilia, porca puttana?» urlò Chiara, sconvolta. «Ce n’è una in cui non hai infilato il tuo cazzo?»
Improvvisamente, la consapevolezza che anche Cecilia, una ragazza timida quanto lei, forse anche di più, avesse ospitato nel proprio corpo suo fratello e questi ne avesse provocato del piacere, fu come se la diga di dolore che era stata sostenuta dalla furia crollasse: si portò le mani agli occhi, esplodendo in un pianto a dirotto. «Sei uno stronzo, Marco…» singhiozzò. Si voltò di scatto, uscendo dalla camera e correndo in bagno.
Sbatté la porta dietro di sé e Chiara si lasciò cadere sul coperchio della tazza, piangendo disperata. Sentiva il petto stringersi e la gola bruciare come se avesse inghiottito del fuoco liquido. Alle sue stesse orecchie, il suo pianto suonava come la cosa più disperata mai immaginabile.
Rimase in quella condizione per diversi minuti, distrutta, e la richiesta di suo fratello di uscire e parlare con lui, chiedendole come, quanto aveva fatto con le sue amiche, potesse averla sconvolta fino a quel punto, a lei parve un malvagio scherzo. Lei, all’inizio, non ebbe la voce per parlare ma, dopo un paio di tentativi di Marco di farsi spiegare, anche attraverso la porta del bagno, riuscì a trovare il fiato per rispondergli.
Il problema, si rese conto, era però che non sapeva affatto cosa rispondergli. Non avrebbe potuto dirgli che era innamorata di lui da quando aveva memoria, e che, da quando aveva quattordici anni, sognava di fare l’amore con lui. Così come non avrebbe potuto dirgli che anche Beatrice, in fondo, provocava in lei un’attrazione che andava oltre quella che si provava tra amiche. Sì, fu costretta ad ammettere, era gelosa di suo fratello e, in quel momento si accorse, anche della sua amica. L’idea che lui, e in parte anche lei, facessero sesso con qualcuno che non fosse lei medesima le provocava un forte dolore emotivo… Se poi Marco e Beatrice scopavano tra di loro come aveva raccontato la sua amica, allora si sentiva, seppur insensatamente, ed era lei la prima a riconoscerlo, ancora più tradita perché nessuno dei due pareva avere il minimo rispetto per le sue emozioni, sebbene segrete.
E poi Cecilia… Cecilia! Chiara aveva sempre visto la ragazza come lei stessa ma con i capelli e le iridi di un altro colore, perché la personalità era la stessa, come le avevano svelato in molti, la corporatura quasi identica, anche il modo di comportarsi… Questo pensiero rimescolò le emozioni che stavano placandosi nell’anima della ragazza, le portò a ebollizione e le addensò in pura rabbia.
Una nuova idea sorse nella sua mente. Un’idea spaventosa: suo fratello era innamorato di lei ma, non volendo, o potendo, scopare una sorella, aveva fottuto l’amica che sembrava il suo clone… Chiara si morse una nocchia comprendendo finalmente tutto: il continuo parlare di Cecilia da parte di Marco, il suo apprezzamento verso di lei, l’educazione con cui si prodigava verso quella troietta castana… Voleva farsi sua sorella e riversava il suo desiderio sulla sua amica…
Il cazzo e gli orgasmi che spettavano di diritto a Chiara, comprese all’improvviso, erano stati donati a Cecilia.
«Chiara,» la chiamò di nuovo Marco, bussando alla porta, «sul serio, cos’hai?»
La ragazza ritrovò la voce quando esclamò: «Vaffanculo! Sei un pezzo di merda! Non voglio più vederti!»
Il silenzio, dopo quel grido, cadde nell’appartamento. Sebbene occultato dalla porta del bagno, Chiara non ebbe difficoltà ad immaginare la muta costernazione disegnarsi sul volto del fratello, confuso sul motivo che aveva spinto la ragazza ad uno sfogo tanto violento.
Solo dopo qualche secondo lo sentì pronunciare lentamente, la desolazione che regnava nella voce: «Come vuoi. Quando ti sarà passato e vorrei spiegarmi cosa sta succedendo, sai dove trovarmi. O lascia perdere. Vedi tu».
Chiara non pronunciò una sillaba, aspettandosi che Marco aggiungesse qualcosa, ma dopo un paio di minuti si convinse che suo fratello se n’era andato. Conosceva il suo carattere e sapeva che non sarebbe tornato a chiederle delucidazioni su quanto era accaduto e, sebbene quella sera probabilmente non le avrebbe rivolto la parola, più come un segno di rispetto nei suoi confronti che come manifestazione di essersi offeso, i giorni successivi Marco si sarebbe comportato come se nulla fosse accaduto. La ragazza, però, sentì il sospetto che quell’episodio avrebbe potuto incrinare il loro rapporto in modo irrimediabile, insinuarsi nella sua mente e avvolgere e soffocare in una successione di spire di incertezza la possibilità di trovarsi nuda tra le braccia di suo fratello.
