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Sei amiche in videochat · Cap. 6
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Capitolo 6 di 9 17 min di lettura

Chiara ricorda la sua vacanza in Austria

Chiara ricorda la sua vacanza in Austria

William Kasanova
1 anno fa · 282 letture · 0

Ma la colpa era di Marco… possibile che non riconoscesse il desiderio che infiammava l’anima della sua dolce sorella? Che non riuscisse a vedere quanto lei lo desiderava? Anche lui la voleva, ne era certa, ma non voleva fare il primo passo, quello stronzo…

E così, per scaricare la sua libido, si fotteva le sue amiche. Chiara se lo immaginò improvvisamente, e con la vividezza tipica di una mente abituata a operare per immagini, nudo, sdraiato sotto quella nullità di Cecilia, anch’essa priva di qualsiasi abito, lui che la prendeva da dietro, una mano sulla sua passera ed un'altra su una di quelle piccole bocce, intento a scoparla… Il pensiero fu doloroso come mai avrebbe potuto sospettare la ragazza, ma l’improvvisa idea che, tra una spinta ed un gemito, una strizzata e uno spruzzo di crema calda nella passera della troietta, suo fratello, sopraffatto dal piacere e dalla passione, chiamasse la sua amante con il nome della sorella fu devastante per Chiara al pari di una coltellata al cuore.

La ragazza si portò le mani agli occhi, sicura che sarebbe scoppiata in un pianto, ma si sentì troppo sconvolta per riuscirci. Le sembrava di avere un peso sulle spalle, un vuoto al posto della mente… Avrebbe voluto chiudersi in camera sua, a commiserarsi, ma non se la sentiva di incontrare quello stronzo di Marco mentre attraversava il corridoio: le avrebbe chiesto cosa avesse, perché si comportasse in quella maniera… Davvero era così idiota da non capirlo? Non era evidente che sua sorella fosse innamorata di lui e che, invece di fottere quelle troie di sue amiche, avrebbe dovuto fare l’amore con lei?

No, sembrava non fosse in grado di capirlo da solo.

La ragazza rimase diversi minuti a compiangersi seduta sulla tazza del gabinetto, chiedendosi come fare. Qualche idea le si affacciò alla mente, ma nulla di valido, niente che potesse risolvere la situazione. Solo la possibilità di dichiararsi a Marco, dirgli che lo amava e provocarlo esplicitamente le avrebbe permesso di averlo dentro di sé… ma l’idea di fare qualcosa del genere la terrorizzava, cozzava contro la sua personalità e soprattutto la sua timidezza. Dove avrebbe trovato il coraggio di fare qualcosa di simile?

Lentamente, giunse alla conclusione che, rinchiusa in un bagno, avrebbe non solo concluso meno che all’esterno dello stesso, ma che sarebbe apparsa come una demente agli occhi del fratello se vi fosse rimasta ancora a lungo. Sarebbe sembrata la tipica ragazzina che non sapeva gestire gli ormoni che avevano cominciato a circolare nel suo corpo all’ingresso dell’età adulta, qualcosa che, di certo, suo fratello non apprezzava affatto.

Tanto sarebbe valso farsi una doccia, pensò, sollevando lo sguardo sulla cabina in plexiglas davanti a lei. Magari, sarebbe stata più tranquilla e amabile per la cena che Marco avrebbe preparato se si fosse lavata di dosso tutta la desolazione che l’aveva colta negli ultimi minuti.

La ragazza si alzò, aprì lo sportello e, allungando all’interno un braccio, ruotò il rubinetto. Subito il suono dello scroscio dell’acqua riempì il bagno e una calda umidità avvolse Chiara che aveva cominciato a spogliarsi.

Si sfilò la maglietta bianca e si aprì i laccetti del reggiseno: lanciando un’occhiata alla propria immagine riflessa sullo specchio che iniziava ad appannarsi, fu costretta ad ammettere nuovamente che non poteva vantare un paio di bocce floride come quelle che possedeva quella zoccola di Beatrice. Il suo seno poteva essere considerato forse una seconda scarsa, e Chiara sperava ancora che un colpo di coda della pubertà potesse, sebbene conscia di essere ormai fuori tempo massimo, donarle un altro paio di taglie lì davanti… Certo, con quello che aveva poteva fare felice un ragazzo, ma di certo non avrebbe fatto girare la testa a nessuno con quella miseria. Specialmente suo fratello che, vedendole ormai tutti i giorni, si era di certo assuefatto alle sue tettine.

Considerando poi che con quelle di Beatrice si era divertito almeno una volta, poteva anche considerarsi sconfitta in partenza.

Con un sospiro, Chiara si sbottonò i pantaloncini, lasciandoli calare lungo le gambe e scalciandoli in un angolo, poi si abbassò le mutandine. Quasi senza volerlo si sfiorò con la punta del pollice destro la sua passera: una sensazione simile al desiderio del cioccolato sorse dentro di lei, ma non nello stomaco o nella sua gola, quanto piuttosto nel suo inguine. Improvvisamente, la ragazza si rese conto di quanto fosse desiderosa di avere un rapporto, un cazzo che sprofondasse dentro di lei, il calore di un corpo maschile che la avvolgesse, quel senso animalesco e primitivo di essere posseduta, di essere riempita di crema calda.

Chiara si strinse le gambe e si morse inconsciamente il labbro inferiore a quei pensieri. A furia di sentire continuamente le sue amiche raccontare di come erano state scopate, più o meno realmente, le sembrava di essere scivolata in uno stato di continua eccitazione sessuale, un senso di attrazione verso chiunque avesse un cazzo in mezzo alle gambe. E, con sua sfortuna, l’unico in casa che lei agognasse sembrava intenzionato ad impedire che i loro genitali si unissero.

«Che stronzo che sei, Marco…» sussurrò delusa, scuotendo la testa.

Con il suo corpo completamente nudo, Chiara aprì lo sportello della doccia e vi entrò. Un profondo respiro gonfiò il suo petto quando l’acqua calda cominciò a picchiettare la sua pelle, riempiendosi i polmoni di aria umida. Si sentì subito meglio, come se nello scarico turbinassero i dispiaceri che avevano adombrato il suo umore.

Dal ripiano in ceramica afferrò la confezione di sapone liquido e se ne spruzzò una dose generosa sul palmo della mano libera, sentendo liberarsi nell’aria un effluvio di ricordi sotto forma di profumo di pini, in particolare quello di qualche anno prima, quando ,in vacanza in montagna con la sua famiglia, a quattordici anni, aveva scoperto di amare Marco, e non solo come un fratello. Ricordava di essere uscita una mattina dalla sua stanza dell’albergo dove alloggiavano, in Austria, e aver visto il ragazzo sotto una luce completamente nuova, come se non l’avesse mai conosciuto prima: per qualche motivo, se il giorno prima non lo considerava più di una specie di competitore nel ricevere affetto e attenzione da parte dei genitori, in quel momento gli era parso che non avrebbe più potuto vivere senza di lui.

La cosa l’aveva confusa, sconvolta, intimorita. Credeva di essere innamorata di un suo compagno di classe, di un cantante famoso, di un divo del cinema, ma solo in quel momento aveva scoperto cosa significasse realmente amare qualcuno. Apprezzava la compagnia del suo compagno, adorava contemplare il viso del cantante, il corpo ed il sexappeal dell’attore… ma in quel momento avrebbe voluto alzarsi in punta di piedi davanti a Marco, accarezzando il suo collo con le sue mani, appoggiare un bacio sulle sue labbra e… non seppe perché, ignorò da dove nascesse quell’idea, che in altri frangenti le sarebbe sembrata oscena, ma desiderava soprattutto sentire la sua patatina strusciare contro ciò che si trovava nel medesimo posto nel corpo del fratello.

Quel pensiero che, se qualcuno glielo avesse proposto, le avrebbe causato il voltastomaco, le diede una sensazione che non aveva mai sperimentato prima al basso ventre. La testa aveva cominciato a vorticarle, come se non avesse mangiato da giorni, ma quello che desiderava assolutamente non era cibo. Invece di fermarsi a colazione nel salone dell’albergo, era risalita in camera sua, cercando di capire cosa le stesse accadendo, spaventata. Aveva passato la mattinata sdraiata sul letto, e se qualcuno le chiedeva cosa avesse, lei rispondeva cercando di non far capire che il suo male non era fisico quanto… no, non era riuscita a capirlo, e questo l’aveva sempre più intimorita.

Prima di andare avanti…

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