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Sei amiche in videochat · Cap. 6
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Capitolo 6 di 9 17 min di lettura

Chiara ricorda la sua vacanza in Austria

Chiara ricorda la sua vacanza in Austria

William Kasanova
1 anno fa · 282 letture · 0

Mentre i suoi genitori e suo fratello erano andati a fare un’escursione, lei era voluta rimanere lì, sul letto, confusa da ciò che il su corpo le stava facendo provare e sembrava la stesse spingendo a comportarsi. Dopo ore di quel supplizio, aveva finalmente ceduto, e per la prima volta in vita sua si era masturbata. Ne aveva sentito parlare da alcune sue amiche, sapeva vagamente come si facesse, ma quello fu il suo primo, goffo ditalino. Aveva toccato la sua patatina, l’aveva sfiorata, aveva provato a penetrarsi con un dito. Ci erano voluti forse venti minuti, ma alla fine aveva finito: il senso di malessere che aveva coperto il suo corpo come uno scialle pesante e bagnato era scomparso con quello che, immaginava, fosse stato un orgasmo. Beh, cazzo, si era detta una volta concluso: se fare sesso conduceva a qualcosa di così misero e insoddisfacente, che già spingere per una loffa dava maggiori soddisfazioni, si era chiesta, perché tutte sembravano non voler fare altro?

Nel riportare alla mente quei momenti, mentre si frizionava la pelle con il docciaschiuma, Chiara non poté trattenere un sorriso. Quanto era cambiata da allora, riconobbe. Quattro anni prima era una bambina che aveva avuto il suo primo, vero innamoramento, e si affacciava al mondo del sesso. Effettivamente, il suo primo tentativo di darsi piacere era stato davvero scarso e privo di tecnica, sdraiata su un letto, con un dito che entrava e usciva dal suo sesso senza il minimo supporto dell’immaginazione: la cosa era completamente cambiata quando, chiusa nella sua camera, aveva cominciato a ditalinarsi immaginando di essere sotto un amante, e, nella maggioranza dei casi, chi si trovava virtualmente sopra di lei era proprio suo fratello.

Immaginava Marco con le gambe in mezzo alle sue, le mani piantate sul materasso accanto ai suoi seni, il suo cazzo che sprofondava dentro di lei con violenti colpi, che nella sua fantasia facevano cigolare rumorosamente la rete del letto. ‘Sei una stupida puttana’ le diceva fottendola con violenza ‘una lurida troia che si fa chiavare da suo fratello.’ A volte le stringeva il collo o le schiaffeggiava le bocce fino a farle male, continuando a scoparla. Quasi tutte le sere si sarebbe potuto sentire la sua mano lavorare freneticamente sul suo inguine, il nome di Marco sussurrato nel buio con una voce sempre più profonda fino a percepire davvero la rete cigolare sommessamente e le gambe della ragazza strusciare tra le coperte, ed infine un sospiro di soddisfazione precedere il silenzio della notte.

Quei pensieri e l’acqua che pioveva su di lei le ricordarono qualcos’altro, e più precisamente quanto aveva accennato Beatrice prima che il suo racconto venisse reindirizzato da Anna sulla sera in cui aveva fatto sesso con Marco. La ragazza aveva detto qualcosa sul fatto che aveva voglia di darsi piacere con il soffione della doccia, un metodo che Chiara non aveva mai nemmeno sentito accennare.   

La ragazza si alzò sulla punta dei piedi, afferrò lo spruzzatore con una mano e lo sfilò dal supporto, chiedendosi come dovesse usarlo. Indecisa, lasciò che il getto dell’acqua le tamburellasse sul seno per qualche istante, quasi stesse cercando il coraggio per puntarselo sull’inguine. Lasciò per alcuni secondi che l’acqua ruscellasse sul suo addome e le solleticasse il sesso, poi abbassò il getto con un movimento deciso verso il basso. Chiara si trovò con il fiato mozzato nonostante la bocca le si fosse spalancata quasi di volontà propria. Crollò in avanti, appoggiandosi con una mano alle piastrelle del muro della doccia, le gambe che le tremavano.

Qualcosa di simile a decine di dita sembravano ticchettare sulla sua passera, e ogni colpo era una stilettata di godimento che si riversava direttamente nella sua mente, facendone traboccare all’esterno ogni pensiero e colmandola di piacere. Aria calda, umida, dal profondo aroma di bosco di aghifogli riempì i suoi polmoni solo per essere emessa con un gemito roco. Incapace di trattenersi oltre, stordita dallo stato in cui si era trovata, la ragazza si appoggiò con una spalla al muro e mise la mano sull’inguine.

Ripensò a quanto aveva letto nel libro digitale che Beatrice le aveva mandato un paio di giorni prima, in particolare a quanto era riportato riguardo la tecnica per raggiungere un orgasmo tanto intenso da spruzzare, come nel racconto di Anna. Allontanò il getto dell’acqua dalla sua passera e si penetrò con un paio di dita, scoprendosi incredibilmente calda, bagnata e soprattutto sensibile. Il suo utero si aprì all’ingresso delle sue falangi, riempiendola di una sensazione di benessere tale che le sembrò di afflosciarsi nell’incoscienza. Si morse il labbro inferiore mentre le dita dentro di lei cominciavano a muoversi avanti e indietro, girando a destra e poi a sinistra.

Un nuovo gemito sfuggì dalla sua bocca, sebbene meno volgare rispetto al precedente. Chiuse gli occhi e lasciò che le sensazioni che provenivano dal suo sesso fossero tutto il suo universo, avvolgendosi nel benessere e nel calore del piacere che stava montando dentro di lei, accompagnata dal battere del suo cuore e dallo scroscio dell’acqua. Lasciò cadere il soffione sul piatto della doccia, lo spruzzo che finiva contro un angolo del parallelepipedo di plexiglas, e portò la mano ora libera sul suo clitoride, afferrandolo con due dita e massaggiandolo, mentre quelle nel suo utero aumentarono la velocità e la pressione che esercitavano.

Chiara era scossa da spasmi di piacere, fulmini di puro godimento che saettavano tra le fibre dei suoi muscoli, un desiderio talmente forte aveva aggredito la sua anima da diventare quasi doloroso. «Marco, dimmi che sono la tua troia…» sussurrò senza fiato, stordita a tal punto da non accorgersene nemmeno, la mente che sembrava svuotarsi come se stesse per svenire.

Con un’ultima scintilla di coscienza, prossima all’orgasmo, percepì una forte pressione nella passera, come descritto nel manuale di educazione sessuale: con quell’ultima scintilla di coscienza, capì cosa stesse accadendo e come dovesse comportarsi. Quando sentì il più potente orgasmo della sua vita prossimo ad esplodere nella sua anima, spinse come se fosse intenzionata a mingere.

Un brivido la scosse nella schiena, facendola tremare tutta, poi percepì la sua uretra aprirsi nella pressione di un violento flusso di liquido caldo. Lo sentì schizzare contro le piastrelle che proteggevano il muro dall’acqua della doccia.

Chiara rimase qualche istante in quello stato, confusa, incapace di comprendere cosa stesse accadendo, cosa fosse andato storto. Dov’era l’orgasmo incredibile che avrebbe dovuto farla cadere a terra, sconvolta, il folle e incredibile piacere che aveva descritto Anna e che il manuale prometteva come conseguenza delle azioni che aveva compiuto nel suo sesso?

Non ebbe bisogno di aprire gli occhi per capirlo, le bastò il piatto, acre odore che aggredì il suo olfatto per comprendere, sostituendo prepotentemente l’aroma di conifere. Quando guardò in basso, l’acqua ingiallita le confermò il timore che era sorto nella sua mente: quello che aveva spruzzato non era squirto ma piscio, e ora era vi era immersa con i piedi.

«Merda…» sospirò, sentendosi improvvisamente come se sulle sue spalle fosse crollato un quintale di frustrazione mentre nel suo stomaco si formava un senso di disgusto e inadeguatezza. «Come posso sperare di farmi fottere da mio fratello se non riesco nemmeno a darmi piacere da sola…» si chiese, sentendo le lacrime nascere nei suoi occhi azzurri che stavano diventando sempre più irritati dal dolore.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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