Chiara non lo avrebbe ammesso con nessuno, ma era ossessionata da Marco. Lo amava, lo desiderava, lo voleva sentire dentro di sé più di ogni altra cosa: era sempre nei suoi pensieri. Forse per questo, quando una mano le si posò su una spalla senza preavviso e la voce di lui le confessò: «Devo dire che la mia sorellina è davvero brava a disegnare,» la sorpresa fu tale che le sfuggì di mano il pennino con cui stava lavorando sul tablet e solo per caso non rotolò fino al bordo del tavolo, cadendo a terra.
Dopo un sospiro di sorpresa ed essersi portata una mano al piccolo seno sotto il quale sentiva il cuore battere all’impazzata, Chiara riprese il pennino. Sentì le mani del fratello appoggiarsi sui suoi capelli biondi e lunghi ed un bacio adagiarsi sulla sommità della sua testa.
Avrebbe preferito che ciò che stava disegnando venisse visto da suo fratello solo una volta terminato, così da avere una sua opinione prima di pubblicarlo sul blog che aveva aperto qualche mese prima, con l’intenzione di ospitare il suo portfolio, nella speranza che qualche azienda lo vedesse e decidesse di contattarla per un lavoro come grafica.
«Grazie, Marco,» rispose, ugualmente felice che apprezzasse nonostante l’opera fosse ancora a livello embrionale. Ci stava lavorando da un paio di giorni, e non prevedeva di completarlo prima di altre tre settimane. Certo, se avesse avuto un tablet migliore ed un paio di programmi appositi per fare quello che il software di grafica che usava abitualmente faticava a gestire o non aveva implementato affatto…
«Passerei il tempo a guardarti disegnare,» confessò lui, appoggiandole una mano su una spalla e sporgendosi sopra di lei per vedere meglio lo schermo senza essere disturbato dai riflessi della finestra illuminata dal sole di un caldo pomeriggio d’inizio agosto. «Come riuscirai a fare tutte quelle… cose lì…»
Lei rise. Nonostante fossero fratelli la cui differenza d’età si limitava a soli tre anni, lui era negato in qualsiasi forma di arte, che fosse il disegno, la scrittura o la musica. Beh, dovette ammettere con sé stessa, non che negli ultimi due lei fosse più competente di Marco, ma nel disegno, tradizionale o digitale, dimostrava una bravura non indifferente, anche secondo l’opinione dei suoi insegnanti del liceo artistico.
Chiara si voltò verso il fratello. Il suo sorriso si rese ancora più solare nel contemplarne il viso. Non avrebbe ammesso che era bellissimo, ma… aveva qualcosa che non avrebbe saputo descrivere che le faceva battere il cuore più velocemente quando lo ammirava. «Che cosa farai questa settimana?»
Lui non parve troppo felice nel ricordare la situazione in cui era finito col trovarsi. «Eh… la cosa è un po’ una… uno schifo. Mi prendo due settimane di ferie dal lavoro per andare al mare con la famiglia, e la famiglia resta a casa. Parecchio fastidioso».
«Non è colpa di papà e mamma,» ribatté Chiara, quasi a ricordare la cosa più a sé stessa che a Marco.
«Non lo sto affatto dicendo,» sostenne il fratello, sollevando le spalle. «Non è mica colpa loro se a Roma cambiano una qualche legge economica appena prima della chiusura estiva e il programma di gestione aziendale che doveva essere messo in commercio alla fine di settembre se lo ritrovano già datato».
«Immagino sia il problema di avere i genitori che lavorano in un’azienda di informatica. Ma la settimana prossima sono liberi e possiamo andare al mare,» ricordò la ragazza. Anche lei, quel giorno, avrebbe preferito essere in spiaggia invece di colorare un disegno digitale nel salotto di casa. «Quindi, nei prossimi giorni, cosa prevedi di fare?»
Lui tornò a guardare il disegno ma nel frattempo aveva cominciato ad accarezzare, sovrappensiero, la spalla di Chiara. «Se non volessi passare tutto il tempo a completare il tuo capolavoro, mi piacerebbe fare qualcosa con te».
Lei sentì il cuore aumentare un po’ la sua velocità e un, per nulla spiacevole, fastidio svilupparsi nella sua passera. Cercò di non far trasparire la propria eccitazione nello stare accanto a Marco, nel loro contatto fisico. «Potremmo andare a correre,» suggerì, ben sapendo che il fratello odiava qualunque sport che non fosse sollevamento pesi.
Il ragazzo si lasciò sfuggire un gemito di sconforto. «Che diamine mi è venuto in mente…»
Chiara sorrise, spegnendo lo schermo del tablet e infilandoselo sotto un braccio. «Vado in camera mia,» spiegò. «Ho una videochat con le mie amiche e non vorrei disturbarti».
«“Non vorrei disturbarti”,» ribatté Marco, come a vendicarsi per la proposta di Chiara a correre, «nella lingua femminile significa “parleremo di ragazzi e di chi ce l’ha più grosso e non vogliamo farlo scoprire ai maschi”, giusto?»
La porta della camera si chiuse sbattendo e troncando l’ultima parola di un “vai a cagare, Marco!”, seguita da una risata dal marcato tono maschile.
Chiara appoggiò il pennino accanto alla stampante nell’angolo della scrivania in camera sua, poi prese a due mani il tablet da sotto la spalla, aprì il supporto e lo posò sul tavolo. Lanciò il programma per la videochat e, intanto che si caricava e collegava alla stanza che avevano usato anche in precedenza, infilò il jack delle cuffie nel foro sul lato del computer portatile.
Mentre se le accomodava sulle orecchie, sullo schermo apparvero sei quadrati, ognuno con una ragazza diversa. L’ultimo venne occupato dalla sua stessa immagine quando un led rosso si accese accanto alla telecamera infissa nella sommità del tablet.
«Ciao a tutte,» salutò Chiara, sebbene la cordialità fosse rivolta solo ad una parte delle giovani sul monitor.
«Oh, finalmente sei arrivata, Chiara!» rispose Beatrice, il viso illuminato da un sincero sorriso. Del gruppo di ragazze che frequentava, Chiara riconosceva in Beatrice la sua migliore amica, quella a cui avrebbe confessato tutto quanto le passava per la testa.
No, forse non tutto: con quel corpo maestoso da supereroina, quasi maschile, ingentilito da grosse labbra e seni maestosi, la ragazza provava verso di lei anche una vaga attrazione sessuale. In più di un’occasione, Chiara si era ritrovata a contemplare la sua amica, immaginandosi avvinghiata a lei, il viso tra i lunghi capelli biondi di Beatrice, in un letto, mentre si sgrillettavano a vicenda, donandosi l’un l’altra profondi orgasmi.
In effetti, erano due le cose che non le aveva mai confessato: l’attrazione lesbica che provava verso di lei, e il desiderio di fare sesso con il proprio fratello.
Cecilia, una ragazza timida che non poteva vantare un fisico come quello di Beatrice, ma il viso gentile, il corpo longilineo, i capelli castani che tendevano al rosso ed un sorriso discreto che lasciava trasparire una dolcezza profonda che compensavano ogni altra carenza, salutò con un gesto della mano. Anche lei era una sua cara amica, ma una punta di gelosia accompagnava ogni occhiata che le rivolgeva perché Chiara era a conoscenza dell’attrazione che Marco provava nei suoi confronti, come spesso lui sosteneva, seppure con tono di scherzo.
Anche Arianna si limitò ad un sorriso ed un cenno con il capo. Assomigliava a Cecilia, sebbene la natura non si fosse sforzata nella stessa misura: era carina, ma nulla di più. Era meno timida e più aggressiva. Per lo meno, Arianna amava le ragazze e non avrebbe cercato di insidiare Marco, ma sembrava che tra i due non ci fosse comunque una grande intesa, per non dire che lui non la guardava nemmeno e lei sembrava ignorarlo ancora più intensamente.
