“Indossa una maglietta bianca e dei pantaloni di jeans rovinati. Si avvicina al bancone e, mentre aspetta che il barista finisca di battere il conto di un altro cliente, si volta verso di me e sembra che il suo viso si illumini nel riconoscermi. Il mio si arrossisce, in realtà, e questo mi fa maledire il fatto di avere con me un Kindle e non un libro vero dietro il quale nascondere la mia emozione.
“Lui mi sorride e, muovendo le labbra in una domanda silenziosa, mi chiede se può sedersi con me. Fortunatamente il barista lo distrae e mi permette di avere qualche secondo per calmare un po’ il mio cuore che sta battendo all’impazzata. Penso che da quando ci conosciamo ci saremo scambiati una ventina di parole in tutto, ma è sempre stato gentilissimo con me, pur senza assumere quel comportamento da zerbino o viscido di chi vuole portarti a letto.
“Quando torna a voltarsi nella mia direzione, dopo aver ordinato qualcosa, mi scopre a metà di un sospiro con cui cerco di contenere la mia agitazione. Mi sorride di nuovo discretamente, facendo nascere in me il desiderio di compagnia. Della sua compagnia.
“Vado nel pub per trovare un po’ di solitudine, ma nel suo caso sono più che pronta a fare un’eccezione. Cerco di non pensare a lui… beh, per lo stesso motivo per cui nemmeno Beatrice ci aveva mai provato prima di quella volta, devo ammettere, ma mi piace, e non solo a livello fisico. Quindi, lo invito a unirsi a me con piacere.
“Un bicchiere di aranciata viene appoggiato accanto a lui, attirando la sua attenzione, e richiama il barista dicendogli qualcosa. Un attimo dopo lo stesso scompare dietro il bancone, si rialza con in mano un succo che sbatte un attimo, stappa e il liquido giallo si riversa in un bicchiere di vetro alto che si affianca a quello già presente. Marco prende entrambi e si siede davanti a me dopo aver posto quello con il succo alla mia destra.
“’Ricordo che in un paio di occasioni ti ho vista berne’ dice, sorridendo ‘Spero solo di aver indovinato il gusto, o te lo faccio cambiare.’
“A stento mi esce un ‘grazie’ tanto sono commossa. Prendo il bicchiere, lo accosto alle labbra e bevo un sorso. È succo alla pesca, che non ho mai potuto sopportare, preferendo quello alla pera, più delicato, ma in quel momento mi sembra la bevanda più gustosa al mondo. In realtà, sono talmente abbagliata dalla dolcezza che traspare dal suo viso che non ricordo nemmeno se ho bevuto l’intero contenuto del bicchiere in quella singola volta od ho centellinato il succo per tutto il tempo che abbiamo passato al tavolo.
“In realtà non ricordo nulla di quanto abbiamo parlato. So solo che faticavo a respirare e sentivo un calore invadere tutto il mio corpo, il suono della sua voce sembrava il movimento delle onde che, nei romanzi, cullano sempre il protagonista portandolo ad uno stato simile all’ipnosi, e il profumo della sua pelle scaldata dal sole e con una nota di sudore mi stavano portando ad uno stato di desiderio che non avevo mai vissuto prima. Ammetto che, se non fosse finita com’è finita, una volta che lui mi avesse lasciato da sola, avrei pagato la mia consumazione e sarei corsa a casa per soddisfarmi da sola, fino a slogarmi le dita.
“E invece, per qualche motivo, mentre stavamo discutendo di qualcosa, ho avuto il bisogno di confidargli: ‘Ho la casa libera. I miei non ci sono.’ E non glielo dissi con l’intonazione di voce di una che propone una scopata così, vieni da me e ingroppami; no: mi accorsi che lo stavo pregando di portami a casa, pormi sul letto e unire i nostri corpi e i nostri cuori in cui non sarebbe stato il suo uccello a finire nella mia passerina, ma la mia coscienza a perdersi nei suoi occhi…»
Cecilia si interruppe: dall’incrinatura della voce che giungeva attraverso le casse acustiche era semplice capire che quelle parole avevano colmato la sua anima di un’emozione che stava per sopraffarla. Sbatté un paio di volte gli occhi che avevano cominciato a luccicare. Restò qualche secondo respirando profondamente, cercando di calmare il suo cuore e la sua mente.
«Scusate…» sussurrò dopo qualche istante.
«Non preoccuparti, gioia…» le disse Beatrice con una dolcezza che sembrava impossibile per una ragazza che, il giorno precedente, aveva raccontato con fervore di essere stata scopata contro un muro in un prato senza economia di particolari. «Ti capisco».
Cecilia riprese con la sua narrazione, sebbene con una certa fatica. «Sono costretta ad ammettere che non ricordo molto di quanto accadde tra quel momento e quando aprii la porta di casa mia con Marco al mio fianco, una mano sulla mia spalla sinistra, stringendola con dolcezza.
“Quando siamo entrati, mi giro verso di lui, insicura su come comportarmi. Forse devo offrirgli qualcosa da bere? Come ci si comporta quando si porta un ragazzo in casa propria per fare sesso? Ma il problema non si pone perché lo risolve Marco: appoggia una mano sul mio collo, una su una guancia e, avvicinandosi al mio viso, mi sussurra: ‘Ti ho sempre desiderata, Cecilia’. Un istante dopo inizia a baciarmi con passione, prima su un angolo della bocca, poi l’altro, ed infine comincia a succhiarmi un labbro.
“É qualcosa di fantastico, che mai mi sarei aspettata. È incredibilmente erotico essere baciata in quel modo, senza fretta, il ragazzo che esplora le mie labbra. Quando poi mi spinge contro il muro e mi impedisce di sfuggire, per quanto non lo farei per nessun motivo al mondo, mi sento bagnare tutta, e non solo nelle mutandine ma proprio il sudore pizzica tutta la superficie della mia pelle mentre comincia a stilare sotto i miei vestiti, a causa di un calore che sento crescere dentro di me.
“Marco continua a baciarmi dolcemente e di tanto in tanto stacca le sue labbra dalle mie, mi guarda negli occhi con desiderio e mi sussurra in un orecchio: ‘Non hai idea da quanto tempo ti desidero…’
“’Anch’io ti voglio…’ rispondo senza fiato, o almeno credo di averlo fatto tanto sono stordita dalla voglia di fare sesso con lui.
“Mi sbottona i pantaloni e me li cala con le mutandine. Mi ero aspettata qualcosa di più romantico da lui, magari qualche coccola prima di fare l’amore, ma in quel momento sono talmente eccitata che anche farmi scopare contro un muro, una sveltina, è più che sufficiente. E invece, Marco si inginocchia davanti a me, appoggia le dita sulle labbra della mia passerina, le discosta e mi bacia lì.
“Mi coglie d’improvviso, per quanto l’abbia sognato spesso. È qualcosa di incredibile, che non saprei descrivere a parole: non è solo una sensazione fisica, è soprattutto l’idea che qualcuno stia facendo qualcosa di simile per me, stia impiegando il suo tempo per darmi piacere. Chiudo gli occhi e mi sento svuotare da ogni pensiero mentre mi sembra che la lingua di Marco, più che la mia passerina, stia solleticando un organo del piacere che non credevo di possedere.
“Non posso trattenermi dal gemere, le mie dita si avvinghiano tra i suoi capelli, ho paura che voglia smettere e sarebbe orribile. ‘Marco…’ sussurro. Lui non risponde ma sono sicura che sta sorridendo, anzi la sua lingua si muove con ancora maggior vigore.
“Ad un certo punto un paio di dita si fanno strada dentro di me, e sembra una bastonata di delizia nella mia testa. Le sento sprofondare, allargare il mio utero come un grosso uccello che inizia a possedermi con forza. Mi ritrovo con gli occhi chiusi ed una scossa di piacere che mi scorre violentemente lungo la colonna vertebrale che si scarica in un gemito ininterrotto che sfugge dalla mia gola.
“Mi sento bagnare sempre di più, il succo della mia passera scivolare fuori di me e inzuppare la mano di Marco che mi sta possedendo. Il suono prodotto dalle sue dita diventa sempre più liquido mentre entrano ed escono da me.
“Non so quanto sia durato tutto questo, ma posso dire che è terminato quando non ho potuto trattenere un grido di piacere, tutti i miei muscoli che si contraevano e poi si rilassavano di colpo. Mi sono ritrovata ad ansimare, cercando di riprendere il fiato quando mi sono resa conto che non respiravo da almeno quindici secondi.
“Marco si rialza con il viso che luccica per il succo della mia passerina che si è sparso sulle sue guance e sulle sue labbra mentre mi leccava e mi sorride. ‘Hai un buon sapore, bambina’ mi dice. La cosa mi emoziona a tal punto che scoppio a piangere, lo abbraccio e comincio a baciarlo, mentre le mie lacrime lavano il suo volto.
“Restiamo un momento a baciarci, io che piango senza pantaloni e lui che ha il sapore della mia passera. È forse il momento più bello della mia vita, sono felicissima e mi sento amata come mai prima di allora.
“Questa volta sono io ad inginocchiarmi davanti a lui: gli abbasso la zip dei pantaloni, glieli faccio scendere e posso notare dal rigonfiamento delle sue mutande che è pronto ad essere amato. In un attimo abbasso anche il suo intimo.
