“Il suo uccello è in erezione davanti a me, un…» Cecilia era talmente infervorata nel raccontare che si rese conto che Helga aveva chiesto qualcosa solo quando lo ripeté.
«Com’è la nerchia di Marco?» domandò la rossa. Non era necessario un grande sforzo, anche solo guardando la sua espressione, per comprendere che la richiesta era stata posta solo per ridicolizzare Marco alle orecchie di tutti e soprattutto di Chiara, alla quale sembrò che il cuore perdesse un colpo.
Cecilia sbatté le palpebre, come scossa da un sogno e gettata improvvisamente nella realtà. «Cosa? Ah, sì… Beh, il pisello di Marco è…» mormorò confusa, poi sorrise malvagia. «Il pisello di Marco è perfetto per dare piacere ad una donna!» dichiarò. Beatrice, che aveva assunto un’espressione torva alla domanda di Helga, che sembrava, dalle sue parole, costantemente sommersa di cazzi enormi, scoppiò in una risata.
La rossa, invece, sbottò qualcosa e fece finta di perdere interesse per il racconto di Cecilia.
«Comunque,» proseguì Cecilia, «mi trovo davanti il suo uccello in tiro, lo prendo con una mano e lo sollevo, quindi comincio a baciarlo alla base. Marco sussurra qualcosa di dolce nei miei confronti e appoggia una mano sulla mia testa, accarezzandomi i capelli. Percorro con le labbra l’asta fino dove finisce la pelle e poi ritorno sotto, leccandolo sull’altro lato. Gli accarezzo le palle con dolcezza, strappando un gemito di piacere a Marco che mi ringrazia».
La ragazza esitò un po’ nel continuare, forse per quanto stava per raccontare, forse per un mormorio che si sentiva nell’audio della chat e che nelle sue cuffiette doveva essere appena udibile. Solo dopo qualche istante, durante i quali sembrava stesse tentennando nel fare un balzo oltre un baratro, riuscì a riprendere, abbassando sguardo e voce: «Apro le labbra, allungo la lingua fuori e, guardandolo negli occhi, lo lascio entrare nella mia bocca. Il suo sorriso si allarga man mano che il suo uccello scivola dentro di me, ma l’eccitazione che mi invade sembra ancora maggiore della sua: sento la mia passerina bagnarsi come nemmeno quando vi erano le sue dita.
“Muovo avanti e indietro la testa, il pisello di Marco che si strofina sulle mie papille gustative, la pelle che lascia un sapore di maschio che mi fa impazzire, mentre la sua… il suo glande accarezza e mi solletica il palato. Non l’avrei mai creduto, ma scopro che è divertente succhiare un ragazzo… No, non divertente, piuttosto… soddisfacente. Il contatto delle sue dita sulla mia nuca ma soprattutto sentirlo sospirare, trattenere il fiato e poi lasciarlo andare con un suono di puro piacere è la cosa più soddisfacente che abbia mai provato. Beh, dopo il ditalino-leccata di un attimo prima, ovviamente,» aggiunse, arrossendo ulteriormente, sebbene il suo volto non potesse nascondere la felicità che quel ricordo aveva fatto nascere nel suo cuore.
«Non posso smettere di succhiare, è come se non ne potessi fare a meno. Peccato che Marco… beh, alla fine viene. ‘Cecilia…’, mi dice, con una voce che sembra di qualcuno impaziente di fuggire, ‘sto per venire…’ e al tempo stesso sento le sue palle irrigidirsi e l’asta del suo uccello emettere un odore pungente.
“In altri casi ne sarei disgustata, lo farei uscire dalla mia bocca, ma dopo che Marco mi si è presentato davanti coperto dai miei umori, non posso di certo fare qualcosa di simile: mi assicuro che il suo pisello mi resti in bocca, nonostante i suoi tentativi di sfilarlo e, anzi, appoggio una mano sul suo sedere muscoloso per fermarlo.
“Un attimo dopo… beh, un attimo dopo mi viene in bocca, lo sento irrigidirsi e gemere di piacere mentre il suo succo di palle si svuota sulla mia lingua in cinque o sei schizzi. Beh, diamine, che soddisfazione averlo fatto venire».
Chiara ascoltò le ragazze commentare la prodezza orale della sua ex amica: quella troia di Beatrice si complimentò con lei nemmeno avesse fatto chissà cosa, quasi come se nessuno avesse mai ciucciato un cazzo prima di allora, mentre Helga e Anna sogghignavano all’idea di averlo succhiato e aver bevuto la sborra di Marco; Arianna era vistosamente disgustata, a differenza di quando era stata la ragazza ad essere sollazzata con la lingua.
Lei, invece, era devastata dall’idea che quella merdina di Cecilia avesse messo in bocca l’uccello di suo fratello e bevuto la sua sborra, mentre lei, la sorella, nonostante da anni sognasse una cosa simile, non le fosse mai stato possibile farlo… Le sembrò di avere un attacco di gastrite che le sconvolgesse tutto il petto e la rabbia montare dentro di lei fino a portarla ad un passo dal piangere e vomitare.
«Spingo la testa in dietro e lascio uscire dalla mia bocca il pisello di Marco, ora completamente luccicante dalla mia saliva. Se prima lo desideravo, ora provo verso quella strana protuberanza un amore che non credevo di poter sperimentare. Lo lascio scivolare in una mia mano e poi gli do un bacio in punta. Con la lingua passo sul taglio in mezzo alla… al glande e asporto le gocce di succo ritardatarie.
“’Cazzo… Cecilia… sei fantastica’ geme lui, con la voce che sembra quella di un disco che salta. Sono soddisfatta di quanto ho fatto e, sorridendo, mi alzo in piedi. ‘Ti è piaciuto?’ gli chiedo, anche se so che l’ho fatto godere.
“Mi aspetto che mi risponda qualcosa, magari di volgare, e invece mi abbraccia, mi stringe a sé e mi bacia con passione. Non è come prima, questa volta la lingua entra subito nella mia bocca e, nonostante abbia il sapore del suo sperma, inizia a fare l’amore con la mia bocca. Lui sa della mia passerina… Nonostante questo, con i nostri sessi che si sfregano l’uno con l’altro, è meraviglioso… cazzo, è fantastico, mi sento svuotata da ogni forza, sento la mia testa priva di peso, sono prossima a crollare a terra, ma al contempo potrei andare avanti così per tutto il giorno».
Helga rideva dell’apertura del cuore di Cecilia. «Ma poi ti ha chiavata, ‘sto Marco? No, perché per qualche bacio… e leccata…» disse, ma non riuscì a celare nella sua voce quanto stava davvero provando dentro di sé. A quanto pareva, pensò con soddisfacente malignità Chiara, farsi sbattere contro un muro da cazzoni delle dimensioni di un mattarello non la soddisfaceva quanto voleva far credere, e quel senso di intimità e dolcezza che tutte agognavano sembrava essere piuttosto carente nella sua vita sessuale.
‘A quanto pare, sentire quella cagnetta in calore raccontare di quando si è fatta mio fratello non fa male solo a me’ pensò con gli occhi che le bruciavano ma le labbra che accennavano comunque un leggero rialzamento nei loro angoli.
Cecilia era ormai talmente immersa nelle emozioni che il racconto le stava rievocando che sembrò non riconoscere la derisione nelle parole della rossa. «Sì! Ed è stato incredibile e dolcissimo!» commentò talmente stucchevole che a Chiara sembrò mancasse solo che le pupille assumessero la forma di due cuoricini. «Dopo avermi spinta contro il muro di nuovo e avermi baciata a lungo, l’ho accompagnato sul letto e lì mi ha presa… Beh, non subito. Prima mi ha spogliata e massaggiata con dolcezza, poi…»
Poi la voce della ragazza sulle montagne, con i fiori tra i capelli accarezzati dalla brezza, con i ghiacciai che brillavano alle sue spalle, iniziò a rompersi, gli occhi castani luccicare sempre più, i singulti interrompere il racconto e le mani salire al volto. Un attimo dopo la chat venne invasa dal pianto doloroso di Cecilia.
Fu l’unico suono che fece vibrare le membrane degli altoparlanti delle altre cinque ragazze, ammutolite di fronte a quell’improvviso cambiamento. Solo dopo qualche istante, Beatrice pose la domanda con una dolcezza che sembrava quella di una madre alla figlia dolorante: «Cos’hai, Ceci?»
I gemiti di disperazione impedirono alla brunetta di rispondere per qualche lungo, penoso secondo, finché, le parole strozzate dall’emozione, implorò: «Voglio tornare a casa! Voglio essere ancora tra le braccia di Marco!»
«Posso capirti, piccola…» ammise a sua volta Beatrice, che sembrava che la stessa emozione stringesse il suo cuore, «posso capirti…»
Chiara ebbe un brivido che le sconvolse tutto il corpo. Per qualche motivo che lei stessa non comprese, poteva accettare che quella puttanella raccontasse di lei e suo fratello che si fottevano l’un l’altra con abbondanza di schizzi di sborra e bava sui loro inguini e suoi loro volti, le loro urla bestiali dovute al momento dell’orgasmo… avrebbe accettato anche sentire il racconto del corpo nudo di Cecilia accarezzato dalle mani di Marco, con lui che le diceva quanto fosse bella, dolce e desiderabile… Ma vedere una ragazza piangere perché lontana da suo fratello? no, quello era troppo doloroso, comprese con un nuovo attacco di dolore al petto. Con un sospiro di angoscia, lasciò che l’indice destro trascinasse la finestra della videochat in basso, chiudendola.
Poi portò le mani agli occhi e, anche lei, si mise a piangere.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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