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Sei amiche in videochat · Cap. 9
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Capitolo 9 di 9 31 min di lettura

Chiara trova il soggetto perfetto per il suo racconto

Chiara trova il soggetto perfetto per il suo racconto

William Kasanova
1 anno fa · 283 letture · 1

«Marco,» disse la sorella, eccitandosi all’idea di vederlo tutto nudo, «togliti anche la maglietta. Devi essere un gran figo a dorso nudo».

Lui sorrise lanciandole uno sguardo di soddisfazione mentre aveva la seconda scarpa a metà del piede. «Buongustaia,» ironizzò, ma afferrando il fondo della t-shirt la sollevò, mostrando il lavoro di mesi e mesi di palestra e lavoro fisico anche a casa.

Chiara, al pari del cazzo di suo fratello, non aveva mai avuto la possibilità di vederlo senza maglietta, e lo spettacolo che le si presentò dinnanzi non le dispiacque affatto. Le spalle grosse e gonfie, i pettorali e gli addominali cesellati, e tutti quegli altri muscoli che non si era mai presa il disturbo di scoprire che nome avessero, apparivano sul corpo di suo fratello nella forma migliore. A quella vista, sentì la sua passerina dilatarsi di nuovo, diventare ancora più bagnata… ebbe l’impressione di provare quella fastidiosa sensazione che prende alla gola quando si vede un piatto succulento, sebbene non fosse la gola il punto del suo corpo in cui la stava provando.

Nel frattempo, Marco aveva finito di spogliarsi, le mutande che si stavano afflosciando sul pavimento, afferrando il suo uccello in tiro alla soddisfacente vista della sorellina nuda. Chiara ebbe un moto di orgoglio nel comprendere che l’eccitazione di suo fratello era dovuto al suo corpo e all’idea che stava per scoparla.

Lei si sistemò meglio sul divano, aprendo le gambe e piegandole. «Presto, Marco, non resisto più. Non sai da quanto tempo aspetto questo momento,» confessò, spalancando il suo cuore quanto le sue cosce, forse anche di più.

Marco si inginocchiò sul divano tra le gambe di Chiara. Alzò lo sguardo dall’inguine della sorella al suo viso. Fu quasi con uno sforzo che ammise a sua volta: «Non hai idea di quante volte abbia fantasticato sull’averti sopra di me, che mi cavalchi fino a sfinirmi, insaziabile di piacere…»

Il cuore di Chiara fu invaso da una moltitudine di emozioni a quelle parole, ma quella che sembrò prevalere, e le permise di non mettersi a piangere, fu riconoscere l’ironia che entrambi sognavano di essere sottomessi dal partner. Scopare suo fratello, cavalcandolo fino a svuotargli le palle, lasciandolo privo di forze, invece di essere posseduta come una sua proprietà, un corpo con il solo scopo di dare piacere a Marco, la fece sorridere. Ma non importava, si disse, mentre appoggiava le mani sulle chiappe muscolose di suo fratello e lo invitava ad avvicinare il suo sesso al proprio: lei lo avrebbe comunque convinto a trattarla come una puttanella. La sua puttanel…

Ogni pensiero nella mente di Chiara scomparve come se non fosse mai esistito quando sentì l’ingresso del suo utero aprirsi nella letterale penetrazione del cazzo di Marco. Aprì allo stesso modo le labbra e gli occhi, mentre i polmoni si riempivano di aria in un rantolo di piacere.

«Come sei calda, piccola,» le disse Marco, e anche nella sua voce si percepiva un accento di soddisfazione.

«Scopami, Marco,» la implorò lei con un filo di voce, sconvolta dalle emozioni, «scopami…»

Il fratello non rispose, ma il suo cazzo cominciò a scivolare avanti e indietro con dolcezza nella passera di Chiara, più piccolo delle due dita che aveva usato per chiavarla mentre la leccava, ma infondendo nella ragazza una sensazione incredibile, meravigliosa. La cappella era bollente e s’insinuava dentro di lei con una sicurezza che nessuno dei suoi precedenti, scarsi amanti, sembrava aver mai avuto; l’asta del cazzo scorreva tra le labbra della sua fica come se fosse sempre stato il suo ambiente naturale, come se l’uccello di Marco fosse stato creato appositamente per la passera di sua sorella.

Chiara chiuse gli occhi dopo aver preso le mani di suo fratello ed averle appoggiate sul suo seno perché continuasse a giocarci, poi tornò a stringergli le chiappe sode. Si sentiva invasa da un senso di agitata tranquillità e un doloroso piacere che crescevano dentro di sé, qualcosa che non aveva mai sperimentato prima, nemmeno quando si ditalinava nella sua cameretta, ma che non avrebbe mai voluto cambiare per nulla. Le sembrava un sogno che finalmente il suo corpo potesse essere la fonte di orgasmo per il suo adorato fratello e, scoprì, che non si era mai sentita tanto soddisfatta nella sua vita.

«Marco, ti amo…» non riuscì a trattenere, stringendo ancora più forte i glutei del suo amante, e, quasi come se trattenendo anche questo sarebbe esplosa, aggiunse, ma a bassa voce: «sono la tua troia…»

Con un’ombra di sconcerto, lo sentì abbandonare il suo seno con le mani e i colpi smettere di penetrarla. S’irrigidì nel comprendere che quelle parole erano state di troppo, e che Marco ne era restato disgustato, ma dopo un istante lo sentì abbracciarla, farla ruotare su un fianco e riprendere a scoparla. Fu sul punto di riaprire gli occhi, ma le labbra di suo fratello si appoggiarono sulle sue e un lungo bacio si consumò tra di loro.

Chiara fu forse più felice di Marco quando lui venne dentro di lei. La strinse a sé, tremando nell’orgasmo, mentre il cazzo affondava dentro di lei con gli ultimi colpi profondi, quasi stesse cercando di raggiungere la sua anima, poi un senso di umido calore si riversò nella sua passera. Suo fratello sembrò boccheggiare mentre spruzzava il suo latte, ripetendo un paio di volte il nome di lei rotto dagli spasmi dell’orgasmo. Era durato più di dieci minuti nel suo lavoro di possessione, e nel frattempo lei aveva goduto quando un dito le era entrato nel buco del culo, scopandola sia davanti che dietro.

Ora, erano entrambi sdraiati, nudi e sudati, sul divano, Chiara su un fianco accanto a Marco, la testa su una sua spalla, intenta a giocare con un dito sulla punta del suo cazzo semi eretto, bagnato di umori sessuali di entrambi. Lo guardava in viso con una devozione che non si sarebbe mai aspettata di poter riservare ad un amante. Stavano parlando da qualche minuto, sebbene non ci fosse molto di cui discutere con il proprio fratello che si vedeva ogni giorno se non della scopata appena consumata.

Lo baciò sul collo. «Grazie, Marco: è stato meraviglioso».

Lui girò il capo verso di lei, restituendole il bacio sulle labbra. «Tu sei meravigliosa, Chiara. Hai un corpo stupendo. Sono felice di aver ceduto e aver fatto l’amore con te».

«Non sarà l’unica volta, giusto?» domandò lei maliziosa, continuando a disegnare cerchi con un dito sulla cappella del fratello. Un senso di gelo, comunque, crebbe in fondo al suo cuore all’eventualità di una risposta negativa.

«No, ovviamente. Ti amo, Chiara, e non solo come sorella. Voglio farti godere ogni volta che mi è possibile».

Lei si sporse su di lui, sedendosi sul suo addome scolpito, baciandolo con passione, accarezzandogli il volto. Esplorò con cura la sua cavità orale con la lingua, studiando ogni dente prima di scivolare più in profondità. Rimasero così diversi minuti, amandosi con ardore.

«Voglio dirti una cosa, Marco…» gli confessò lei, dopo che si erano staccati e lei si era appoggiata di nuovo con il capo sul petto del fratello, «ma non offenderti, o pensare male».

«Come posso pensare male della mia sorellina?»

Il coraggio di aprirsi completamente a Marco tentennò in Chiara, ma poi, comprendendo che solo questo le avrebbe permesso di raggiungere completamente il piacere che riteneva di avere il diritto di provare, decise di svuotare il sacco. Si alzò a sedere sull’addome del fratello, la passera che sfregava sulla striscia di pelo che scendeva dal petto all’inguine, guardandolo negli occhi. «Marco… voglio che mi tratti come la tua puttana».

Lui sollevò le sopracciglia, confuso. «Cosa intendi dire?»

La voce di lei si abbassò di volume, come se avesse paura che le mura di casa potessero sentire il suo segreto desiderio. «Voglio che usi il mio corpo per il tuo piacere, che mi insulti mentre mi fotti senza rispetto».

«Cosa?» chiese lui, palesemente sorpreso e, con dispiacere della sorella, inorridito alla richiesta. «Non ho intenzione di…»

Chiara si alzò in piedi, nuda, nella sua figura magra e slanciata, quasi un gattino che litigasse contro un orso. «Perché no?» gridò, arrabbiata. «Sei uno stronzo!»

Marco si tirò su, sedendosi sul divano. Alzò le mani davanti alla sorella, sebbene non avrebbe potuto temere nulla da lei, cercando di calmarla. Lei, però, si comportava come una furia. «Chiara, aspetta… Io non…»

«Cazzo, quella puttana di Beatrice la chiamavi “troia” senza problemi mentre la chiavavi nel prato dietro la discoteca!» gli rinfacciò, il viso, dalla grazia della giovinezza spesso adombrata dalla timidezza, ora distorto dalla rabbia. «L’ha raccontato l’altro giorno a tutte noi, ed era soddisfatta di essere la tua schiava sessuale!»

Prima di andare avanti…

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