Aveva pensato che farsi leccare la fica… il… il cunnilingus, come lo chiamava il libro digitale mandatole da Beatrice… fosse principalmente la soddisfazione di avere un uomo che non sfruttava il corpo della partner per avere un orgasmo, ma si stava convincendo di essersi sbagliata totalmente: il fatto che suo fratello stesse impiegando il proprio tempo per qualcosa da cui avrebbe tratto piacere solo Chiara era immensamente minore del piacere vero e proprio che la lingua e le dita di Marco stavano provocando alla sua passera….
Quanto avrebbe voluto avere un orgasmo, ma al tempo stesso che il suo amante non smettesse mai più con quanto stava facendo.
Poi suo fratello si fermò all’improvviso, almeno per quanto riguardava il lavoro di lingua. «Ma guarda chi si fa vedere…» esclamò, allegro.
Chiara non capì cosa stesse intendendo, ma un attimo dopo un piacere quasi doloroso le esplose nella mente. Lanciò un grido strozzato, arcuando la schiena mentre un calore si liberava nelle sue membra e uno spasmo nel suo utero sembrò riverberare in ogni sua fibra.
«Marco…» disse, senza saper aggiungere altro, la sua mente obnubilata dal piacere come se i suoi pensieri si fossero persi nella nebbia. Avrebbe voluto dire che lo amava, che voleva essere fottuta fino allo sfinimento, che era la sua troia, ma era come se non ricordasse come si facesse a parlare.
«Nessuno ti fa mai godere con il tuo clitoride, sorellina?» domandò lui, divertito, prendendola in giro. Un attimo dopo Chiara sentì la punta calda e bagnata della lingua del fratello disegnare un paio di cerchi attorno alla base del clitoride, ormai eretta, e poi risalirla con colpi lievi e brevi.
Il piacere poteva essere così intenso da risultare doloroso, avrebbe capito Chiara se non fosse stata intontita proprio dalla libido che cresceva dentro di lei con una velocità ed intensità tale da sembrare impossibile da contenere. Si sentiva talmente male da essere sicura che si sarebbe liberata sul divano, gli arti che si scuotevano tanto i muscoli sembravano colmarsi di piacere rabbioso, la mano che teneva suo fratello per i capelli come se fosse stata posseduta da una propria volontà.
La ragazza si rese conto di urlare ad ogni colpo della lingua di suo fratello, mentre le dita continuavano a fotterla con l’irruenza di un maglio. Chissà cosa stavano pensando i vicini, si chiese una piccola parte della sua mente, l’unica che ancora non era stata sommersa dal desiderio e dal piacere. Lo avrebbero detto ai suoi genitori che quel pomeriggio, in casa loro, qualcuno aveva chiavato con tale vigore da mettersi ad urlare? Se solo la sua capacità di ragionare non fosse stata scalzata dalla voglia di essere scopata da suo fratello e di raggiungere un orgasmo come quelli che avevano sperimentato le sue due amiche, di sicuro non sarebbe rimasta lì, mezza nuda, con l’altro figlio dei suoi genitori a stimolarle la passera e a portarla al piacere sessuale.
«Marco, fammi godere…» lo implorò, invece. In quel momento, le era impossibile immaginare un altro scopo nella propria vita che non fosse un imminente orgasmo, il migliore che avesse mai avuto.
Il fratello non rispose: la lingua smise di leccare il clitoride ma lo abbracciò con le labbra, suggendolo, mentre le dita smettevano di muoversi come un cazzo ma imprimendo una forza quasi dolorosa sulla parete vaginale.
Chiara fu colta dalla sorpresa a quell’improvviso mutamento dell’azione del fratello, e fu quasi sul punto di chiedere, confusa, perché l’avesse fatto, quando ebbe l’impressione che stesse per essere vittima di un arresto cardiaco: il suo corpo fu attraversato da una scossa che mai aveva sperimentato in precedenza, un calore così intenso che sembrò bruciarle le carni e farle sprizzare stille di sudore dalla pelle come se fosse diventata liquida, un’onda di confusione impattare con la sua mente tanto intensa da cancellarle ogni pensiero. Credette di morire, ma fu il momento più bello, intenso, meraviglioso della sua esistenza.
Si scoprì con tutti i muscoli irrigiditi, le braccia lungo il corpo che, attraverso le mani, tenevano bloccata la testa di suo fratello contro il proprio inguine, il culo sospeso dal divano, la sua passera che vomitava fluido… trasudo vaginale, ricordò con uno sprazzo di lucidità come un fastidioso raggio di sole tra nubi di un temporale di puro piacere…
“Cazzo,” pensò, “quello era un orgasmo…”. E, sconvolta dall’emozione, iniziò a singhiozzare, scoprendosi ridicola ad una risposta emotiva simile ad un avvenimento tanto meraviglioso, poi gettò all’aria la sua dignità quando non le fu più possibile trattenersi e scoppiò in un pianto.
«Che sciocca che sei…» disse suo fratello con una dolcezza tale che, se non fosse stata sconvolta da quanto appena accaduto, le sarebbe sembrato il più bel complimento al mondo. Lo percepì sollevarle le gambe e, per qualche motivo, pensò, e anzi sperò in fondo al suo cuore, che l’avrebbe scopata con ardore mentre piangeva, come una punizione per il suo comportamento infantile, e invece si accorse che la stava girando sul divano, sdraiandola. Un attimo dopo una mano si posò sulla sua guancia e l’accarezzò.
«Stai bene?» domandò Marco, ma non c’era apprensione nella sua voce.
Chiara riaprì le palpebre, inghiottendo gli ultimi singulti, strofinandosi gli occhi per togliere il velo di lacrime che rendeva il mondo un caleidoscopio. Improvvisamente, dovette trattenere invece una risata nel vedere il viso del fratello bagnato dal torrente di desiderio che era scaturito dalla sua passera negli ultimi istanti prima di essere fulminata dal piacere.
Non riuscì comunque a nascondere dai propri lineamenti il moto di imbarazzato divertimento che l’aveva colta. «Sì, grazie. È stato bellissimo».
Marco sorrise, soddisfatto. Sembrava l’avesse avuto lui, un istante prima, l’orgasmo migliore della sua vita. «Un altro?» le chiese, con la stessa naturalezza con cui l’aveva invitata a mangiare il gelato, qualche giorno prima. No, anzi: questa volta lui sembrò ancora più desideroso che accettasse la sua proposta.
Chiara tentennò. Lo voleva dentro di lei, che la scopasse con vigore e la sottomettesse come una sua proprietà, che usasse il suo corpo per trarne piacere… Erano anni che desiderava essere la sua puttana… Ma, cazzo… Cazzo, doveva vivere un altro orgasmo simile, non poteva farne a meno.
Lo avrebbe ricompensato con ogni suo mezzo, in ogni possibile modo, avrebbe fatto scordare a suo fratello quelle due cagne in calore di Beatrice e Cecilia, e qualunque altra ragazza avesse mai scopato, ma, in quel momento, non poteva fare a meno di provare di nuovo quella sensazione.
Fu quasi con uno sforzo che lo ammise: «Sì, ti prego…»
Le labbra di Marco si appoggiarono alle sue, ora dal sapore del suo piacere sgorgato in gran quantità sul suo volto. «Mi piace leccartela,» le sussurrò quando le loro lingue ebbero terminato di amarsi. «Vieni bene,» aggiunse, con un occhiolino, facendola imbarazzare, ma solo un po’.
La seconda volta fu più breve, Chiara sapeva già cosa aspettarsi, e si sentiva già pronta, ma nonostante questo fu più dolce, piacevole, forse non così intenso ma… Chiara non avrebbe saputo come descriverlo, mentre ansimava lentamente sul divano, riprendendosi dal secondo cunnilingus della sua vita, riempiendosi i polmoni dell’afrore di sesso proprio e di suo fratello, e scoprendo che era il profumo più meraviglioso che avesse mai inalato. Era stato come bere un bicchiere d’acqua fresca senza deglutirlo, sentirlo scendere lungo l’esofago e rinfrancare il calore dello stomaco lentamente e con gentilezza, e non di botto come succede sempre.
Marco aveva abbandonato la sua figa che, anche senza bisogno di guardarla, percepiva bagnata di saliva e trasudo fino a metà delle cosce, calda come mai prima di allora. La ragazza scoprì di non averla mai amata tanto come in quel momento.
Non aveva mai nemmeno amato… no, adorato, venerato suo fratello come in quel momento, sebbene adesso si stesse limitando a succhiarle i capezzoli, e la cosa non fosse che un’ombra del piacere che le dava quando invece il suo impegno era focalizzato sul suo clitoride.
Appoggiò una mano sui capelli del suo amante, accarezzandoli. «Marco…» gli disse, piano piano, «scopami, ti prego».
Lui continuò con un lungo succhio sul capezzolo eretto di Chiara prima di alzare la testa dal seno e guardarla con uno sguardo esageratamente annoiato. Si lasciò scappare un sospiro. «Voi donne, tutte le volte che uno si sta divertendo, tirate fuori una qualche incombenza…» ma, mentre lo diceva, si slacciò di nuovo i pantaloni, li lasciò scivolare sul pavimento, quindi si sedette ai piedi di Chiara e, nonostante quanto aveva rimbrottato bonariamente a lei, si tolse le scarpe usando la punta dei piedi contro il tallone e spingendo.
