Lui la guardò con quello che Chiara pensò fosse un desiderio simile al suo, poi la baciò con dolcezza. Fu breve ma forse ancora migliore di quello precedente. La ragazza sentì bagnarsi e un fuoco incendiare la sua anima.
«Anch’io, sorellina,» disse infine Marco, sorridendole in un modo che lei non gli aveva mai visto. «Non sai quanto voglia ho di amarti e farti…»
Chiara restò in attesa, comprendendo che suo fratello stava cercando di scassinare la serratura morale oltre la quale aveva posto i suoi veri sentimenti verso di lei affinché non si trovasse a giacere con lei, entrambi nudi, entrambi felici per aver dato modo ai loro più profondi desideri di esprimersi.
Solo dopo qualche secondo la voce di Marco riuscì a risuonare nel salotto con la parola che lei sperava di udire: «…farti godere».
«Anch’io voglio farti godere, Marco,» rispose lei, e le sembrò la cosa più naturale al mondo. E le sembrò la cosa più naturale al mondo, ancora più di pronunciare quelle parole, scivolare in ginocchio davanti a lui e, guardandolo con amore, mettere le mani sul bottone di pantaloni e, con una facilità che la sorprese, farlo uscire dall’asola e poi, inconscia di trattenere il fiato, abbassare la zip.
Il cuore iniziò a batterle tanto forte da sentirlo nelle orecchie, immaginando che si sentisse così chi passasse la vita a cercare un tesoro dal valore incalcolabile e, infine, vi si trovasse davanti, il forziere stretto tra le mani e i cardini arrugginiti che stridono mentre il coperchio viene sollevato lentamente.
I jeans calarono sotto il proprio peso una volta persa la resistenza e l’attrito che li teneva sollevati, afflosciandosi come una concertina, ma Chiara, troppo affascinata dalla deformazione del tessuto delle mutande di suo fratello, non se ne accorse nemmeno. Lo guardava estasiata, sentendo scivolare nelle sue narici il profumo che aveva avvertito prima e che ora aveva la certezza fosse l’eccitazione di Marco che lei gli aveva provocato: rendersi conto che lei causava un’erezione a suo fratello fu piacevole quanto ricevere il miglior complimento della sua vita.
Lei era eccitante per suo fratello…
Afferrò con le due mani l’elastico delle mutande e l’abbassò lentamente, trepidante, incapace di trattenersi dallo scoprire la virilità di suo fratello ma, al contempo, conscia che stava per compiere un gesto che non si sarebbe mai più ripetuto e andava eseguito con calma, per poter essere gustato completamente.
All’inizio fu solo pelle con qualche pelo, poi questi aumentarono di colpo, tanti ma tenuti con cura, tagliati corti e… quello… quello era il fondo dell’asta del cazzo di Marco che usciva dal suo inguine! La ragazza si fermò di colpo, affascinata come poche volte nella sua esistenza.
Chiara ebbe l’impressione di vivere un evento storico, di essere lei la protagonista di qualcosa che sarebbe diventato leggendario, ricordato per sempre. Era troppo stordita dall’emozione per chiedersi come si fossero comportate le sue due amiche quando si erano trovate nella sua situazione.
Abbassò ancora l’elastico, scivolando lungo il tronco del pene, liscio ma con una vena che lo percorreva per il lungo, poi la pelle finì e Chiara aprì la bocca nel vedere la cappella comparire davanti a lei. Il cazzo sembrò saltarle in faccia quando finalmente fu libero dalla costrizione dell’intimo, facendo sobbalzare la ragazza.
Marco sembrò trattenere a stento una risata. «Non morde, non preoccuparti».
La ragazza non lo sentì nemmeno. Allungò una mano, toccando con un dito il cazzo che da anni agognava, spingendolo un po’ e facendolo dondolare. Lo accarezzò con delicatezza poi, quasi con rispetto e paura, avvicinò le labbra e lo baciò sulla punta, l’afrore di maschio che le invase l’anima.
«Voglio succhiartelo, Marco,» disse, il cuore che rimbombava nella sua testa. Le sembrava impossibile che stesse succedendo davvero, che un sogno che aveva sempre considerato impossibile fosse diventato realtà.
La mano di Marco le accarezzò i capelli. «Sei sicura, Chiara?» le domandò: non aggiunse altro, ma era semplice intuire che, se Chiara l’avesse fatto, non avrebbero più potuto tornare indietro.
Dalla bocca di Chiara non uscì la risposta: piuttosto, vi entrò. Appoggiò le mani sull’inguine di Marco, le labbra sulla cappella, e poi spinse avanti la testa. Poteva essere vero che il cazzo di suo fratello non fosse più lungo del normale, ma da come le colmò la bocca fu pronta a scommettere che in quanto a diametro non scherzava. Lo sentì scivolare sulla sua lingua, il sapore leggermente salato della mucosa vellutata della cappella mentre questa emergeva dalla guaina di pelle che sembrava non riuscisse a mantenere il passo. Scivolò lungo l’asta fino in fondo, prendendo nel cavo orale tutto il cazzo di suo fratello, la cappella che si insinuava tra le tonsille e sollevava l’ugola.
Fu una sensazione strana, soddisfazione e un senso di disagio che la confondeva. Nonostante questo, Chiara volle mantenere suo fratello dentro di sé fino a quando quel malessere non fu quasi sul punto di diventare un problema imbarazzante, quindi si spostò all’indietro con la testa, sentendo il cazzo scivolare fuori di lei, fino a quando solo la cappella fu tra le sue labbra. Allora afferrò l’asta e, facendola scivolare lentamente avanti e indietro sulla patina di saliva che la ricopriva, alzò lo sguardo verso il volto sorridente di Marco.
«Mi piace il tuo cazzo, Marco,» gli confessò. «Lo adoro». E intanto la mano libera, ricordando quanto aveva letto sul manuale mandatole da Beatrice, prese le due grosse palle che pendevano tra le gambe del fratello e cominciò a solleticarle.
«Chiara!» esclamò Marco, mentre il suo volto si illuminava, divertito.
Lei sorrise soddisfatta, quindi tornò al cazzo, leccandosi le labbra. Allungò la lingua e la passò sul bordo del prepuzio, strappando un gemito di piacere a Marco, che appoggiò una mano sulla testa della sorella.
«Ah, Chiara, sì!» esclamò, ed il tremore della voce di suo fratello nel pronunciare quelle parole fece colmare il cuore della ragazza di un orgoglio che non aveva mai sperimentato in tutta la sua vita. Quel sentimento la infervorò, spingendola a fare del suo meglio. Improvvisamente si sentì in diretta competizione con Beatrice e Cecilia: da quel momento avrebbe fatto di tutto perché suo fratello dimenticasse quelle due troiette e pensasse solo a lei come amante.
Chiuse le labbra sulla cappella e la lingua cominciò a saettare e accarezzare la zona attorno al meato, ed ogni colpo strappava un gemito di piacere a Marco che sembrava si accumulasse nel cuore di Chiara, colmandolo di gioia.
Il ragazzo non durò a lungo, ma la cosa fece solo piacere a Chiara. Lui la amava, la desiderava così tanto che non sapeva resistere alle sue tecniche basilari e approssimative, svuotandosi dentro di lei per scoprire come fosse sborrare nella propria sorellina…
Quando lui la avvisò che stava per venire, lei non volle abbandonare il cazzo che aveva in bocca come gli consigliò lui, tra un gemito ed un profondo sospiro. Anzi, abbandonò l’asta su cui stava praticando una sega e le palle che aveva continuato a massaggiare, e messe le mani sui glutei sodi di suo fratello, spingendo contemporaneamente la testa in avanti, mangiando completamente la virilità di Marco, attese con impazienza. Pochi istanti dopo, sentì uno schizzo di liquido caldo esploderle in bocca, qualcosa di colloso finirle sul fondo della lingua e in gola. Lo sentì andarle di traverso ma si trattenne, aspettò che suo fratello spruzzasse tutto il suo seme dentro di lei.
«Grazie, Chiara…» disse Marco, come svuotato di ogni forza, «sei stata meravigliosa…»
La ragazza lasciò scivolare il cazzo fuori dalle sue labbra, gustandosi il sapore di sperma che abbandonò sulle pupille gustative, poi, sebbene sorridesse soddisfatta, con una mano sulla bocca, iniziò a tossire fino alle lacrime. Sentì, ad ogni espettorazione, qualche goccia di sborra di suo fratello risalirle la gola.
Marco si inginocchiò, il viso che lasciava indovinare la preoccupazione, appoggiando la mano su una spalla della sorellina. «Stai bene?»
Lei fece un sorriso e, tra un colpo di tosse e l’altro, rispose con la voce rauca: «Ci sarà un motivo se si chiama soffocotto…»
Fu lieta che l’apprensione di suo fratello venisse sostituita da una risata. Lo vide alzarsi, tirarsi su slip e pantaloni, quindi porgerle una mano per mettersi in piedi anche lei.
«Adesso vedrai come ti ricompenso, Chiara,» le promise con un occhiolino, e sebbene lei non sapesse cosa intendesse, fu sicura che sarebbe stato qualcosa di fantastico. Quando Marco le prese il volto e la baciò con passione ebbe la sicurezza che sarebbe stato invece qualcosa di memorabile.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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