Se avesse voluto essere aderente alla realtà, comprese Chiara, con un groppo in gola che sembrava stridere quando respirava, avrebbe dovuto disegnare al suo posto Cecilia o Beatrice. Loro se l’erano scopato davvero Marco. Lei no.
Desolata, come se il mondo le stesse crollando addosso, la ragazza si mise le mani sugli occhi e cadde con i gomiti sulla scrivania. Sentì gli occhi prudere nell’avvicinarsi del pianto, nel percepire come una coltre scura di desolazione calare sulla sua esistenza.
Com’era possibile che qualsiasi puttana potesse fare sesso con suo fratello, desiderosa solo di avere il suo cazzo dentro di sé, mentre lei, la sua amata sorellina, non ci riusciva? Cos’avevano le altre che a lei mancava?
Sapeva che era una domanda retorica, che se la poneva ormai da anni, e da anni aveva capito cosa fosse a mancarle: il coraggio per dichiararsi a Marco… ma la paura che lui ci restasse male scoprendo che lei era innamorata di lui, che volesse fare l’amore con lui… e se, a quella nuova consapevolezza, Marco l’avesse allontanata, non tanto fisicamente quanto emotivamente, smettendo di abbracciarla e trattarla con tutta quella dolcezza?
A cagare, si disse, alzando il viso dalle mani e passandosi un dito sotto il naso che aveva cominciato a gocciolare… Non poteva continuare così, dolendosi nel rischio che qualcosa potesse andare storto se avesse provato. Lui l’amava e la desiderava, ne era certa, ne aveva le prove ogni giorno, ogni volta che lui la guardava, forse quasi quanto lei era desiderosa di avere lui dentro di sé.
“Si segherà pensando a me”. Il pensiero attraversò la sua mente come un fulmine: Marco a letto, nudo, muscoloso, che fissava il soffitto, sussurrando il nome di Chiara, la mano stretta attorno al cazzo, muovendola su e giù, immaginandola nuda, che lo cavalcava, e che gli diceva che era uno stallone e che la faceva impazzire di piacere. Poi lui inalava l’aria con un respiro rumoroso, scosso dall’orgasmo, il nome di sua sorella che si formava un’ultima volta sulle sue labbra, la crema calda che fuoriusciva dalla cappella e scivolava lungo il suo cazzo, imbrattandogli le dita invece di restare custodita gelosamente nella passera di Chiara.
Quell’idea scosse il corpo e l’anima della ragazza come una folgorazione, un colpo che sembrò stordirla. Si sentì strana, quasi male. Il desiderio di suo fratello fu così intenso che le parve di essere sul punto di vomitare e al contempo essere preda di un orgasmo. Alzandosi dalla sedia come se le gambe le stessero cedendo, si avvicinò alla porta, l’aprì appoggiandosi di peso, poi caracollò lungo il corridoio fino al salotto, dove proveniva il suono del televisore.
Marco era lì, seduto sul divano, che ignorava la trasmissione televisiva ma stava chattando al telefonino. Sorrideva, ma quando notò sua sorella avanzare come ubriaca si alzò in piedi di scatto, la paura che aveva preso il posto dell’allegria sul suo volto.
«Chiara, cos’hai?» esclamò, avvicinandosi con lunghi, febbrili passi alla sorella. L’afferrò e la strinse al suo petto.
Alla ragazza, a quel contatto, sembrò che la testa girasse ancora più vorticosamente. Il profumo della pelle di suo fratello la inebriò, i muscoli contro il suo esile corpo furono come il migliore dei massaggi. Percepì il cazzo di Marco all’altezza del suo ombelico inturgidirsi attraverso diversi strati di tessuto, diventare più caldo e vivo.
Desideroso di possedere Chiara.
Forse niente al mondo avrebbe spinto la ragazza a fare quello che fece se non sentire contro il suo ventre la virilità di suo fratello risvegliarsi e mettersi all’erta grazie a lei.
«Marco…» sussurrò.
Lui, ancora più spaventato, abbassò il volto verso di lei, come a sentire meglio. Un istante dopo le sue labbra venivano intercettate dalla bocca di sua sorella, facendolo sobbalzare. Facendolo sobbalzare ma non troppo.
Chiara non sapeva baciare se non che c’era un contatto tra le labbra delle bocche degli amanti, e che poi una lingua sarebbe entrata nel cavo orale dell’altro. Tutto quello che sapeva lo aveva imparato dai suoi tre pessimi amanti, i tre ragazzetti arrapati che avevano trovato piacere nella sua passera e nella sua ingenuità. Aveva, in passato, pensato a come imparare per non essere impreparata in un momento come quello, in cui avrebbe finalmente unito le sue labbra a quelle di Marco, e l’idea di essere inesperta la tormentava, la terrorizzava, chiedendosi come avrebbe fatto. In quel momento, in cui le sue labbra si erano davvero unite a quelle di Marco, decise che non avrebbe avuto nessuna importanza, e la sua lingua scivolò in suo fratello.
O lui avrebbe accettato il suo amore, o l’avrebbe allontanata per sempre.
Lui l’allontanò. O, almeno per quella briciola di coscienza di Chiara che non era impegnata a scoprire come fosse baciare l’uomo che amava davvero, a godere della sua bocca, ad apprezzare malignamente come la sua passera si stesse bagnando in quell’istante e un odore che non aveva mai sentito, sebbene gli ricordasse vagamente la crema che aveva trovato nella piadina che Cinzia aveva rifiutato, lui ci provò per un istante, i muscoli delle braccia che si irrigidivano per spingerla via, per scacciarla da lui, ma fu un movimento di un millimetro o due.
Chiara si sollevò sulla punta dei piedi, come se questo le permettesse di infilare ancora di più la lingua in suo fratello, appoggiando una mano sulla nuca del fratello ed una dietro un gluteo sodo. All’improvviso anche la lingua di Marco si mosse, scivolando sulla sua, sfregandosi come… Chiara non lo sapeva, non aveva idea di cos’altro potesse dare una sensazione tanto piacevole. Fu bellissimo, indescrivibile.
Ma poi, dopo un attimo che durò quanto tutta la vita della ragazza, i muscoli delle braccia del fratello si tesero davvero, i millimetri divennero centimetri, decimetri, chilometri, e lei si trovò distante anni luce da Marco, il viso un turbinio di emozioni che lei a malapena riusciva a riconoscere prima che venissero sostituite da altre: sorpresa, desiderio, sconcerto, confusione, terrore…
Marco impiegò diversi secondi prima di parlare, come avesse cercato cosa dire. «Chiara… non possiamo fare una cosa simile… io… noi…» Poi si interruppe, fissandola con un’intensità che la ragazza non aveva mai scorto in suo fratello. Lo vide respirare profondamente, come se fosse sul punto di lanciarsi in un burrone e non fosse sicuro che il paracadute che indossava fosse integro o meno.
Chiara tentennò, spaventata. Cos’aveva fatto? Perché lo aveva fatto? La cosa sarebbe potuta andare bene o male, o tutte le sfumature di possibilità che si trovavano tra i due estremi, ma comprese che il suo tentativo di sedurre suo fratello era andato peggio che male, l’unica volta che in vita sua aveva tirato fuori le palle e voluto condurre lei il gioco tutto era crollato nel completo disastro.
«Marco,» disse, la disperazione che cominciava a bruciarle gli occhi. «io… mi dispiace… non…»
«‘fanculo, cazzo!» sbottò rabbioso il fratello, stringendo le mani, i muscoli delle braccia che si gonfiavano in quello che sembrava furore assassino, poi fece un passo avanti, le mise una mano dietro la nuca, la strinse a sé e Chiara, mentre si sentiva sciogliere tra le braccia di Marco, finalmente scoprì che quelle troie di Beatrice e Cecilia non esageravano quando magnificavano le capacità di baciatore di suo fratello.
Si aggrappò letteralmente al collo di lui, gustandosi il sapore della lingua che invadeva la sua bocca come se fosse stato il cibo più gustoso che avesse mai assaggiato. Si rese conto che non la stava baciando con quella tecnica che le sue amiche avevano descritto, stuzzicando le sue labbra, ma possedendola… anzi, scopandole la bocca e, per quanto avesse voluto provare la sensazione di un bacio simile, quell’impeto la fece impazzire.
Faceva fatica a respirare, il suo naso emetteva un suono ridicolo quando inspirava, ostruito dal pianto che stava per scoppiare in lei, e qualche goccia le aveva solcato le gote, ma non le importava: avrebbe preferito morire soffocata piuttosto che interrompere quel momento meraviglioso.
E quel momento meraviglioso continuò per dei minuti che parvero allungarsi all’infinito, poi contrarsi in un solo battito di cuore quando prima la lingua e poi le labbra di Marco si allontanarono da lei. Le appoggiò la testa alla spalla sinistra, gli occhi scuri di lui che la guardavano in quelli azzurri della ragazza con una dolcezza che le colmò il cuore di un’emozione tanto intensa che la portò ad un passo dal rimettersi a piangere.
«Sei una sciocca ragazzina,» la rimproverò con una dolcezza che contrastava con le parole come il giorno con la notte, «Lo sai che questo è sbagliato».
Chiara si perse negli occhi del fratello. Erano anni che li vedeva, li ammirava, li adorava, ma in quel momento le parve di aver sempre visto solo la versione abbozzata di quanto poteva contemplare in quell’istante. Fu con uno sforzo che riuscì a riportare la sua coscienza alla realtà. «Io ti voglio, Marco,» gli confessò, «sono anni che voglio fare l’amore con te». Fu una fatica ancora maggiore non appoggiare la mano sull’inguine del fratello e tastare quel bozzo che aveva avvertito contro il suo ventre. «Voglio averti dentro di me, voglio che mi ami».
