Un profondo respiro riempì i polmoni di Chiara, che solo in quell’istante si rese conto che aveva trattenuto il fiato ascoltando Beatrice narrare di suo fratello intento a sgrillettarla, sconvolta all’idea che la sua migliore amica avesse avuto dentro di sé, a darle piacere, le dita di Marco. Forse, quello che la sconvolse maggiormente, fu l’impressione di annegare nell’effluvio della propria passera bagnata tanto fu intenso l’odore che invase il suo olfatto, eccitata dal racconto nonostante ne fosse… terrorizzata? Disgustata? Inorridita? Lei stessa era la prima a non saperlo, ma il divario delle emozioni che le stringevano il cuore e quelle che le facevano pizzicare la fica la faceva stare malissimo.
«Stringo Marco a me, gli pianto i denti nella spalla quando mi sento venire. Sto per piangere dal piacere, qualcosa che non ho mai provato prima, qualcosa che credevo esistesse solo nella recitazione delle attrici porno. Porca merda, che meraviglia! Singhiozzo mentre mi sento mancare per l’orgasmo, stringendomi ancora più al mio amante. E tutto questo con le sue dita.
“Non posso più resistere, devo essere posseduta da lui o impazzisco. Lo bacio con passione e metto una mano sul suo cavallo mentre la mia lingua fa ciò che vorrei facesse lui con il suo picio nella mia passera: è evidente sotto il tessuto dei suoi jeans che è pronto a scoparmi. ‘Chiavami, Marco…’ gli sussurro senza riuscire a fermare il mio ansimare, ‘ti voglio dentro di me.’
“Anche se l’unica luce che ci avvolge è quella di una Luna ridotta ai minimi termini, sono sicura che Marco stia sorridendo. Mi gira e mi spinge contro il muro di pietra. Sento le mutandine scivolare lungo le mie gambe e una sua mano salire sotto la mia maglietta, avvolgere una mia boccia. Le sue dita la stringono, con una dolcezza che in quel momento non riesco a riconoscere, ma che adesso, al pensiero, mi fa impazzire. Mi ritrovo con le gambe aperte, inclinata con il busto in avanti, appoggiata contro il muro con una guancia e le mani. Sento l’inguine di Marco appoggiarsi alle mie chiappe, ed un attimo dopo qualcosa di bollente aprire i lembi della mia fregna.
“’Adesso sei mia, Beatrice’ dice, e un attimo dopo il suo picio sprofonda dentro di me. La mia bocca si apre e i miei occhi si spalancano nella passione che mi sta soffocando. La mano con cui Marco teneva la sua nerchia si appoggia sulla mia testa e mi tiene ferma contro il muro.
“’Voglio riempirti, troietta’ mi dice cominciando a spingere, colpi profondi e potenti. Io sono incapace di pensare a qualsiasi cosa che non sia il suo picio dentro di me che mi fotte, al desiderio che devo soddisfare con i suoi movimenti di bacino. Lo voglio, voglio la sua nerchia dentro di me, ho bisogno che il suo latte riempia la mia fregna.
“Continua a usare termini che, in altri momenti, mi avrebbero disgustata, ma in quell’istante, sotto le stelle, in quel prato, sua schiava sessuale, in quella posizione in cui non sono altro che un buco dove Marco può trovare un orgasmo, non fanno altro che aumentare la mia eccitazione. Mi chiama troia, puttana, zoccola, ed ogni insulto non fa altro che far gocciolare di più la mia passera, le vibrazioni dei suoi colpi si ripercuotono attraverso il suo braccio sulla mia testa, bloccandomi sempre più contro il muro, ed ogni colpo mi avvicina sempre più al mio secondo orgasmo.
“La mano che mi stringe la tetta scende al mio inguine e comincia a sgrillettarmi. Fa malissimo, ma vorrei che non smettesse mai di malmenarmi la lumachina. Il piacere sembra dolore tanto è intenso, mi arriva al cervello e mi impedisce di pensare a qualsiasi cosa che non sia essere chiavata sempre più forte. ‘Marco…’ gemo contro il muro.
“’Adesso sei la mia troia’ dice Marco. Io non rispondo perché non voglio ammetterlo davanti a lui, ma sono disposta a qualsiasi cosa pur di vivere ancora un solo istante come quello che sto vivendo in quel momento. Non credevo fosse possibile provare una sensazione simile in un prato, addossata ad una casa di pietra diroccata.
“E per quanto creda di aver raggiunto il culmine, un attimo dopo ho un orgasmo che, al confronto di quello precedente, è qualcosa di inarrivabile. Sento le gambe cedermi, cerco di afferrarmi ai sassi del muro ma le mie dita sono prive di forze, urlo di piacere ma non ho un filo di voce e la mia bocca e gli occhi restano spalancati, la mia mente è martellata dalle ondate di piacere che mi stanno bruciando l’anima.
“Credo di crollare a terra, e invece la mano che mi stava sgrillettando mi prende a mezzo corpo e mi sostiene, quella che mi teneva bloccata contro la vecchia casa mi stringe alla gola. I colpi di Marco dentro la mia fregna diventano più profondi e lenti. “Sei la mia troia, Beatrice, sei la mia troia” mi dice con una dolcezza che sembra impossibile. Le sue spinte rallentano sempre più, fino a restarmi dentro, fino in fondo, a lungo. La sua nerchia sembra prendere vita e un attimo dopo un liquido caldo riempie la mia passera. Non posso trattenere un sorriso nel sentire il latte delle palle di Marco dentro di me. Improvvisamente, mi sento soddisfatta.
“Potrebbe lasciarmi a terra, seminuda e sporca della sua sborra, in quel prato, e andarsene senza una sola altra parola, e lo amerei per il resto della mia vita come mai nessun altro. E invece, socie, mi solleva dalla mia posizione a novanta gradi, mi gira, mi stringe a sé, la mia passera che riversa il mio succo e quello di Marco contro la sua nerchia che si sta sgonfiando, e mi bacia con dolcezza e passione. “Grazie, bambina” mi sussurra mentre passa dalle mie labbra al mio collo.
“Credevo di non avere più un minimo di energia in me dopo quella chiavata meravigliosa, ma in quel momento mi sento come se potessi scalare una montagna. Lo abbraccio al collo e gli sussurro che voglio essere ancora sua».
Beatrice si interruppe improvvisamente, lanciando uno sguardo nella webcam che, trasmesso sullo schermo del tablet di Chiara, diede l’impressione che la ragazza stesse guardando proprio lei. Fu sicura che la sua amica, se ancora poteva considerare tale, le avrebbe implorato perdono per quanto aveva raccontato e per essersi scopata il suo adorato fratello.
E invece, quasi con divertimento, Beatrice aggiunse sorridendo: «In quel momento, vedo dietro a Marco Anna e Donato che escono dal bosco accanto a noi, e a loro volta ci vedono. Si fermano, Anna sconvolta e Donato divertito, fissandoci. Sorrido loro e poi torno ad amare Marco: mi inginocchio, afferro il suo picio, apro le labbra e…»
Chiara si trovò in mano il tablet, in piedi, fissando lo schermo furibonda. Avrebbe spezzato lo schermo se non si fosse accorta consciamente di cosa stesse facendo; invece, dopo un istante, lo riposò con ben poca grazia sulla scrivania, sconcertata. Chiuse la connessione con la chat e quel gruppo di troie senza nemmeno salutare, anzi decisa a non vedere più nessuna di loro, e rimase a fissare il computer.
Non credeva di essersi mai sentita così… così tradita. Tradita da Beatrice, tradita da Marco. Quella puttana aveva sedotto suo fratello, e lui non aveva perso occasione per scoparsela. Stronzo schifoso… Stronzi schifosi, piuttosto: una non sa tenere a bada la passera e l’altro il proprio cazzo nei pantaloni, e dentro di sé Chiara sapeva che avrebbe voluto fare sesso con entrambi.
Sconvolta dall’ira, la ragazza abbandonò la sua stanza e si diresse verso quella di Marco stringendo i pugni e sollevando le spalle come non le era mai accaduto.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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