Chiara sentì il suo cuore perdere un colpo a quelle parole, immaginando suo fratello venire baciato dalla sua migliore amica. Un senso di frustrazione le strinse il petto e la gola, ed un moto di pianto le irritò gli occhi. Per un istante non volle credere a quanto aveva appena sentito, poi fu sul punto di urlare al microfono con tutta la sua voce: l’unica cosa che glielo impedì fu non sapere se gridare “sei una troia, Beatrice!” o “come bacia mio fratello? Com’è?
Beatrice era ormai incapace di fermarsi, i ricordi di quella sera sembrava li stesse vivendo in quel momento, li stesse raccontando in tempo reale. «Credo che Marco abbia solo due possibilità: staccarsi da me o, come molti prima di lui, infilarmi la lingua in bocca, quasi la stia scopando… Invece, con mia sorpresa, appoggia una mano sul mio collo con delicatezza ed una dietro la mia schiena e inizia a succhiarmi un labbro, intervallando questo con baci sull’angolo della mia bocca. Sono stupita da quanto si stia dimostrando dolce: ero convinta fosse uno di quelli che apre le gambe ad una ragazza senza troppi problemi e se la scopi fino allo sfinimento.
“Dopo diversi minuti passati a baciarmi, coccolandomi con le sue labbra e sfiorandomi con le dita sul collo, si stacca da me. Mi guarda negli occhi con un sorriso che sale fino ai suoi. ‘Mi piace la sensazione che danno le tue labbra’ mi dice. Io non riesco a parlare: sono eccitatissima, la fregna mi sta bagnando le mutandine e i pantaloni, sono accaldata e lo voglio dentro di me come mai nessun altro, ma al tempo stesso vorrei che non smettesse mai di baciarmi.
“’Marco…’ gli dico, incapace di respirare per il desiderio, ’ti voglio!’
“’Anch’io ti voglio’ mi risponde, continuando a guardarmi negli occhi come se si fosse perso nella loro profondità. Sembra che possa vedere la mia anima. ‘Ma non posso portarti a casa mia perché…» Beatrice si interruppe di colpo, come se avesse improvvisamente compreso di aver detto qualcosa di troppo.
Le ragazze in collegamento attesero qualche secondo, probabilmente aspettando che la narratrice continuasse senza immaginare il motivo dell’improvvisa interruzione. Solo Chiara lo comprese.
«…perché ero a casa io…» spiegò con dolore. Aveva impedito a suo fratello e alla sua migliore amica di fare sesso nel loro appartamento perché aveva il mal di testa. In un'altra occasione avrebbe trovato ironico che l’emicrania di una ragazza impedisse ad altri due di fare l’amore, ma in quel momento si sentì una merda, sebbene non ne comprendesse il motivo. «Mi spiace…» aggiunse con un soffio di voce, più per l’abitudine che aveva di contrirsi per eventi che non ricadevano sotto il suo controllo che per motivi reali.
Anna scoppiò in una risata. «Ma tanto hanno chiavato comunque, di che cazzo ti preoccupi?»
Chiara sollevò gli occhi sulla ragazza dai capelli tinti che se la rideva, scorgendo anche Beatrice che scoccava uno sguardo assassino, probabilmente indirizzato verso Anna.
«Continua a raccontare, per favore…» la pregò Chiara. Ormai, nonostante tutto il dolore che stava provando, voleva sapere come fosse andata a finire.
Questa volta lo sguardo della sua migliore amica, o almeno quella che aveva ritenuta tale fino a quel momento, abbandonò ogni rancore, sostituito da un apparente compassione. «D’accordo…» concesse dopo un istante di silenzio, quindi riprese a raccontare.
«Non potevamo andare nemmeno a casa mia perché c’erano i miei e mio fratello, impegnato in un qualche torneo di videogiochi come quasi ogni sera,» spiegò. «E di certo non volevo fare sesso in un gabinetto: l’avevo fatto una volta ed era stata un’esperienza disgustosa essere scopata in mezzo all’odore di piscio e cannabis. E poi avevo visto che Anna e Donato erano scomparsi, quindi avevo immaginato ci fossero già andati loro nei cessi».
La ragazza nominata mormorò qualcosa con la faccia schifata all’idea di Beatrice che fosse andata a fare sesso in un gabinetto pubblico, ma lo disse a voce così bassa che Chiara non ne sentì la voce. L’espressione del volto bastò comunque a far capire quale fosse la sua opinione a proposito.
«Marco dice che potremmo andare sulla sua macchina e, per quanto non lo trovi affatto comodo, accetto, non vedendo alternative. Usciamo e ci dirigiamo verso il parcheggio, ma in quel momento iniziano ad arrivare macchine una dopo l’altra, a occupare posti: speravo in un po’ di privacy, ma resto delusa. Farsi beccare dentro un’auto che stai cavalcando un ragazzo è troppo anche per me. Non possiamo nemmeno andarcene, perché Marco dice di avere a bordo dei documenti di quel coglione di Donato.
“Mi fermo sconfitta, bloccando anche Marco. Io ho una gran voglia di fare sesso con lui e non voglio rimandare e, per quanto sia insoddisfacente, mi basterebbe anche una sveltina: non voglio che sia solo quella volta ma che Marco si innamori di me per poterlo avere ancora, quindi ho un’idea.
“Avvicino le labbra al suo orecchio e toccandolo su una spalla gli dico: ‘Qui dietro c’è un capannone che non usa nessuno in questo periodo. Appena oltre c’è un prato: potremmo fare lì.’
“Lui mi guarda stupito, e sembra sul punto di rispondere di no, ma evidentemente anche lui ha una gran voglia come me e accetta. ‘Lo faremo meglio la prossima volta,’ mi promette, ‘ma in questo momento non posso fare a meno di averti mia.’
“Lo porto dietro alla discoteca e poi oltre il capannone. A pensarci adesso ci potrebbero essere state delle telecamere a riprenderci, ma, se è successo, chi ha visto i filmati dev’essersi limitato a farsi una smanettata su di noi e non ha caricato su Internet il video della nostra scopata.
“Beh, attraversiamo il prato dove c’è una vecchia casa in sasso mezza crollata con l’erba che cresce alta ed una selva poco distante. Andiamo a nasconderci dietro e torniamo a limonare e, senza nessuno attorno, Marco inizia a palparmi il culo. Non si limita a stringerlo ma lo accarezza, lo manipola. Mi piace talmente tanto che, senza che lui me lo dica, io sbottono i pantaloni e li abbasso perché possa massaggiarmelo meglio.
“Lui, però, abbandona il mio sedere e mette una mano davanti, sul bagnato che ha intriso le mie mutandine. ‘Sei già eccitata’ dice, sorridendo soddisfatto. ‘Meglio.’ Usa l’altra mano per avvicinarmi la testa alla sua e comincia a baciarmi il collo, poi sussulto deliziata quando sento un paio di sue dita scivolare oltre l’elastico dei miei slip e sprofondare nella mia fregna. Quello che sembra un litro di liquido si riversa fuori e un forte profumo di figa ci avvolge.
“Marco mi spinge contro il muro in pietra continuando a lavorare nella mia fregna senza quel movimento che certi fanno come se ti stessero scopando con le dita ma più… massaggiandola, direi. E dimostra di essere davvero bravo. Ho sempre pensato che nulla possa valere quanto un bel picio nella fica, ma le sue dita iniziano a farmi ricredere. L’altra sua mano è sulla mia nuca per non farmi sbattere la testa contro la parete e le sue labbra mi baciano il collo come se fosse un vampiro intento farmi sua.
“E da come mi sto eccitando, dalla sensazione di piacere che inizia a crescere dentro di me, partendo dalla mia fregna e invadendo ogni muscolo come una stanchezza deliziosa, sta davvero riuscendo a farmi sua.
“’Voglio essere la tua troia, Marco,’ sussurro nel suo orecchio quasi senza nemmeno accorgermene.
“’Ti renderò tale, puttanella’ mi promette lui. A pensarci adesso, se chiunque altro mi avesse parlato in quel modo l’avrei preso a sberle fino a fargli sputare i denti, ma in quel momento è stato come sentirmi dedicare una poesia d’amore.
“Quelle dita dentro di me, Marco che ama il mio collo con le sue labbra e le sue parole che mi garantiscono piacere come non ne ho mai provato… Socie, non mi sono mai sentita tanto eccitata in vita mia: mi sembra di avere un fuoco dentro di me che mi brucia, che mi causa uno splendido dolore che non vorrei mai spegnere e, allo stesso tempo, estinguere, e solo il latte nelle palle di Marco può salvarmi».
