La ragazza deglutì, al contempo felice che finalmente la storia cominciasse a parlare di Marco, ma anche spaventata di quanto Beatrice stava per raccontare nei suoi confronti. Era la sua migliore amica ma, in quel momento, si rese conto che era anche una sua competitrice al cuore di suo fratello e, con il corpo e il carattere che possedeva, partiva con un vantaggio incommensurabile.
Chiara poteva ricordare la sera di cui stava parlando Beatrice. Lei l’aveva passata a casa con il mal di testa per lo stress dovuto agli esami di maturità, rifiutando l’invito di Marco ad uscire con lui al bar a prendere un gelato per festeggiare il primo anno di lavoro al ristorante di piadine. Avrebbe anche potuto accettare, in realtà, e lo avrebbe fatto con piacere, non fosse stato per il fatto che suo fratello avrebbe incontrato Danilo: Chiara lo detestava. Era un ragazzo, nemmeno troppo brutto, che però era troppo volgare e viscido, e ci aveva provato con lei stessa qualche mese prima, dandole il voltastomaco: in quell’occasione, si era promessa che non avrebbe più passato un solo istante nelle sue vicinanze.
Peccato che, quella volta, a sua insaputa, suo fratello sarebbe stato sedotto dalla sua migliore amica proprio perché lei era rimasta a casa. Quando, a mezzanotte, Marco era rientrato, e lei gli aveva chiesto com’era andata, lui si era limitato a fare spallucce, senza dire di essere passato per la discoteca e aver penetrato Beatrice. ‘Solita routine’ aveva risposto con un sospiro, come se fosse tornato dal lavoro invece di una scopata con una tettona.
A ripensarci, in quel momento, Chiara sentiva dentro di sé la delusione, la rabbia e l’invidia pronte a colmarla e scaturirle dagli occhi. Dovette fare forza su sé stessa per non iniziare a singhiozzare davanti a tutte.
Nel frattempo, la voce di Beatrice divenne dura, tagliente. «Anna ride nel vederli. ‘Facciamo una scommessa’ mi sfida, ‘venti euro che non riesci a portarti a letto Donato.’ Mi guarda strano, lasciandomi capire che, in ogni caso, sarei io a smenarci: se rifiuto ci rimetto venti euro, se me lo scopo… Beh, socie, credo che l’unica donna che possa sopportare Donato sia la propria madre, e sono sicura che anche voi siate della mia stessa opinione».
Un mormorio di consenso risuonò nel canale audio della videochat. Chiara ebbe conferma di non essere l’unica a non poterlo vedere.
«E poi, non mi vergogno ad ammetterlo,» e alla ragazza sembrò che Beatrice si stesse confessando direttamente a lei attraverso lo schermo del computer, «a me Marco piace, e molto. Non ci ho mai provato perché… beh, perché è il fratello di quella che considero la mia migliore amica e… e spero lo sarà ancora dopo quello che sto raccontando».
Beatrice rimase qualche istante in silenzio, come a cercare il coraggio di continuare o lasciare la possibilità di Chiara di ribattere, ma la ragazza non rispose perché le sue parole sarebbero state deformate dalle emozioni che le stavano chiudendo la gola al punto tale che, avrebbe giurato, non le sarebbe stato possibile inghiottire nemmeno un ago da cucito.
Dopo un attimo in cui regnò il silenzio, la narrazione di quella sera riprese. «Sapevo che Anna lo faceva solo per farmi fare una figuraccia davanti a tutti, quindi decido di contrattaccare: ‘Te ne do cento io se te lo scopi tu, Donato.’ E dalla tasca estraggo il mio portafogli e da questo un verdone che metto sul bancone del bar. Sono i soldi che mi aveva dato mia nonna per aver passato gli esami di maturità e volevo godermeli ad una spa, ma l’idea che Anna venda la propria autostima prostituendosi per cento euro con quel picio è meglio di qualsiasi trattamento di bellezza.
“Anna mi fissa stupita, ma le è impossibile trattenersi dal guardare… anzi, ammirare il verdone. Lo vuole, lo so, so che è sempre in bolletta e i soldi, per lei, sono come le sigarette per mia zia sempre con una di quelle in bocca. Mi meraviglierei se non accettasse, e non resto delusa».
«Mi stai descrivendo come una morta di fame!» sbottò Anna, rossa in viso dalla rabbia.
Beatrice sollevò un dito, contraddicendola. «No, ti sto descrivendo come una zoccola morta di fame, e fidati che lo pensiamo tutte. Ma torniamo alla storia,» continuò, prevenendo la controbattuta dell’altra, che rimase vistosamente adirata.
«Certo, Anna ha fatto un po’ la difficile, tirando fuori la storia che non potevo sfidarla quando lei lo aveva già fatto con me, e che a lei Donato non piaceva. Ma se fossimo state in un cartone animato, la banconota da cento euro le avrebbe fatto gli occhi dolci e convinta ad avvicinarsi muovendo un dito e, sebbene non lo fossimo, Anna accetta comunque. Allunga una mano per prendere il verdone ma io sono più veloce, me lo aspettavo, e i soldi ritornano nel mio borsellino. ‘I soldi saranno nella tua tasca dopo che il picio di Donato sarà stato nella tua fregna, cara mia…’ le sorrido, beffarda.
“Ci alziamo prendendo i nostri drink e ci avviciniamo ai due ragazzi. Loro ci notano e sollevano lo sguardo verso di noi, sorridendo. O, più precisamente, Donato sorride all’idea di vederci arrivare, mentre Marco sembra apprezzare meno la nostra presenza.
“Anna non perde tempo e inizia subito a parlare con Donato, facendo la carina,» raccontò Beatrice, anche se lasciò, in qualche modo, almeno per Chiara, sottintendere che Anna non è mai stata carina, sia nell’accezione di bellezza che di simpatia. «Il ragazzo, che dev’essere a secco di fregna peggio di quanto immagini, non si lascia sfuggire l’occasione e, una volta che il bicchiere di Anna è vuoto, lui propone di pagargliene un altro.
“’Sono maggiorenne,’ fa, ‘posso prendere degli alcolici anche per te, Anna. Che ne dici?’. Devo ammettere che il ragazzo ha delle tecniche di seduzione non indifferenti, considerando che anche noi abbiamo diciotto anni…
“Anna, forse ancora più attratta dall’alcool che dai cento euro, sembra quasi saltare dalla gioia a quella proposta. Si alza con Danilo e vanno al bancone per prendere qualche drink: fatto sta che nel giro di due minuti io e Marco rimaniamo soli sul divanetto dove era seduto al nostro arrivo».
Beatrice si fermò un attimo, come a scegliere le parole giuste per poter continuare, probabilmente per non offendere Chiara con quanto stava per dire. «Io… beh, mi è sempre piaciuto Marco, l’ho detto anche prima. So che ad alcune di voi no, anche se non ho mai capito il motivo. È simpatico, intelligente, carino. Da qualche tempo, poi, non lo so… Quando ti guarda con quel sorriso insolente… sembra che ti spinga contro un muro, penetri con due dita e sussurrando in un orecchio che, finché non ti avrà chiavata, non avrai saputo cos’è il vero piacere,» disse tutto d’un fiato, come se stesse confessando un misfatto. Poi si bloccò, trattenendo il respiro, accorgendosi di aver fatto davvero qualcosa che non avrebbe dovuto. Abbassò lo sguardo e così la voce. «Non ci avevo mai provato per rispetto tuo, Chiara, ma ho sempre sentito una forte attrazione verso di lui.
“Non avrei voluto nemmeno in quel momento, ma quando lui mi ha sorriso e invitato a chiacchierare, probabilmente sollevato dall’allontanamento di Anna e Danilo dal nostro tavolino, mi sono sentita sopraffare da un bisogno incontenibile di stare con lui.
“Abbiamo parlato per un momento, ma non è difficile capire che lui prova quello che sento io nei suoi confronti. Noto continuamente che i suoi occhi passano dai miei alle mie labbra e, in quel momento, si morde le proprie: la cosa non fa altro che eccitarmi sempre più.
“Mi sento stordita, come se fossi ubriaca. Stare accanto a Marco senza fare nulla mi causa un dolore fisico, devo fare qualcosa. Pure una pazzia, anche a costo di rovinare tutto, mandare tutto a puttane e farmi prendere a sberle, ma non posso restare passiva. Riduco a zero la nostra distanza che ci separa sul divanetto, lui mi guarda incuriosito. Mi chiede cosa sto facendo, ma le mie labbra non voglio usarle per parlare. Metto una mano dietro la sua nuca, avvicino la mia testa e lo bacio sulla bocca».
