Si convinse che avrebbe davvero dovuto crearsi un profilo in uno di quei siti di disegni hentai e usare i racconti che stava sentendo in quei giorni come spunto per delle immagini erotiche, ma con le sue amiche che non se la passavano tanto bene, per usare un eufemismo… Avrebbe fatto furore, si disse mentre il sorriso si allargava ulteriormente; l’avrebbero acclamata e si sarebbe fatta una seconda vita: la tranquilla Chiara che faceva innocenti disegni che tutti apprezzavano, e la ragazza nascosta dietro un nickname di fantasia che illustrava le scopate di lei con suo fratello e delle sue amiche che venivano fottute senza riguardo da giamaicani in mezzo alla spiaggia o in bocca da uno che leggeva una poesia. Un sorriso poco amichevole affiorò sulle sue labbra quando pensò a suo fratello e lei che, in pieno stile BDSM, scopavano una alla volta le cinque ragazze della chat, legate, alla gogna, ai ceppi…
Però restava un grosso problema: non aveva idea di cosa potesse raccontare lei tre giorni a venire.
Dai suoi lineamenti scomparve l’allegria e la testa le cadde sul petto, pensierosa. Rimase qualche istante così, frugando nella sua mente alla ricerca di qualche idea, immagine, pensiero… qualsiasi cosa potesse essere riversata in un racconto di natura erotica, ma sembrava non esserci nulla.
O, per essere sinceri, le idee non mancavano, ma non avrebbe certo potuto realizzare e raccontare una storia decente, con particolari che avrebbero potuto competere nemmeno con la scopata di Helga: la sua esperienza era davvero scarsa e i suoi amanti…
«Definire quei tre “pessimi” sarebbe far loro un complimento,» ammise Chiara con una smorfia di cruccio e disgusto. «Se solo avessi l’esperienza di Beatrice o… Oh…»
Sollevò la testa mentre un’idea le faceva comprendere che non tutto era perduto. In effetti, se lei non aveva esperienza, Marco poteva vantarne parecchia. Sapeva da voci che suo fratello, sebbene non scopasse come un riccio, aveva avuto diverse donne: avrebbe potuto chiedere a lui delle delucidazioni, farsi illustrare dei particolari. Raccogliere un pezzo da questa sua esperienza ed un altro da quella, montarli assieme e creare una storia.
D’accordo, lui era un maschio e lei una femmina, ma non credeva fosse poi così differente l’esperienza tra i due sessi quando si trattava di fottere.
Si alzò convinta e raggiunse la stanza di Marco. Bussò alla porta: per quanto avesse voluto vedere il suo uccello, considerava comunque sacra la privacy e non sarebbe entrata senza permesso.
«Vieni, Chiara,» rispose lui, evidentemente di avviso diverso, sebbene si comportasse allo stesso modo quando doveva entrare nella stanza di lei, «entra pure. Hai paura di vedermi nudo?»
A quelle parole, la ragazza, mentre apriva la porta, si imporporò in volto. Ma lui era vestito, sebbene in calzoncini corti e una maglietta smanicata aderente. Era in mezzo alla stanza da letto, a piedi nudi, sopra uno di quei tappetini da fitness. Era sudato e stava abbassando un paio di manubri da quindici chili ciascuno dopo averli portati all’altezza delle spalle.
E proprio sulle spalle, ben visibili con quella maglietta, che cadde lo sguardo della ragazza. Per qualche motivo, quelle muscolose di Marco la eccitavano più di ogni altra parte del suo corpo, a parte il fondoschiena e il bozzo che vedeva di tanto in tanto nella zona inguinale.
Marco si inginocchiò e appoggiò i pesi sul pavimento, quindi rivolse l’attenzione sulla sorella. «Cosa c’è?» domandò mentre faceva partire un cronometro che portava al collo.
La ragazza percepì un balzo al cuore trascinare via tutta la sicurezza che l’aveva portata nella stanza di suo fratello. Improvvisamente, si sentì fuori luogo di fronte a lui, in quel momento, in quella camera. Uno strascico dell’eccitazione che il racconto di Arianna le aveva causato riemerse nella sua coscienza, riempiendo la sua mente del desiderio del ragazzo davanti a lei.
Chiara dovette deglutire a vuoto. Quando parlò, si ritrovò la voce che sembrava un pigolio. «Marco… posso farti una domanda? Ma non offenderti, per favore…
Lui sembrò non potesse nascondere una certa preoccupazione nello sguardo, ma accettò comunque.
«Possiamo… possiamo parlare di sesso?»
L’apprensione appena accennata di Marco si tramutò per un istante in panico, ma subito parve nasconderlo dietro una facciata di freddezza. «No,» rispose, distogliendo lo sguardo dalla sorella.
Lei fece un passo avanti. Improvvisamente non aveva più importanza per lei di conoscere particolari con cui infarcire il suo stupido racconto: si rese conto che ciò che voleva era partecipare ad un rapporto sessuale di suo fratello raccontato dalle sue labbra, eccitarsi attraverso le sue descrizioni, godere con lui del piacere che aveva donato ad un'altra donna fortunata. Congiunse le mani e fece un passo avanti. «Ti prego, Marco…» Sentì la necessità di ascoltarlo parlare di sesso al punto tale che lo avrebbe implorato perfino inginocchiandosi davanti a lui, scivolata con una mano nei suoi pantaloncini, estratto il suo uccello e succhiato fino a farne scaturire il suo latte caldo. Si vide davanti a lui, in ginocchio, con una mano di Marco sulla sua testa, e lui che raccontava di quando aveva fottuto tizia o caia, la sua voce resa più dolce dal piacere che lei gli stava donando con la bocca.
Chiara fece un altro passo. Improvvisamente, come mai prima di allora, si era sentita di invadere l’intimità di suo fratello: voleva fare l’amore con lui, ma al contempo lo vide come un estraneo, come un’immagine su un poster che ammirava da anni ma di cui non conosceva nemmeno il nome o il passato del soggetto raffigurato. «Per favore, Marco…» disse, ma le sue stesse parole le parvero di una lingua aliena.
«No!» esclamò lui, voltandosi per fissarla.
Chiara sussultò. Lo sguardo del fratello fu come una sberla. Era sempre stato riluttante a parlare di sesso, ma da qualche tempo lo era diventato ancora di più, e, se una volta mostrava vergogna nel parlarne, negli ultimi mesi l’argomento lo faceva infuriare.
La ragazza nascose la testa tra le spalle, indietreggiando e ponendo le mani davanti a sé. «Mi spiace, Marco, scusa».
Il fratello la guardò corrucciato mentre retrocedeva dalla sua stanza, ma dopo un istante il suo volto perse tutta la rabbia che mostrava. Annullò con un paio di falcate la distanza che lo divideva dalla sorella, la abbracciò con calore e la baciò sulla nuca. Non disse nulla, ma poté sicuramente percepire i muscoli di Chiara, fino a quel momento irrigidita dalla tensione, sciogliersi.
Chiara, però, avrebbe voluto sciogliersi in un pianto di disperazione per la sua incapacità di comprendere e, soprattutto, sedurre suo fratello…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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