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Erotika
Sei amiche in videochat · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 29 min di lettura

Chiara sperimenta la sindrome del foglio bianco

Chiara sperimenta la sindrome del foglio bianco

William Kasanova
1 anno fa · 306 letture · 0

“A quelle parole, avevo percepito le labbra di Cinzia socchiudersi e la sua lingua scivolare nella mia mona. Mi ero ritrovata con gli occhi chiusi, fremendo per la sensazione. Non era stata certo la prima volta che una ragazza me la leccava, ma avere quella puttana di Cinzia sottomessa e costretta a darmi piacere… beh…

“Mi sono abbandonata a quella sensazione, appoggiandomi sulle bocce di Cinzia e godendomi la sua lingua. La stronza lecca bene, tra l’altro. Non l’avrei mai detto, ma muoveva la lingua con sapienza, scivolando tra le labbra della mia fica, separandole con dolcezza e succhiandole di tanto in tanto. Mi sono messa un po’ più comoda… più comoda per me, non per lei, perché così la punta del suo naso si era trovata a penetrare dentro il mio utero per qualche centimetro. Lei aveva ripreso a mugugnare mentre la mia ambrosia colava lungo il dorso nel naso, finendole negli occhi, e, respirando, le si infilava nelle narici».

Chiara guardò sullo schermo Arianna ormai eccitata al suo stesso racconto: gli occhi erano lucidi e la voce era calata di tono al punto tale da sembrare quasi quella di un uomo. La ragazza si aspettava iniziasse a sgrillettarsi. Cosa che almeno Beatrice e Anna, avrebbe scommesso da come apparivano sedute e dall’espressione dei loro volti, stessero facendo, sebbene con più disinvoltura e occultandolo meglio di come era stato eseguito la volta precedente.

La ragazza dovette ammettere che, per quanto la storia palesemente inventata da Arianna apparisse più inverosimile di Harry Potter, anche lei sentiva crescere un calore nel suo inguine, ed un desiderio di soddisfarlo che la stava facendo impazzire. Al tempo stesso, però, un doloroso peso gravava sul suo petto: voleva scoprire come fosse percepire una lingua, maschile o femminile era indifferente, amare la sua passera, scivolando in ogni pertugio, adorando il sapore del suo sesso, fino a farla godere…

Il senso di eccitazione scomparve, schiacciato dal macigno di sofferenza.

«Non so quanto sono rimasta così, seduta sulla faccia di quella stronza, a farmela leccare. In più, ogni colpo che veniva inferto da Nicola nella mona di Cinzia,» continuò Arianna, un po’ ripresasi dall’eccitazione «e piantava delle botte che sembrava volesse uscirle dal culo, faceva muovere tutto il corpo della stronza di qualche centimetro avanti, al punto tale che ogni tanto doveva prenderla per i fianchi o le avrebbe piantato la testa nel bracciolo del divano. Comunque, ogni sua spinta si riverberava nella mia mona, e la cosa mi dava sensazioni strane ma piacevoli. Adesso che ci penso, è come se Nicola mi stesse scopando usando il corpo di Cinzia…

“Alla fine, comunque, ero venuta in faccia a Cinzia. Le avevo stretto le tette fino a sprimacciarle come un cuscino, e una gran quantità di ambrosia era colata dalla mia figa su di lei. L’avevo sentita piagnucolare disgustata mentre le lavavo il viso, anche perché il tipo le aveva piantato tutta la nerchia dentro, si era sporto in avanti, mi aveva appoggiato una mano sulla nuca e avvicinato a lui. A quel punto mi aveva baciato. Ho sempre avuto schifo all’idea di farmi baciare da un uomo, ma Nicola, nonostante abbia l’aspetto di un criminale e stesse violentando Cinzia, sa baciare davvero bene: mi è proprio piaciuto. In effetti, non avevo detto nulla nemmeno quando, dopo, mi aveva accarezzato e sollevato le tette. ‘Sono davvero belle’ mi aveva detto mentre le saggiava con le mani.

“’Grazie’ gli avevo risposto, godendomi le sue manone palparmi. Per un istante, avevo pensato che non mi sarebbe affatto dispiaciuto se, mentre fotteva la puttana, un paio di sue dita fossero scivolate nella mia mona e mi avesse sgrillettata sopra la faccia di Cinzia. Il pensiero di squirtarle in faccia, come una specie di ulteriore umiliazione, mi aveva eccitata ulteriormente, ma non avevo detto nulla di questo, quanto, piuttosto: ‘adesso dovrò andare.’

“Lui mi aveva sorriso. ‘Quando vuoi ancora trastullarti con questa troia…’

“Io mi ero alzata dalla faccia della stronza. Era coperta di ambrosia, disgustata e sofferente. L’avrei leccata, non fosse stata che era la mia bava di mona. Nicola non si fece problemi e, afferrando le bocce di Cinzia, si era abbassato e le aveva dato un paio di leccate in faccia. Dal grugnito che aveva emesso avevo compreso che gli era piaciuto.

“’Beh, visto che ci sei già venuta tu…” aveva detto mentre mi stavo rimettendo velocemente le mutandine, in equilibrio su una gamba, appoggiata con una spalla ad un muro. Si era sfilato la lunga mazza dalla mona, bagnata di ambrosia di Cinzia, si era portato sul petto della stronza e aveva afferrato a due mani la nerchia, poi aveva cominciato a menarsela.

“Non ero capace di distogliere lo sguardo dal suo lavoro. Nonostante lo schifo che mi farebbe toccare un cazzo, avrei comunque voluto aiutarlo tanto ero ipnotizzata da quel movimento e dall’impegno che ci stava mettendo. Cinzia piagnucolava, capendo cosa stesse succedendo.

“Beh, un attimo dopo era accaduto: Nicola aveva lanciato un verso di piacere che sembrava quasi dolore, e una mezza dozzina di spruzzi di bega densa come la colla liquida era fuoriuscita dalla sua cappella riversandosi e impiastricciando la faccia di Cinzia, i suoi capelli, il collo. Un po’anche sulle sue tette.

“Sempre tenendosi la mazza con una mano era sceso dal divano. ‘Grazie, puttana’ le aveva detto, prendendola palesemente in giro. Cinzia era scoppiata in un pianto disperato, le lacrime che scioglievano l’ambrosia e la bega mentre colavano.

“Spaventata che potesse succedere qualcosa, o che il tipo potesse decidere che magari anch’io avrei voluto una sua razione di seme, ho terminato di vestirmi senza nemmeno controllare di aver messo gli abiti nel giusto verso e sono scappata dalla casa di Cinzia».

Arianna tacque dopo la sua lunga storia. Nessuna parlò, anche perché ci sarebbe stato ben poco da dire se non che il racconto, per quanto bello e avvincente, come potevano testimoniare le espressioni soddisfatte e rilassate da post coito di Beatrice e Anna, era fin troppo irreale.

«Ah, per favore…» si affrettò ad aggiungere la ragazza, improvvisamente intimorita. «Non dite a Cinzia che ve l’ho raccontato: mi ha pregata di non farne parola con nessuno. Sapete com’è…»

 

Pochi minuti dopo la chat era finita. Nessuna aveva accennato al fatto che la storia non sarebbe stata in piedi nemmeno nel mondo delle favole, ma tutte sembravano aver fretta di concludere. Chiara ebbe l’impressione, principalmente perché lo provava anche lei, che le immagini evocate dalle parole di Arianna avessero causato un aumento del desiderio in tutte loro e, forse tranne Beatrice e Anna che avevano già risolto il problema, e Chiara se le immaginava mentre fumavano una sigaretta ancora godendo dei postumi di un orgasmo, le altre avevano bisogno di raggiungere un luogo appartato dove sfogare i loro bisogni, fingendosi sulla faccia di Cinzia o preferendo un finale differente, con Nicola che possedeva più o meno violentemente anche loro.

Chiara non poté fare a meno di figurarsi nella mente Cecilia chiusa nel gabinetto della baita dei suoi nonni, con i muri coperti di pallide assi di pino, che si sgrillettava selvaggiamente, il viso congestionato che assumeva lo stesso colore dei suoi capelli, o Helga che vagava stordita per la spiaggia in cerca di un altro giamaicano che la sbattesse.

Riflettendoci, però, la ragazza si rese conto che quello che doveva essere un momento per confessare e raccontare la propria migliore esperienza sessuale si era trasformato nel festival di chi sparava la scopata più iperbolica immaginabile. Stringendo le braccia al piccolo seno e appoggiandosi allo schienale della sedia, Chiara si chiese cosa avrebbero raccontato Beatrice e Cecilia. Aggroppate di gruppo con alieni e zombie? Loro due che facevano sesso tra di loro, narrato insieme, alternandosi una frase per una? L’ultima ipotesi, dovette ammettere, la stuzzicava parecchio, risvegliando nel suo inguine lo stesso prurito che le aveva causato l’immagine di Cinzia assediata su due fronti.

Di certo, nulla di ridicolo come la storia di Arianna. In effetti, se si fosse svolta realmente, Chiara era sicura che quella in mezzo sarebbe stata proprio la narratrice del fatto, nuda e legata, con Cinzia che sfregava la sua passera contro quella di Arianna, e l’immaginario Nicola dall’uccello equino che le teneva ferma la testa e glielo infilava fino nello stomaco. O spinta contro un muro, che strillava, spaventata e devastata, mentre veniva impalata in culo dal fantomatico iperdotato, magari con quella troia di Cinzia che, inginocchiata, leccava a sua volta tra le chiappe del ragazzo. Chiara non poté trattenere un sorriso quando l’immagine le si affacciò alla mente, e pensò che sarebbe stata un ottimo soggetto per un altro disegno erotico.

Prima di andare avanti…

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