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Sei amiche in videochat · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 24 min di lettura

Chiara sente declamare il Sommo Poeta

Chiara sente declamare il Sommo Poeta

William Kasanova
1 anno fa · 328 letture · 0

La videochat non durò comunque molto a lungo: Cecilia doveva andare a cena dai nonni, Arianna era attesa da una ragazza per un giro al centro commerciale seguita da una pizza ed Helga voleva andare a vedere in spiaggia se riusciva a farsi rimorchiare da un altro giamaicano. Si salutarono, ripromettendosi che si sarebbero viste il giorno successivo, alla stessa ora.

«Arianna, ricordati che domani tocca a te raccontare,» ebbe cura di rammentare Anna prima di abbandonare la chat.

«Senz’altro,» rispose la ragazza, e aggiunse, non celando una certa soddisfazione: «Ho proprio qualcosa di interessante…» prima di chiudere la trasmissione anche lei.

Chiara salutò, premette il tasto per abbandonare la stanza ma rimase davanti al tablet con il programma tornato alla rubrica. Contemplò per qualche istante i pallini verdi delle ragazze diventare prima grigi e poi rossi mentre si allontanavano dal computer con cui erano state in streaming, quindi una nuova notifica di invito ad una chat comparve nell’angolo in basso a destra. Lo toccò quando vi lesse il nome della sua migliore amica.

L’immagine di Beatrice occupò il pieno schermo: una ragazza di diciotto anni che ne dimostrava venticinque, bellissima, una chioma di capelli biondi degna di un leone e labbra che le altre donne avrebbero potuto avere solo con ingenti introduzioni di silicone. Aveva le spalle larghe, che avrebbero desiderato avere anche molti uomini, ma bastava abbassare lo sguardo sul petto perché fossero le donne a provare una cocente invidia.

Chiara non ammirava, e desiderava, solo il corpo della sua amica, inteso sia in senso platonico che no, ma anche la personalità. Beatrice sembrava prendere la vita con leggerezza in ogni circostanza, un sorriso sardonico costantemente sulle labbra e la battuta sempre pronta, soprattutto se ciò comportava l’abbattimento dei piedistalli su cui solevano ergersi certe ragazze che non avevano alcun titolo per farlo.

Nessuno, forse nemmeno lei stessa, sapeva esattamente con quanti ragazzi avesse condiviso il proprio sesso, ma erano comunque parecchi. Forse era proprio questo che Chiara più invidiava in Beatrice: alcuni la consideravano una zoccola, ma a lei non importava affatto, e si godeva la propria bellezza e figa, sostenendo che chi la criticava fosse solo invidioso.

Ancora una volta, si chiese se l’amica fosse mai stata con una ragazza e se mai, un giorno, avrebbe avuto il piacere di essere la sua amante, anche solo per una volta. Chissà se Beatrice sarebbe stata in grado di dare piacere a lei come sapeva fare con un uomo…

«Sono felice di chiacchierare un momento sola con te, Chiara».

Il sorriso che illuminò il viso della ragazza fu il più genuino del pomeriggio. «Anche a me, Bea».

Passarono qualche minuto a parlare, raccontandosi come trascorrevano le giornate. Beatrice, a differenza di Chiara, sarebbe rimasta in paese fino a settembre, per poi cominciare a lavorare in uno studio di avvocati a qualche chilometro di distanza. «Per festeggiare potremmo uscire una sera noi due a mangiarci una pizza».

«Mi piace la proposta,» rispose Chiara, felice di poter passare un po’ di tempo con lei.

«E se tuo fratello non avesse impegni, potresti dire di venire anche lui?»

Chiara rimase un attimo interdetta: la sua amica non sembrava mai aver avuto alcun interesse per suo fratello, ed una punta di gelosia fiorì nel suo petto, ma non avrebbe saputo dire se nei confronti di Marco o Beatrice.

Ma subito l’amica cambiò argomento. «Come ti è sembrato il racconto di Anna?»

A quelle parole, le emozioni che erano sorte nel cuore di Chiara mentre ascoltava l’esperienza sessuale di poco prima riaffiorarono di nuovo e qualcuna sembrò dovesse sfuggirle dagli occhi. Si trattenne con uno sforzo e dovette attendere qualche istante prima di rispondere o la voce sarebbe stata rotta dal desiderio di godere anche lei sotto i colpi di una lingua sul suo sesso, che gustasse con piacere il suo succo. «È stato bellissimo,» ammise, abbassando lo sguardo. «Mi sono commossa…»

«Ma era una balla,» le confessò l’amica. «Ho letto un racconto che ha scritto e pubblicato qualche giorno fa su un sito internet di letteratura erotica». Le labbra voluttuose di Beatrice lasciarono sfuggire una smorfia di divertimento. «Ero curiosa di scoprire quali fossero i sogni erotici della nostra amica dai capelli tinti. Mi domando se, quando lo scriveva, si è immaginata pitturati di qualche colore strano anche i peli della fregna… magari blu metallizzato. Comunque, è praticamente uguale, cambiano solo un paio di cose».

Chiara sbatté le palpebre, confusa. «E come lo sai che pubblica su una pagina simile?»

L’espressione dell’amica fu di noia affettata, come se fosse qualcosa che facevano tutte abitualmente. «Mi sono fatta suo fratello qualche mese fa. Sono sicuro che lui non gliel’ha mai detto,» aggiunse la ragazza con una smorfia. «È un modo piuttosto semplice per scoprire i segreti delle amiche chiederlo ai fratelli mentre si stanno riposando accanto a te dopo che ti hanno riempita».

«Allora è meglio se non ti porti a letto Marco o scopri che mi piace il cioccolato alle mandorle,» ironizzò Chiara.

Beatrice scoppiò a ridere, ma non sembrò una risata sincera quanto piuttosto imbarazzata. Chiara era consapevole di non essere divertente, ma ringraziò mentalmente l’amica di sostenerla anche in queste piccole cose.

«Comunque,» continuò la ragazza, «dici che anche la parte in cui spruzza è falsa? A me sembrava una descrizione davvero… beh, vissuta».

Beatrice fece un gesto come a scacciare l’asserzione di Chiara. «Ma va là! Ha usato termini che compaiono in un libro di educazione sessuale in pdf che ho scaricato da Internet e di cui ho mandato una copia ad Anna visto che me l’aveva chiesto».

«Ehm…» provò a domandare Chiara, imbarazzata, «potresti mandare una copia anche a me?»

Beatrice sorrise. «Se lo mando ad Anna, vuoi che non lo faccia con la mia migliore amica?» le promise, poi restò un attimo in silenzio. «Ok, ammetto di non sapere come si mandino i file con questo programma: te lo spedisco dopo, allegato ad una e-mail».

«Grazie,» rispose Chiara, consapevole di essere diventata rossa e sperando che Beatrice non se ne accorgesse.

«Beh, dai un’occhiata al capitolo quattordici, nella sezione delle interviste a chi l’ha vissuto davvero uno spruzzo di piacere, e poi dimmi se non c’è la stessa descrizione che ha usato Anna nel suo racconto,» disse Beatrice, mentre lavorava di mouse appena oltre il bordo destro dell’inquadratura della sua webcam.

«Quindi non è vero quanto ha raccontato, secondo te?»

«Se per questo pure la storia di Helga era realistica quanto il video con i gatti che rifanno il film degli Avanger che mi avevi mandato tempo,» dichiarò l’amica mentre sembrava guardare lo schermo intenta a cercare qualche file. «Quindi non farti problemi a scrivere qualche balla pure te, tanto…» aggiunse, sollevando le spalle.

«Dici di scrivere la storia?»

«Io lo sto facendo da ieri e…» Beatrice si voltò verso la porta alle sue spalle e gridò qualcosa, poi tornò a rivolgersi alla webcam. «Mi spiace, Chiara, ma devo andare. Evidentemente, mio fratello si è stancato di smanettarsi davanti al computer e ha deciso di farsi da mangiare. È meglio che vada ad aiutarlo o questa sera ci vedi al telegiornale circondata da tanti virili e muscolosi pompieri intenti a spegnere un incendio».

Si salutarono e chiusero il collegamento, ma un attimo prima che Chiara spegnesse il tablet una nuova notifica le annunciò l’e-mail promessa da Beatrice. La ragazza l’aprì e non trovò alcun testo ma solo un file allegato in formato pdf. Lo scaricò nel proprio cloud e controllò che fosse accessibile dallo smartphone.

Forse lì avrebbe trovato anche lei qualcosa da copiare perché, dovette ammettere, non sapeva affatto cosa inventarsi.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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