“Ma quando Virgilio giunse in aiuto del Poeta, fecero la loro comparsa nella scena anche due dita o, più esattamente, fecero la loro scomparsa nel mio utero, scivolandoci per tutta la loro lunghezza, aprendo le pareti e facendo scivolare fuori copiosa la mia ambrosia. Il grido che lanciai, sebbene fosse di sorpresa e di piacere, avrebbe fatto fuggire qualsiasi fiera che si fosse aggirata per la tenebrosa selva.
“Mentre mi fotteva con le dita, la lingua di Simone abbandonò il suo vagheggiare per la mia passera, scivolando per l’ultima volta fino alla sommità: le labbra si chiusero attorno al clitoride ormai innalzato dal desiderio che aveva prepotentemente invaso ogni mia fibra. La lingua cominciò a massaggiarlo e a coccolarlo, accarezzandolo sulla punta e poi abbracciandolo sui lati.
“Provai a continuare la recitazione del viaggio di Dante, ma ogni mio respiro era un ansimo, ogni parola uno sforzo inutile, qualcosa che echeggiava nella mia mente sommersa dal piacere prossimo a scaricarsi nella mia passera. Un potente capogiro mi costrinse ad appoggiarmi pesantemente al piano del tavolo accanto a me facendo tintinnare i bicchieri appena lavati che vi avevamo appoggiato prima perché asciugassero, accanto ad alcune confezioni di farina scaduta recuperate da un armadietto che avevamo pulito. Il fragore di vetro che si schiantava sul pavimento e il tonfo sordo di qualcosa di morbido risuonarono nella cucina.
“’Cazzo…”, sibilai quando le dita di Simone conclusero la simulazione di una generosa minchia nella mia fica per arcuarsi e iniziare a spingere verso l’esterno. Il flusso di liquido che scivolava fuori di me sembrava aumentare ancora, e così l’odore di gelsomino, rendendo quasi impossibile per me respirare senza che avessi la sensazione di avere il naso infilato nella mia stessa passera.
“Quando credetti che non sarebbe potuto andare meglio, Simone pose fine al mio meraviglioso tormento smettendo di leccarmi il clitoride ma succhiandolo con vigore. Credo di aver perso conoscenza quando il braccio mi cedette e caddi a terra, se non che ricordo che ebbi l’impressione che la fica deflagrasse in un boato di puro piacere, un ardente orgasmo consumò il mio inguine come fiamme nel mio utero, qualcosa di simile ad un potente flusso di urina mi sfuggì con la pressione di un idrante.
“Simone mi prese al volo prima che arrivassi davvero sul pavimento, e mi pose sul brutto divano nei pressi, ma non potrei giurarlo: ero stordita dal piacere come se stessi morendo dissanguata, il mio corpo che si muoveva senza il mio controllo.
“Mi riebbi dopo diversi, lunghi secondi, trovandolo accanto a me, che mi sorrideva. ‘Stai bene?’, mi domandò, ma credo mi stesse prendendo in giro: era impossibile stare meglio. Sembrava che la mia vita non avesse più problemi, ogni cosa appariva illuminata dalla luce che filtra dai cancelli del Paradiso e lui era l’uomo più affascinante e dolce al mondo. Risposi con un sospiro che significava tutto ciò che provavo nella mia anima.
“Guardai oltre Simone e, sul pavimento, vidi uno spruzzo di liquido trasparente, l’equivalente di un paio di bicchieri di acqua. ‘Sono… sono stata io?’ chiesi, ancora priva di fiato.
“Lui annuì. ‘Sei stata bravissima. Non è la tua prima volta, vero?’
“Chiusi gli occhi. ‘Non ho mai nemmeno avuto un vero orgasmo, mi rendo conto adesso…’. Restai qualche momento in quella posizione, riposando, lasciando che il cuore riprendesse il suo ritmo naturale, poi riaprii le palpebre e lo guardai, sorridendo. ‘Mi avevi confessato che conosci il San Martino di Carducci…’
“Simone non rispose ma comprese benissimo: la felicità illuminò il suo volto mentre sbottonava i suoi pantaloni e le mutande, quando li abbassò, non poterono nascondere il suo desiderio.
“Mi scoprii a leccarmi le labbra mentre mi mettevo a sedere sul divano, ponendomi davanti a lui. Presi il suo intimo e lo calai: il suo cazzo si abbassò sotto la pressione dell’elastico delle mutande ma, una volta libero, subito scattò versò l’altro, ergendosi fiero nella sua mascolinità e pronto a svolgere il suo operato. Era lungo almeno venti centimetri, leggermente curvato verso l’alto, e maestosamente grosso: se le due dita mi avevano dato tutto quel piacere, non provai nemmeno ad immaginare cosa avrebbe potuto donarmi quella minchia. Dal meato emerse una goccia trasparente, che luccicando parve mi facesse un occhiolino di intesa e complicità.
“Avvicinai il viso alla cappella, rossa, liscia come la seta, dal profondo afrore di maschio. Nonostante avessi appena spruzzato, sentii nuovamente un aumento degli umori scivolarmi fuori dalla passera e bagnare il divano.
“Appoggiai le labbra alla punta e mossi la lingua sulla cima, insinuandola nel taglio della cappella, gustandone il sapore salato. Simone lanciò un ruggito mentre un tremito sembrava scuoterlo fino alle ossa.
“Mi staccai da lui e gli sorrisi. ‘Forza, inizia con la declamazione!’
“Lui attaccò con la recitazione della simpatica poesiola di Carducci mentre io aprivo le labbra e inghiottivo l’asta che cresceva dal suo inguine. La sua cappella mi schiacciò la lingua, scivolando nella mia bocca fino alle tonsille: mi accorsi che mancavano ancora dieci centimetri di cazzo rimasti all’aria, e volli sfidare me stessa a tenerlo tutto dentro di me, anche facendolo scendere nel mio esofago.
“Mentre il vento ululava sulle colline, strappando schiuma dalle ondate impetuose del mare, appoggiai una mano sull’inguine di Simone, spingendo ancora più la testa in avanti, la cappella che iniziava a insinuarsi nella mia gola. Sentii un leggero senso di nausea che non avevo messo in conto, ma provai a trattenerlo e…
“’Ma che cazzo…’ esclamò sconvolta una voce femminile alla mia sinistra.
“Simone si dimenò sorpreso, girandosi di colpo ed estraendo il suo cazzo dalla mia gola e dalla bocca, una sensazione atroce, come se mi avessero estratto con violenza una sonda gastrica. Boccheggiai, confusa, poi guardai verso la porta.
“Michela era lì, sull’uscio, con una sporta della spesa in una mano mentre, sull’altro braccio, pendevano un paio di tendine. Il suo sguardo passava dal generoso inguine di Simone e il mio volto allo schizzo di piacere sul pavimento, al bicchiere in frantumi e la farina ai piedi del tavolo. Tornò a guardarci, i lineamenti distorti dal disgusto: ‘Almeno finite di pulire prima di chiavarvi, luridi.’»
Calò il silenzio nelle cuffie di Chiara quando Anna smise di raccontare. Nessuna parlò per diversi secondi, aspettandosi ci fosse una continuazione, ma fu quasi con dolore che compresero che finiva lì, con l’intervento della ragazza che tornava dal supermercato e poneva fine a quella strana gara di declamazione. La prima a rendersene conto fu Cecilia che, in mezzo ad un giardino a mille e più metri di quota in Val d’Aosta, applaudì, e fu come se le altre quattro ragazze si svegliassero da un sogno erotico.
«Complimenti, Anna!» disse Helga da 8000 chilometri di distanza, molto colpita per essere una che raccontava di essersi fatta sbattere da due superdotati.
«Come ti leccava l’ambrosia…» mormorò Arianna, rapita.
Chiara non pronunciò parola, soprattutto per la sensazione di bruciore che le era sorta nella gola ascoltando la storia di Anna. Era rimasta rapita dalle parole della ragazza e, nonostante provasse verso di lei una profonda avversione, non poteva negare che fosse brava nel raccontare, ma il tratto in cui Simone praticava del sesso orale l’aveva colpita al cuore. Nessuno si era mai abbassato, letteralmente, ad amare con la bocca la sua passerina, ponendo, anche solo per un attimo, il suo piacere al proprio. Sapeva benissimo che era solo questione di tempo, e un ragazzo o un uomo che le facesse scoprire cosa significasse essere davvero amata avrebbe fatto la sua comparsa nella sua vita, ma l’idea che le sue amiche, o persone che, con una certa fantasia, poteva definire tali, lo avessero già sperimentato ma non lei la gettava nella depressione.
Una notifica sullo schermo la richiamò alla realtà. Era un messaggio privato di Beatrice che le proponeva di vedersi in un’altra videochat una volta finita quella in corso. Chiara non ci pensò due volte e, nella finestra di chat testuale comparsa nel cliccare sull’invito, digitò che lo avrebbe fatto con gran piacere.
