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Sei amiche in videochat · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 24 min di lettura

Chiara sente declamare il Sommo Poeta

Chiara sente declamare il Sommo Poeta

William Kasanova
1 anno fa · 328 letture · 0

“’E…’ gli chiesi ‘quanto ne sai, nonostante tu sia solo al secondo anno di…’ e con un movimento circolare della mia mano, quasi fosse casuale, indicai il mio inguine.

“’Abbastanza da sapere dove mettere le mani. E la lingua” aggiunse. Il sorriso non aveva abbandonato un solo istante il suo volto, che in quel momento divenne ancora più luminoso.

“Fu forse più l’espressione del suo viso che le sue parole che appiccò un incendio nella mia anima, nel mio petto ma soprattutto nelle mie mutandine. Più lo guardavo, più sentivo il bisogno di accarezzare la sua pelle, riempire le narici del suo odore maschio e virile, sentire scivolare parte del suo corpo dentro il mio. Diverse parti del suo corpo simili alle mie o virate al maschile. Percepii il mio utero inumidirsi rapidamente e un paio di gocce di desiderio scivolarne fuori, infradiciando il tessuto del mio intimo. Una nota di profumo simile al fiore di gelsomino si spanse nell’aria, ritrovandomi per la prima volta imbarazzata accanto a Simone.

“Lui sembrò comprendere quanto stesse accadendo, e nonostante non avesse detto una sola parola, nei suoi occhi passò un lampo che mi fece arrossire ancora di più. Mai, come in quel momento, mi sentii alla mercè di un uomo, completamente indifesa, e se mi avesse chiesto di sdraiarmi sul pavimento a bocca aperta, vi avesse introdotto il suo pene e mi avesse posseduto la faccia, riversandomi il suo seme nella mia gola senza alcun riguardo, lo avrei lasciato fare.

“Un brivido corse lungo la mia colonna vertebrale scaricandosi nella mia figa, tramutandosi in altro desiderio liquido che parve appesantire ancora più l’aria dell’appartamento: mi è impossibile spiegare quanto avrei voluto che mi ordinasse di sdraiarmi sul pavimento per poi chiavarmi la bocca con il suo cazzo e riempirmi lo stomaco con la sua sborra bollente…

“Ma, con mia profonda delusione, quel giorno la mia bocca rimase insoddisfatta. Fu un tormento passare le due ore successive in sua compagnia senza che i nostri corpi si unissero in uno scambio di fluidi corporei. Solo quando uscì, verso le sette di sera, per prendere le pizze che aveva ordinato come cena al ristorante in fondo alla via, potei chiudermi in bagno e soddisfare il mio appetito più impellente e insostenibile con un paio di dita sussurrando il suo nome, poi piansi.

“Un paio di giorni si trascinarono con una lentezza snervante, la nostra intimità assediata dalla continua presenza di Michela che sembrava non avesse altri impegni che restare costantemente in mezzo a noi, quasi fisicamente. È una ragazza simpatica, che non si tira affatto indietro se c’è da pulire, ma è come quei bambini che ti si attaccano ad una gamba e non te li stacchi più nemmeno a corromperli con i dolci.

“Per nostra fortuna, verso le tre del pomeriggio, si convinse che le strisce nere nella guarnizione del box della doccia dovessero sparire e, non trovando i prodotti di pulizia a sua opinione adatti all’opera di sfratto delle muffe, decise di andare a comprarli. ‘Mi fermo un momento a vedere se trovo anche un paio di tendine decenti per la finestra del bagno, che queste fanno compassione’ aggiunse, prospettando almeno un’ora prima di rientrare.

“Noi la salutammo, promettendo di continuare a spazzare lo sgabuzzino. Chi aveva occupato l’appartamento durante l’estate, una famiglia di villeggianti che doveva vivere solitamente in una discarica, l’aveva lasciato in uno stato pietoso e avrebbe richiesto ettolitri di olio di gomito per rendere il tutto passabile.

“Dopo che Michela ci lasciò, provammo a trovare la voglia di continuare a pulire, ma io avevo in mente solo il ragazzo accanto a me. Lo desideravo, ma ogni possibile mossa mi sembrava un azzardo che avrebbe condotto solo ad un disastro e allontanato da me. Fortunatamente, fu lui a fare la prima mossa: dopotutto, era dalla mattina che mi lanciava sguardi che non facevano altro che mozzarmi il fiato e farmi girare la testa.

“’Mi dicevi che sapresti recitare tutta la Divina Commedia, giusto?’, ricordò all’improvviso.

“Annuii, e non posso negare di aver messo un certo orgoglio nel movimento del mio capo.

“’E sapresti recitarla anche in condizioni…’, aggiunse, fermandosi un attimo come a trovare il termine corretto che descrivesse al meglio l’idea che aleggiava nella sua mente, ‘…diciamo: sotto stress.’

“Questa volta sul mio volto si disegnò l’incomprensione, chiedendogli con lo sguardo di spiegarsi meglio.

“’Sì, diciamo che mentre tu stai recitando le parole del Sommo Poeta ti succeda qualcosa che possa distrarti…’

“Scossi la testa. ‘Continuo a non capire cosa…’

“Lui mi sorrise divertito. Mi si avvicinò, inginocchiandosi davanti a me. Quando il suo volto fu all’altezza del mio inguine, fissando con piacere i miei pantaloni di jeans, continuò: ‘Mettiamo che, mentre tu stai declamando, qualcuno si accosti al tuo sesso e cominci a venerarlo… riusciresti a continuare?’

“A quelle parole, una nuova ondata di profumo di gelsomino fece la sua comparsa nel locale, avvolgendoci. Sentii sulle labbra della mia vagina la trama del tessuto delle mie mutandine come se le avessi toccate con i polpastrelli. Fu senza fiato che dissi: ‘Proviamoci’, o almeno credetti di aver pronunciato quelle parole perché il mio cuore batteva troppo forte per sentire la mia stessa voce.

“Simone appoggiò le sue dita al bottone dei miei jeans che in un attimo fu fuori dall’asola, poi la zip oppose un po’ di resistenza, ma solo quanto bastava per non sembrare guasta. Un attimo dopo, i pantaloni scivolavano lungo le mie gambe, adagiandosi sulle scarpe. Lui mi sorrise mentre infilava i pollici sotto l’elastico delle mutandine nere che avevo comprato dopo averlo conosciuto: le calò lentamente, come se volesse scoprire qualche tesoro inestimabile ma temesse, al pari di Stendhal di fronte alla Basilica di Santa Croce, di essere sopraffatto dalla sua bellezza.

“Io deglutii a vuoto, nervosa come nemmeno quando avevo perso la verginità. Chiusi gli occhi, il cuore che continuava a battere come un tamburo; trassi un profondo sospiro e iniziai: ‘Nel mezzo del cammin di nostra vita mi…’

“Sussultai nel momento in cui una mano si posò sul mio gluteo sinistro, ma riuscii a riprendere la declamazione: “…mi ritrovai per una selva oscura, ché la dritta via era…’. Un gemito di sorpresa mi sfuggì quando la punta della lingua si posò tra le labbra bagnate e turgide del mio sesso e, scivolandovi dentro, iniziò a discostarle lentamente. Una sensazione di calore e umidità comparve in fondo alla mia vagina e, lentamente, si mosse verso l’alto.

“Qualcosa dentro di me sembrò sciogliersi in una vampa che raggiunse ogni punto del mio corpo, invase la mia mente e abbracciò la mia anima. Ogni fibra in tensione si rilassò e il mio cuore cominciò a battere ancora più forte.

“Passarono forse dieci o quindici secondi prima che mi rendessi conto che, al posto dei versi immortali, dalla mia gola provenivano solo gemiti di piacere e una mia mano aveva afferrato per i capelli Simone. Con uno sforzo ripresi a fare l’unica cosa che dovevo fare: ‘…smarrita. Ahi, quanto a dir qual era è… Ah!’”

“Simone muoveva la lingua lentamente su e giù, poi a sinistra e a destra, zigzagando nello spazio della mia passera, solleticandomi. Di tanto in tanto si fermava per succhiare le labbra, tenendole con i denti e tirandole un po’, quindi scendeva più in basso e la punta della lingua penetrava per qualche centimetro nel canale dell’utero, colante desiderio come una grondaia quando si abbatte un temporale: allora lui emetteva un gemito di piacere nel gustare il mio liquido più intimo, suggendolo con avidità come se fosse stato la bevanda degli dèi.

“La mia mente si stava colmando di confusione come, in un freddo pomeriggio di inverno, il vetro di una finestra si riempie di brina, mentre il mio corpo si scaldava sempre più al semplice tocco della punta di una lingua. Forse solo la mano che mi toccava il sedere mi impediva di crollare a terra, stordita com’ero dalle emozioni.

Prima di andare avanti…

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