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Erotika
Sei amiche in videochat · Cap. 1
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Capitolo 1 di 9 22 min di lettura

Chiara dimostra di conoscere la capitale della Jamaica

Chiara dimostra di conoscere la capitale della Jamaica

William Kasanova
1 anno fa · 584 letture · 1

“Dev’essere durato dieci o quindici minuti, poi ho avuto un orgasmo. ‘Sì, mio splendido giamaicano, riempimi tutta con il tuo latte caldo e saporito!’ l’ho implorato, poi è venuto di nuovo anche lui. A quel punto aveva lanciato un grido e si era svuotato nella mia pussy calda e bagnata.

“Aveva provato a sollevarsi ma l’avevo afferrato per il didietro muscoloso e gli avevo detto che volevo fino all’ultima goccia del suo latte dentro di me. Lui aveva sorriso, poi aveva spinto di nuovo un paio di volte per soddisfarmi e mi aveva detto che sperava che nascesse un bambino bello come la madre».

Helga sorrise. «Dalla quantità di sborra che mi aveva messo dentro, penso sarebbero nati almeno una dozzina di bambini,» spiegò. «Lui poi si era alzato e mi aveva detto che doveva portare il pesce al mercato e poi tornare da sua moglie e dai suoi figli, ma era sicuro che non mi avrebbe mai dimenticata.

“Lui aveva preso i suoi tre pesci dalla barca e si era allontanato nel bosco, io invece ero rimasta sulla spiaggia, senza la forza di rialzarmi. Il suo latte aveva continuato a scivolarmi fuori dalla pussy per un momento, bagnando la sabbia. Mi ero sdraiata meglio, avevo chiuso gli occhi e continuato a sentirlo dentro di me… Non posso dirvi quanto mi sia piaciuto! Una vera nerchia come non se n’erano mai sentite dire!» concluse, visibilmente soddisfatta. «Fosse per me, resterei qui per sempre».

Nessuna disse nulla, anche perché si aspettavano che fosse Beatrice a commentare con una qualche battuta o presa in giro contro Helga, ma le ragazze impiegarono poco a comprendere perché la bionda non aveva aperto bocca.

«Beatrice si ditalina!» esclamò Arianna, la voce che non sapeva se ricadere nel disgusto o nel divertito.

Chiara, come immaginò pure le altre, si ritrovò a guardare nel riquadro della sua migliore amica: se mai si fosse chiesta che espressione avesse Beatrice quando stava avendo un orgasmo, in quel momento lo scoprì. La bionda aveva la testa inclinata leggermente all’indietro e il labbro inferiore che rientrava nella bocca, probabilmente morso tra i denti; gli occhi erano chiusi e sembrava avere ogni fibra del suo corpo in tensione, immobile: solo il braccio destro si muoveva convulsamente, scomparendo oltre la parte bassa dell’inquadratura. Restò qualche attimo in quello stato, poi la sua bocca si aprì in un gemito roco e sembrò svuotarsi dell’aria che aveva bloccato dentro di sé.

«Porca merda, che meraviglia…» esclamò con un filo di voce, riprendendo a respirare rumorosamente. «Helga, complimenti per la storia».

«Spero adesso non voglia farci vedere il dildo di plastica con cui ti sei chiavata da sola la passera,» sbottò disgustata Anna.

La bionda ben dotata sollevò un paio di dita che luccicarono sotto la luce del tardo pomeriggio che entrava obliqua dalla finestra della sua camera. L’alta definizione della webcam catturò una goccia di desiderio colare pigra dalla punta dell’indice. «Oh, non preoccuparti: sono a favore dell’artigianato e del biologico,» confidò; quindi, si appoggiò le dita sotto il naso, inspirando con evidente piacere e soddisfazione.

«Cazzo, che schifo!» esclamò Anna.

Beatrice guardò sorpresa nella telecamera. «Cosa? Non dirmi che non sniffi l’odore delle tue scoregge quando molli, perché non ci crederei. Beh, quello è l’odore che ha il tuo intestino intasato. Vuoi forse venire a dirmi che è preferibile al profumo della mia fregna gocciolante di eccitazione?»

La ragazza dai capelli tinti, probabilmente punta sul vivo, si limitò a una smorfia di rabbia mista a disprezzo.

«Anche a me il racconto è piaciuto parecchio,» ammise Cecilia, sebbene a voce bassa. «Anche se…» aggiunse con un sorriso di divertimento e abbassando lo sguardo, «forse non quanto a Beatrice».

Anna, probabilmente per far distrarre le altre ragazze dalla discussione sugli odori corporei che l’aveva vista perdente, propose d’improvviso: «Ho un’idea che vorrei porvi ma che sono sicura apprezzerete: ogni sera, quando ci colleghiamo, ognuna di noi deve raccontare la propria esperienza sessuale che più serba con gioia nel proprio cuore».

«La vincitrice sarà quella che avrà causato più ditalini!» esclamò Arianna, decisa a prendere in giro Beatrice, la quale, probabilmente troppo intelligente per cadere in un tranello tanto stupido per arrabbiarsi, annuì convinta alla proposta.

«A me l’idea piace,» convenne «E non intendo solo quella della votazione tramite introduzione di dita, ma proprio quella dei racconti. E brava Anna, mantenerti ogni tanto torna utile».

A differenza della bionda, la ragazza tinta trattenne a stento l’espressione offesa.

Arianna non sembrò molto convinta. «E in che ordine lo facciamo?»

Anna ci pensò un istante. «Direi alfabetico,» propose infine. «Visto che Helga lo ha già fatto, domani lo fa… oh, io. Poi tu, quindi Beatrice… Cecilia ed infine Chiara».

All’idea di dover raccontare una propria esperienza sessuale, l’ultima nominata storse la bocca.

«Che c’è, Chiara,» domandò Anna, notando l’espressione di quest’ultima, «non hai nulla da raccontare?»

«Per me è ancora vergine,» ribatté Arianna cogliendo la palla al balzo.

«Ehi, stronze!» sbottò Beatrice, improvvisamente infuriata, «Finitela!»

Chiara abbassò lo sguardo, contrita.

Anna e Arianna sogghignarono. «Stiamo scherzando,» sostennero, ma non era la prima volta che la timidezza della ragazza era fonte dei loro motteggi. Soprattutto dopo che Cinzia, mesi prima, aveva spiegato a Chiara che l’unico modo per diventare più estroversa sarebbe stato succhiarlo a Marco e bersi il suo seme, le due stronze avevano cominciato a burlarsi di lei e di suo fratello.

«Chiara è solo riservata,» continuò Beatrice. «A differenza nostra, che non abbiamo ancora finito di asciugarci la fregna che siamo già a raccontarci di esserci sbattute questo o quello, quanto ha lungo il picio e di che cosa sa la sua sborra, lei se lo tiene per sé. E ha ragione lei».

Le altre due non dissero nulla, ma anche Helga sorrise al loro scherzo. L’unica che sembrò a disagiò, oltre a Chiara, fu Cecilia: anche lei, in realtà, non sembrava aver avuto molti a condividere il suo letto, e subiva lo stesso trattamento della sua amica.

Chiara, con la scusa che doveva essere lei a preparare la cena quella sera, chiuse il collegamento dopo aver salutato sommessamente. Si alzò dalla sedia della scrivania ma non si allontanò: guardò il tablet spento, provando un forte senso di tristezza. Chiara non era più vergine già da un paio di anni, e tre ragazzi diversi avevano trovato piacere tra le labbra della sua bocca e del suo utero, ma lei, l’unico orgasmo che aveva provato era stato come lo aveva ricevuto la sua migliore amica pochi minuti prima. E non avrebbe fatto una grande figura davanti a loro, che sembrava potessero vantare cazzi di trenta centimetri infilati nel loro corpo, pronti a farle godere in continuazione, raccontando di quando si era ditalinata nuda, sul letto, immaginando suo fratello che la possedeva con violenza, dandole della troia…

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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Commenti 1

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  1. Salina

    Entrato a pieno titolo tra i best e ricorda che mi hai promesso i sei amici...;)

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