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Erotika
Il Vecchio Torchio · Cap. 3
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Capitolo 3 di 6 13 min di lettura

Capitolo 3

La seconda notte è giunta, e Nadia è alla finestra...

William Kasanova
1 anno fa · 346 letture · 0

Per qualche motivo, la mia mente si perde nel pensiero che non è una buona idea gettare mozziconi nel giardino di una struttura ricettiva, soprattutto se ci lavori, e che la mattina dopo dovranno cercarla per… ma il pensiero evapora quando il mio sguardo torna sui due ragazzi addossati all’albero e li trovo stretti in un abbraccio ben poco fraterno.

Non posso vedere le loro lingue, ma sono certa che sono una nella bocca dell’altro, mentre una mano di Luca affonda le dita nella chiappa destra di Sara; lei solleva la stessa gamba, usandola per circondare quelle del fratello, lui sprofonda le dita della mano libera nei capelli rossi della sorella, poi la gira e la spinge contro il tronco della pianta.

So che Sara è a conoscenza del fatto che li sto guardando, lei stessa mi ha detto di mettermi qui, alla finestra, a quest’ora, per godermi lo spettacolo, ma nonostante questo, come se abbia paura più di disturbarli che di essere scoperta, mi nascondo ancora meglio dietro il muro della mia stanza, osservando i due con un solo occhio e senza respirare.

Non mi ci vuole uno sforzo per capire che sta per consumarsi un nuovo rapporto animalesco: Sara è contro l’albero, i grossi seni che sembrano abbracciarne il tronco; Luca le tiene la testa contro la corteccia rugosa mentre, una mano davanti a lei, le sbottona i pantaloncini, che dopo pochi istanti scivolano lungo le gambe, afflosciandosi sulle sue scarpe, lasciandola in mutandine rosa. La mano del fratello si abbatte su un gluteo, e sono sicura di sentire il suono dello schiaffo e il gemito di soddisfatto dolore della ragazza. Un attimo dopo, l’intimo raggiunge i pantaloncini e, mentre Luca sembra sussurrare qualcosa di minaccioso nell’orecchio della sorella, quella sorride, annuendo più volte, evidentemente desiderosa che quelle intimidazioni diventino realtà.

Il sorriso della ragazza s’ingrandisce e gli occhi si chiudono in un’espressione di profonda soddisfazione quando una mano di Luca scompare tra le sue gambe e sembra lasciarsi diventare creta tra le dita rapaci del fratello.

Le mie gambe, invece, si stringono, come a cercare di contenere il malessere che si è formato nel mio inguine a quella vista e che inizia a inumidire le mie mutandine. L’eccitazione latente che ha condizionato tutta la mia giornata sta sfociando in un calore insostenibile, nel bisogno di darmi piacere per eliminare questo dolore, più mentale che fisico, che sta attanagliando la mia anima. La mia mano scivola nella pozza di desiderio che si è formata nei miei pantaloncini, assalendo la mia figa come se fosse un predatore che finisce la sua preda preferita; le mie dita accarezzano con ben poca delicatezza le piccole labbra bollenti e sensibili, sprofondano nel calice fin oltre le nocchie. Cazzo, mi infilerei tutta la mano chiusa a pugno tanto sento il bisogno di essere posseduta…

Non mi importa più nascondermi: mi appoggio con più agio all’angolo della parete per avere una migliore vista sullo spettacolo nel giardino mentre mi ditalino. Nel giardino, Luca ha piegato leggermente avanti sua sorella e, dopo essersi abbassato pantaloni e mutande, il grosso cazzo che dimostra fino all’ultimo centimetro quanto apprezza il corpo di Sara svetta tra di loro: ora una mano stringe un seno mentre l’altra tiene la testa della ragazza contro il tronco, la bocca della stessa che si apre e gli occhi che luccicano quando la virilità del fratello sprofonda nella sua femminilità

Un brivido si scarica lungo la mia schiena al primo colpo inferto alla rossa come se la cappella fosse dentro di me. «Sì, cazzo, sì!» gemo, mentre la mia mano strimpella il mio clitoride senza pietà, impietosa nel dolore che mi provoca ma che non posso sospendere. «Fottimi, Luca! Fottimi!»

Nei miei occhi si riflettono i due ragazzi nel giardino che chiavano selvaggiamente, ma nella mia mente sono io al posto di Sara, il lato destro del mio viso contro l’albero, miei i capelli stretti nella morsa di ferro del ragazzo superdotato, il suo grosso cazzo che si muove con la forza di un ariete medioevale nella mia figa.

L’orgasmo è talmente violento che, per qualche istante, la mia mente smette di avere controllo sul mio stesso corpo. Un grido simile da uno di dolore sfugge dalla mia gola mentre le mie gambe cedono e cado all’indietro, crollando sul letto e poi scivolando con il culo a terra, un senso di vertigine si impossessa del mio stomaco e credo di essere prossima a vomitare, ma è dalla mia figa che scaturisce un fiume di liquido caldo.

Passo diversi secondi intontita, immersa nel buio quasi totale della stanza, come se una dose di anestetico sia prossima a terminare la sua azione e permettermi di riprendere coscienza al termine di un’operazione chirurgica. E, al pari di un’operazione chirurgica, la prima cosa che percepisco è un profondo dolore al mio clitoride, torturato per il mio piacere.

E il piacere è stato talmente forte, intenso, esplosivo che, all’idea che potrei non provarne uno simile, sento il bisogno di scoppiare a piangere, ma, con uno sforzo, riesco a limitarmi ad un paio di singhiozzi ridicoli e strazianti alle mie stesse orecchie. Respiro profondamente l’aria viziata dal mio orgasmo e desiderio della stanza al punto tale da essere molesta, ma mi permette di riprendere un po’ il controllo della mia persona.

Dopo qualche secondo, lasciato al mio cuore per rallentare il suo battito al galoppo, mi sollevo in piedi, sorreggendomi al letto, ricordandomi di togliermi la mano dalle mutandine, ormai tanto intrise di desiderio da poterle strizzare. Faccio qualche passo incerto fino alla finestra, appoggiandomi all’angolo del muro, questa volta non per nascondermi quanto per sostenermi perché le gambe sembrano, contemporaneamente, avere i muscoli come blocchi di metallo e le ossa fatte di spaghetti cotti.

Lancio un’occhiata all’esterno, nel giardino. Luca dimostra di avere una resistenza maggiore della mia, ma non di molto: sua sorella lo eccita troppo e in questo momento è addossato a lei, il volto tra i capelli di fuoco, il viso in una smorfia che potrebbe essere tanto di dolore come di piacere, mentre quello della sorella, indubbiamente, è illuminato dal godimento. Il ragazzo conficca il suo cazzo nel corpo di Sara con colpi profondi e sempre più lenti, spingendo sulla punta dei piedi la ragazza ad ogni affondo. Ad un tratto si ferma, probabilmente dentro fino in fondo alla figa gocciolante, sospira animando le ciocche rosse, poi i suoi muscoli sembrano afflosciarsi: lascia la ragazza, fa un paio di passi indietro, il lungo cazzo che luccica per gli umori di entrambi gli amanti che colano lungo l’asta, raccogliendosi in fondo alle palle e gocciolando. Una nuova manata si abbatte sulla chiappa destra della sorella, facendola sussultare, aggiungendo qualcosa a voce che, però non riesco a capire. Di certo, nulla di educato, ma il sorriso di Sara, che già credevo alla sua massima dimensione, si estende ancora di un pollice.

L’incesto è finito come è iniziato, senza coccole, amore, calore. Lui mette via il suo uccello, quasi con difficoltà nel riporlo tutto nelle mutande, si solleva i pantaloni, li chiude e se ne torna in casa, come se non fosse accaduto nulla. Sara lo osserva allontanarsi senza muoversi dalla sua posizione contro l’albero e, solo dopo che odo il suono della porta che si chiude, si alza in piedi, si passa le mani tra i capelli e muove la testa, come a rimettere a posto le ossa del collo. Poi, invece di alzarsi mutande e pantaloni e abbassarsi la maglietta sul seno scoperto, solleva lo sguardo verso di me.

Sento il cuore balzarmi in gola, come se sia stata scoperta, nonostante fosse stata Sara stessa a consigliarmi di prendere posizione lì e guardarla essere posseduta da suo fratello, quando mi guarda e sorride. Si pone un dito tra il seno, poi me lo punta contro.

Non ho dubbio di cosa voglia dire, e ora capisco perché, questa mattina, mi ha consigliato di non chiudere a chiave la porta della mia stanza.

Mi ritraggo dalla finestra, senza rispondere. Non ce n’è bisogno: abbiamo capito entrambe cosa sta per succedere e, improvvisamente, mi sembra che quanto abbia vissuto negli ultimi minuti non sia nulla rispetto a quanto sta per accedere.

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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