Le presi i piedi e spostai il corpo lungo il mio finché il sesso fu sopra la mia bocca; cominciai a leccare anch’io, in un 69 epico; sentii che partecipava alla lussuria con una intensità imprevista; ci alternammo, sotto la mia regia, a succhiarci il sesso, senza mai perdere i contatti; la sentii godere più volte, con orgasmi sempre più forti; quando la sentii affannare e fermarsi per riprendere fiato, capii che era al limite; la bloccai e staccai i due corpi; ci adagiammo a riprendere fiato.
Si girò verso di me e ricominciò a baciarmi, segno che aveva ripreso la piena energia; si stese supina e mi guidò a montarla; le spinsi le ginocchia in alto e le divaricai; di fronte alla vulva spalancata non potei trattenere un gesto di ammirazione; mi fiondai addosso e la penetrai; mi disse scherzando che quello almeno lo sapeva già fare; feci leva su una gamba e la rotolai sopra di me; la feci sedere sul mio ventre, penetrandosi fino alla radice; quando ebbe una smorfia quasi di dolore, la invitai a cavalcarmi.
“Adesso mi prendi tu, all’amazzone; così puoi decidere cosa come e dove vuoi fare.”
Mi cavalcò per qualche minuto e sentivo distintamente che la mazza andava a colpire zone ancora quasi intatte.
“Ce l’hai ben più grosso di mio marito; mi fai impazzire! … proprio non so capire perché Nilde non abbia provato a rompere con te gli schemi; ma forse il gesto di ribellione le è scattato proprio perché te n’eri andato; ed ha rovinato la sua vita.”
”Vuoi fare l’amore o spiegare gli errori di tua figlia?”
“Hai ragione; ma, proprio perché mi rendo conto dei nostri errori, sento ancora più eccezionale questo amplesso. Anch’io avrei potuto decidere molti anni fa di metterti in un armadio e di riempire di corna mio marito; ma non ci ho mai neanche pensato … “
“Okay; ringraziamo la terza generazione che ha rimediato e godiamoci l’amore … e il sesso!”
Si piegò su di me e mi baciò tenendo ben stretto il fallo in vagina; mi godetti le sensazioni di libidine e di amoroso trasporto, insieme; le passai le mani sui seni e titillai i capezzoli, mentre lei si agitava sul ventre alla ricerca di nuovi piaceri; passai le mani sul ventre, le feci scivolare sui fianchi, agguantai le natiche e spinsi le dita verso l’ano grinzoso; feci penetrare il medio fin dove l’ingombro del sesso in vagina lo consentiva; la sentii fremere.
“E’ vero che si può infilare anche nel buchetto?”
“Certo; ma con molta attenzione e qualche precauzione.
“Quali, ad esempio?”
“Una buona lubrificazione innanzitutto, per consentire lo scivolamento dell’asta così grossa in un ano stretto.”
“Va bene un lubrificante vaginale, quello che uso per sopperire allo scarso utilizzo che genera secchezza?”
“Un lubrificante qualsiasi va bene; in genere un po’ di vaselina c’è in casa; qualcuno usa anche solo sapone, in qualche caso, quando c’è già abitudine e dimestichezza, la saliva di una lunga leccata è sufficiente.”
“Prendo il lubrificante vaginale; ti va di farmi provare?”
“Vuoi che ti svergini alla tua rispettabile età?”
“Senti, ragazzino, alla mia veneranda età ti lascio stecchito, se parli troppo!!!!”
Andò in bagno e tornò col tubetto del gel; la sistemai carponi, le unsi bene il canale rettale e feci lo stesso con la mia mazza; appoggiai la cappella e la avvisai che potevo farle male, all’inizio; entrai facilmente, fino allo sfintere; mi bloccò di colpo e si girò verso di me, aveva le lacrime agli occhi; l’avvertii che, se non ce la faceva, non era necessario andare fino in fondo; per tutta risposta, spinse i fianchi indietro e mi trovai ad affondare; urlò, naturalmente.
“Rina, non eccedere, per favore, che sia solo piacere.”
“Mi sono fatta male, per un attimo; ma adesso è solo piacere, quanto non so neppure raccontartelo; peccato che devo guardare il cuscino e non l’uomo che mi sta sverginando … “
“Amore, se te la senti di ripetere l’esperienza, possiamo farlo vis a vis e potrai guardare me che ti svergino, la mazza che ti violenta e il tuo corpo che accoglie la violenza … “
“Che aspetti a farmi girare? Io non lo so fare!”
“Devo uscire e rientrare; ti farai di nuovo male, forse … “
“Stupido, ormai il tuo sesso è mio, conosce la strada e la percorre liberamente; fammi girare!”
Sfilai l’asta e l’ano apparve arrossato, aperto ma non danneggiato; il lubrificante doveva essere buono ed efficiente; la feci ruotare, le collocai sotto la schiena tutti i cuscini, le sollevai le anche, intrecciai i piedi dietro al collo e, con l’ano spalancato davanti a me, la penetrai lentamente.
“Si, Elio, così, lentamente; ti vedo; vedo che mi ami mentre mi penetri, vedo persino la tua mazza che mi viola … si … si … amore mio si, è meraviglioso darti tutto, cercare con te la gioia di amare fino in fondo; riempimi tutta, non ti fermare … “
Sembrava quasi impazzire di gioia mentre la cavalcavo selvaggiamente; godeva continuamente ed io sentii i testicoli che si gonfiavano fino a farmi male; ci urlammo l’orgasmo in arrivo ed esplodemmo insieme; fu forse l’eiaculazione più bella, quella che scaricai nell’intestino di Rina; c’era tanta partecipazione, che ci sentiamo fusi insieme.
“Ti amo, maledetto; ti amo con tutta me stessa; mi hai fatto rinascere … “
“Attenta, Rina; l’uscita è sempre più difficile della penetrazione; aiutami e resisti!”
Sfilai il sesso barzotto e lei urlò di dolore quando il tappo liberò il suo ano; la colata di sperma si sparse sul lenzuolo; mi abbracciò e mi tenne stretto; si appisolò tra le mie braccia e ronfava serena; non feci un movimento per non interrompere il suo languore dopo la copula anale; quando si riprese, mi sorrise e mi baciò con delicatezza.
“E’ stato insieme l’inferno e il paradiso; non posso dirti quanto mi senta piena, soddisfatta, realizzata, amata … “
“Rina, tua nipote te l’ha detto; devi cercarti un amante disponibile solo per te; io non mi ti negherò mai; ma è Vittoria che decide se possiamo amarci; tu hai bisogno di uno che ami te e solo te; ricordalo.”
“Elio; ho te, Vittoria è d’accordo; io ti amo e ti amerò finché non troverò l’alternativa; quando sarà, il primo a saperlo sarai tu, non temere.”
Finalmente ci potevamo rilassare; ma non dormimmo; per tre volte Rina, nella notte, mi destò e si lasciò possedere; sfruttò la concessione della nipote per gustarsi il sesso con me al massimo della potenzialità; dopo quella notte, la situazione si normalizzò nell’attesa del parto, che arrivò puntuale e con tutta la serenità dell’evento; la nascita di Giovanni riempì tutti di felicità, me per primo; e la casa si animò di nuova vita; ci sposammo alla fine, il giorno del battesimo del bambino.
Vittoria prese pieno possesso del suo ruolo di moglie e madre; ma Rina e Nilde facevano a gara ad esserle vicine per sostenerla, aiutarla, sostituirla; il ruolo di nonna e bisnonna le intrigava molto e si davano da fare per il piccolo come tutte le nonne del mondo; Rina sfruttava tutte le occasioni per trattenersi da noi anche la notte; sapeva che, ad una certa ora, era autorizzata a venire nella camera degli ospiti e a prendersi quel diritto a rinascere che le era stato negato.
Vittoria sapeva perfettamente che, per prescrizione medica, si doveva astenere dal sesso almeno per qualche tempo, anche per evitare una nuova pericolosa maternità ravvicinata; la fragilità delle sue ovaie suggeriva di essere cauti; era meravigliosa, perché riusciva benissimo a sopperire con la bocca e con le mani; ma evitava anche l’anale, perché i riflessi sull’utero non la facevano stare serena, accettava quindi con gioia che Rina urlasse i suoi orgasmi che arrivavano fino alla nostra camera.
Chi non stava molto bene, era Nilde, che aveva messo la parola fine ai suoi amorazzi e si asteneva da qualunque attività sessuale; una forma di strano amore per me e per sua figlia insieme, la portava a cercare di amarci, possibilmente insieme; ma Vittoria poche volte le concesse di farsi possedere, sul letto matrimoniale, con lei accanto che si prendeva il piacere dalle reazioni di sua madre e ci guardava con amore quando copulavamo davanti a lei, accanto a lei, tenendoci per mano tutti e tre.
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