Farsi una famiglia 3
Quando scivolai via, mi sussurrò.
“Mi darai ancora momenti come questo?”
“Parla con Vittoria; per te farebbe tutto; a me ha dato ordine di fare l’amore solo se me lo chiede … “
“Vi amo, profondamente; mi spiace tanto che Nilde abbia fatto tanti errori.”
“Non ci pensare; stai bene o hai problemi di cuore’”
“Ho un solo problema di cuore; vi amo e diventa difficile pensarvi lontano da me.”
“Non succederà; andiamo ad abitare in centro e Vittoria avrà sempre bisogno di te; ti saprà ripagare; amore per amore.”
Ce ne stemmo così, supini a fianco sul letto, per qualche minuto; io tenevo una mano piena del suo pelo pubico incolto e non cercavo neppure di azzardare un titillamento, anche se forse le sarebbe piaciuto; lei teneva la mano appoggiata sul mio sesso barzotto e sembrava coglierne i palpiti vitali.
“Che idiota!”
“Rina, a chi ti riferisci?”
“Ad Aldo, è ovvio; è così dolce tenere in mano la tua mascolinità; sapere che se muovo la mano si gonfia per me, si indurisce e poi potrebbe passare alla violenza meravigliosa di penetrarmi nel ventre fino a farmi sentire squartata, ma producendomi invece solo lussuria; quell’idiota me l’ha negato per la vita … “
“Tutto questo, perché non sai cosa significa masturbarlo e desiderare vederlo indurirsi fino ad apparire minaccioso e prenderselo poi dentro per goderne la potenza; e non solo in vagina, ma anche in bocca per trattarlo da dolce sollazzo per le papille; o tra i seni per sentirlo ingigantirsi serrato tra le mammelle; o addirittura nell’ano per sentirti posseduta fino allo stomaco anche se è un po’ doloroso … “
“Ma tu me le farai provare, tutte queste cose?”
“Chiedere alla padrona; tu sei stata schiava di un tiranno; io ho ceduto ogni diritto di libertà alla sua erede diretta, che ne ha assimilato lo strapotere ed ha deciso che faccio tutto quello che vuole lei; se ci autorizza Vittoria, giuro che ti faccio percorrere tutti i gironi infernali dell’amore e del sesso.”
“Al tiranno cedetti perché ero troppo giovane per capire; con la padrona posso anche fare trattative ma metto sulla bilancia l’autorità della nonna; a te posso solo chiedere di portarmi ai limiti della follia e di farmi recuperare almeno in parte quello che mi hanno rubato; passerei non ore ma giorni a tenere la tua mascolinità in mano e a sentirmene esaltata d’amore.”
“Stiamo trattando un appartamento in centro, non lontano da qui; se diventi una presenza assidua a casa nostra, non è detto che non si possa dormire insieme, qualche volta, e farti fare un viaggio dantesco nel sesso … “
“Vittoria ci benedirà ma non ce lo impedirà, ne sono certa; ormai la sento come una protesi tornata a posto; è mia.”
Decidemmo di porre fine alla nostra ‘fuga nel sesso’ e andammo a cercare Vittoria che già si era alzata ed era in cucina dove la caffettiera borbottava allegramente; uscimmo ad incontrare i vicini; Rina comunicò le variazioni intervenute e ci accordammo per incontrarci dal notaio e stendere gli atti relativi; conclusi gli accordi, tornammo a casa; Nilde ci attendeva con una malcelata ansia; bastarono gli sguardi a dirci che tutto si era risolto per il meglio; si abbracciarono tra di loro.
Sull’onda della gioia, Vittoria mi abbracciò e mi baciò lussuriosamente; di colpo, mi si rizzò e mi tornò una voglia terribile; ma eravamo in troppi; Rina sembrò quasi approfittarne; aveva notato il gonfiore e si venne a strusciare, con la scusa di abbracciarmi.
“Non dirmi che hai ancora voglia!”
Le sussurrai.
“E’ proibito? Non vedo nessun cartello!”
“Ma l’asta la senti e la cerchi, mi pare … “
“Sono la più anziana; ho bisogno di un bel sostegno … “
“Se non ti sposti subito, tutti vedranno che stai copulando vestita … “
Sorrise e si staccò; Nilde aveva colto qualcosa e sembrava inorridire; l’ultima cosa che poteva immaginare era una passione che scoppiasse tra me e la sua bigottissima madre; guardò Vittoria con aria interrogativa e la figlia sorrise con aria sorniona, facendo spallucce come a dire ‘che vuoi farci’; con uno scatto imprevedibile, la mia ex moglie mi venne vicino e mi chiese languida.
“A me non lo daresti un abbraccio come a mia madre e a mia figlia?”
“Hai avuto il permesso da tuo padre?”
“E’ da un po’ che ci ho rinunciato; solo da te non ho più ricevuto un abbraccio d’amore, da venti anni ormai … “
“E tua figlia? Hai dimenticato che sto per sposarla?”
“Non voglio che mi sposi di nuovo; vorrei solo avere un poco di quel che hai dato a mia madre … “
“Devi chiedere a Vittoria; tu obbedivi ai dettami di tuo padre; io ho deciso di lasciare alla mia donna la scelta di quel che posso fare … “
“Ti ha autorizzato lei e far sfogare alla nonna la sua voglia di te?”
“Nilde, non sto scherzando; ho promesso alla madre di mio figlio di fare solo quello che lei mi consente, anzi mi ordina; se vuoi qualcosa, parlane con Vittoria.”
“Per ora, mi manca la spudoratezza; se glielo chiederò, non sarà per un abbraccio; non sai quanta nostalgia ho del tuo amore, quello di quella sera al mare; dopo non ne ho mai trovato altro … “
“Potevi smettere di cercare … “
“Non farmi ancora prediche; ho sbagliato; hai perdonato a tutti; a me non riesci proprio?”
“Te lo ripeto per l’ultima volta; parla con Vittoria; se lei accetta, io sono pronto a cercare anche solo le briciole di quel che avevamo in comune.”
“Baciala, stupido; non me la vuoi far morire di desiderio davanti agli occhi, adesso!”
“Hai capito a cosa arriva tua figlia? Adesso mi comanda a bacchetta; anche i baci sono sotto il suo controllo!”
Vittoria mi venne dietro e mi spinse violentemente; per non cadere, mi abbracciai a Nilde che mi catturò e si avventò sulla mia bocca; mentre mi divorava come un aspiratore, mi spingeva il ventre contro il sesso duro; era ancora tonica, morbida, sensuale, molto desiderabile; quasi la impalai; la strinsi fra le braccia e d’un tratto ritrovai la vergine che baciai sul pattino arenato; mentre si staccava malvolentieri, riuscì a sussurrarmi.
“La prossima volta ti voglio sul serio, a costo di fare le corna, contemporaneamente, a mio marito che ci è abituato e a mia figlia che almeno questo me lo dovrebbe.”
D’un tratto, urla disumane si levarono dallo studio dove si era chiuso Aldo; intuii che doveva avere scoperto le manovre per escluderlo dagli incarichi e feci segno alle tre di stare attente; entrò come una furia e fece per scagliarsi contro di me; Nilde aveva preso dalla sacca una mazza da golf, di ferro, gli si parò contro e lo minacciò.
“Se accenni ad alzare un dito contro uno qualsiasi di noi, ti spacco la testa come un cocomero, quanto è vero che sei il mo ignobile padre … “
Più che le minacce, era l’atteggiamento fiero e deciso della figlia che frenava il mio ex suocero.
“Ma che cosa avete combinato, con la complicità di quest’imbroglione?”
Fu Rina, stavolta, che gli andò incontro con aria decisa, alzò la destra e la lasciò cadere con forza sulla guancia sinistra del marito.
“Taci e mettiti a cuccia, come spetta a un cane; hai finito non solo di dare ordini assurdi, ma anche di derubarmi per arricchire i figli di tuo fratello o i bastardi di quella troia che è tua sorella; qui è tutto mio, sei solo un parassita che ha sfruttato la mia ingenuità per ridurmi in schiavitù; ho donato tutto a mia nipote perché è mio diritto e mio preciso dovere che Vittoria resti la padrona assoluta; lei ha nominato fiduciario l’uomo che ama e di cui ci fidiamo tutte; sei fuori dai giochi che avevi ordito.
Da oggi camminerai a testa bassa e mi tratterai da padrona, perché quello sono, adesso che mi sono scoperta donna e femmina; ti passerò la paghetta che spetta ai bambini capricciosi ma non potrai mai più usare carte di credito su conti che sono miei e di mia nipote; i tuoi conti segreti, quelli imboscati nella banche off shore, ora sono nostri e li useremo per fare le scelte giuste che tu impedivi per i tuoi comodi.
Se ti azzardi a fare di testa tua, ti spedisco in un ospizio della Caritas; se vuoi ancora vivere come un essere umano, impara a bussare prima di entrare, a chiedere permesso e a startene al tuo posto come un cane nella cuccia; se sgarri, come minimo vai in galera per la truffa che hai fatto ad Elio, facendo pagare gli assegni per una figlia non sua; ti sono chiari i tuoi doveri, imbecille?”
