“No; neanche dire ‘amore’ o ‘ti amo’ se lo si sente veramente; ma che sia un bacio e non oltre … “
Un poco più oltre fui io ad andarci e le mani volarono da sole ad afferrare le natiche deliziose, me la tirai addosso, le piantai il sesso fra le cosce e spinsi un poco finché la sentii illanguidirsi.
“Ce la fai a godere così?”
“Fra le cosce, come facevano una volta i ragazzini? Forse si; non ci ho mai provato; ho saltato troppe cose, io.”
“Lascialo strofinare sulla vulva e contro il clitoride; ce la farai ad avere l’orgasmo della buonanotte … “
“Ci sono quasi arrivata … e tu?”
“Non importa; godi, se ce la fai … “
“Ce … la … faccio … siiiii ce l’ho fatta, amore mio; ce l’ho fatta!!!!”
“Nilde, perché piangi?”
“Se avessi trovato il coraggio di lasciarti eiaculare fra le cosce, quella volta … “
“Suocera, coi se non si fa la storia; è andata così. Stai meglio?”
“Sono felice; non si vede?”
“Si; ma porta questa felicità a Vittoria; farà anche la sua.”
Uscì e andò ad accoccolarsi accanto a sua figlia; quando passai per andare in bagno, la vidi stretta a lei; era serena e dormiva, ma il viso era rigato di lacrime.
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La casa che avevamo comprato diventò presto il fulcro di tre famiglie; Rina non rinunciava a nessun minuto libero da passare con la nipotina adorata e tenersi continuamente al corrente del suo stato di salute; controllava persino il respiro quando dormiva per essere certa che tutto procedesse regolarmente; naturalmente, me ne avvantaggiavo soprattutto io che mi trovavo colmato di attenzioni che mi lusingavano molto, dopo venti anni di segregazione.
Naturalmente, l’obiettivo era tornare a fare l’amore con me, approfittando dell’impossibilità della nipote di dedicarsi ai miei bisogni sessuali; ogni volta che la nipotina la autorizzava, non rinunciava ad una carezza, ad una masturbazione veloce, sua o mia o anche ad una copula veloce; ma non erano episodi frequenti; anche per questo, in buona sostanza, finivano per risultare particolarmente attesi e graditi da ambedue; ed anche Vittoria era contenta.
Meno felice appariva Nilde, che era comunque sempre presente, quando non doveva rendere conto al marito dei suoi movimenti, il che era abbastanza frequente perché lui si occupava delle terre che possedeva ed era quasi sempre in campagna; spesso vi si tratteneva per giorni e vi passava molte notti; naturalmente, il sogno segreto di Nilde era riuscire a passare una notte d’amore, nel talamo nuziale, con l’ex marito che solo ora sentiva amato e desiderato.
Ma Vittoria era meno disponibile con lei; si rendeva conto che in lei era esploso un amore decisamente nuovo e temeva che me ne potessi in qualche modo fare coinvolgere; risultava inutile che le spergiurassi che agivo solo in nome dell’amore e che non consideravo affatto tradimento se lei mi chiedeva di sollazzare per qualche minuto sua nonna, che adorava; in quanto a sua madre, cercai di spiegarle che mi interessava come femmina ma che troppe cicatrici mi proibivano di amarla.
L’episodio chiave si verificò un pomeriggio che lei era sola in casa con la nonna; tracce di sangue nelle urine le spaventarono a morte; Rina non perse la calma, chiamò l’ambulanza e lanciò l’allarme a me e a Nilde; in cinque minuti eravamo tutti sotto casa, io, la mia ex moglie e il soccorso medico; il dottore che la visitò per primo assicurò che non vedeva una situazione di pericolo, ma la fece trasportare all’ospedale per averla sotto controllo.
Andammo quasi in processione, naturalmente; la più angosciata appariva Nilde che, al di là di tutto, viveva una doppia attesa di maternità, attraverso sua figlia che si accorgeva di non avere circondato con l’amore che avrebbe dovuto, e attraverso quel suo ex marito che aveva massacrato innocente e che ora riscopriva come uomo da sognare, l’ideale persino, se voleva avere un amante e starsene nascosta alla moglie legittima, quando si sarebbe sposato con sua figlia.
Quando il medico dichiarò che era tutto in ordine e che, solo per un eccesso di precauzione, preferiva che la gestante rimanesse in ospedale per quella notte; Nilde le fece assegnare una camera privata con secondo letto e dichiarò che nessuna forza né umana né divina l’avrebbe schiodata da vicino alla figlia per quella notte; quasi perfidamente, Vittoria suggerì a Rina che non era giusto farmi dormire da solo; la nonna le strizzò un occhio e disse che avrebbe provveduto.
Mentre la baciavo per salutarci, Vittoria mi sussurrò di badare a Rina e di farle passare una notte meravigliosa, dopo lo spavento che si era presa; la guardai sbigottito; veramente non riuscivo a capire cosa volesse fare.
“Stupido, io sto bene e voglio che tutti stiate bene; sono felice di ritrovarmi a fianco, in un letto d’ospedale, la mamma che non mi è stata mai tanto vicina; ma nonna ha voglia e bisogno di te; non la faresti gioire e godere nel letto dove sono nata io?”
Ero sbalordito letteralmente; a tutto avrei pensato tranne che a quel letto come posto dove fare l’amore; effettivamente, nei primi anni di matrimonio, era la camera che frequentavamo spesso; forse, mentre ero in Sudamerica, Nilde l’aveva usata per partorire sua figlia; non mi restò che sorriderle sornione, prendere Rina per un braccio e palpare nascostamente un seno; si strinse a me, per comunicare la sua grande voglia di essere mia per una notte.
Non ero molto convinto sulla storia di andare a copulare nel letto matrimoniale dei nonni; ma scoprii che suo marito era andato in viaggio per certi affari e che lei era destinata a rimanere sola, quella notte; forse, senza l’incidente, avrebbe dormito da noi e avevano già deciso, nonna e nipote, che avrebbe dormito con me; a quel punto, era facile dedurre che Rina aveva voluto portare ‘le corna’ fin nel letto nuziale, Vittoria aveva scelto che io facessi l’amore nel letto dove lei era nata.
Non dissi una parola e passai da casa per prendere almeno un cambio per l’indomani; Rina sembrava frenetica; cenammo con una rapidità che non ricordavo di avere sperimentato e fummo in camera in un lampo; era già frequente, per me, lo spettacolo di Rina nuda; ed ero entusiasta ogni volta di ammirarne il corpo tonico e perfettamente costruito; le gambe snelle e ben disegnate, i fianchi morbidi e ricchi ma non grossi, il seno abbondante senza eccessi, ancora capace di tenersi su.
In sostanza, per essere una milf o tardona, non aveva niente da invidiare anche a donne molto più giovani; inoltre, a suo vantaggio aveva un candore imprevedibile, irresistibile; solo negli ultimi mesi, da quando aveva cominciato a fare sesso con me, aveva scoperto alcune pratiche che prima la terrorizzavano, complice l’integralismo ottuso del marito; e quando si trovava di fronte alla mazza ritta, esplodevano in lei voglie represse, amore per il sesso, gusto della scoperta.
Erano fuochi artificiali, quelli che riusciva a scatenare, con la sua voglia e con la sua dolcezza; quando si trovò nuda di fronte a me, con qualche traccia di quel piccolo candore che causava in lei lo spettacolo formidabile, bello da far paura, del mio corpo altrettanto nudo e la coscienza che stava per conquistare un piacere atteso e desiderato; quando seppe che stava per calpestare ancora principi atavici concedendosi all’amore, esplose nella lussuria più impensabile.
Intrecciammo i corpi in un bacio tentacolare che coinvolgeva tutte le membra; ci palpammo e ci toccammo come a voler scoprire ogni centimetro della pelle dell’altro; i seni schiacciati contro il torace sembravano volerlo bucare coi capezzoli grossi e duri come chiodi; il mio sesso trovò spazio fra le sue cosce, radente la vulva e prese a stimolarla fino a che si bagnò degli umori che grondavano dalla vagina; persino le nostre cosce e le gambe si strusciavano libidinose.
La spinsi dolcemente verso il letto e ve la feci crollare supina, quasi senza allentare la presa dell’abbraccio; scivolai dalla bocca lentamente verso il basso, accarezzai con la lingua i seni carnosi, succhiai per un attimo, uno per volta, i capezzoli, poi scesi alla vulva, inginocchiandomi accanto al letto mentre lei stava sdraiata, coi piedi sul pavimento; divaricai con dolcezza le ginocchia e mi precipitai sul boschetto della vulva; grufolai tra i peli e trovai le piccole labbra.
Ebbe un leggero moto di rigetto, frutto dell’atavica educazione; poi si adagiò sul letto e si lasciò andare; cominciò a gemere dolcemente e dall’intensità del gemito coglievo il livello di libidine che raggiungeva; al primo orgasmo, urlò senza pudore e mi scatenò sul viso un’ondata di squirt che accolsi con gioia; forse era la prima volta che il suo corpo aveva una reazione di quel genere e non volevo perdermene un momento.
Quando si fu acquietata, salii sul letto e mi sdraiai supino col cazzo ritto, la feci salire accanto a me e le spinsi la testa verso la mazza; imparava assai rapidamente, anche perché si scopriva un pozzo di libidine ancora inesplorato; leccò delicatamente la cappella, poi scese lungo l’asta, spinsi la testa e la portai a prendere in bocca i testicoli, uno per volta; dopo qualche minuto, mi succhiava l’asta con l’esperienza di una moglie che lo facesse da sempre, ogni giorno.
