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Erotika
Farsi una famiglia · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 20 min di lettura

Farsi una famiglia 2 Nonna Rina

Vanno a fare chiarezza con la madre e Vittoria fa incontrare l'uomo che ama, ex marito di sua madre, alla nonna Vittoria che cambia i suoi costumi arcaici con una sessualità nuova che il 'genero' le fa scoprire e sfogare con grande entusiasmo.

geniodirazza
1 anno fa · 525 letture · 0

Farsi una famiglia 2

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Mia madre non lo sapeva, ma la mia visita stavolta non era né casuale né occasionale; avevo raccolto tutti i dati che mi servivano per fare chiarezza; mentre stavamo parlando amenamente della mia vita, fingendo un raptus di sincerità, le confidai che avevo incontrato un uomo straordinario di cui mi ero pazzamente innamorata; abitava in Italia, ma era una sorta di cittadino del mondo con alloggi in diverse capitali d’Europa ed una casa di riferimento fisso in Costarica.

L’avvertii anche che aspettavo da lui un figlio e che pensavamo di sposarci; se lo avessimo deciso, forse glielo avrei fatto conoscere; ma c‘erano molte difficoltà, innanzitutto la differenza di età che poteva ostacolare la nostra storia.

“Visto il distacco, sarebbe più idoneo come marito tuo che mio!”

Scherzai e ridemmo insieme; precisai che era poco oltre la quarantina, ma che lo spirito e la tenuta fisica gli consentivano di reggere il confronto anche con giovanissimi; grande lettore ed uomo di cultura, giocatore di tennis, praticava anche il golf e si teneva in forma in palestra con tutti gli sport più atletici, dal pugilato alle arti marziali; nuotava come un pesce e viaggiava in barca come un vecchio marinaio; insomma un uomo che qualunque donna desidererebbe avere per compagno di vita.

“Davvero esiste un uomo così prezioso? E dove l’hai pescato?”

“Ho scavato nella tua spazzatura ed ho raccolto quello che sembrava un coccio di vetro, nel quale tu non avevi saputo riconoscere un diamante!”

“Che diamine dici? Di che spazzatura parli e di quale diamante?”

“Mamma, chi è mio padre?”

“Come, chi è? Lo sai benissimo; il mio primo marito, Elio, che ha divorziato ed è sparito … “

“Mamma, questi sono i documenti della banca dove lavorava tuo marito; risulta che quando mi hai concepito, lui era in Sudamerica. Chi ti ha ingravidato?”

“Ma che vai cianciando? Questi vecchi documenti sono imprecisi e inattendibili … “

“Però il test è più che attendibile, è inconfutabile, è di qualche settimana fa e dice che tra me ed Elio non c’è nessun punto di contatto; come mai le spirali del DNA, mia e di quello che hai dichiarato mio padre, non hanno niente in comune?”

“Che ne sai di Elio? Dove hai preso il suo Dna?”

“Me l’ha dato lui, vero amore?”

Uscì fuori all’improvviso come un fantasma; Nilde svenne; la sorressi; di colpo, comparve anche Aldo, suo padre, e quasi aggredì Elio; lo bloccai.

“Senti, maneggiatore di documenti, ladro, imbroglione, profittatore, essere ignobile complice di quella troia di tua figlia, li vedi questi ordini di servizio? Lo sai cosa sono? Dove era tuo genero quando tua figlia si faceva sbattere dai suoi amanti e rimaneva incinta? Li vedi questi esiti del DNA? Uno è mio e l’altro è di quello che tu mi hai attribuito come padre; non abbiamo niente in comune; tra di noi c’è solo il lurido inganno di tua figlia, troia fino alla radice dei capelli, che ha martirizzato un uomo per tutta la vita; sparisci e non farti più vedere.”

Nilde si era ripresa; stava piangendo a singhiozzi strazianti.

“Figlia mia, cosa posso fare adesso?”

“Non ti parlo da figlia, ma da donna innamorata, come tu non hai saputo, non sai e non saprai mai essere; io amo Elio e non come il padre fantoccio inventato da una troia per nascondere le sue colpe; io amo quest’uomo, lo voglio e lo difenderò contro chiunque, specialmente contro di te. Tu adesso porti le carte in tribunale e ti dichiari colpevole delle menzogne e dello sfruttamento continuato, perché per vent’anni ti sei fatta pagare il mantenimento della figlia di uno stallone occasionale.”

“Non riesci ad avere nemmeno un poco di pietà? Ho commesso errori enormi, imperdonabili; ma sono tua madre; che ne sai tu, cosa significhi essere succubi di un padre che impone leggi ferree e inoppugnabili, supportandole con sensi di colpa religiosi e bigotti che ti impediscono di capire cose semplici come un bacio passionale? Sono stata una povera imbecille, strumento docile nelle mani di un autentico tiranno; non ho mai capito niente di quel che mi accadeva; ho cacciato mio marito perché lui non lo accettava; l’ho massacrato perché lui me lo imponeva. Non posso tornare indietro … “

“No, cara la mia imbecille; perché poi l’hai scoperto, il sesso, e l’hai usato a sproposito, per diventare una perfetta troia; adesso hai infinocchiato anche l’altro sciocco che ti ha sposato perché ha paura di una vecchiaia in solitudine. Ma io esigo la mia vita, la mia libertà, il mio amore soprattutto. E il mio amore è Elio; non voglio doverlo perdere perché due ignobili figuri lo hanno fatto passare per mio padre.

Se veramente fossi nata dal suo sperma, affronterei anche l’incesto per averlo tutto per me; ma non è vero e voglio un figlio da lui, senza doverlo condannare prima della nascita per la vostra disumanità; adesso tu e quell’altro verme di tuo padre andate in tribunale e dichiarate che sei sempre stata una troia, che hai avuto una figlia da uno che è morto in carcere perché condannato all’ergastolo, si anche questo ho appurato, che mi hai concepito con un malvivente che ha ammazzato.

Devi cancellare quell’attribuzione; Elio deve essere libero di vivere con me, anche di sposarmi se lo vuole, e di darmi un figlio sano, pulito, bello come suo padre; giuro che, se non lo fai, chiedo al mio amore di dissanguarsi per mandarvi in galera tutti e due, per truffa continuata perché lo avete fatto condannare a pagare gli alimenti per una figlia che non è mai stata sua; ora quella donna lo vuole come amante, come marito, come amore infinito; e voi gli ridarete la sua libertà.”

“Mi dai il tempo di riflettere un poco?”

“Ti do il tempo di lanciarti da quella finestra e di schiantarti sul marciapiede; solo così forse potrai pagare in parte le tue colpe che non sono valutabili con nessun metro; e sono pronta a mandare in galera tuo padre, anche se è ormai vecchio e malandato, quel povero presuntuoso inetto e impotente!”

Elio era spaventato dalla ferocia con cui mi rivolgevo a mia madre; mi si avvicinò e mi abbracciò sulle spalle.

“Amore, ferma l’ira; cerca di ragionare; stai parlando di tua madre e di tuo nonno; ho tutti i motivi per odiarli con tutte le mie forze, perché mi hanno condizionato e distrutto la vita; ma, da quando ti ho incontrato, la mia stessa esistenza ha ben altri motivi per voler essere più serena e pacata; non vale la pena di infierire ancora; basterà una dichiarazione in tribunale, sarai libera dai legacci che ti tengono lontana da me e dal figlio che aspettiamo; accontentiamoci di questo.”

“Perdonami, Elio; ho perso le staffe e forse non mi rendo conto nemmeno di quello che dico. Allora, signora mamma, sei pronta a venire in tribunale a dichiarare che non sono figlia di Elio, come queste carte dimostrano già da sole?”

“Sono pronta a fare tutto quello che devo e che può aiutarti a trovare la felicità che io ho sciupato. Ti chiedo di non odiarmi come fai; se ti riesce, perdona una povera stupida che ha rovinato tante vite solo per incapacità, non per dolo … “

“C’è bisogno di tanta forza, per perdonare; non so se ce la faccio, per ora; ma non dimenticherò mai e non guarirà la ferita che hai inflitto al cuore mio e a quello dell’uomo che amo più di me stessa.”

“Sei così tanto innamorata di un uomo che potrebbe essere tuo padre, del mio ex marito?”

“Sono innamorata fino all’adorazione di un uomo che la perversione di due esseri abietti ha distrutto, che ha avuto la forza di rimettersi in piedi, di crescere e di farsi valere; mi ama anche da padre; niente a che vedere col tuo disamore egocentrista e sterile; sono totalmente sua e spero che sia veramente mio come mi promette; ficcati dove dico io i falsi valori che il tuo ignobile padre ha usato per indurti a fare tanto male; con me non attecchiscono; io so cos’è l’amore e farò tutto quello che è necessario per passare col mio uomo la vita che voglio per me, per lui, per nostro figlio.

E non parlare di età, mentre fai la troia alle spalle di un individuo squallido, vecchio come tuo padre.”

“Vittoria, la smetti di infierire su una poverina che ormai fa solo pena? Lasciala dire; in fondo, è convinta di fare la mammina premurosa e non si accorge di essere fuori luogo e fuori tempo; lasciamola al suo destino.”

“Ti rivedrò ancora?”

“Forse … chissà …. Un giorno … quando avrò smaltito rabbia e dolore … “

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Incontrò sua madre assai prima di quando avesse preventivato; erano passati solo quattro mesi dalla scenata che cambiava le nostre vite; il pancione di Vittoria era ormai notevole, in relazione alla sostanziale esilità della sua figura elegante e slanciata che il ventre prominente deformava parecchio ma che le conferiva un senso di tenerezza che mi illanguidiva; avevamo dovuto lottare un poco con la burocrazia; ma alla fine era stata riconosciuta la mia estraneità a Vittoria.

Stavamo meditando di sposarci ancora prima della nascita del bimbo, che risultava maschio; avevamo deciso di acquistare un appartamento nella città di origine e di farne la nostra residenza primaria; per espletare pratiche in diversi uffici per sposarci, decidemmo di alloggiare provvisoriamente in albergo, per alcune settimane; quando la figlia la avvertì di questa necessità, Nilde la implorò quasi piangendo di accettare l’ospitalità a casa dei nonni dove anche lei soggiornava di preferenza.

Prima di andare avanti…

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